Una frase dell’ amico Monsieur in un altro forum mi ha suggerito il tema dei rapporti fra la sinistra democratica ed Israele, che coinvolge anche la discussione interna al partito democratico. Giustamente Monsieur ricorda come anche le ali più liberal del partito democratico americano furono pregiudizialmente filo israeliane , la condivisibilissima propensione ad aiutare un popolo che aveva sofferto quello che aveva sofferto, la solidarietà alla costruzione di uno stato pluralista e con un sistema giudiziario molto garantista in un ambito geografico che certo non brilla per quelle caratteristiche , facevano dimenticare le pesanti violazioni dei principi di autodeterminazione dei popoli propagate nel mondo da Wilson e Roosevelt violazioni che accompagnarono la nascita di Israele sin dalla nascita del progetto sionista , e nelle scelte del 1919 e del 1947. Portò soprattutto a chiudere gli occhi di fronte alla vergogna della colonizzazione , sull’ impunità concessa a bande criminali di coloni, sulla quotidiana umiliazione dei palestinesi e sulla quotidiana spoliazione di terre acqua e dignità per ragioni che nulla avevano a che fare con la sicurezza del territorio israeliano o con il ceco rifiuto degli arabi a considerare una trattativa di pace (situazione di rifiuto che con il 2002 si è rovesciata)
Ovviamente di fronte c’era la posizione della più tradizionale sinistra europea che fedele alle più trite memorie dell’ internazionalismo sembrava giustificare qualsiasi azione di lotta , anche quando sfociava nel terrorismo , non ponendosi il problema di Israele di difendere, quali che fossero i suoi errori, qui ed ora i propri civili da una cieca ferocia.
Ora questa seconda tendenza è in via di estinzione, mentre nella sinistra americana si sta facendo largo la distinzione fra il diritto di Israele a difendersi e la necessità di fermare la criminale colonizzazione , contraria anche agli interessi israeliani..
Ora la sinistra democratica italiana sia di origine socialista che cattolica ( su quella a cui culturalmente faccio riferimento io preferirei tacere su questo argomento) ha avuto nel suo complesso una posizione molto equilibrata, contraria alla violenza. Più che prendere la parte di questo o quel contendente ha cercato di far evolvere le componenti delle due parti più propense al dialogo, scommise sul dialogo fra Fatah e la sinistra israeliana ben prima dei colloqui di Oslo. Fa parte del complesso di forze politiche e culturali internazionali che affiancarono la costruzione della più realistica ipotesi di pace (il documento di Ginevra).
E’ una posizione di cui andare fieri e che dovrebbe essere consolidata senza tentennamenti o ripensamenti in un senso o nell’ altro.





Rispondi Citando