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  1. #31
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    Predefinito tratto da CORRIERE ADRIATICO 9 giugno 2005



    Il Pri per i 200 anni di Mazzini

    ANCONA - In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, il Comitato per le celebrazioni del 200° anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini, la Fondazione Ugo La Malfa e la Federazione Regionale del Pri hanno organizzato per venerdì 10 alle ore 18 alla sala consiliare della Provincia un convegno dal titolo “Giuseppe Mazzini: un uomo scomodo che parlava di doveri prima che di diritti”. Introdurrà i lavori l’on. Stelio De Carolis, presidente del Comitato per le celebrazioni. Seguiranno le relazioni del prof. Luigi Lotti, presidente dell’Istituto Storico Italiano per l'Età Moderna e Contemporanea, e del prof. Nunzio Dell'Erba dell'Università di Torino.

  2. #32
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    Ancona, celebrazioni per il bicentenario di Giuseppe Mazzini/Conclusioni affidate a Francesco Nucara: forte il legame fra l'esule e i repubblicani

    L'eredità di un grande del Risorgimento

    Presso la sala delle Conferenze dell'Amministrazione Provinciale di Ancona, nel tardo pomeriggio di venerdì 10 giugno, si è tenuto il primo incontro, nella Regione Marche, per celebrare il 200° anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini.

    L'organizzazione della manifestazione, curata con la collaborazione della segreteria del Pri ed il Comitato per il bicentenario, si è concretizzata con una presenza numerosa e qualificata di cittadini provenienti dalle varie province della Regione, a testimonianza dell'interesse e della partecipazione che animano i repubblicani nel ricordo di Giuseppe Mazzini.

    Molto puntuali e ricche di suggestioni le relazioni del professor Stefano Orazi, sul tema "L'eredità di Mazzini per il movimento repubblicano marchigiano" e quella del dottor Pietro Pistelli, "Mazzini e Garibaldi". Entrambe hanno costituito delle vere e proprie testimonianze di come, in terra marchigiana, il movimento repubblicano abbia trovato linfa necessaria dalla gloriosa battaglia risorgimentale e da parte di chi ha operato per un'Italia nazione e libera.

    Unanimi riconoscimenti sono venuti per l'ampia e dettagliata relazione del professor Luigi Lotti, Presidente dell'Istituto storico italiano per l'Età moderna e contemporanea, il quale ancora una volta ha illustrato il contributo fondamentale fornito da Giuseppe Mazzini per l'unità d'Italia. Lotti ha descritto con dovizia di particolari storici l'Europa del XIX secolo, sottolineando come fosse difficile, se non impossibile, fare auspici e profezie sull'Italia del futuro, alla luce delle laceranti divisioni fra Stati, staterelli, granducati ed il potere temporale di Pio IX, esercitato con forza e determinazione.

    E' stato il segretario nazionale del Pri Francesco Nucara, nelle conclusioni, a sottolineare che, senza l'azione costante del comitato per il Bicentenario voluto e creato dalla Direzione Nazionale del Pri, l'evento della ricorrenza mazziniana si sarebbe consumato nel più assoluto silenzio, come già avvenne nel centenario della nascita. Nucara, inoltre, ha ricordato il grande impegno ed insegnamento dell'apostolo genovese per le conquiste sociali, in netto contrasto con le teorie marxiste, quasi a voler dipingere in anticipo la fine di illusioni che nel 20esimo secolo si sono rivelate tali.

    Il segretario del Pri ha concluso sottolineando il legame inscindibile fra Mazzini ed il Partito repubblicano, l'unica forza politica che nei suoi oltre cento anni di storia ha tentato con uomini ed idee di tenerne alto il ricordo. Il Presidente del Comitato, Stelio De Carolis, che ha presieduto la conferenza, dopo aver ringraziato i presenti, ha ricordato come l'amico Gambioli, oltre che ad Ancona, stia organizzando altri incontri nelle Marche, a dimostrazione della volontà di diffondere il più possibile il pensiero ed il ricordo dell'Apostolo.

    v. r.
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  3. #33
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    Ancona, convegno dedicato al bicentenario di Mazzini, "uomo scomodo che parlava di doveri prima che di diritti"/Il segretario del Pri: tra i motivi di originalità del pensiero del genovese, il suo rifiuto del socialismo. Le polemiche con Marx, "acuto ma dominatore"

    Quando la propaganda comunista gettava ombre sull'esule repubblicano

    Relazione di Francesco Nucara presentata il 10 giugno 2005 ad Ancona, Sala Amministrazione Provinciale, durante la manifestazione per il Bicentenario mazziniano, "Giuseppe Mazzini: un uomo scomodo che parlava di doveri prima che di diritti".

    di Francesco Nucara

    L'amico Gambioli ha scelto un tema mazziniano importante per noi repubblicani ma forse poco efficace per le generazioni attuali e anche per quelle passate. Dal punto di vista storico e scientifico altri più autorevolmente del sottoscritto hanno tracciato il profilo culturale e l'impegno di Mazzini sui doveri.

    Non mi inoltro nel terreno delle considerazioni storiche, ma mi preme sottolineare i tratti politici attualizzando il pensiero mazziniano, operando su un territorio a me più congeniale: quello della politica.

    Nella sua introduzione ai Doveri dell'Uomo Mazzini affermava: "Perché vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti?".

    "Perché in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v'opprimono; dove l'esercizio di tutti i diritti che appartengono all'uomo vi è costantemente rapito; dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità è per gli uomini delle altre classi, vi parlo io di sacrificio e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, d'educazione e non di benessere materiale …". E così proseguiva: "Il linguaggio invocato da essi (operai n.d.r.) s'è tenuto da cinquant'anni in poi senza aver fruttato un minimo che di miglioramento materiale alla condizione degli operai".

    Secondo Mazzini la Rivoluzione francese e la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo non migliorano le condizioni del popolo, anzi le peggiorano con l'aumento del costo della vita, il deprezzamento dei valori, il lavoro precario, la disoccupazione aumentata, così come le migrazioni ecc. .

    Tutte queste cose Mazzini le sosteneva a metà dell'800. Oggi, modernizzando il linguaggio, e forse non vi è nemmeno bisogno, potremmo dire esattamente le stesse cose.

    Percorso di un ventennio

    E' bene ricordare che gli scritti da cui si ricavò il volumetto i "Doveri dell'Uomo" iniziarono con l'"Apostolato Popolare" (Londra 1841-42), "Pensiero e Azione" (Londra 1858-59), l'"Unità d'Italia" (Genova 1860). Il volume completo fu stampato a Lugano nel 1860. Un percorso politico che dura un ventennio durante il quale aspre furono le polemiche tra Mazzini e i comunisti. Infatti nel 1847 Marx affermava che "l'antagonismo tra il proletariato e la borghesia è una lotta di classe contro classe, lotta che, portata alla sua più altra espressione, è una rivoluzione totale".

    Come si può notare, il contrario di quanto Mazzini "predicava" nella sua introduzione ai "Doveri" dell'Uomo.

    E i prodromi di quel comunismo che dominerà la scena politica internazionale fino a metà del ‘900 erano bene individuati da Mazzini quando ormai al volgere della propria esistenza (1871) indirizzava una lettera "Agli Operai Italiani" in cui parlando dell'Internazionale egli scrive: "Quest'Associazione, fondata anni addietro a Londra e alla quale io ricusai fin da principio la mia cooperazione, è diretta da un Consiglio, anima del quale è Carlo Marx, tedesco, uomo d'ingegno acuto, ma, come quello di Proudhon, dissolvente, di tempra dominatrice, geloso dell'altrui influenza, senza forti credenze filosofiche o religiose e, temo con più elemento d'ira, s'anche giusta, che non d'amore nel cuore."

    In questa lettera-appello Mazzini intravedeva nell'Internazionale e nella politica da essa perseguita la disgregazione morale, l'egoismo, le "risse civili", l'abolizione della proprietà privata, indice di freno al progresso umano dove il miglioramento della situazione economica deve essere sempre accompagnato da un'elevazione morale.

    Partendo da queste premesse seguirono poi le critiche di Gramsci, così dure da indurlo ad affermare nelle sue analisi de "Il rapporto città - campagna nel Risorgimento" e nella "Struttura nazionale": "Solo dopo il febbraio '53 Mazzini ebbe qualche accenno sostanzialmente democratico, ma non fu capace di una radicalizzazione decisiva del suo programma astratto".

    E addirittura Togliatti, come è uso fare nel mondo comunista, lo indicò come funzionale al fascismo per i concetti mazziniani di Patria e Nazione.

    In quest'ultimo caso, non potendo arguire che Togliatti non avesse capito nulla, siamo più propensi a pensare che fosse solo propaganda per demolire la forza portante delle idee di Mazzini.

    Mazzini, già nel 1834, aveva fondato la Giovine Europa sul concetto basilare della Fratellanza dei Popoli e quindi non poteva figurare quale base culturale all'autarchismo mussoliniano. Naturalmente l'idea di Fratellanza di Mazzini non corrispondeva certo a quella di "oppio dei popoli", e lo dimostra una vita spesa ad organizzare tutto il possibile per l'Unità e la Repubblica Italiana.

    Rifiuto del socialismo

    Egli sosteneva che la "teoria dei diritti" in una società di ineguali per educazione, per cultura, per istruzione, per condizione sociale, avrebbe portato inevitabilmente a reclamare i propri diritti trascurando quelli degli altri.

    L'originalità di Mazzini è consistita e consiste tutt'oggi nel rifiuto del socialismo. Così che mentre il socialismo nasce dalla filosofia della necessità e della morale dell'utilità, il mazzinianesimo presuppone la filosofia della libertà e la morale del dovere, così come il rifiuto del liberalismo coniugato ad una spinta forte dell'utilitarismo di Bentham. Insomma, forte era l'esigenza di far risorgere l'ormai caduto senso morale; così come quella di far rivivere il senso del dovere nel cuore di uomini ormai ridotti a macchine. La ricerca per l'uomo era quella di un'esistenza morale per mezzo dell'entusiasmo e dell'amore. La vecchia esistenza fondata sul privilegio e la diseguaglianza figuravano solo come polvere e cenere. Secondo Salvemini, "l'operaio mazziniano non ha il diritto ma il dovere di tutelare i suoi diritti economici e polititi, perché il miglioramento delle condizioni individuali gli è mezzo indispensabile al miglioramento morale".

    Interessi individuali e collettivi

    Nei suoi scritti Mazzini avverte che la democrazia è la base essenziale per rendere congruente l'interesse individuale all'interesse collettivo, per eliminare "privilegi e ineguaglianze" per raggiungere il progresso di tutti.

    E chiudo il mio intervento con una breve citazione tratta da "Pensieri sulla Democrazia in Europa" a cura di Mastellone. "Fondamentale per la democrazia, secondo Mazzini è la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica per avere un governo rappresentativo. Infatti ‘l'unione del principio democratico con il governo rappresentativo' permette di costituire un governo liberamente consentito da tutti e operante per tutti, capace di guidare il paese con autorità"; in sostanza, in democrazia "vogliamo che siano i migliori e i più saggi tra noi a essere le nostre guide".

    Sarebbe il caso che una copia di questi "Pensieri" la leggessero quelle alte cariche istituzionali che invitano i cittadini a non partecipare alle scelte del Paese. A me sembra che l'attualità del pensiero mazziniano sia indiscutibile.
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/DONTWORRYBEHAPPY.mid[/mid]

  4. #34
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE ADRIATICO 22 giugno 2005

    Nel 200° anniversario della nascita
    L’omaggio a Mazzini

    PESARO - Il Comitato per le celebrazioni del 200° anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini, il Comitato di Pesaro e Urbino Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e la Confederazione Provinciale del Partito Repubblicano Italiano, organizzano oggi una manifestazione in onore a Giuseppe Mazzini. La manifestazione si svolgerà in via Mazzini (zona ex Pescheria), ove è situato un medaglione lapideo in onore al Maestro, che il garibaldino pesarese Belisario Nicoletti, volle donare al circolo repubblicano pesarese "Carlo Cattaneo", in occasione del centenario della nascita di Mazzini.

  5. #35
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Comitato per le celebrazioni del 200° anniversario della nascita
    di Giuseppe Mazzini

    Federazione Regionale Pri Marche
    Comune di Novafeltria (Pesaro e Urbino)

    Giuseppe Mazzini
    nostro contemporaneo


    Sabato 10 settembre 2005 ore 16,30
    Teatro Sociale di Novafeltria
    Novafeltria

    Relazione
    Prof. Roberto Balzani

    Presenta
    Filippo Graziosi

    Introduce
    Stelio De Carolis

    Interventi
    Gianni Ravaglia, Denis Ugolini,
    Gabriele Bernardi, Settimio Bernardi

    Conclusioni
    Giuseppe Gambioli,
    Francesco Nucara

    ore 16,00 deposizione di una corona sulla lapide a Giuseppe Mazzini presso il municipio di Novafeltria

  6. #36
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    "Mazzini nostro contemporaneo": relazione presentata da Gambioli al convegno di Novafeltria/Come la politica ha spesso strumentalizzato il pensiero del patriota ligure, isolando i suoi concetti dall'epoca storica in cui furono formulati

    Quell'eredità preziosa che è stata tramandata dai repubblicani d'Italia

    Intervento presentato al convegno "Mazzini nostro contemporaneo", Novafeltria, 10 settembre 2005.

    L'amico Saccani scegliendo come tema "Mazzini nostro contemporaneo" ha voluto giustamente sottolineare l'attualità e l'importanza del pensiero di questo grande uomo.

    Come ha più volte ribadito il nostro Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ricordare gli ideali di Giuseppe Mazzini e trasmetterli alle future generazioni dell'Europa vuol dire insegnare ai giovani tanti diritti ma anche tanti doveri.

    Con questo spirito in conclusione di questa importante giornata, ricca di considerazioni storiche e scientifiche avanzate dai relatori che mi hanno preceduto, cercherò di attingere dal pensiero del fondatore della Giovine Italia attraverso lo strumento a me più congeniale: la politica.

    Un campo difficile che ha portato più volte a strumentalizzare il pensiero mazziniano, poiché più volte si è attinto nell'opera monumentale del genovese estrapolando brani più o meno evocativi o dotati di carica oracolare senza tenere conto dei contesti storici in cui sono stati scritti. Nei primi decenni del Novecento ci hanno proposto un Mazzini "nazionalista, nel 1944 un Mazzini ispiratore del fascismo "repubblicano", e del Partito d'Azione, nelle scuole è stato presentato come profeta e fondatore della Patria. E' stato considerato, e tuttora il dibattito è aperto, liberale, democratico-liberale, socialista, rivoluzionario e perfino terrorista.

    Mazzini, è stato sempre un grande punto di riferimento dal Risorgimento fino ai giorni nostri, non a caso la Costituzione italiana fonda le radici in quella scritta nel lontano 1849, ma a mio avviso credo che il suo insegnamento sia prezioso soprattutto oggi in cui che si presentano giorni difficili e scelte importanti.

    E mi riferisco alla difficoltà di individuare quelle giuste azioni per risolvere la questione ormai non più rimandabile e drammatica che è quella dell'integrazione dell'islam col mondo Occidentale. Dagli attentati di Londra, in cui per la prima volta l'Europa si vede minacciata con l'utilizzo di uomini kamikaze, dopo aver scoperto che l'integrazione dei figli degli immigrati non c'è stata e che addirittura l'insofferenza maggiore viene proprio da questa nuova generazione, che hanno il passaporto europeo, il dibattito su cosa si è sbagliato, su cosa bisognerà fare e quale atteggiamento si dovrà tenere è all'ordine di ogni governo europeo e coinvolge tutti i gangli della nostra società .

    Sul Corriere della Sera, Tommaso Padoa-Schioppa, si domandava "La società europea e le sue comunità musulmane: mano tesa o pugno di ferro? Persuasione o costrizione? Corriere 31.07.05 (Tommaso Padoa-Schioppa).

    Il giornalista sostiene che per una convivenza umana, poiché dobbiamo convivere, ci si basa sui fondamenti della persuasione e della costrizione, un binomio valido anche davanti alla minaccia terroristica; anche in un'emergenza.

    A mio avviso, come oggi le diversità fra i cittadini europei sono tali da non compromettere le regole fondamentali che questi popoli tra loro hanno concordato, allo stesso modo, la società Occidentale e le sue comunità musulmane dovranno integrarsi fra loro al punto di riuscire a convivere civilmente.

    E' chiaro che su questo fronte c'è un grande ritardo e dovremo al più presto adottarci di ulteriori strumenti che tengano conto delle nuove esigenze e per raggiungere questo equilibrio, le regole che si pone la società dovranno essere rispettate da tutti senza eccezione di sorta.

    I termini usati da Schioppa, mano tesa o pugno di ferro, persuasione o costrizione per noi repubblicani vengono automaticamente tradotti in diritti e doveri. Quei Diritti e Doveri a cui Mazzini fa esplicito riferimento e ne sarà coerente per l'intera sua esistenza.

    "Ogni Diritto non può essere frutto che di un Dovere compiuto"; con queste parole Mazzini ci fa comprendere che questi due elementi benché opposti, sono inscindibili e indispensabili entrambi per creare quel tessuto sociale che ci riporta ai nostri valori di civiltà.

    L'individuo, la famiglia, il Paese e l'Europa, dovranno muovervi all'interno di un contratto sociale formato di norme diffuse e condivise.

    Come l'acquisizione della cittadinanza, un obiettivo sacrosanto con tutto quello che comporta, dal diritto all'istruzione, alla salute, ecc, che dovrà però essere condizionato da una formale accettazione dei principi fondanti della nostra società. In questo campo credo che spetta all'Europa trovare un'intesa comune e creare la Carta dell'immigrato e non lasciare discrezionalità alle singole nazioni.

    Lo Stato dovrà essere in grado di gestire le regole che si è posto e non essere in balia degli eventi esterni. L'immigrazione dovrà essere sotto controllo, evitare invasioni o ancora peggio la presenza di clandestini.

    Un emergenza che dovrà essere regolarizzata al punto di trasformarsi in un fenomeno naturale, senza creare alcun tipo di squilibrio, né sociale, né economico, nè culturale.

    Dovranno essere soddisfatte le esigenze del popolo che accoglie l'immigrato e quelle di chi migra.

    Mazzini dice "A conoscere i vostri doveri, avete bisogno d'interrogare i bisogni attuali dell'Umanità" Un Umanità dinamica e laica che Mazzini paragona ad un uomo che impara sempre.

    Con questa visione dell'Umanità riusciremo a dare risposte appropriate. Di fronte la minaccia terroristica uno Stato giusto non dovrà cambiare le regole ma dovrà essere molto più vigile al fine di garantire i diritti acquisiti, ma anche fare in modo che vengano rispettati al massimo i doveri.

    Magdi Allam, esperto del mondo arabo per quanto riguarda l'islam in Italia dichiara: "Si tratta di una religione che fisiologicamente non può autogovernarsi, data la soggettività del rapporto tra il fedele e Dio… Non c'è il sacerdote che funge da intermediario, né un clero che amministra il culto né tantomeno un papa che incarna il dogma della fede. E guardandoci attorno vediamo una rete di moschee cresciute tra l'arbitrio giuridico e l'indifferenza delle istituzioni, affidate a imam stranieri autoeletti, in gran parte espressione di gruppi integralisti islamici dichiarati fuorilegge negli stessi Paesi musulmani".

    Sempre Allam dichiara: "la maggioranza delle moschee sono gestite da movimenti integralisti ed estremisti islamici che legitimano il terrorismo suicida in Israele e in Iraq, che inneggiano alla jihad intesa come guerra santa, che patrocinano un ideologismo antioccidentale e antagonista allo Stato".

    In questo caso noi abbiamo il dovere di gestire l'islam d'Italia e ci si auspica che l'Europa trovi presto un accordo per gestire l'islam d'Europa. E mi trova pienamente d'accordo il nuovo atteggiamento del Ministro dell'Interno Pisanu che ha messo in atto per la prima volta la normativa di anti-terrorismo. L'espulsione dell'Imam di Torino, Bouriqi Bouchta, uno dei più focosi e attivisti apologeti della Guerra Santa islamica e del terrorismo suicida nonché un dispensore di condanne di apostasia nei confronti dei fratelli musulmani che non condividono l'estremismo.

    L'espulsione dall'Italia di questi personaggi è un atto dovuto che rientra nella logica del rispetto delle regole.

    Non è ammissibile che parte della società siano organizzate da integralisti ed estremisti come accade ora.

    Come ci ha spiegato Balzani nel suo ultimo scritto, "Il problema Mazzini", i suoi eredi morali, i repubblicani e il mondo dell'associazionismo, anche se non sono riusciti a cogliere completamente le aspirazioni internazionali del Maestro ripiegando sul repubblicanesimo "nazionale", sono stati comunque i custodi intransigenti dell'ermeneutica praticata sull'opera del fondatore, gli appassionati ripetitori di un segnale, anche attraverso versioni ritualizzate e popolari, e hanno il grande merito di aver portato Giuseppe Mazzini nel XX secolo.

    Consapevoli quindi della grande eredità avuta dai nostri predecessori, il nostro compito sarà quello di rendere sempre più attuale l'insegnamento e il pensiero mazziniano e che ancora oggi, salvo alcune eccezioni, non viene colto appieno il valore dell'opera del Grande Maestro. Così diceva nei "Doveri dell'Uomo": I vostri più importanti doveri sono positivi. Non basta il non fare: bisogna fare. Non basta limitarsi a non operare contro la Legge: bisogna operare a seconda della Legga. Non basta il non nuocere: bisogna giovare ai vostri fratelli.

    Con questo atteggiamento positivo il Partito Repubblicano Italiano sente il dovere di tramandare questi valori di democrazia, una democrazia senza aggettivi, definita da Balzani, non etichettabile.

    E la giornata di oggi, come tante altre organizzate sul territorio nazionale dal Comitato per le celebrazioni del 200° anniversario della nascita e dal Partito Repubblicano Italiano, mi auguro, come ci ha ricordato il titolo di questo convegno, che serva per affrontare le drammatiche problematiche di oggi, come l'integrazione tra mondo occidentale e quello islamico, con spirito mazziniano, costruendo relazioni interpersonali ugualitarie basate su regole né coercitive né permissive.

    Chiudo questo breve intervento facendo mio l'auspicio del Presidente della Repubblica; dobbiamo dare ai nostri giovani, attraverso l'opera di Giuseppe Mazzini, quegli ideali e quella forza per non cadere nel grande mare delle incertezze.

    Giuseppe Gambioli

  7. #37
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE ADRIATICO 18 novembre 2005

    Ricordo di Mazzini nel bicentenario della nascita

    CAMERINO - Il prossimo 25 novembre, la sezione di Camerino dell'associazione Mazziniana Italiana festeggerà il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini (1805-2005), con una interessante conferenza ed una breve cerimonia che si svolgeranno presso la sala della Muta del Palazzo Ducale.

    La manifestazione prenderà il via alle ore 10,00 con il saluto delle autorità presenti a cui farà seguito un doveroso omaggio alla memoria del grande personaggio storico.

    Successivamente, l' europarlamentare, l’onorevole Luciana Sbarbati, relazionerà sul tema: L'insegnamento di Giuseppe Mazzini a duecento anni dalla nascita: una scuola di pensiero democratico e di impegno civile per la coscienza dell'uomo contemporaneo.

    I lavori verranno introdotti dal professor Michele Lugano, presidente della sezione dell'associazione mazziniana italiana di Camerino.

    Un modo, questo, per ricordare, nell'occasione del bicentenario della nascita, la figura di quel Giuseppe Mazzini che è stato uno dei più grandi protagonisti di alcune delle più importanti pagine della storia d'Italia.

    Oltre a ricordare la figura di Mazzini, questa sarà una possibilità per i giovani, che attraverso questa serie di incontri potranno approfondire le proprie conoscenze grazie ad una fonte diversa dai tradizionali testi scolastici.

    L'appuntamento, dunque, è fissato per le 10 del prossimo 25 novembre presso la sala della Muta del Palazzo Ducale di Camerino.

    EMANUELE PIERONI

  8. #38
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE ADRIATICO 18 novembre 2005

    La vita di Mazzini

    ANCONA - Inizierà oggi la mostra sulla vita di Giuseppe Mazzini all’aula magna del rettorato. L’esposizione verrà inaugurata con una conferenza, alle 17, del prof. Michele Millozzi sul tema l’”Eredità ed attualità del pensiero di Giuseppe Mazzini”. La mostra, già allestita a Padova ed in altre città, resterà ad Ancona sino a domenica 27 novembre per poi proseguire il suo itinerario nelle Marche. L’iniziativa ricorre per il bicentenario della nascita di uno degli illustri personaggi che ha contribuito all’unità d’Italia, il pensiero e gli insegnamenti di Mazzini rappresentano un cardine su cui poggia la democrazia repubblicana.

  9. #39
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE ADRIATICO 5 dicembre 2005

    Il 9 dicembre il Mazzini day

    ASCOLI - Venerdì anche Ascoli celebrerà il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini. Il convegno su
    “Mazzini, profeta dell’unità nazionale”
    si terrà nella Sala della Ragione alle ore 17. Il programma prevede il saluto del presidente della Provincia Rossi e del sindaco Celani. Seguirà la prolusione di Alighiero Massimi, con le relazioni di Emilio Di Vito
    “Nazione, Europa, umanità”
    Gabriele Cavezzi su
    “Pensiero mazziniano nelle vicende picene”
    Antonio D’Isidoro su
    “Mazzini punto di riferimento per l’azione politica futura”
    Le conclusioni saranno di competenza dell’onorevole De Carolis (...)

  10. #40
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    Predefinito tratto da http.//www.pri.it

    Ascoli Piceno: un convegno su Mazzini profeta dell'unità della nazione/Il ringraziamento di Stelio De Carolis ai repubblicani della città e a tutti coloro che sono intervenuti

    Repubblica e progresso nell'insegnamento del ligure

    Nella giornata di venerdì 9 dicembre 2005, nella splendida cornice della "Sala delle Ragione" di Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, le istituzioni elettive locali, il nostro Comitato nazionale ed un sottocomitato locale hanno organizzato un convegno su Giuseppe Mazzini nel quadro delle manifestazioni per il bicentenario della nascita.

    Il professore Massimo Rossi, nella sua veste di presidente dell'Amministrazione provinciale retta da una giunta di centrosinistra e l'ingegnere Piero Celani, sindaco di Ascoli ed in rappresentanza di una giunta di centrodestra, nei saluti di apertura del convegno non hanno mancato di sottolineare l'importanza dell'incontro dedicato al grande genovese che, ancora oggi, porta tanto prestigio all'Italia.

    Per entrambi tutte le istituzioni locali avrebbero dovuto maggiormente impegnarsi per cogliere l'occasione del bicentenario per illustrare alle giovani generazioni l'attualità, la modernità e la concretezza del pensiero del grande genovese.

    Nella prolusione del professore Alighiero Massimi, molto applaudita, grande spazio alla polemica con Marx che accusava Mazzini di ignorare il problema sociale, con un pensiero utopico, astratto, fuori dalla realtà, mentre oggi il grande sconfitto di ieri, appare il vero vincitore.

    Il professore Emilio Di Vito, con la sua relazione sul tema "Nazione, Europa, Umanità", ha tenuto a sottolineare il nesso inscindibile tra nazione e libertà, tra repubblica e progresso. Aver sempre anteposto i doveri ai diritti: Giuseppe Mazzini esalta così la grande lezione del filosofo Kant.

    Gabriele Cavezzi, con la relazione "Pensiero mazziniano nelle vicende picene", ha tracciato i profondi legami di personaggi di primissimo piano della zona con il movimento mazziniano. Il professore Antonio D'Isidoro ha svolto una relazione sul tema "Mazzini punto di riferimento per l'azione politica del futuro", ricordando i continui richiami di Giovanni Spadolini sulla rivista "Nuova Antologia" sull'attualità della dottrina mazziniana, precisando come di fronte alle tante incoerenze del presente, il grande pensatore del diciannovesimo secolo rappresenti una speranza per il futuro.

    Le conclusioni del presidente del Comitato nazionale del Pri per il bicentenario della nascita di Mazzini - dopo un doveroso ringraziamento agli organizzatori e agli amici repubblicani marchigiani - si sono incentrate sui vari tentativi che nel tempo passato e presente sono stati operati per appropriarsi del pensiero mazziniano, che era e resta universale, al di sopra, quindi, di ogni ingerenza partitica. Il Pri, nella sua lunga storia, a parere di De Carolis, con grandi uomini come Aurelio Saffi, Giuseppe Gaudenzi, Oddo Biasini, Ugo La Malfa, Giovanni Spadolini, Oronzo Reale, Randolfo Pacciardi, è stato l'unica forza politica che maggiormente ha cercato di illustrarne e diffonderne il pensiero, pur non vantando diritto alcuno di proprietà. De Carolis ha concluso ribadendo l'universalità di Giuseppe Mazzini, tutta contemplata nella sua tomba a Staglieno ove, con grande preveggenza, è scritto: "Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l'anima all'umanità".

    v. r.

 

 
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