IL RICORDO DI GOBETTI L'ESEMPIO DI ORIOLI
Antonio Patuelli
Domani ricorre l'ottantesimo anniversario della scomparsa di Piero Gobetti, avvenuta in esilio, a Parigi, per i postumi delle percosse subite dai fascisti a Torino. Questo anniversario rischia di essere ricordato anche per talune polemiche relative alla iscrizione, recentemente apposta sulla tomba al cimitero parigino di Père Lachaise, sul cui testo si è registrato un dissenso tra il governo italiano, la famiglia e il Centro Gobetti di Torino. Per quasi ottant'anni la tomba di Gobetti ha avuto soltanto l'iscrizione del nome e del cognome del giovane pensatore liberale e le date di nascita e di morte. Essa venne custodita, dalla scomparsa di Gobetti fino ai primi anni '80, da un mazziniano romagnolo, Aurelio Orioli, di San Pietro in Vincoli, che era espatriato in Francia per motivi politici a metà degli anni '20, vi aveva conosciuto Gobetti, e si era sempre recato al Père Lachaise quale custode volontario della tomba.
N ell'estate del 1980, durante la sua consueta vacanza in Romagna, Orioli, che era rimasto a Parigi come pensionato, venne a trovarmi per comunicarmi di essere ormai ottuagenario e di non poter garantire per il futuro la custodia della tomba di Gobetti di cui mi segnalò anche la necessità di restauri. Orioli venne da me, allora vicesegretario nazionale del Partito liberale, anche perché ero stato il presidente delle celebrazioni del cinquantenario gobettiano che si svolsero a Palazzo Vecchio a Firenze. All'inizio dell'81 andai a Parigi e cercai Aurelio Orioli: lo trovai nella sua abitazione, che era nella periferia della città, in un povero edificio che conteneva ancora diverse famiglie di fuoriusciti italiani degli anni '20. Orioli aveva mantenuto la sua abitazione di sempre: una cucina e una cameretta quasi tutta occupata da un letto che aveva ricevuto come dono, dopo la morte, da un altro fuoriuscito mazziniano, Cipriano Facchinetti, che fu anche deputato repubblicano, eletto nel 1924, e che partecipò con Giovanni Amendola alla protesta dell'Aventino.
C on Orioli andai sulla tomba di Gobetti e, tornato a Roma fui ricevuto a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio (e mio antico professore) Giovanni Spadolini che, ascoltata la mia descrizione, subito dispose che l'Ambasciata d'Italia a Parigi assumesse la responsabilità della conservazione della tomba di Gobetti: così avvenne e lo riscontrai anche negli anni seguenti, ritornando a Parigi e parlandone con Orioli. Ora, di fronte alle polemiche sulle nuove iscrizioni sulla tomba di Gobetti, rimane comunque il ricordo esemplare della semplicità emblematica dell'esempio di Aurelio Orioli che, senza nulla chiedere e ottenere, ha custodito per oltre mezzo secolo la tomba e la memoria del giovane pensatore ed editore al cui esempio morale e alla cultura liberale, da mazziniano, si sentiva così vicino.




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