Quell’angelo pesarese che vegliò sui grandi del Risorgimento
Sara Levi Nathan fu amica di Mazzini, Cattaneo, Garibaldi. Ma fu anche la bisnonna dei fratelli Rosselli, martiri antifascisti
Un fantasma si aggirava per l’Europa ai tempi del Risorgimento, ma un fantasma buono, dolce, dalle graziose movenze e di gentile aspetto; il fantasma di una donna pesarese all’esistenza straordinaria e il cui nome è da sempre familiare ad ogni abitante di questa città, per la via del centro storico a lei intitolata: Sara Levi Nathan. Figlia di Angelo Levi da Senigallia ed Enrichetta Rosselli di origini livornesi, “Sarina” (così la chiamano tutti) nasce a Pesaro il 7 dicembre 1819. A 11 anni perde la madre e a 16 soltanto decide di sposare un uomo d’affari inglese, Meyer Moses Nathan, che la porta con sé a Londra. E’ qui che Sara, nel 1937, conosce Giuseppe Mazzini, che a Londra vive da esule. Un incontro fatale per la coscienza politica della giovane pesarese, che diventa repubblicana, democratica, radicale e cioè “sovversiva” per le autorità piemontesi, e poi anche per quelle italiane (monarchiche). Ospitò più volte a casa sua l’amico Mazzini: lo chiamava “Angelo”, ma l’angelo era lei, anche perché quest’amicizia le procurò parecchi problemi con le forze dell’ordine ogni volta che rientrava in Italia.
Ma lei non arretrava di un centimetro nel suo impegno personale e politico a favore della causa democratica. Conobbe e diventò amica di Carlo Cattaneo, l’eroe delle “Cinque Giornate” di Milano che sognava una “federazione delle repubbliche d’Italia e poi d’Europa”, ed affascinò
anche Giuseppe Garibaldi, che spesso fu suo ospite. Trasferitasi a Lugano dopo la morte del marito, continuò ad accogliere i maggiori protagonisti del Risorgimento anche dopo la spedizione dei Mille e l’unità nazionale: del resto Garibaldi era stato ferito sull’Aspromonte dall’esercito monarchico e su Mazzini pendeva ancora la vecchia condanna sabauda. Ma anche Alessandro Manzoni andò a trovare Sarina in Svizzera. Cattaneo morì a casa sua a Lugano, Mazzini in casa di sua figlia Janet: e si racconta
che entrambi avessero sulle spalle uno scialle di lana fatto amorevolmente da Sara all’uncinetto.
Con il signor Nathan, il cui cognome volle sempre portare, ebbe ben 12 figli, che crebbe praticamente da sola. Il quinto, nato nel 1845, fu quell’Ernesto Nathan che cominciò la carriera politica a Pesaro come consigliere provinciale e poi fu sindaco di Roma dal 1907 al 1913, “mito” di tutti i sindaci capitolini. Girava una voce maliziosa: che Ernesto fosse in realtà figlio di Mazzini, a riprova in ogni caso di quanto stretto fosse stato il legame tra Sara e il suo maestro di vita e di pensiero. Scendendo nell’albero genealogico, ci si accorge poi che attraverso la figlia Janet, che sposò un Rosselli, Sarina è anche la bisnonna dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, i due martiri antifascisti: quasi a voler congiungere idealmente vecchio e nuovo “risorgimento”.
Un simpatico fantasma, dicevamo all’inizio: per le sue molteplici “apparizioni” in molte parti d’Italia e d’Europa e per aver fatto da angelo custode a personaggi così leggendari. Ma Sara Nathan svolse in prima persona un ruolo politico, sociale e culturale di primo piano: acquista l’intero patrimonio dei manoscritti di Mazzini (poi donati allo stato dal figlio Ernesto); diventa una delle più autorevoli ed ascoltate personalità del “partito” democratico; apre scuole elementari femminili dove insegna lei stessa (introducendo l’ora di “etica” e rifiutando la materia “lavori donneschi”); fonda circoli mazziniani, società di “mutuo soccorso” e istituti benefici in favore delle classi più povere (celebre la battaglia per salvare le ragazze italiane e inglesi dalla prostituzione). E per molto tempo dopo la sua morte, avvenuta il 19 febbraio del 1982 all’età di 62 anni, agli appelli e petizioni per la causa dell’emancipazione femminile aderirà immancabilmente da Pesaro una “Associazione Sara Levi Nathan”.
G.Iac.




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