Scusate il messaggio, che è di carattere personale, più che politico –ma risparmiatemi il fondoscala, please-.
Vorrei proporre una riflessione sui motivi che hanno spinto me, che socialista non sono, ad iscrivermi ai DS. E voglio rispondere indirettamente agli amici che criticano questo genere di scelta, che, credetemi, non è stata facile.
Io vivo a Milano, una città governata dalla destra, in una provincia governata dalla destra, in una regione governata dalla destra, in uno stato governato dalla destra. Parlo di destra ma non è neppure corretto: si tratta, a mio avviso, della peggior accozzaglia illiberale ed antidemocratica compatibile con un regime elettorale. A livello nazionale: consenso plebiscitario, incompetenza, conflitto di interessi –il punto più angosciante-, populismo, vaticanizzazione, accentramento di poteri, una forma revisionata di cesarismo. A livello regionale: malgoverno, corruzione, incapacità, tutela delle scuole private e della sanità privata, a scapitodel funzionamento del pubblico e del settore in genere. Alla provincia: una semplice elargizione di seggi per gli amici, in questo favoriti, bisogna dire, dai poteri invero modesti dell’istituzione. Al comune: un arrogante dirigente incapace di affrontare i problemi macroscopici dell’amministrazione di Milano, però capace di ucciderci coi gas di scarico, capace di piantare due violette nelle aiuole del centro, ma non di garantire la vivibilità, men che meno in periferia, una amministrazione che ha dato il colpo di grazia alla cultura milanese, non parchi ma speculazioni edilizie, costi spaventosi per fare sport in strutture pubbliche, però truppe –grottesche- di poliziotti e carabinieri: una amministrazione che fa schifo, ma veramente schifo. Credetemi: una situazione troppo spesso invivibile.
Ora, di fronte a questo ameno quadretto, mi sono sentito in dovere di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per esprimere il mio dissenso.
La mia collocazione naturale sarebbe, ovviamente, nel Pri, essendo io repubblicano. Ma, come è noto, con un salto della quaglia assai ardito il segretario del partito ha deciso di traghettarci di là. Ci ho pensato a lungo: entro nel Pri e mi oppongo alla posizione ufficiale o non entro nel Pri e mi oppongo allo stato delle cose nella mia città? Con mille riserve ho optato per la seconda ipotesi: io in un partito alleato di FI non entro, neanche morto –e non è una iperbole. Quindi si proponeva il dilemma del "surrogato" da trovare. Dopo un lunghissimo meditare, e con l’utilissimo consiglio di alcuni ex esponenti del PRI, ho optato per i DS, in cui resistono alcuni repubblicani, emarginati, inascoltati, ma pur sempre autonomi, a quanto pare più di quelli del PRI, ed è anche un partito ben strutturato e radicato nella città. E’ una collocazione strumentale? Certamente sì. E’ sbagliato, questo? Non credo. In periodo di maggioritario è necessario, se non si hanno le forze necessarie, allearsi. E farlo in un partito che garantisce grande autonomia ideologica ed organizzativa è una fortuna insperata. Tuttavia è logico che questa è una collocazione intrinsecamente temporanea. Se si verificheranno le condizioni, dobbiamo essere pronti a riprendere la nostra strada autonoma, oppure ad unirci a chi vedremo più affine a noi, oppure riorganizzarci in forme nuove, oppure, oppure, oppure. Questo non significa, chiaramente, che dobbiamo saltellare qua e là; solo dobbiamo, nell’ambito della sinistra democratica italiana ed europea, aspettare il momento di esprimere i nostri ideali, i nostri programmi al meglio.
Alcuni dicono che non dovremmo entrare nei DS, nella Margherita o altrove. Ma il prezzo di questo è scomparire, e non avere la possibilità di riemergere, come forza politica. Certo: le personalità più in vista possono fare questa scelta di autonomia; certo: un professore universitario, saggista, giornalista può condurre la sua battaglia in solitudine. Così potrebbe essere per Lodici, per Mazzocchin, per Covi, per Passigli, per Ayala. Ma Martino Bianchi, che poi sarei io, che fa? Aspetta... e non mi pare una grande prospettiva.
Altri possono dire che un repubblicano combatte solo all’interno del PRI. A parte che è un atteggiamento poco laico e mi infastidisce parecchio, io dico: perchè, secondo voi, posso giungere a patti con Berlusconi e non posso fare lo stesso con una forza della sinistra democratica, per quanto allo sbando? E, soprattutto, se la mia lotta è contro Berlusconi e la Cdl, con che faccia entro proprio lì?
Scusate, ho fatto un gran casino, ma magari si capisce qualcosa.
salut




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