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  1. #1
    Nihil.
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    Predefinito Primo anno di governo: considerazioni sparse

    Molte illusioni non me le sono mai fatte, d'altronde era proprio Berlusconi in campagna elettorale a parlare di "economia sociale di mercato" e mai di liberismo [e decisi comunque di votarlo].

    C'è uno splendido e piccolo libro recuperato al solito da Sellerio, libro che fu bruciato in piazza nel 1768, di Gabriel Francoise Quaiet, che è la storia di un contadino ricchissimo che però nella Francia ancora ingabbiata nelle trame stataliste, burocratiche e colbertiane va in rovina.

    Uno come Giulio Tremonti propone questo. Giulio Tremonti ha fatto la campagna elettorale organizzando i profesional day, le giornate degli ordini professionali [alla faccia del neo-corporativismo].
    Giulio Tremonti prosegue la tradizione per cui quel tanto di riforme liberiste si fanno sul blocco sociale altrui, la sinistra le faceva sul commercio, questa maggioranza manco le fa e comunque si propone di farle sul lavoro.

    Ma in generale, l'elemento costitutivo della cultura e della azione politica di questa maggioranza è il NO al valore liberale del conflitto, al valore liberale dello scontro. Mi tocca sentire questo governo che elogia la concertazione del '92 e del '93 e santifica la concertazione come metodo. Il sistema fascista piaceva tanto al padronato italiano e specialmente alla Fiat, perché consentiva quella gestione consensuale tra grandi sindacati e grandi industrie che fu l'essenza del corporativismo italiano, cioè di una democrazia non democrazia, in cui la concertazione sostituiva il Parlamento ed il senatore Agnelli diventava una figura istituzionale nel sistema corporativo, fascista ed antifascista. Come i sindacati, rappresentava il vero regime sociale del Paese. Ecco, non mi pare abbiamo fatto molti passi in avanti da allora.

    La signora Thatcher ebbe Scargill, il Cofferati di lì, per ben 356 giorni in piazza. Lo tenne in piazza, fece le riforme "lacrime e sangue" e quello se ne tornò a casa. Qui neanche 356 minuti. Subito si fa il tavolo: vale con il sindacato ma vale pure con gli imprenditori, parliamoci chiaro. Alcuni echi si sono avvertiti alcuni mesi fa dentro Confindustria: se si apre la questione degli ammortizzatori sociali si apre una questione che anche per la grande impresa italiana è scabrosa; si apre la questione dei 20.000 miliardi di vecchie lire che ogni anno l'INPS deposita nella Cassa integrazione a zero ore [di questa cosa nessuno ne parla, manco il Governo, perché differentemente dal '94 Berlusconi ha deciso di farsi salvatore e garante di questi equilibri].

    Uno degli assi portanti della Prima Repubblica era l'uso disinvolto della spesa pubblica come strumento per l'acquisizione del consenso al prezzo dell'accumulo del debito pubblico. Ebbene, qualche settimana fa Berlusconi e Tremonti sono tornati tutti trionfanti da Siviglia, felici come delle Pasque, perché si è deciso di rivedere il patto di stabilità in modo che così si potrà finalmente operare sul disavanzo. Sì, insomma, sono contenti perché così possono tenere aperto quel rubinetto del disavanzo, cioè della nuova parte, della nuova porzione di debito che farà crescere ancora di più l'acqua della vasca del debito pubblico complessivo che è già colma.

    Roba da pazzi e da avventurieri, rispetto alle nuove generazioni che non votano e non scioperano.

    Ci dicono che così si potrà operare sulla Riforma Fiscale: intanto fino ad oggi le imposte nazionali sono rimaste uguali, mentre a livello locale, a causa di alcuni interventi che ci sono stati, gli amministratori devono scegliere tra l'aumento della loro imposizione o la riduzione dell'erogazione dei servizi per i cittadini.

    Stanno operando come l'Ulivo: così come Ciampi e Prodi ci hanno portato in Europa con gli artifici contabili, così anche questi altri approfittano del mal comune mezzo gaudio europeo e giocano sul disavanzo.

    Tasse niente. Spese niente. Nessuna riforma strutturale.
    Diamogli tempo, si dice. E si dimentica che era proprio durante questi primi dodici mesi che doveva farsi sentire la spinta modernizzatrice, perché questo è stato l'anno della luna di miele, l'anno della maggiore spinta degli elettori ed insieme l'anno più lontano dalle elezioni. Se non hanno avuto il coraggio di fare adesso un po' di sacrifici non penso proprio che faranno quelle riforme "lacrime e sangue" - di cui abbiamo tanto bisogno - nel corso della campagna elettorale per le europee...

  2. #2
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    Predefinito

    Allanim,
    se è farina del tuo sacco, ti faccio i miei complimenti. E un piccolo commento
    Stanno operando come l'Ulivo: così come Ciampi e Prodi ci hanno portato in Europa con gli artifici contabili, così anche questi altri approfittano del mal comune mezzo gaudio europeo e giocano sul disavanzo.
    Ciampi e Prodi usarono pochissimi artifici contabili, tutti legali ed accettati dall'UE, e comunque portarono un forte miglioramento nei conti pubblici iyaliani.

    Il nostro tremonti Azzeccagarbugli ne usa ad iosa, anche rifiutati dall'UE, quindi inaccettabili, e nonostante tutto i conti pubblici italiani sono in netto peggioramento, il pareggio rimandato di uno o DUE anni, ecc.

    Naturalmente di ciò viene incolpato l'andamento mondiale e il famoso BUCO che ancora nessuno ha scoperto dove sia.

    Spero che tu e molti come te vadano alle urne, la prossima volta, un pò meno baldanzosi e un pò più riflessivi e razionali.

  3. #3
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    Predefinito gli artifici contabili

    Sugli artifici contabili del governo Prodi sarei più prudente. Diciamo che c'era un ministro del Tesoro che con buone relazioni seppe fra chiudere un occhio all'estero, cosa che Tremonti non ha l'autorevolezza per fare e ogni giorno c'è un Solbes o un Eurostat o chessoio che gli dà addosso. Detto questo il testo di Allanim mette il dito nella piaga. E se poi la battuta di Rutelli sulle prossime dimissioni di Tremonti avesse colto nel segno. Tremonti è davvero persona di qualità, ma con il difetto di non saper dissimulare e l'intervista alla Rai di ieri sera ce ne ha trasmesso un'immagine ectoplasmatica. Pallido, mogio, insicuro. Che disastro, mi son detto. Comunque a difesa del nostro e del governo è che l'11 settembre ha cambiato tutto e ancora non ce ne siamo resi conto fino in fondo. Con ciò non significa mondarci le mani pilatescamente. C'è stata troppo facile entusiasmo sulle qualità taumaturgiche di Berlusconi e ora che si scopre il tasso di difficoltà elevato, si devono vedere le vere qualità, se vi sono. Siamo alla prova del fuoco, insomma. Comunque io capisco l'accentuazione tematica di Allanim, ma non butterei via tutto. Intanto i problemi di questo anno avrebbero fatto saltare ancora più facilmente gli equilibri del centrosinistra, avesse mai vinto le elezioni. Poi adesso i paragoni con la Thatcher mi sembrano inopportuni in ogni senso, ma il primo anno della Thatcher è stato terrificante, non lo dimenticate. Poi almeno il governo Berlusconi divide il sindacato, instaura una trattativa, prende delle misure, l'alternativa era avere Cofferati capo del governo come si dimostrò di fatto ai tempi di quello D'Alema. Poi vi devo dire che la politica internazionale dell'esecutivo è stata una manna dal cielo, rispetto a quello che si era visto con la sinistra dopo la guerra del Kossovo. E questa resta una garanzia. Per cui critiche giuste, toni preoccupati, ma aspettiamo a fasciarci la testa.

  4. #4
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    Predefinito

    da www.ilsole24ore.com

    " Ue: l'Italia non convince sul deficit




    «L'argomento italiano non è affatto convincente»: è la risposta del direttore generale della Dg Ecofin Klaus Regling a una domanda fatta oggi durantela presentazione del rapporto trimestrale sull'andamento dell'economia in Eurolandia. Un giornalista straniero ha chiesto se il passo della crescita economica tracciato oggi si discosti molto da quello ipotizzato dai Gope (i Grandi orientamenti di politica economica, approvati dal vertice di Siviglia). Regling, che guida la Direzione generale che fa capo a Pedro Solbes, ha risposto rilevando che le forchette di crescita per il secondo e il terzo trimestre del 2002 «sono marginalmente al di sotto di quanto previsto dalle previsioni economiche di primavera della Commissione: i più recenti sviluppi non ci fanno credere che dovremmo cambiare qualcosa, quindi l'argomento italiano non è affatto convincente ». La stima della Commissione per la crescita 2002 dell'Italia è dell'1,3%, la stessa cifra su cui si è allineato il Governo nel Dpef presentato nei giorni scorsi. Per il 2003, il governo prevede una crescita del 2,9% con un rapporto deficit-Pil dello 0,8%, mentre per il 2004 a fronte di un tasso di crescita uguale si stima un rapporto deficit-Pil pari allo 0,5 per cento. I Gope impegnano invece l'Italia a raggiungere una posizione di bilancio «vicina al pareggio» nel 2003, vale a dire non superiore a un disavanzo pari allo 0,5%, e di pareggio nel 2004 .


    Cordiali saluti,

  5. #5
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    Predefinito

    Che bello: per la prima volta sono in rilievo! []

    Calvin, io non sono di quelli che enfatizzano lo schiaffo di Eurostat o le ramanzine di Solbes. Lasciamo allora da parte i vari infortuni di Tremonti, lasciamo da parte perfino i dati edulcorati sull'inflazione: dico che è gravissimo quello che è accaduto sull'accordo in via di realizzazione tra governo Cisl e Uil..

    Tu scrivi: questo esecutivo divide il sindacato, instaura la trattativa, isola la CGIL. E' vero solo in parte: nella salsa neocorporativa, infatti, i connotati sono due: l'assenza di conflitto e la rissa di copertura.

    L'assenza di conflitto è bene esplicitata da Oscar Luigi Scalfaro, uno che se ne intende, sempre giovane e sempre forte. L'emerito Presidente ci spiega che le tematiche di interesse generale [lavoro, immigrazione, tasse, riforme del welfare ecc.] devono essere approvate con il massimo consenso parlamentare. Logica tutta italiota, ferocemente antidemocratica.
    Ebbene, che a dire ste cose sia Scalfaro, nulla di strano, ma se poi le sento ripetere al Costanzo Show da Silvio Berlusconi, beh, un po' mi preoccupo.

    Secondo connotato: la rissa di copertura che ovviamente è quella sull'art. 18 e nella quale ognuno recita la sua parte in commedia: Berlusconi fa il premier responsabile che tratta, la CISL e la UIL fanno le forze democratiche che dialogano anche con il governo reazionario [loro sono democratici e trattano]; la CGIL invece gioca e incassa la sua royalty di lotta dura e pura.
    Ma l'art. 18 è stato modificato solo in piccolissima parte: riforma di pura facciata. Il premier, sempre da Costanzo, dice che questo esecutivo sarebbe stato a favore della modifica così come proposta nel referendum dai radicali, ma di non poterla fare. Traduco: la maggioranza in Parlamento non conta una fava. Come ci spiega quel pensatore originale che è Baget Bozzo: ritenere che l'intesa per il governo dell'economia debba essere gestita per forza con l'accordo con i sindacati vuol dire richiamarsi al concetto mussoliniano di Stato corporativo, che sostituisce il popolo della democrazia con le classi.
    E io sono d'accordo con Gianni Baget Bozzo.

    Forse dovrei cominciare ad usare un bel paio di occhiali, ma io le riforme economiche non le vedo e quello che vedo è poca cosa. E attenzione: Berlusconi rischia di pagarla. Ha ragione Gaetano Quaglieriello quando spiega che Berlusconi ha avuto i voti per fare le riforme economiche e sociali e che se non le fa sono affari suoi. E guardate che già ci sono i primi segnali: perdere 9 province su 11 non è una sconfitta, è una batosta. E ancora: il premier che va a Verona a fare il comizio con i sondaggi a meno 2 e dopo il suo comizio si va a meno 6 è sintomatico; così come sintomatico è il fatto che va a parlare a Frosinone e a Frosinone si perde. A proposito: ci sono stati dei momenti in cui Berlusconi faceva uscire un sondaggio a settimana, adesso da un mese e mezzo non escono più sondaggi....Boh.

    E se l' Economia piange, la Giustizia certo non ride. Anche io sono convinto che Berlusconi sia stato ed in parte continui ad essere oggetto di una vera e propria persecuzione giudiziaria, a volte anche con gravissimi danni per il Paese. Ma a tutto questo si reagisce con le riforme, con il conflitto aperto e trasparente, non anche qui come in campo economico e sociale, ossia con l'alternarsi della rissa e del compromesso opaco. No, dico, ma avete visto che razza di riformicchia ha preparato Castelli?! Il compianto Caianiello bollava il suo Ddl sulla giustizia come un "pannicello caldo".

    p.s. So bene che a sinistra l'alternativa liberale e liberista a tutto questo non c'è. Ed infatti non li ho votati e non li voterei nemmeno se si andasse alle urne oggi stesso. Epperò, sono decenni che devo accontentarmi di questi discorsi tranchant, del tipo "sì, le cose non vanno bene ma sempre meglio che vedere al governo gli altri..". Ragionamento che taglia la testa al toro e alle critiche e che un po' mi ha stancato.

  6. #6
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    Predefinito non volevo sminuire

    Caro Allanim, non volevo sminuire la portata delle tue critiche, ma compiere una riflessione che essendo politica, deve in qualche modo valutare anche il comportamento della opposizione. Nel senso che la critica in politica pretende realismo e quando ci si muove su una linea di intervento di insoddisfazione generale, quale la tua, è lecito anche cercare soluzioni diverse per ottenere quei risultati che l'attuale governo non riesce ad offrirci. Purtroppo, il tuo intervento va in una direzione che non incontra forze esistenti capaci di recepirlo, per cui se non ti sostiene questa maggioranza, bisognerà inventarsi qualcosa altro, ma certo non si va con la sinistra. Nello specifico io condivido le tue preoccupazioni sull'economia, anzi, le credo ancora più gravi. Ma non trovo sbagliato, con tutto il rispetto per Baget Bozzo, che il presidente del Consiglio discuta con le parti sociali e riinviti al tavolo del negoziato la Cgil. Io credo che questo atteggiamento sia dettato dal buon senso e dal rispetto per la Costituzione e non della concertazione. Nel senso che il governo ha il dovere di sentire gli interlocutori sociali, ma poi di decidere secondo le sue linee. Non mi stupisce e non mi spaventa poi l'influenza di qualche tipo che si può subire in questo confronto, perchè non si può governare ogni giorno con la piazza contro. Noi non siamo l'Inghilterra, purtroppo ti aggiungo, e non sarà certo Berlusconi a creare un trauma sociale, che potrebbe anche essere salutare. L'importante e lo sottolineo, che non ci si faccia mettere ancora una volta, come accadde con il governo D'Alema e con centinaia di governi democristiani del passato, i piedi in testa dal sindacato. Allora realismo ci dice che con quello che c'è in campo, Berlusconi qualche garanzia in più ce la dà. Non ci vogliamo accontentare? Benissimo, mica il mondo finisce con Berlusconi e Forza Italia.

  7. #7
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    Predefinito Re

    Se e' permesso un confronto desiderei replicare (con un punto di vista diverso) a tutte le "interessanti" affermazioni fin qui elaborate.
    Si definisce come "valore liberale" il conflitto.
    Il conflitto e' un valore liberale?
    Interessante, non mi risulta che sia cosi' comunque mettiamo il caso che in base ad una pseudo-intuizione di tipo "illuminista" (ovvero io so dove deve andare il sistema e gli altri no) che queste "riforme" ipotizzate fin qua siano necessarie.
    Domanda semplice semplice.
    Cui prodest?
    Ovvero in che direzione vanno queste riforme?
    La risposta piu' classica ed evidente sarebbe:
    Per risanare lo stato e il deficit strutturale pubblico.
    Dunque dunque, siamo sicuri che la direzione e' questa?
    Perdonatemi ma che qui si stia a tritare di nuovo la storia della Thatcher mi fa alquanto ridere. Come al solito siamo sempre indietro di almemo dieci-quindici anni. Quando altri si accorgono degli errori commessi noi "cominciamo" a farli.

    Partiamo dalla base.

    Ho notato che ci sono ancora molti che ritengono che la 'modernizzazione', la 'rivoluzione liberale' ed il sistema americano costituiscano i nuovi paradigmi della 'verita'' e della prosperita', quali novelli Pinocchi nel paese dei Balocchi, come evidentemente appare a molti l'universo pseudoliberista prospettato da voi, da Berlusconi e dagli altri mangiafuoco della situazione, ed allora proviamo ad analizzare questa 'prospettiva' in termini 'italiani'.

    Come e' risaputo, il liberismo 'avanzato' (o presunto tale) prevede che a fronte dell'utilizzo di servizi non piu' a carico statale ma bensi' privatizzati, dalla scuola alla sanita' alla previdenza, ci sia un forte decremento del carico fiscale gravante sui contribuenti, a titolo presunto di 'risarcimento' per i maggiori oneri sostenuti dal cittadino nell'usufruire di tali servizi. Ebbene, andiamo ad analizzare (ovviamente in maniera 'empirica', ma e' un conteggio..interessante), quale sarebbe il livello di carico che il cittadino italiano dovrebbe accollarsi. Se andiamo a verificare il costo di una polizza assicurativa sanitaria con un livello di copertura appena comparabile (e non raggiunta) con quello garantito dal servizio sanitario nazionale sfondiamo il tetto dei 200 Euro mensili a persona su un calcolo effettuato sulle tariffe americane (quindi in un sistema consolidato) oltretutto senza nemmeno avere la gratuita' di tutta una serie di altre prestazioni e attivita' connesse (a partire dalla maternita' ad altro ed altro ancora). Non basta ancora, se andiamo a calcolare il livello di costo della struttura 'istruzione' dobbiamo aggiungere almeno altri 100 Euro mensili (medi) con sistema a regime per ciascun figlio in eta' scolastica, a questi aggiungiamo la quota previdenziale, (mettiamo una quota di 150 Euro forfettarie mensili per una polizza non 'integrativa' ma a copertura reale) ed arriviamo ad una quota (media) mensile a carico di ciascun contribuente di circa 350/400 Euro (lorde) nelle migliore delle ipotesi (ovvero senza aggravi per costi di istruzione). A questo punto se verifichiamo il livello di carico fiscale in USA, abbiamo attualmente una percentuale di carico aggregato (dirette + indirette) pari al 32%, nei confronti del 43% italiano. Sul reddito procapite italiano netto (da imposte dirette) medio (attualmente di circa 12.800 Euro), depurato dalle imposte indirette dovute al consumo (il 20%), lasciando perdere (in quanto quota indipendente COMUNQUE dal calcolo) il risparmio, abbiamo un effettivo netto 'puro' di circa 10.500 Euro. Ora calcoliamo la differenza tra un carico applicato 'globale' fiscale del 32% oppure del 43% ed otteniamo una differenza di circa 1300 Euro. La somma (per anno) invece del costo di tutti i servizi sociali eventualmente 'privatizzati' consta di minimo 4.500 Euro (3300 al netto delle indirette, anche se il calcolo e' effettuato sulle aliquote 'italiane' oltretutto maggiori) sia pur abbattibili parzialmente nella parte inerente alle imposte dirette. Diciamo che proprio nella migliore delle ipotesi possibili riusciamo a recuperarne 1200/1500 di questi 3300. IN NESSUN CASO, anche nel migliore possibile si verifica una situazione di convenienza per il cittadino.

    Si potrebbe anche 'tentare' di replicare che un'eventuale 'aumento' del PIL e della produzione interna dovuta alla tassazione inferiore applicata alle imprese 'potrebbe' aumentare il reddito, ma e' un qualcosa tutto da dimostrare, ed in ogni caso l'incremento non riuscirebbe certo a compensare i costi dei servizi privatizzati.

    Non e' nemmeno sufficiente. Il sistema sanitario USA e' decine e decine di posizioni nella classifica internazionale indietro rispetto al sistema italiano. Che il sistema scolastico americano sia superiore a quello europeo e' tutto da dimostrare. Lasciamo perdere il sistema previdenziale...

    Purtroppo non e' ANCORA sufficiente.

    L'Italia e' legata ad un patto di stabilita' con l'Unione Europea in cui sussistono PRECISI vincoli di introiti statali e di risanamento di bilancio, e l'aliquota di carico fiscale aggregata non potrebbe in ogni caso scendere repentinamente proprio per la necessita' di ripianare il deficit 'storico' dell'Italia.

    Senza pensare poi del drenaggio verso l'estero di tutti gli utili derivanti da questi servizi, visto che ben difficilmente qualcuno potrebbe pensare di sviluppare 'poli' di gestione dei servizi su scala globalizzata in Italia.

    E pensare che abbiamo analizzato solo TRE delle centinaia di servizi privatizzabili...

    Che molti possano continuare a pensare di andare incontro al paese dei balocchi , con il suo Lucignolo Berlusconi e' purtroppo una realta', ma non mi si venga a raccontare di 'rivoluzioni liberali'. Trattasi di volgare 'fregatura', per non usare altri termini...in nome dei luminosi paroloni usati tipo 'modernizzazione' o appunto 'rivoluzione liberale'. Non sto nemmeno a spiegare l'effetto che avrebbe questo sistema sui ceti piu' deboli, dai disoccupati al Mezzogiorno, senza bisogno di ricorrere ad 'assistenzialismi' o altre cose di questo genere.

    Questo sistema puo' funzionare (e male) forse in America, che e' un paese che da solo assorbe il 30% delle risorse mondiali, ma che qualcuno pensi ad un futuro 'luminoso' con l'applicazione del medesimo in Italia...ci sono due soluzioni: O non ha capito effettivamente cosa voglia dire, oppure pensa di guadagnarci sopra. Il paradossale e' che persino nella seconda ipotesi che qualcuno ci guadagni e' tutto da dimostrare....

    Passiamo al lavoro.
    Si continua a ragionare al contrario. Anziche fare in maniera di aumentare la tutela dei lavoratori nel terzo mondo della globalizzazione si pensa che la soluzione sia quella di ridurre la distanza di "competitivita'" riducendo il divario relativo ai diritti delle maestranze. L'art. 18? Chi conosce la materia sa bene che le imprese che ne sono state toccate sono una percentuale irrisoria. Allora perche' tutto questo contendere? E' semplice, perche' si introduce il principio secondo il quale si baratta un diritto in cambio di denaro. Non e' cosa da poco, e se la si vede con un po' di lungimiranza la cosa arriva molto lontano.

    Insomma alla fine quale e' il discorso che rimane?

    Tutto cio' e' NECESSARIO (lacrime e sangue) perche' altrimenti i conti dello stato vanno in malora (o si presume tale, ci sarebbe da discutere anche su questo)
    Siamo sicuri?

    Riposto..

    Il puzzle si sta scomponendo. Che puzzle? Il puzzle della crescita, dello sviluppo, del progresso. Il mito dell’occidente si sta sgretolando piano piano. In America crolla prima la Enron, poi la Worldcom, perfino la Disney annuncia che ci sono errori di bilancio. Si ma che sara’ mai, gli amministratori possono sbagliare. La Fiat perde il 30% delle quote di mercato. “Congiuntura”, questa e’ la risposta. L’Eurostat dice all’Italia che le cartolarizzazione di incassi presunti non possono essere contabilizzate. Mah..questioni da commercialisti. La Andersen Consulting e’ nell’occhio del ciclone, sembra che tutte le sue “revisioni” facciano ridere. Ci sara’ qualche corrotto. In Giappone addirittura il PIL l’effimero e piuttosto “influenzabile” indicatore della crescita e’ in calo. Si ma ci sono i Mondiali, la gente deve pensare ad altro, magari si aumenta il turismo. In Italia l’inflazione e’ al 2,3%, eppure tutti i prezzi sono saliti alle stelle, addirittura una manifestazione di fronte all’Istat. In Francia crolla il mito di Messier, con la Vivendi. In Germania addirittura si rischia di non riuscire a rispettare i parametri economici di Maastricht. Ma vabbe’ si trovera’ qualche correttivo.

    Ma “dove” nasce questa “crisi”?

    Facciamo un passo indietro, l’ultima grossa crisi “strutturale” del sistema “mondiale” risale al 1973 ed ha la precisa causa nel costo del petrolio. Se andiamo pero’ a vedere non esiste ad oggi uno “squilibrio” del genere. Si puo’ pensare allora che la crisi non sia “strutturale” ma finanziaria, ma…un momento a tutt’oggi c’e differenza tra questi due “termini”?

    Mai come oggi c’e un rincorrersi di statistiche, numeri, previsioni, analisi e chi piu’ ha piu’ ne metta sul fatto che nel futuro ci sara’ “la crescita”. Numeri contradditori, altalene di bilanci e quant’altro. Eppure tra i fattori di base (materie prime, industria agricola, fattori politici) non c’e assolutamente nulla che indichi la “ragione” della crisi o presunta tale. L’11 Settembre? Non basta di certo. Dobbiamo fare un altro “passo indietro”. Chi dice che “l’economia” va bene?

    Beh dovrebbe essere semplice, la borsa sale, i consumi aumentano, la produzione industriale aumenta, gli occupati pure e via dicendo. Bene bene, studiamo un po’ questa equazione. Se la produzione industriale aumenta, a causa del fatto che la stragrande maggioranza del mercato sta in occidente, evidentemente ci sono “piu’ soldi” che vengono spesi dagli occidentali. Ma da dove vengono? Beh, dai salari o da altri “proventi”. Pero’ i salari medi non sono granche’ aumentati anche nei periodi di “boom” o presunto tale dell’ultimo decennio, anzi oserei dire che sono perfino diminuiti in potere d’acquisto a parte un piccolo segmento di superspecializzati o di capitani d’industria e/o manager et similia.

    Quindi la “crescita” da dove veniva? Semplicemente dall’immissione sul mercato del “circolante” di quelle che venivano definite come le cosiddette ”immobilizzazioni”, ovvero capitali immobiliari dirottati su “fondi immobiliari”, la previdenza integrativa, la diffusione di un azionariato di massa e l’immissione sul mercato di nuovi titoli, ovvero la traduzione e l’immissione sul mercato dei capitali di qualunque tipologia di risorsa disponibile. La cosa curiosa e’ che ormai “i mercati” danno un parere su tutto, sulla politica, sull’economia, persino sul “modus vivendi” o su qualsiasi altra cosa. Qualcuno potrebbe anche pensare che il fenomeno sia di segno positivo. Il problema dove sta? Sta nel fatto che questa non e’ AFFATTO una crescita ma una completa finzione. Se andiamo a vedere i titoli azionari ci rendiamo conto che addirittura ancora adesso che il mercato viene definito “depresso” il valore patrimoniale delle societa’ e’ nel 90% dei casi di molti ordini di grandezza inferiore a quello definito di “capitalizzazione” di borsa. La realta’ e’ che ormai non si sa piu’ come sviluppare mercati “reali” perche’ il consumo di beni e’ pressoche’ stabile se non in diminuzione e si sviluppano mercati “virtuali”. A questo punto entra nel discorso anche un'altra logica. Chi e’ “vincente” nel mercato odierno? Chi produce beni o chi produce utili? O meglio ancora chi sviluppa “denaro” (virtuale o meno) o chi vende prodotti?

    La domanda e’ meno capziosa di quello che sembra. Se si pensa che il 99% delle transazioni riguarda il mercato finanziario e non uno scambio di beni reali appare chiara la direzione in cui si e’ mosso il mondo economico. C’e anche un altro problema. La globalizzazione impone alle societa’ delle acquisizioni e delle fusioni per sopravvivere sul mercato “reale” ma queste in realta’ sono condizionate pesantemente dalla capacita’ di liquidita’ delle varie societa’. Il mezzo piu’ semplice e’ ricorrere come sempre al mercato finanziario e utilizzare la propria capacita’ di “capitalizzazione” dei valori borsistici con le piu’ varie e fantasiose operazioni per acquisire altre societa’. C’e un ma. Il valore finanziario ed anche l’atteggiamento dei mercati nei confronti delle societa’ e’ fortemente condizionato dall’utile presentato dalla societa’ e dai dividendi promessi.

    A questo punto e’ facile comprendere la ragione per la quale cosi’ tante societa’ ed anche grossissime abbiano falsato i bilanci. In realta’ lo hanno fatto per sopravvivere. In Italia la Fiat e’ in crisi? Probabilmente verra’ ceduto il ramo Auto alla GM nel 2004. Semplicemente perche’ non e’ ammissibile che lo stato generale dell’economia e che il mercato reale non cresca piu’ e che in realta’ il circolante non aumenti, che in realta’ la gente sia piu’ povera o meno disposta a spendere.

    Se perdi quote di mercato muori, il tuo destino e’ essere venduto ad altri. E magari quell’altro sta anche peggio di te ma riesce a nasconderlo meglio e tentera’ di spogliare tutto quello che trovera’ nell’azienda oggetto dell’acquisizione. E’ una logica perversa, che ormai sta prendendo il sopravvento. E’ come una catena alimentare alterata, cominciano a scarseggiare le prede, gli squali cominciano a divorarsi fra loro oppure a allearsi per sopravvivere. E tutti a invocare “la crescita”. A caratteri cubitali. Sembra una danza della pioggia. In realta’ credo che si sia arrivati alla frutta. Ovvero che non ci siano piu’ margini o altre immobilizzazioni, o risparmio “non gestito” o qualsiasi altra risorsa economica da dare in pasto ai mercati finanziari per aumentare le quotazioni e via discorrendo. La gente potra’ anche essere condizionata dai mass-media, ideologizzata, confusa, adulata, convinta e via cosi’, ma alla fine ci si apre anche gli occhi. I soldi sono meno. Altro che crescita.

    Il problema sta in quello che io chiamo “il teorema del castello di carte”. Ovvero l’occidente in realta’ la crisi non se la puo’ permettere. La crisi “non esiste” ormai per definizione. Esiste la “congiuntura”. Ovvero un presunto momento di stallo in attesa della nuova “crescita”. Anche gli stati, la politica, la comunicazione, tutto ormai partecipa in massa alla trasmigrazione dell’economia dal “patrimoniale” al “finanziario” e quindi non e’ permesso ormai da nessuno degli attori il “tirarsi indietro”. Perche’ se qualcuno parla di crisi tutto il sistema crolla. Tutti i presunti “rendimenti” dei fondi di ogni genere e tipo, qualsiasi attivita’ va male. Anche il “mattone”, tradizionale riferimento nelle cosiddette crisi in realta’ e’ ormai legato a doppio filo a questa logica con i fondi “immobiliari” anch’ essi radicati nel mondo finanziario. Anche l’oro ha i suoi fondi. Tutto il sistema sta in realta’ in piedi su “cio’ che la gente pensa” ovvero sulla convinzione della gente che tutto vada bene. A questo punto si puo’ pensare che vabbe’ che ci frega, funziona cosi’ e siamo contenti lo stesso. Dove sta il problema? Il problema sta che questo sistema e’ in realta’ basato sulla “dinamica” ovvero funziona quando c’e afflusso di capitali. Ma i capitali stanno finendo. E soprattutto sta entrando in profonda crisi la parte piu’ sana del sistema, quella della produzione e della vendita dei beni. E per quanto si possa mascherare, finanziarizzare, rivoltare e nascondere o minimizzare la cosa risulta oramai evidente. In Giappone nessuno compra piu’ niente, In Italia idem. I primi a morire sono i piccoli, e per certi versi questa logica fa comodo ai grossi gruppi che fin qui hanno divorato per quanto piu’ possibile i piccoli. Ma finira’ anche l’acquisizione esasperata, il franchising ha ormai invaso il commercio, le piccole imprese boccheggiano, le “economie di scala” che permettono le riduzioni di prezzo e l’aumento delle vendite e del fatturato oramai sono arrivate al limite di rottura anche per i grossi gruppi. Certo, si puo’ pensare che in nome del principio sopra enunciato questi discorsi siano “controproducenti” e che invece si debba partecipare al coro della “crescita crescita”.
    Io invece mi son stufato. Per me siamo alla vigilia di una vera e grossa “rivoluzione” che non e’ ne’ politica ne’ tantomeno marxista. E’ semplicemente il crollo del castello di carte. Prima o poi tutte le mitologie finiscono e anche questo sistema e’ destinato a “implodere”.

    Ma alla fine della fiera che cosa vogliono fare i fautori delle "riforme" o presunte tali?

    E' fondamentalmente semplice.
    Il sistema chiede soldi, al sistema fanno capo gli stati, che sono anch'essi indebitati. Si raschia il fondo del barile, si destruttura tutto e ci si appressa alla "compartimentazione", ovvero a fare in maniera che il crollo del castello di carte non possa in realta' nuocere al sistema stesso, ovvero che esso sopravviva a se' stesso.
    Questa non e' fantapolitica amici, e' la realta'.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

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    Predefinito Mi tremono le vene...

    ...e i polsi al pensiero di dibattere con persone che citano il Quaiet
    francese o riescono a entrare profondamente nei pensieri dei bati Tremonti, Prodi, Tathcher e Scargill, limitandomi ai primi.

    In un Paese prevalentamente "protestante" quale la Gran Bretagna nel sindacato del rosso Scargill era alta, al contrario, la percentuale di cattolici. Questo può dare una lettura diversa al perchè alla fine vinse la "Bottegaia" e capitolarono le sinistre.
    Il tutto "sparso" su uno strato "altamente permeabile alle istanze liberali".
    Quindi, lasciamo la Tathcher e Scargill agl inglesi e teniamoci i nostri Cofferati e Berlusconi. Il quale governa, e da Palazzo Chigi vede molto bene cosa debba governare.
    Una grande massa di cattolici "di facciata", una forte minoranza di cattolici "fondamentalisti" sensibilissimi ai richiami della "vecchia Democrazia cristiana" quando era essa stessa sensibilissima ai richiami della "Chiesa e dei suoi interessi".

    In mezzo a questo popolo "di fedeli" si sono installate o si sono create le forze sindacali di ispirazione cattolica subito contrapposte dalle forze sindacali di ispirazione social-comunista ma comunque di persone sempre di fede cattolica.

    Berlusconi oggi e D'Alema ieri come Amato l'avant'ieri e così via trova questa realtà fuori e dentro la sua maggioranza.
    In effetti deve "trattare" con i dc interni per combattere o trattare con i dc della minoranza; e lo stesso deve fare con i socialisti.

    Gli unici, o quasi, che si sono storicamente combattuti e che sono incompatibili tra loro sono i liberali e i comunisti, oggi ex.
    Ma tutti sanno che i liberali sono stati e sono tutt'ora una infima
    minoranza.

    Adesso provate a pensare l'enorme difficoltà che incontra uno che vuole riformare un Paese nel quale hanno coabitato per decenni le due forze politiche più irragionevolmente conservatrici della Storia di quel Paese.

    Due parole a luca loi.

    Si chiede: cui prodest?
    E per rispondere entra in un improbabile ragionamento che va contro la modernizzazione e la rivoluzione liberale, partendo dalla solita frase fatta che noi siam bravi solo a copiare.
    Quanto sbaglia!

    Comunque lavora sodo e ci riempie di numeri e percentuali con i quali vorrebbe dimostrare che, per esempio, la Sanità pubblica com'è ora sia meglio delle tante Mutue autonome e autogestite.
    Certo che riprendere i dati pubblicati dagli attuali operatori sanitari, e parlo dei medici, primari e normali, infermieri, dirigenti sanitari e case farmaceutiche facilita la sua tesi: dimenticando che quando le cose stavano come oggi il governo vuole rimettere tutto costava molto meno e tutto funzionava molto meglio.
    Per il motivo semplicissimo che "il piccolo" è meglio controllabile e più facilmente gestibile, e che tanti "piccoli" uniti in cooperative possono affrontare eventuali "fornitori" con argomenti forti.

    Quindi si butta in una profonda analisi del "sistema americano" dimenticandosi di aggiungere che "nessuno", qui, è tanto sciocco da voler copiare quel "sistema". Quello è cresciuto e si è evoluto con la crescita economica, politica, civile e sociale di tutto il Paese.

    Ma giusto per approfondire ricordo a loi il "sistema dello spillone".

    Non lo conosce? La "massaia" (in america credo stiano scomparendo, uso il termine come esempio) che torna giornalmente dalle "spese" infila su di un grosso "spillone" le ricevute fiscali prese durante il giro. Diorno dopo giorno, assieme a quelle dell'idraulico, il giardiniere, il parrucchiere, il medico (anche dentista), i medicinali e così via, fino alla fine dell'anno.
    Poi fa i conti, fa la somma delle "tasse pagate conto terzi" e le toglie regolarmente dalle sue(in America non si pagano le tasse sulle tasse).
    Mette tutto in una busta e spedisce a chi di dovere.
    Il quale, controllando ricevuta dopo ricevuta, può risalire facilmente agli incassi di quasi tutte le aziene americane.

    Naturalmente questo non è fascismo, comunismo e neppure statalismo. E' semplicemente "democrazia fiscale".

    Altro esempio: se putacaso da quelle parti ti capita di passare per uno Stato incappi in una infrazione per alta velocità puoi stare certo che quasi sempre ti beccano e ti spellano. E devi pagare subito, o presentarti entro pochi giorni (definibili nel verbale) presso la stazione di polizia del tuo luogo di residenza.
    Se non lo fai nessuno ti cerca, fino alla prossima infrazione contestata. Come ti beccano salta subito fuori l'altra multa non pagata (per dolo) e rischi la confisca della macchina, che, dopo averti accompagnato a casa o alla stazione taxi più vicina, ti viene
    requisita.
    Magari potessimo "scopiazzare" questi barbari sistemi.

    Per finire: il sistema sanitario nazionale americano è probabilmente fra gli ultimi sistemi sanitari nazionali del mondo ma... al contrario degli altri che sono gli "unici disponibili" quello americano è "uno dei tanti" e dei meno "usati".
    Appunto, è una questione di diversa organizzazione.

    L'art. 18? Cofferati ha gettato nella lotta tutta la sua potenza di tiro. Perchè? Perchè sa che se Berlusconi e i suoi hanno ragione il vecchio sindacato italiano è morto. E fra sei mesi lo potremo sapere.
    Cisl e Uil lo hanno capito e si stanno preparando.

    I sindacati "debbono" salvaguardare i diritti degli iscritti.
    Il governo "deve" salvaguardare i diritti di tutti, anche dei "non ancora lavoratori".

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Re: Mi tremono le vene...

    Originally posted by mustang
    ...

    Berlusconi oggi e D'Alema ieri come Amato l'avant'ieri e così via trova questa realtà fuori e dentro la sua maggioranza.
    In effetti deve "trattare" con i dc interni per combattere o trattare con i dc della minoranza; e lo stesso deve fare con i socialisti.

    Gli unici, o quasi, che si sono storicamente combattuti e che sono incompatibili tra loro sono i liberali e i comunisti, oggi ex.
    Ma tutti sanno che i liberali sono stati e sono tutt'ora una infima
    minoranza.

    Adesso provate a pensare l'enorme difficoltà che incontra uno che vuole riformare un Paese nel quale hanno coabitato per decenni le due forze politiche più irragionevolmente conservatrici della Storia di quel Paese.


    saluti
    Mustang, allora ti cito pure i saggi di Don Sassun. []
    Questo storico e politologo inglese scrive - in un saggio pubblicato qualche mese fa per i tipi della Mondadori - che la forza del Governo in UK è il bipartitismo. Grazie al bipartitismo ieri la Thatcher poteva governare senza rivali a destra e senza dover mediare ogni minuto con i cespugli della coalizione. E lo stesso può fare oggi Blair. In Francia col doppio turno ed in Italia col mattarellum i meccanismi sono esattamente contrari a quello su cui si regge l'esecutivo inglese. Qui da noi, come ricordavi giustamente tu, Berlusconi è costretto a fare in modo di non offendere nessuno degli alleati e, nel contempo, a cercare di ridurli all'impotenza per quel che può. E' un'operazione difficilissima: si è costretti continuamente a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte; e chi vuole attaccare il premier - da sinistra come dal centro - trova sempre una pezza d'appoggio. Risultato: paralisi dell'esecutivo, il quale può sperare di procedere solo per piccoli passi, in modo timido ed incerto, proprio perché una maggioranza composta di 5-6 partiti[ni] deve dare delle garanzie un po' a tutta la coalizione. Bene, per rimediare a tutto questo il centrodestra cosa fa? Si batte per il salvataggio della proporzionale e dei 44 partiti oggi esistenti! Chiaravallotti, il governatore forzista della Calabria, qualche giorno fa denunciava ad es. che la sua coalizione [FI e AN] si sta battendo per aumentare la quota proporzionale presente nella legge regionale [che già oggi grazie al Tatarellum è dell'80%!] e per dare tutti i poteri ai Consigli regionali sicché il Presidente è soltanto indicato, poi arriva in Consiglio e se non si mette d'accordo con i partiti questi gli sfilano di sotto la sedia e avanti un altro. Insomma, io qui vedo aria di Restaurazione: ritorno al proporzionale, ai finanziamenti pubblici, salvataggio dei 44 partiti, delle coalizioni "pluraliste", dell'esecutivo debole e rafforzamento della Repubblica assembleare. Per carità, se a Berlusconi - insieme a Tremonti e a Bossi - sta bene tutto questo, si accomodi pure. Poi però chi è causa del suo mal pianga se stesso.

  10. #10
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    Predefinito

    Mah, puoi sempre continuare a nutrirti dei ridicoli concetti di "rivoluzione liberale" e di "modernizzazione" (semplici falsita') ma non mi hai affatto dato una risposta.
    La tua ipotesi che i piccoli, riunendosi possano riuscire a spuntare "prezzi inferiori" e' semplicemente sballata.

    Perche' la sanita', come tutti gli altri servizi in una logica come questa e' destinata a diventare "terreno di mercato" ovvero acquisita (da parte di gruppi esteri) e le forniture farmaceutiche sono decise con logiche che vanno ben al di la' del semplice rapporto cliente-fornitore.

    Ti diro' di piu', secondo me anche il principio di concorrenza, unico salvagente del sistema mercato, si sta profondamente stravolgendo e modificando. Lo si vede gia' dove la globalizzazione ha gia' inglobato la magior parte degli agenti sul mercato, ad esempio nelle assicurazioni, in cui dietro la pletora di sigle in realta' si nascondono tre o quattro attori legati insieme in un "cartello" di ferro. I prezzi salgono per spremere il mercato e la concorrenza in realta' non esiste piu'.

    Sulla simpatica teoria dello spillone niente da dire, non vedo come possa essere presa pero' come metro di giudizio su un sistema quale quello americano.

    Sul lavoro ti riposterei un articolo sulla "Stampa" (famoso giornale marxista) di oggi che segnala proprio la profonda inversione di tendenza nel numero di ore lavorate per singola persona nel corso della sua vita, a partire dal 1972 ad oggi, (dimenticando anche la diminuzione del potere d'acquisto)

    Potrei dirti che lo stralcio dei diritti non e' secondo me un problema sindacale, e' un problema di civilta', in quanto se io metto in discussione questi, domani qualcuno potra' dirmi che in nome della "modernizzazione" non ho diritto ad alcuna pensione, che potro' crepare perche' le assicurazioni non mi assicurano nulla perche' magari sono troppo vecchio, e che mio figlio non avra' nessuna possibilita' di crearsi una famiglia o di comprarsi una casa in quanto nessuno assumera piu' a tempo indeterminato. Si abolira' lo statuto dei lavoratori e potremo tornare tranquillamente al medioevo. Tutto in nome della modernita'.

    Aprite gli occhi.

    Saluti

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