…fanno politica, e neppure la morale la fa.
“Noi vogliamo che i figli e i genitori si amino”. Questo è stato un grido lanciato ieri alla Camera durante la discussione della legge sulla cosiddetta “procreazione assistita”. Non è importante conoscerne l’autore e la sua collocazione politica, considerando la trasversalità di sentimenti e emozioni e giudizi che dominava il Parlamento.
Ne è comunque risultata l’impressione che l’affetto tra genitori e figli è assicurato o escluso secondo come si faccia una legge, in un modo o nell’altro, che ammetta o vieti, per esempio stando alla legge in questione, la fecondazione eterologa. Che sarà per qualcuno una cosa inaccettabile, ma che non si affronta né tanto meno si risolve in base a quei criteri moraleggianti.
Perché uno può anche desiderarlo che i figli e i genitori, come ha detto quel deputato, “si amino”: il guaio, però, è che il legislatore non può stabilirlo in nessun modo.
E peccato che un tantino di statistica dice chr quel desiderio davvero non lo soddisfano tante belle famiglie che hanno ed educano i figli “come Dio comanda”.
E allora? Allora sarebbe stato bene lasciare da parte questi “argomenti morali”, che invece si sono spinti addirittura nel campo della “volontà” del concepito, e da disquisizione a improbabile disquisizione alla volontà del “concependo”; cioè un nascituro doppiamente e remotamente ipotetico il quale, ci scommetto, avrebbe solo voglia di nascere in una famiglia “come Dio comanda”. E altrimenti rimanere concepito “potenziale”, e cioè non mettersi nemmeno in pista per venire al mondo.
Mancano i sondaggi virtuali su queste “volontà” del concepito futuro ed eravamo posto.
Scherzi a parte (ma mica scherzavano quei parlamentari), con la pretesa di costruire per via di legge famiglie “che si amano” e nascituri “felici”, si ottiene il risultato certo di impedire la costituzione di famiglie e maternità che non saranno magari “come Dio comanda, ma che sicuramente sono più desiderate e responsabilmente scelte rispetto a quel che succede nel caso di tante famiglie “normali”.
E ci sarebbero le “incongruenze” e le contraddizioni ipocrite nel vietare per legge il ricorso al seme di un donatore estraneo alla coppia e autorizzata dall’altra per una non meglio specificata forma di “adozione” del nascituro.
E cosa dire del probabilissimo boom del turismo specializzato che avverrebbe per ottenere altrove la procreazione che qui si mette fuori legge, vista la diabolica esistenza di norme diverse oltre confine.
Il primo articolo della legge, votata da 268 deputati contro 157, afferma che i diritti di tutti coloro che sono implicati nella fecondazione artificiale vanno difesi: quelli della madre, quelli del padre e quelli del concepito. Ma se il concepito ha diritti, allora è persona.
La Chiesa certo preferica la formulazione passata in commissione:”assicurare il diritto di nascere al concepito”. Ma quale altro diritto può avere un concepito, se non quello di nascere?
La scienziata Rita Levi Montalcini nega che l’embrione sia persona: no, dice, è solo un ammasso di cellule. Altri invece dicono che da ogni atto di fecondazione nasce una vita diversa da ogni altra, che è già “persona”.
E, naturalmente, si è parlato anche dell’aborto. E se ne parlerà ancora.
saluti




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