Molte illusioni non me le sono mai fatte, d'altronde era proprio Berlusconi in campagna elettorale a parlare di "economia sociale di mercato" e mai di liberismo [e decisi comunque di votarlo].
C'è uno splendido e piccolo libro recuperato al solito da Sellerio, libro che fu bruciato in piazza nel 1768, di Gabriel Francoise Quaiet, che è la storia di un contadino ricchissimo che però nella Francia ancora ingabbiata nelle trame stataliste, burocratiche e colbertiane va in rovina.
Uno come Giulio Tremonti propone questo. Giulio Tremonti ha fatto la campagna elettorale organizzando i profesional day, le giornate degli ordini professionali [alla faccia del neo-corporativismo].
Giulio Tremonti prosegue la tradizione per cui quel tanto di riforme liberiste si fanno sul blocco sociale altrui, la sinistra le faceva sul commercio, questa maggioranza manco le fa e comunque si propone di farle sul lavoro.
Ma in generale, l'elemento costitutivo della cultura e della azione politica di questa maggioranza è il NO al valore liberale del conflitto, al valore liberale dello scontro. Mi tocca sentire questo governo che elogia la concertazione del '92 e del '93 e santifica la concertazione come metodo. Il sistema fascista piaceva tanto al padronato italiano e specialmente alla Fiat, perché consentiva quella gestione consensuale tra grandi sindacati e grandi industrie che fu l'essenza del corporativismo italiano, cioè di una democrazia non democrazia, in cui la concertazione sostituiva il Parlamento ed il senatore Agnelli diventava una figura istituzionale nel sistema corporativo, fascista ed antifascista. Come i sindacati, rappresentava il vero regime sociale del Paese. Ecco, non mi pare abbiamo fatto molti passi in avanti da allora.
La signora Thatcher ebbe Scargill, il Cofferati di lì, per ben 356 giorni in piazza. Lo tenne in piazza, fece le riforme "lacrime e sangue" e quello se ne tornò a casa. Qui neanche 356 minuti. Subito si fa il tavolo: vale con il sindacato ma vale pure con gli imprenditori, parliamoci chiaro. Alcuni echi si sono avvertiti alcuni mesi fa dentro Confindustria: se si apre la questione degli ammortizzatori sociali si apre una questione che anche per la grande impresa italiana è scabrosa; si apre la questione dei 20.000 miliardi di vecchie lire che ogni anno l'INPS deposita nella Cassa integrazione a zero ore [di questa cosa nessuno ne parla, manco il Governo, perché differentemente dal '94 Berlusconi ha deciso di farsi salvatore e garante di questi equilibri].
Uno degli assi portanti della Prima Repubblica era l'uso disinvolto della spesa pubblica come strumento per l'acquisizione del consenso al prezzo dell'accumulo del debito pubblico. Ebbene, qualche settimana fa Berlusconi e Tremonti sono tornati tutti trionfanti da Siviglia, felici come delle Pasque, perché si è deciso di rivedere il patto di stabilità in modo che così si potrà finalmente operare sul disavanzo. Sì, insomma, sono contenti perché così possono tenere aperto quel rubinetto del disavanzo, cioè della nuova parte, della nuova porzione di debito che farà crescere ancora di più l'acqua della vasca del debito pubblico complessivo che è già colma.
Roba da pazzi e da avventurieri, rispetto alle nuove generazioni che non votano e non scioperano.
Ci dicono che così si potrà operare sulla Riforma Fiscale: intanto fino ad oggi le imposte nazionali sono rimaste uguali, mentre a livello locale, a causa di alcuni interventi che ci sono stati, gli amministratori devono scegliere tra l'aumento della loro imposizione o la riduzione dell'erogazione dei servizi per i cittadini.
Stanno operando come l'Ulivo: così come Ciampi e Prodi ci hanno portato in Europa con gli artifici contabili, così anche questi altri approfittano del mal comune mezzo gaudio europeo e giocano sul disavanzo.
Tasse niente. Spese niente. Nessuna riforma strutturale.
Diamogli tempo, si dice. E si dimentica che era proprio durante questi primi dodici mesi che doveva farsi sentire la spinta modernizzatrice, perché questo è stato l'anno della luna di miele, l'anno della maggiore spinta degli elettori ed insieme l'anno più lontano dalle elezioni. Se non hanno avuto il coraggio di fare adesso un po' di sacrifici non penso proprio che faranno quelle riforme "lacrime e sangue" - di cui abbiamo tanto bisogno - nel corso della campagna elettorale per le europee...




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