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  1. #1
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    Predefinito considerazioni di un repubblicano: che fare?

    Scusate il messaggio, che è di carattere personale, più che politico –ma risparmiatemi il fondoscala, please-.

    Vorrei proporre una riflessione sui motivi che hanno spinto me, che socialista non sono, ad iscrivermi ai DS. E voglio rispondere indirettamente agli amici che criticano questo genere di scelta, che, credetemi, non è stata facile.
    Io vivo a Milano, una città governata dalla destra, in una provincia governata dalla destra, in una regione governata dalla destra, in uno stato governato dalla destra. Parlo di destra ma non è neppure corretto: si tratta, a mio avviso, della peggior accozzaglia illiberale ed antidemocratica compatibile con un regime elettorale. A livello nazionale: consenso plebiscitario, incompetenza, conflitto di interessi –il punto più angosciante-, populismo, vaticanizzazione, accentramento di poteri, una forma revisionata di cesarismo. A livello regionale: malgoverno, corruzione, incapacità, tutela delle scuole private e della sanità privata, a scapitodel funzionamento del pubblico e del settore in genere. Alla provincia: una semplice elargizione di seggi per gli amici, in questo favoriti, bisogna dire, dai poteri invero modesti dell’istituzione. Al comune: un arrogante dirigente incapace di affrontare i problemi macroscopici dell’amministrazione di Milano, però capace di ucciderci coi gas di scarico, capace di piantare due violette nelle aiuole del centro, ma non di garantire la vivibilità, men che meno in periferia, una amministrazione che ha dato il colpo di grazia alla cultura milanese, non parchi ma speculazioni edilizie, costi spaventosi per fare sport in strutture pubbliche, però truppe –grottesche- di poliziotti e carabinieri: una amministrazione che fa schifo, ma veramente schifo. Credetemi: una situazione troppo spesso invivibile.
    Ora, di fronte a questo ameno quadretto, mi sono sentito in dovere di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per esprimere il mio dissenso.
    La mia collocazione naturale sarebbe, ovviamente, nel Pri, essendo io repubblicano. Ma, come è noto, con un salto della quaglia assai ardito il segretario del partito ha deciso di traghettarci di là. Ci ho pensato a lungo: entro nel Pri e mi oppongo alla posizione ufficiale o non entro nel Pri e mi oppongo allo stato delle cose nella mia città? Con mille riserve ho optato per la seconda ipotesi: io in un partito alleato di FI non entro, neanche morto –e non è una iperbole. Quindi si proponeva il dilemma del "surrogato" da trovare. Dopo un lunghissimo meditare, e con l’utilissimo consiglio di alcuni ex esponenti del PRI, ho optato per i DS, in cui resistono alcuni repubblicani, emarginati, inascoltati, ma pur sempre autonomi, a quanto pare più di quelli del PRI, ed è anche un partito ben strutturato e radicato nella città. E’ una collocazione strumentale? Certamente sì. E’ sbagliato, questo? Non credo. In periodo di maggioritario è necessario, se non si hanno le forze necessarie, allearsi. E farlo in un partito che garantisce grande autonomia ideologica ed organizzativa è una fortuna insperata. Tuttavia è logico che questa è una collocazione intrinsecamente temporanea. Se si verificheranno le condizioni, dobbiamo essere pronti a riprendere la nostra strada autonoma, oppure ad unirci a chi vedremo più affine a noi, oppure riorganizzarci in forme nuove, oppure, oppure, oppure. Questo non significa, chiaramente, che dobbiamo saltellare qua e là; solo dobbiamo, nell’ambito della sinistra democratica italiana ed europea, aspettare il momento di esprimere i nostri ideali, i nostri programmi al meglio.
    Alcuni dicono che non dovremmo entrare nei DS, nella Margherita o altrove. Ma il prezzo di questo è scomparire, e non avere la possibilità di riemergere, come forza politica. Certo: le personalità più in vista possono fare questa scelta di autonomia; certo: un professore universitario, saggista, giornalista può condurre la sua battaglia in solitudine. Così potrebbe essere per Lodici, per Mazzocchin, per Covi, per Passigli, per Ayala. Ma Martino Bianchi, che poi sarei io, che fa? Aspetta... e non mi pare una grande prospettiva.
    Altri possono dire che un repubblicano combatte solo all’interno del PRI. A parte che è un atteggiamento poco laico e mi infastidisce parecchio, io dico: perchè, secondo voi, posso giungere a patti con Berlusconi e non posso fare lo stesso con una forza della sinistra democratica, per quanto allo sbando? E, soprattutto, se la mia lotta è contro Berlusconi e la Cdl, con che faccia entro proprio lì?
    Scusate, ho fatto un gran casino, ma magari si capisce qualcosa.
    salut

  2. #2
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    Ti sei fatto capire benissimo: eccome. Ed hai tutta la mia solidarietà e la mia simpatia. Però non ti posso aiutare, per il semplice motivo che vivo sulla mia pelle la stessa solitudine che tu denunci. Fra l'altro, sebbene sia il primo della lista di nomi che hai citato, sono l'unico a non avere mai ricevuto un mandato parlamentare né ad essere mai stato candidato ad incarichi elettivi. Non penso che ci possa essere posto per un eretico come me (e ormai, a 43 anni, non si cambia). Ti posso assicurare, però, che si può essere persone perbene anche fuori delle istituzioni. Molto tempo fa conoscevo Lando Conti, che come ricorderai finì ammazzato dai terroristi dopo avere fatto il sindaco di Firenze. Lo uccisero sulla via Faentina, mentre stava andando in macchina in consiglio comunale (era l'inverno del 1996, direi a memoria). Lando aveva il suo lavoro, in un'azienda. Però - come avrebbe notato in un'occasione successiva Giampaolo Pansa - era un "cittadino militante". Quella espressione mi colpì moltissimo (io c'ero quando fu pronunciata) ed è stata da allora una specie di guida nelle cose che ho fatto. E' l'unica cosaa che ti posso consigliare. Di essere, con orgoglio, un cittadino militante. Quanto alla scelta di aderire a questo o a quello, non credo che spetti agli altri giudicare o sindacare. Tu hai deciso di fare la tua battaglia così. Basta solo non perdere completamente l'ottimismo.

  3. #3
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    Scusa: ovviamente ho fatto il mio solito errore con le decine (una specie di afasia del cervello: capita regolarmente). L'anno doveva essere il 1986, e non il 1996. La sostanza, purtroppo, non cambia.

  4. #4
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    Ti ringrazio.
    In fondo cittadino militante è quello che tento di essere -nel mio piccolissimo-, seguendo l'esempio, per me illuminante, di leo valiani, anche lui cittadino militante, a suo modo, dentro e fuori dalle istituzioni.
    saluti

  5. #5
    hussita
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    a tutti i cittadini militanti
    salute

    dopo la commozione

    mi chiedo come quest'appellativo si possa tradurre...
    del resto anche angelo di centro o patrizio sono secondo la loro etica cittadini militanti

    non dico un leghista ( uno a caso), perché nega la cittadinanza italiana, ma magari si sente cittadino padano

    non trovate?

  6. #6
    email non funzionante
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    Intervengo solo per dire che ero amico del fratello mazziniano ucciso barbaramente dalle BR ed il suo ricordo, riportato da Lodici alla mia memoria, si lega al pensiero di tanti altri amici come lui che si sono dedicati alla politica con spirito di servizio verso la res publica, al pari degli eroi risorgimentali.

    All'amico Lando Conti, circa quattro mesi fa,
    e' stata intitolata una sezione fiorentina della
    Associazione Mazziniana Italiana.......:

    http://www.politicaonline.net/forum/...9741#post29741

    -------------------------------------------------------------
    <a href="http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/index-12.html">NUVOLAROSSA website</a>
    <bgsound src="http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/ANGELINEGRI.mid" autostart="true" hidden="true" loop="infinite">

  7. #7
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    hussita, hai ragione, però è un termine che richiama più il cives o il polites. insomma, è un termine che richiama i valori della democrazia e della repubblica tout-court, più che altro. Non trovi?


  8. #8
    hussita
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    trovo, eccome perché la penso come te...

    e angelo è un soi-disant democratico

    so che è una riflessione capziosa, ma fa parte della differenza tra essere repubblicani ed essere liberali puri

    o sbaglio?

  9. #9
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    No Hussita, non sbagli assolutamente. A volte mi chiedo come sarei e dove sarei se non vivessi in un posto dove essere repubblicano ha ancora un significato visibile e tangibile. se stessi a Milano, a Monza, a Torino, che cavolo farei?? sarei finito in F.I.? MAIIIIII. Avrei aderito ai DS? Non penso. Margherita?? Si, ma prima un crostino al crudo.
    Sento Lodici parlare di Lando Conti, assassinato nel novembre del 1986 a Firenze. Mi ritornano in mente tante cose.
    Sarei stato un cittadino militante?? Bho??? Sarei finito senza ideali, senza qualcosa in cui credere, per cui litigare tutti i giorni???
    Capisco Alberich, che mi stupisce sempre di più per la sua giovane età.
    Quello che mi fa rabbia è vedere persone come lui che starebbero benissimo in una formazione come dovrebbe essere la mia militare sotto altre bandiere e dire: io sono repubblicano. E non penso abbia interessi da difendere suoi personali, come latri che lo hanno fatto per bieche mire personali, di qua come di la. Mi da rabbia.
    un saluto e tutti
    echiesa

  10. #10
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    Più volte ci siamo detti, Martino, come chi si sente di sinistra non possa stare a destra, cosa su cui entrambi concordavamo, ci siamo detti anche di come sarebbe bello se l'ELDR facesse l'accordo con il PSE e come sarebbe bello se il PRI tornasse nella casa del centrosinistra....

    Io, per la mia personalità, per il modo che ho di fare le cose, penso sempre di dovermi impegnare a cambiare quello che non mi sta bene dall'interno, e devo dire che, fortunatamente, non mi è mai capitato di trovarmi di fronte ad una scelta così difficile come la tua. Credo che anch'io passerei per quelle sensazioni per le quali sei passato tu.

    Sta a noi militanti, a noi che abbiamo a cuore l'affermazione e il riconoscimento di certi ideali o di certi valori lavorare per affermarli e per farli riconoscere.

    E ti posso dire anche che nella mia sezione ho conosciuto ormai è quasi un anno, due iscritti attivi che provengono dall'esperienza della sinistra repubblicana (nel senso ampio del termine, cioè votavano PRI e ora sono iscritti ai DS). Sono marito e moglie, c'è tra di noi un forte rapporto di stima e un rapporto di amicizia, insieme, in particolare con il marito, abbiamo condiviso tante esperienze del partito (dall'attacchinaggio al servizio d'ordine nelle manifestazioni). Sono due elementi molto importanti (come io ritengo da responsabile organizzazione della sezione) per la vita della sezione.

    Purtroppo, o per fortuna (dipende da come la si vede), io non sto a Milano, sto a Roma, e da quaggiù vorrei sinceramente augurarti di trovare sempre un ambiente inclusivo nella sezione, un clima di ascolto e di condivisione, di sentirti parte attiva e ascoltata di un grande progetto, il progetto della sinistra democratica italiana.

 

 
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