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  1. #41
    SENATORE di POL
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    da www.lastampa.it :

    " LA POLEMICA SUL CALO DELL’AUTOTASSAZIONE
    Fisco, scontro aperto fra Tremonti e Visco
    Il ministro: taccia chi ha mal governato. La replica: pensi a mantenere gli impegni

    8 agosto 2002

    di Raffaello Masci

    ROMA. Cinque miliardi di euro in meno dall’autotassazione, il 40% dei quali dovuti a minori versamenti da parte dei primi 20 contribuenti Irpeg del Paese. Il fatto è tutto qui e preoccupa il governo perché sottrae risorse ai processi di riforma in cantiere, ma preoccupa anche i sindacati che temono tagli alla spesa sociale e alle pensioni. Su questi dati si è subito aperta un’intensa querelle tra il titolare del ministero dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo predecessore Vincenzo Visco. La responsabilità ha spiegato Tremonti, è della Dit, della Super Dit e delle altre agevolazioni fiscali per le grandi imprese introdotte dal governo di centrosinistra.

    Tremonti basa l’osservazione sul calo molto forte dell’Irpeg. Secondo dati a disposizione del ministro ci sarebbe stato addirittura un minor gettito di 4-5 miliardi di euro riconducibile a un numero ristretto, una decina, di grandi imprese, a seguito anche del meccanismo di rivalutazione volontaria introdotta da Giuliano Amato nel 2000. Tremonti ha poi puntato il dito con veemenza contro Visco «novello Dracula». «Ci eravamo illusi - ha detto il ministro - che, durante l'inglorioso e malinconico tramonto del governo Amato, Dracula si fosse rassegnato alla pensione, in un qualche remoto sepolcro, nei Carpazi. Errore! Dracula continuava avido e voglioso a succhiare il sangue dei contribuenti della piccola e media impresa e dei lavoratori, per donarlo alla grande impresa».

    Più che divergenza politica è oramai un’ostilità personale quello che lega Tremonti al suo predecessore, e che ha alimentato polemiche fin dall’insediamento dell’attuale governo , quando si cominciò a parlare di un controverso «buco» nei conti pubblici. «La qualità di un ministro delle Finanze si dimostra anche dalla capacità di portare a casa i soldi e di mantenere gli impegni di bilancio - ha replicato, più sommessamente, Visco - ed è inutile, infantile e bambinesco cercare di attribuire ad altri gli effetti della propria incapacità». Quanto al merito delle scelte che Tremonti gli rimprovera, Visco sostiene che «era tutto preventivato, e Tremonti non ci dica che non glielo avevamo detto.

    Era preventivato, per esempio, il fatto che le banche quest'anno avrebbero pagato pochissimo perché c'è la crisi di Borsa. Ma anche che l'Eni avrebbe avuto un risultato bassissimo perché aveva avuto anni record, e ora, poiché le previsioni scontano un peggior andamento futuro dei profitti, ha ridotto gli acconti». Quanto alle scelte di politica fiscale fatte a suo tempo dall’Ulivo - quelle stesse che Tremonti aveva definito «favori fiscali» - Visco sostiene che «Negli anni un cui siamo stati noi al governo c'erano la Dit e la SuperDit, che venivano usate da tutte le imprese: medie, grandi e piccole. E il gettito Irpeg andava alla grande.

    Tremonti ha ora abolito queste misure da oltre un anno, con i provvedimenti dei primi 100 giorni, e quindi non può attribuire a questi particolari effetti». La replica di Visco ha fatto innervosire ancora di più Tremonti: « Chi ha mal governato negli ultimi anni, invece di criticare chi sta facendo l'interesse del Paese, dovrebbe vergognarsi e tacere - ha inveito - abbiamo trovato un Paese in cui le piccole imprese e i comuni cittadini hanno fatto l'autoliquidazione, in cui molte grandi imprese, utilizzando legalmente i favori fiscali del centrosinistra, hanno potuto fare “autoliquidazione zero”. L'andamento dell'economia c'entra poco o niente. Il 2001, l'anno fiscale su cui è stata fatta l'autoliquidazione di quest'anno, è stato per moltissime imprese un anno buono, per alcune imprese un anno di utili record. Eppure: “autoliquidazione zero” ».

    E’ il senso complessivo della politica fiscale del governo, replicano i sindacati, ad aver agevolato l’evasione: «Hanno cambiato politica fiscale e questo è il risultato - ha commentato il segretario confederale della Cgil , Paolo Nerozzi - I precedenti governi avevano ridotto di molto l'evasione fiscale e avevano fatto aumentare il gettito. Questo governo, invece, con tutte le manovre, iniziate con il pacchetto Tremonti, ha determinato una radicale caduta del gettito e la convinzione che le tasse si possono anche non pagare». Anche Confindustria ha espresso obiezioni al ministro, osservando che la riduzione del gettito è dovuta a tre cause principali: il cattivo andamento della congiuntura, la caduta della Borsa e la rivalutazione dei beni d’impresa. Ciò detto, Confindustria sottolinea che «malgrado gli strumenti agevolativi introdotti nella passata legislatura, le imprese italiane affrontano la difficile situazione dell'economia internazionale con l'handicap aggiuntivo di una pressione fiscale che continua a non avere eguali in Europa ».
    "


    Saluti liberali

  2. #42
    Nihil.
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    ECONOMIA/PENSIONI. CAPEZZONE: INSPIEGABILE “NO” DI MARONI AD ATTO DI RAGIONEVOLEZZA DI FOLLINI
    Subito la riforma delle pensioni: cominciare dall’anzianità

    Dichiarazione di Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani:

    Roma, 9 agosto 2002 – Con il secco “no” di oggi alla ragionevole richiesta di Marco Follini di porre la questione delle pensioni, il Ministro del welfare Maroni si asserraglia senza motivo nel fortino della non-riforma.

    Se qualcuno pensa che l’economia del paese possa riprendere respiro, oltre che senza una seria riforma del mercato del lavoro, anche senza un intervento serio e prudente sulla spesa sociale, si sbaglia di grosso.

    La verità è che nessun paese occidentale si concede il lusso delle baby-pensioni, che producono due danni. Da una parte, le pensioni da fame dei pensionati veri, e dall’altra il fatto che i giovani che cominciano ad entrare nel mercato del lavoro devono versare circa un terzo del proprio stipendio in contributi per pagare la pensione di anzianità a cinquantenni che nel frattempo, ovviamente, continuano a lavorare in nero.

    E’ triste constatarlo, ma, radicali a parte, il paese è sempre più stretto nella tenaglia antiriformatrice dei Bertinotti e dei Cofferati da una parte e dell’immobilismo governativo dall’altra.
    ====================================

  3. #43
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    Predefinito Sono da tanto un estimatore...

    ...dei radicali, e da quando li conosco contesto loro la facilità con la quale spesso criticano chi governa, sia esso destra o sinistra.
    Per chi mai ha sentito sulle spalle il peso della responsabilità del governare dire fate così o fate cosà è politicamente azione inutile e scorretta.

    Che i radicali scendano dal cavallo alato e si gettino nella mischia elettorale, presentando programmi e uomini per realizzarli.
    Si scontrino con le altre forze politiche che potrebbero essere "affini" e subiscano le regole che impongono il saper accettare i compromessi utili comunque per raggiungere gradualmente lo scopo prefisso.

    Nel caso discusso l'atteggiamento di Maroni è probabilmente dettato da motivi tattici opposti a quelli di Follini.
    Il secondo potrebbe aver buoni motivi per mettere in difficoltà il ministro.
    Comunque entrambi sono vincolati dall'impegno preso con gli elettori. Impegno che tutti conosciamo.

    saluti

  4. #44
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    Predefinito Re: Sono da tanto un estimatore...

    Originally posted by mustang
    ...dei radicali, e da quando li conosco contesto loro la facilità con la quale spesso criticano chi governa, sia esso destra o sinistra.
    Per chi mai ha sentito sulle spalle il peso della responsabilità del governare dire fate così o fate cosà è politicamente azione inutile e scorretta.

    Che i radicali scendano dal cavallo alato e si gettino nella mischia elettorale, presentando programmi e uomini per realizzarli.
    Si scontrino con le altre forze politiche che potrebbero essere "affini" e subiscano le regole che impongono il saper accettare i compromessi utili comunque per raggiungere gradualmente lo scopo prefisso.

    Nel caso discusso l'atteggiamento di Maroni è probabilmente dettato da motivi tattici opposti a quelli di Follini.
    Il secondo potrebbe aver buoni motivi per mettere in difficoltà il ministro.
    Comunque entrambi sono vincolati dall'impegno preso con gli elettori. Impegno che tutti conosciamo.

    saluti
    ??????????????

  5. #45
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    Predefinito ??????????....

    ....??????

    cercherò di spiegarmi: in ogni bar o caffè dove entri, in ogni gruppetto di amici che chiacchierano, trovi il Capezzone di turno che ...non capisce Maroni...se fosse al posto di Follini...ma Cpfferati che vuole....e D'Alema dovrebbe...ma il governo cosa cacchio fa...e avanti così giorno dopo giorno.

    Poi rientrano nel "negozietto" a farsi gli affari loro.

    Così hanno fatto per anni i radicali. Tante buone idee, talvolta fantastiche e talvolta irreali, tante energie buttate a destra (poche) e a sinistra; ma alla resa dei conti rientrano nel "negozietto" del loro partito dei puri, rifiutano accordi o compromessi con "le altre forze politiche) e beccano regolarmente schiaffoni ad ogni elezione.

    Per poi ricominciare la lagna dell'incomprensione e dell'ostracismo al quale sono eternamente sottoposti.

    Perchè non si danno da fare per mettere un loro uomo o donna al posto di Maroni?
    O, meglio, prendere il posto di Berlusconi....e governare?


    saluti

  6. #46
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    Predefinito

    Cari Conversatori,

    ma ancora non siete stufi di questo governo, delle promesse e dei sorrisi del Berlusca ?

    Ci sono nel governo ministri incompetenti, presuntuosi e sognatori come Tremonti, villani e separatisti come quelli della Lega;
    ci sono i numerosi avvocati di FI, che fanno i parlamentari e propongono leggi per salvare Previti ed il capo dai processi in corso.
    ci sono poi le leggi accomodanti come il conflitto di interessi o quella che prevede di far rientrare in Italia capitali, senza far pagare penali consistenti;
    ci sono tutte quelle leggi da quella della Rogatorie a quella del giusto processo (legge Cerami), che indeboliscono l'azione della Magistratura e ciò in una Repubblica è molto grave, perchè di fatto si indeboliscono le istituzioni.
    C'è una legge sul conflitto di interessi fatta ad usum delphini;
    L'economia va male: inflazione strisciante a due cifre, disastri
    dovuti alle alluvioni ed alla siccità, velleità come quella del ponte di Messina, Pil in forte riduzione.

    Direi che ne abbiamo abbastanza di questo governo, dei sorrisi mendaci del Berlusca e che avremmo bisogno di gente più seria e meno interessata al governo del paese.

    Saluti
    Catone

  7. #47
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    Predefinito Catone...il tuo più che...

    ...legittimo sfogo riservalo per quando, fra meno di cinque anni, ci saranno le prossime elezioni, e avrai finalmente la possibilità di "mandarci a casa".

    Per ora, Catone, a casa ci stai tu, volente o nolente o...dolente.

    mustang

  8. #48
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    UN SISTEMA AL COLLASSO


    Originally posted by Fuori_schema
    Se e' permesso un confronto desiderei replicare (con un punto di vista diverso) a tutte le "interessanti" affermazioni fin qui elaborate.
    Si definisce come "valore liberale" il conflitto.
    Il conflitto e' un valore liberale?

    Risposta:
    Sì il conflitto sociale, così lodato dal Machiavelli, e un valore liberale in contrasto con il marxismo, che tende ad eliminarlo per far trionfare una sola classe sociale: il proletariato.

    "Ovvero in che direzione vanno queste riforme?
    La risposta piu' classica ed evidente sarebbe:
    Per risanare lo stato e il deficit strutturale pubblico.

    Risposta:
    Non solo, ma anche per favorire il progresso sociale, if possible.

    "Perdonatemi ma che qui si stia a tritare di nuovo la storia della Thatcher mi fa alquanto ridere. Come al solito siamo sempre indietro di almemo dieci-quindici anni. Quando altri si accorgono degli errori commessi noi "cominciamo" a farli.

    risposta:
    Ma qui bisognerebbe dissertare se la Thatcher fu proprio così dannosa all’Inghilterra, occorrerebbe un’analisi più attenta per buttare a schifio tutto l’operato della signora di ferro. Certo il suo sistema aveva dei difetti e va valutato all’epoca, in cui fu adottato…oggi può darsi che sia in parte superato.


    "Partiamo dalla base.

    Ho notato che ci sono ancora molti che ritengono che la 'modernizzazione', la 'rivoluzione liberale' ed il sistema americano costituiscano i nuovi paradigmi della 'verita'' e della prosperita', quali novelli Pinocchi nel paese dei Balocchi, come evidentemente appare a molti l'universo pseudoliberista prospettato da voi, da Berlusconi e dagli altri mangiafuoco della situazione, ed allora proviamo ad analizzare questa 'prospettiva' in termini 'italiani'.

    risposta:
    OK giusto! Non è certo col “libero liberismo” che l’Italia può essere governata, però neanche dal Cattocomunismo con tutti i pietismi connessi e la cultura dei diritti, dimenticando quella dei doveri.

    "Come e' risaputo, il liberismo 'avanzato' (o presunto tale) prevede che a fronte dell'utilizzo di servizi non piu' a carico statale ma bensi' privatizzati, dalla scuola alla sanita' alla previdenza, ci sia un forte decremento del carico fiscale gravante sui contribuenti, a titolo presunto di 'risarcimento' per i maggiori oneri sostenuti dal cittadino nell'usufruire di tali servizi. Ebbene, andiamo ad analizzare (ovviamente in maniera 'empirica', ma e' un conteggio..interessante), quale sarebbe il livello di carico che il cittadino italiano dovrebbe accollarsi………

    Risposta:
    Il Liberismo avanzato non deve prevedere, a mio avviso, che tutti i servizi sociali siano privatizzati, ma deve prevedere la sussidiarietà e di fare in modo ad esempio che chi ha i soldi si faccia curare privatamente, scaricando così le strutture pubbliche e non prevede i prepensionamenti e che la scuola sia tutta privatizzata, ma permette a chi vuole istruirsi meglio di farlo, pagandosi i migliori insegnanti, fermo restando che una istruzione buona di base dev’essere a tutti garantita e una istruzione al massimo livello ai più meritevoli.
    Per i conteggi, che tu riporti, devo osservare che sono fatti in diretto confronto col sistema americano, bisognerebbe essere più precisi e fermarsi all’Italia.
    Comunque in un sistema liberista frenato, come ho sopra prefigurato, le cifre non sarebbero quelle che tu dici.


    "Che molti possano continuare a pensare di andare incontro al paese dei balocchi , con il suo Lucignolo Berlusconi e' purtroppo una realta', ma non mi si venga a raccontare di 'rivoluzioni liberali'. Trattasi di volgare 'fregatura', per non usare altri termini...in nome dei luminosi paroloni usati tipo 'modernizzazione' o appunto 'rivoluzione liberale'.

    Risposta:
    Che il Berlusca sia un noto affabulatore ed un commerciante è a tutti noto ed al suo posto ci vorrebbe un serio politico della scuola liberale, come ad esempio Monti, che sicuramente non farebbe uso della demagogia.
    Io credo che un giusto liberalismo nei giusti momenti storici sia di grande utilità al sistema economico.. certo non sempre si può essere liberali, specialmente quando vengono calpestati i diritti umani.

    "Questo sistema puo' funzionare (e male) forse in America, che e' un paese che da solo assorbe il 30% delle risorse mondiali, ma che qualcuno pensi ad un futuro 'luminoso' con l'applicazione del medesimo in Italia...ci sono due soluzioni: O non ha capito effettivamente cosa voglia dire, oppure pensa di guadagnarci sopra. Il paradossale e' che persino nella seconda ipotesi che qualcuno ci guadagni e' tutto da dimostrare....

    Risposta:
    Un sistema liberista in Italia, giustamente dosato, può essere utile, dopo tanti anni contrassegnati dal clentelismo e dalla inefficienza delle imprese statali e parastatali, che al fine assorbivano risorse, senza ridarne neppure la metà e così il deficit italiano è esploso.

    "Passiamo al lavoro.
    Si continua a ragionare al contrario. Anziche fare in maniera di aumentare la tutela dei lavoratori nel terzo mondo della globalizzazione si pensa che la soluzione sia quella di ridurre la distanza di "competitivita'" riducendo il divario relativo ai diritti delle maestranze. L'art. 18? Chi conosce la materia sa bene che le imprese che ne sono state toccate sono una percentuale irrisoria. Allora perche' tutto questo contendere? E' semplice, perche' si introduce il principio secondo il quale si baratta un diritto in cambio di denaro. Non e' cosa da poco, e se la si vede con un po' di lungimiranza la cosa arriva molto lontano.

    Risposta:
    Tutti sanno che c’è una grande differenza fra il trattamento di un lavoratore occidentale e quello di uno del terzo mondo e quindi le merci a stesso contenuto tecnologico prodotte nel mondo occidentale costano dieci volte quelle prodotte nel terzo mondo.
    Allora o le imprese occidentali si mettono a produrre merci ad elevato contenuto tecnologico o devono chiudere, perché non reggono la concorrenza con quelle del terzo mondo.
    Certo c’è chi si approfitta della situazione, come le multinazionali, che vanno a d impiantare fabbriche nel terzo mondo sfruttando il basso costo della manodopera e poi rivendono le merci nei mercati ricchi..ciò è abbominevole.
    Sono d’accordo con la necessità di frenare questo fenomeno, cominciando ad estendere i diritti umani ai lavoratori del terzo mondo; ciò a desempio potrebbe essere favorito ponendo un marchio di accettabilità sulle merci provenienti dal terzo mondo, un marchio che tenga conto delle condizioni dei lavoratori, che hanno prodotto quella merce.
    Non è certo desiderabile destrutturare, togliendo dei diritti a chi lavora; però se andiamo a vedere gli altri paesi europei, non credo che in nessuno ci sia uno statuto dei lavori come in Italia ed allora non siamo competitivi neanche coi cugini…
    Ritengo che sia necessario fare qualcosa per la competitività e per far emergere il nero.


    "Il puzzle si sta scomponendo. Che puzzle? Il puzzle della crescita, dello sviluppo, del progresso. Il mito dell’occidente si sta sgretolando piano piano. In America crolla prima la Enron, poi la Worldcom, perfino la Disney annuncia che ci sono errori di bilancio. Si ma che sara’ mai, gli amministratori possono sbagliare. La Fiat perde il 30% delle quote di mercato. “Congiuntura”, questa e’ la risposta... La Andersen Consulting e’ nell’occhio del ciclone, sembra che tutte le sue “revisioni” facciano ridere. Ci sara’ qualche corrotto. In Giappone addirittura il PIL l’effimero e piuttosto “influenzabile” indicatore della crescita e’ in calo.
    In Italia l’inflazione e’ al 2,3%, eppure tutti i prezzi sono saliti alle stelle, addirittura una manifestazione di fronte all’Istat. In Francia crolla il mito di Messier, con la Vivendi. In Germania addirittura si rischia di non riuscire a rispettare i parametri economici di Maastricht. Ma vabbe’ si trovera’ qualche correttivo.

    Risposta:
    Sì, il sistema occidentale è in crisi e le ragioni principali sono due ( a parte gliscandali nei bilanci, che poi sono un riflesso delle difficoltà delle aziende) :
    vi sono i giochi speculativi finanziari e la saturazione dei mercati occidentali.
    Negli anni ‘90 si è troppo giocato in borsa, abbiamo finanziarizzato tutte le attività e tutti i beni, dimenticando che la ricchezza ed il benessere si creano col lavoro e con la ricerca; così sono stati gonfiati i valori delle aziende, si sono alzate le loro quotazioni per vendere le azioni a prezzo alto e poi ricomprarle a due soldi quando sono calate.
    Un tal modo di operare è disonesto e danneggia soprattutto i piccoli risparmiatori, che non sono tutelati a sufficienza.
    Le aziende occidentali si trovano davanti dei mercati occidentali ormai saturi, i beni prodotti non vengono venduti in abbondanza, ma alla spicciolata: insomma una volte si vendevano più automobili, perché vi erano molti che non ne possedevano nemmeno una, oggi un’automobile ce l’hanno tutti e comprano solo quelli che devono cambiarla.
    Allora bisogna creare nuovi mercati e dove ? nelle nazioni meno sviluppate, crendo opportunità di sviluppo, che come conseguenza porta anche una crescita dei mercati.


    "Mai come oggi c’e un rincorrersi di statistiche, numeri, previsioni, analisi e chi piu’ ha piu’ ne metta sul fatto che nel futuro ci sara’ “la crescita”. Numeri contradditori, altalene di bilanci e quant’altro. Eppure tra i fattori di base (materie prime, industria agricola, fattori politici) non c’e assolutamente nulla che indichi la “ragione” della crisi o presunta tale. L’11 Settembre? Non basta di certo. Dobbiamo fare un altro “passo indietro”. Chi dice che “l’economia” va bene?

    Risposta:
    Nessuno

    "Beh dovrebbe essere semplice, la borsa sale, i consumi aumentano, la produzione industriale aumenta, gli occupati pure e via dicendo. Bene bene, studiamo un po’ questa equazione. Se la produzione industriale aumenta, a causa del fatto che la stragrande maggioranza del mercato sta in occidente, evidentemente ci sono “piu’ soldi” che vengono spesi dagli occidentali. Ma da dove vengono? Beh, dai salari o da altri “proventi”. Pero’ i salari medi non sono granche’ aumentati anche nei periodi di “boom” o presunto tale dell’ultimo decennio, anzi oserei dire che sono perfino diminuiti in potere d’acquisto a parte un piccolo segmento di superspecializzati o di capitani d’industria e/o manager et similia.

    Quindi la “crescita” da dove veniva? Semplicemente dall’immissione sul mercato del “circolante” di quelle che venivano definite come le cosiddette ”immobilizzazioni”, ovvero capitali immobiliari dirottati su “fondi immobiliari”, la previdenza integrativa, la diffusione di un azionariato di massa e l’immissione sul mercato di nuovi titoli, ovvero la traduzione e l’immissione sul mercato dei capitali di qualunque tipologia di risorsa disponibile.

    Risposta:
    Concordo con questa analisi; vi è stata una crescita fittizia dovuta alle speculazioni finanziarie, come sopra ho riportato.

    "Se andiamo a vedere i titoli azionari ci rendiamo conto che addirittura ancora adesso che il mercato viene definito “depresso” il valore patrimoniale delle societa’ e’ nel 90% dei casi di molti ordini di grandezza inferiore a quello definito di “capitalizzazione” di borsa. La realta’ e’ che ormai non si sa piu’ come sviluppare mercati “reali” perche’ il consumo di beni e’ pressoche’ stabile se non in diminuzione e si sviluppano mercati “virtuali”.

    Risposta:
    Non credo che il valore delle società sia così tanto inferiore a quello di capitalizzazione; concordo con la difficoltà di creare mercati reali.

    "A questo punto entra nel discorso anche un'altra logica. Chi e’ “vincente” nel mercato odierno? Chi produce beni o chi produce utili? O meglio ancora chi sviluppa “denaro” (virtuale o meno) o chi vende prodotti?

    Risposta:
    Sì, purtroppo oggi vince chi sa produrre denaro con tutti i giochini finanziari, che in seguito illustri.
    I risultati cominciamo a vederli adesso col grosso calo delle quotazioni azionarie e speriamo che si fermino qui.
    Però il rischio che vengano scoperti “ altarini” finanziari è ancora grande, in tal cosa le quotazioni sono destinate a diminuire ancora.
    Ma nel sottofondo c’è anche la difficoltà delle aziende di vendere sui ns mercati e la crisi finirà quando esse troveranno sbocchi per la vendita dei prodotti; insomma la produzione non deve calare, altrimenti si crea disoccupazione e miseria e si entra in un ciclo perverso, per cui più il pese è povero, più lo diventa.


    "Se perdi quote di mercato muori, il tuo destino e’ essere venduto ad altri. E magari quell’altro sta anche peggio di te ma riesce a nasconderlo meglio e tentera’ di spogliare tutto quello che trovera’ nell’azienda oggetto dell’acquisizione. E’ una logica perversa, che ormai sta prendendo il sopravvento. E’ come una catena alimentare alterata, cominciano a scarseggiare le prede, gli squali cominciano a divorarsi fra loro oppure a allearsi per sopravvivere. E tutti a invocare “la crescita”. A caratteri cubitali. Sembra una danza della pioggia. In realta’ credo che si sia arrivati alla frutta. Ovvero che non ci siano piu’ margini o altre immobilizzazioni, o risparmio “non gestito” o qualsiasi altra risorsa economica da dare in pasto ai mercati finanziari per aumentare le quotazioni e via discorrendo. La gente potra’ anche essere condizionata dai mass-media, ideologizzata, confusa, adulata, convinta e via cosi’, ma alla fine ci si apre anche gli occhi. I soldi sono meno. Altro che crescita.

    Il problema sta in quello che io chiamo “il teorema del castello di carte”. Ovvero l’occidente in realta’ la crisi non se la puo’ permettere. La crisi “non esiste” ormai per definizione. Esiste la “congiuntura”. Ovvero un presunto momento di stallo in attesa della nuova “crescita”. Anche gli stati, la politica, la comunicazione, tutto ormai partecipa in massa alla trasmigrazione dell’economia dal “patrimoniale” al “finanziario” e quindi non e’ permesso ormai da nessuno degli attori il “tirarsi indietro”. Perche’ se qualcuno parla di crisi tutto il sistema crolla. Tutti i presunti “rendimenti” dei fondi di ogni genere e tipo, qualsiasi attivita’ va male. Anche il “mattone”, tradizionale riferimento nelle cosiddette crisi in realta’ e’ ormai legato a doppio filo a questa logica con i fondi “immobiliari” anch’ essi radicati nel mondo finanziario…... Anche l’oro ha i suoi fondi. Ma finira’ anche l’acquisizione esasperata, il franchising ha ormai invaso il commercio, le piccole imprese boccheggiano, le “economie di scala” che permettono le riduzioni di prezzo e l’aumento delle vendite e del fatturato oramai sono arrivate al limite di rottura anche per i grossi gruppi. Certo, si puo’ pensare che in nome del principio sopra enunciato questi discorsi siano “controproducenti” e che invece si debba partecipare al coro della “crescita crescita”….

    Risposta:
    L’analisi che tu fai delle aberrazioni, con le quali sta andando avanti il sistema economico occidentale, mi trova concorde.

    "Ma alla fine della fiera che cosa vogliono fare i fautori delle "riforme" o presunte tali?

    E' fondamentalmente semplice.
    Il sistema chiede soldi, al sistema fanno capo gli stati, che sono anch'essi indebitati. Si raschia il fondo del barile, si destruttura tutto e ci si appressa alla "compartimentazione", ovvero a fare in maniera che il crollo del castello di carte non possa in realta' nuocere al sistema stesso, ovvero che esso sopravviva a se' stesso.
    Questa non e' fantapolitica amici, e' la realta'.

    Saluti

    Luca Loi
    Conclusione di Catone:
    Sono d’accordo sulla tua analisi critica, ma non mi trovo allineato sulle tue pessimistiche conclusioni.
    Ci dovranno essere certo delle riforme, che non dovranno consistere in misure illusorie, destinate a non incidere sui metodi finanziari, coi quali fino ad ora è sata portata avanti l’economia.
    E’ necessario introdurre delle misure correttive non per irrigidire il mercato finanziario, ma per incanarlo verso gli investimenti produttivi e non verso le speculazioni.
    Se gli stati interveranno ( nella logica di Keynes) per arginare queste perverse tendenze del mercato finanziario e creeranno opportunità di sviluppo, dove esso è assente, allora potranno aprirsi nuovi mercati.
    Ad ogni modo tu critichi giustamente il modo cinico e perverso di far quattrini coi giochi finanziari e quindi tutto il sistema economico attuale, ma cosa proponi?
    Vuoi tornare ad un sistema di socialismo reale, come quello che c’era in Italia prima di Tangentopoli? Vale a dire al sistema delle aziende a partecipazione statale?
    Sarebbe interessante sapere come tu intenderesti superare questo stato di profonda crisi morale ed economica.

    SALUTI

    CATONE

  9. #49
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    Predefinito Mi debbo accontentare di...

    ...fare solo un paio di osservazioni.

    Sull'accenno al professor Monti come ideale riformatore in senso liberale del "vecchio Stato italiano": potrei essere d'accordo ma ricordo che per fare le riforme, anche la meno radicale, oltre alle idee ci vogliono i voti, e chi glieli dà i voti al futuro premier Monti?
    Servono voti in Parlamento per fare leggi; servono voti per le strade e le piazze per contrastare le forze sociali che si oppongono, legittimamente, alle riforme; servono voti per le strade e le piazze per contrastare le forze sociali che si oppongono, con metodi illegali e antidemocratici, alle riforme.

    Sulla necessità che si affrontino le riforme, nel modo più radicale possibile ma anche con la gradualità che i grossi problemi toccati chiedono, sono d'accordo. Anche il governo D'Alema aveva tentato, timidamente, un approccio alle riforme, e proprio sull'art.18 ci fu lo scontro, discretamente ignorato dalla stampa e dalla Rai di regime, dal quale D'Alema uscì sconfitto e con le pive nel sacco. Eppure era il leader incontrastato del centro-sinistra.
    Forse questo può significare che per portare felicemente a termine certe riforme serve più un "Lucignolo Berlusconi", "noto affabulatore e commerciante", piuttosto che un noto leader ex comunista con il suo gioioso seguito di ex comunisti ed ex cattocomunisti con contorno di verdi e rifondatori.

    saluti

  10. #50
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    Predefinito Re: Mi debbo accontentare di...

    Originally posted by mustang
    ...fare solo un paio di osservazioni.

    Sull'accenno al professor Monti come ideale riformatore in senso liberale del "vecchio Stato italiano": potrei essere d'accordo ma ricordo che per fare le riforme, anche la meno radicale, oltre alle idee ci vogliono i voti, e chi glieli dà i voti al futuro premier Monti?
    Servono voti in Parlamento per fare leggi; servono voti per le strade e le piazze per contrastare le forze sociali che si oppongono, legittimamente, alle riforme; servono voti per le strade e le piazze per contrastare le forze sociali che si oppongono, con metodi illegali e antidemocratici, alle riforme.

    Sulla necessità che si affrontino le riforme, nel modo più radicale possibile ma anche con la gradualità che i grossi problemi toccati chiedono, sono d'accordo. Anche il governo D'Alema aveva tentato, timidamente, un approccio alle riforme, e proprio sull'art.18 ci fu lo scontro, discretamente ignorato dalla stampa e dalla Rai di regime, dal quale D'Alema uscì sconfitto e con le pive nel sacco. Eppure era il leader incontrastato del centro-sinistra.
    Forse questo può significare che per portare felicemente a termine certe riforme serve più un "Lucignolo Berlusconi", "noto affabulatore e commerciante", piuttosto che un noto leader ex comunista con il suo gioioso seguito di ex comunisti ed ex cattocomunisti con contorno di verdi e rifondatori.

    saluti
    A quando i ritratti giganti di Berlusconi nelle piazze?

    Ma seriamente, tu credi che Berlusconi possa cambiare qualcosa?

    E' stato sicuramente politicamente importante, perchè ha dato speranza e rappresentanta a tanti che prima non la avevano. Ma dal punto di vista pratico, non è in grado, non è capace, perchè non ha il consenso sulle singole riforme.

    Sulla sanità, non si capisce nulla. Intanto aumentano i costi.

    Sulla scuola, confusione totale.

    Sulla difesa, Martino fa e disfa, ma non si capisce cosa voglia fare.

    Sugli esteri sorvoliamo...

    Sull'economia, sembra strizzare l'occhio a chi evade, come hanno fatto tutti i governi e dall'altro non sembra avere idee per risolvere la questione meridionale.

    Sull' immigrazione, prima frigna in TV nel 94', poi fa la Bossi - Fini, riempiendola di burocrazia e costi.

    Poi si sa, nella confusione, passa tutto per sotto...

 

 
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