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  1. #31
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    Nucara in Liguria: sopralluogo in una fabbrica inquinante/E' stato anche esaminato il caso di un elettrodotto che suscita timori nei cittadini

    Quel principio precauzionale da applicare

    Il percorso ligure inizia la mattina del 20 settembre 2005 alle ore 10,00: il segretario del Partito repubblicano italiano nonché viceministro all´Ambiente e alla Tutela del territorio, Francesco Nucara, si è recato in visita al Comune di Cogoleto, in Provincia di Genova.

    Si tratta di un Comune che presenta svariati segni di degrado ambientale e vive, dunque, un problema di inquinamento i cui risvolti sociali hanno assunto dimensioni che non è esagerato definire rilevanti.

    Il primo incontro era previsto presso lo stabilimento Stoppani. Si tratta di una struttura palesemente fatiscente all'interno della quale prestano la loro attività circa venticinque operai che lavorano senza nessuna garanzia di sicurezza e perfino senza certezza di salario regolare.

    Nello stabilimento, risalente agli inizi del Novecento - e sicuramente non oggetto delle opportune ristrutturazioni - si produceva bicromato di sodio sin dalla sua apertura. Le conseguenze dell'incuria si sono trasmesse in modo amplificato ai nostri giorni. Il cromo – notoriamente cancerogeno nella forma esavalente – è ormai vastamente diffuso in tutta l'area circostante, infiltrandosi sia nel suolo sia nelle falde acquifere. Le dimensioni di tale propagazione sono giunte a minacciare seriamente addirittura gli arenili e i fondali marini. Dalle indagini dell´ARPAL (Agenzia per la protezione ambientale della Liguria) risalenti all'8 giugno del 2005, si evince la presenza di una concentrazione, inaccettabile rispetto alle percentuali massime tollerate, di metalli pesanti quali arsenico, zinco, cromo esavalente, nichel, vanadio, cobalto, nonché di idrocarburi policiclici aromatici totali.

    Ad aggravare una situazione già precaria, si deve registrare il fallimento dei ripetuti tentativi di accordo che, nel corso di questi ultimi anni, hanno visto inutilmente contrapposti i "proprietari" della struttura e le istituzioni locali: in sostanza le trattative non hanno portato a nessuna conclusione positiva.

    Insomma, si è "tirato a campare": ma tra poco si "tireranno pure le cuoia", se non si assumeranno provvedimenti, i quali inevitabilmente presenteranno caratteri di urgenza. Necessaria l'attivazione di poteri sostitutivi, dopo aver concordato con i Comuni interessati, la Provincia di Genova e la Regione Liguria, la soluzione migliore da adottare. All'orizzonte potrebbe profilarsi, visti i presupposti, un commissariamento per l'emergenza. Una soluzione, quest'ultima, che consentirebbe di accelerare i tempi per il risanamento di tutta la zona, rendendo inoltre appetibili le aree bonificate per altre iniziative. Resta comunque primaria la necessità di tutelare, al meglio e da subito, la salute dei cittadini. Risulta ancora più pressante, vista la portata della propagazione delle sostanze inquinanti, il controllo degli arenili di Cogoleto e Arenano, al fine di evitare la balneazione illegale.

    L'elettrodotto. Nella frazione Lerca di Cogoleto è stato installato un elettrodotto di proprietà delle Ferrovie dello Stato. La sede di tale manufatto è stata di recente collocata in altra zona, allo scopo di fare spazio ad un campo da golf. Al di là della piacevolezza offerta da una simile struttura dedicata al tempo libero, è doveroso sottolineare che, se di tale spazio usufruiscono pochi golfisti a scapito dei cittadini, meglio sarebbe stato lasciare l'elettrodotto nella sede originaria, il cui spostamento ha oltretutto richiesto un impegno economico diversamente utilizzabile, forse degno di miglior destinazione. Lo spostamento dell'elettrodotto ha determinato, per contro, un problema ben più serio, rappresentato dal fatto che esso attualmente risulta collocato a pochi metri dagli edifici. Naturalmente, per gli abitanti delle case interessate, sono sorte le abituali preoccupazioni che in genere si associano al fenomeno del cosiddetto inquinamento elettromagnetico; parimenti colpisce l'assenza indifferente delle istituzioni, pur demandate a garantire la sicurezza dei propri amministrati, che si sentono minacciati dalla vicinanza dell'elettrodotto. Per rassicurare l'opinione pubblica è indispensabile che Regione, Provincia, Comune e Sovrintendenza esprimano le proprie valutazioni. Tali pareri, sono già stati emessi? Ed ancora, la documentazione sulla base della quale è stata concessa l'autorizzazione alla deviazione dei tralicci, risulta regolare?

    Accerteremo le responsabilità ed applicheremo nella sua forma più corretta quel principio di precauzione formulato per tutelare, in prima insopprimibile istanza, la salute dei cittadini.

  2. #32
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    Nucara ha inaugurato una sede del Pri in Liguria. E l'Edera si riorganizza/Tra gli interventi anche quello del segretario regionale Alongi. A Recco intitolata una scuola a Goffredo Mameli

    Una cerimonia per suggellare il rilancio del nostro partito

    Successo in Liguria per la trasferta del Segretario nazionale del Pri, Francesco Nucara, alla luce di una tre giorni con un'agenda ricca di avvenimenti. Tra le tappe importanti, l'inaugurazione della sede del Pri in Liguria. Un'occasione importante per tastare il polso di una regione in cui i Repubblicani si stanno riorganizzando per tornare a recitare quel ruolo politico di primo piano che storicamente hanno occupato. Nella terra di Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi – solo per citare alcuni tra i grandi nomi liguri del Risorgimento – si sta ricostruendo infatti quella base politica locale necessaria per portare avanti i valori del più antico partito italiano, valori attuali come non mai. E proprio il Segretario Nucara è stato chiamato a ufficializzare il rifiorimento del Pri ligure tenendo a battesimo la nuova sede per la regione, messa in piedi grazie all'impegno di un nutrito numero di persone coordinate dal lavoro impeccabile del nuovo Segretario regionale, Giuseppe Alongi. La concomitanza con il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini non ha fatto altro che rendere ancora più suggestiva e significativa la riscoperta di un evidente punto di riferimento per coloro che si riconoscono in quegli ideali risorgimentali che hanno costruito le fortune democratiche italiane. Una cerimonia semplice e genuina, alla presenza di numerosi rappresentanti e militanti del Pri giunti per l'occasione da gran parte della penisola, con gli inevitabili discorsi di buon augurio. Il primo a prendere la parola è stato il padrone di casa, il Segretario regionale Giuseppe Alongi, che ha espresso la ferma volontà di continuare la sua opera di rafforzamento dei quadri locali per la riorganizzazione del partito, all'interno di un progetto a lunga scadenza. È toccato poi ad Alfio Lamanna, Presidente del Pri per la Liguria, ricordare come nelle ultime elezioni regionali si sia sfiorato il successo grazie al candidato Repubblicano, Mauro Rattone, che ha raccolto consensi andando oltre ogni rosea aspettativa. Successivamente Alongi ha introdotto il Segretario nazionale Nucara, visibilmente compiaciuto della nuova situazione in quella che può essere definita come la regione-simbolo del pensiero Repubblicano. In un breve discorso, il On. Nucara ha sottolineato la necessità del partito di andare alla ricerca di nuova linfa, di giovani necessari per il proseguimento di quel discorso iniziato da Mazzini, proseguito nella storia fino ai giorni nostri e di grande attualità. E nella nuova sede ligure del Pri i giovani ad assistere al rilancio del partito erano davvero tanti. Emozionante il momento in cui Stelio de Carolis, Presidente del comitato per i festeggiamenti mazziniani, ha consegnato – a sorpresa – le rare medaglie commemorative del bicentenario, donategli dalla Presidenza della Repubblica, proprio al Segretario Nucara. Un pomeriggio soleggiato e il panorama sulla Lanterna, simbolo storico di Genova, hanno contribuito a rendere più gradevole una cerimonia che profuma di rilancio per il Pri in Liguria.

    *****

    Una scuola per Goffredo Mameli, una sede del PRI nuova di zecca e la visita alla statua di Mazzini con uno spiacevole fuori-programma. La visita in Liguria del Segretario nazionale del Pri, Francesco Nucara, è stata l'occasione per sottolineare l'impegno con cui la dirigenza Repubblicana locale, guidata da Giuseppe Alongi, sta consolidando le basi di un progetto politico a lunga scadenza. Accompagnato dal Sen. Stelio De Carolis, Presidente del comitato per i festeggiamenti nel bicentenario della nascita di Mazzini, e da Franco Torchia, responsabile nazionale del Tesseramento, il Segretario nazionale è stato coinvolto in una tre-giorni densa di appuntamenti e di incontri posti in calendario dalla perfetta organizzazione ligure.

    Il battesimo della nuova sede regionale ha rappresentato un momento simbolico di rilevante importanza, con molti giovani e numerose delegazioni nazionali a sottolineare la volontà di introdurre nuova linfa negli ingranaggi del Pri, per portare avanti quel discorso iniziato da Mazzini e proseguito negli anni. Un occhio di riguardo verso le nuove generazioni diventa fondamentale se si fanno programmi a lunga scadenza e proprio dai giovanissimi arriva un segnale forte. Gli alunni di una scuola elementare di Recco, ridente cittadina del Levante genovese famosa in tutto il mondo per l'unicità della sua focaccia al formaggio, hanno infatti deciso – attraverso una votazione – di intitolare il proprio istituto alla memoria di Goffredo Mameli, eroe del Risorgimento e autore dell'inno nazionale. Alla cerimonia, in cui è stata scoperta la targa commemorativa dell'edificio scolastico, hanno partecipato tutti gli alunni con i rispettivi genitori e un centinaio di persone presenti per l'avvenimento. Francesco Nucara ha regalato alcune magliette celebrative del bicentenario e ha lanciato un concorso a cui possono prendere parte i più giovani. In pratica, i partecipanti dovranno scrivere alcuni testi ispirandosi alla storia del Risorgimento e coloro che realizzeranno le cinque opere migliori saranno premiati dalla "Voce Repubblicana" con una gita nella Capitale che comprende la visita alle sedi dei principali organi istituzionali e al Museo del Risorgimento.

    Successivamente, nella splendida cornice della Sala consiliare di Recco, il prof. Di Porto dell'Università di Pisa è stato il relatore del dibattito "Gli Stati Uniti d'Europa per Giuseppe Mazzini" alla presenza del sindaco Buccilli che, al termine della relazione, ha espresso gratitudine per il supporto del Pri all'attività politica della città, dovuto in particolare all'opera di Roberto Polverini e Alberto Martinelli.

    Nel corso della trasferta ligure non poteva mancare il più classico dei fuori-programma, con il Segretario nazionale del PRI costretto a rimboccarsi le maniche per strappare arbusti ed erbacce che ricoprivano il piedistallo e parte della statua di Giuseppe Mazzini che domina sulla centralissima Piazza Corvetto a Genova, davanti al portale della Provincia. Lo stato di apparente abbandono della statua stona visibilmente con la cura dei giardinetti prospicienti, degrado ancora più inammissibile nella ricorrenza mazziniana.

    A concludere il programma, la visita alla tomba di Giuseppe Mazzini nel cimitero genovese di Staglieno, atto doveroso nel bicentenario della scomparsa dell'"apostolo delle genti".

    Giuseppe Sciortino responsabile comunicazione Pri-Liguria

  3. #33
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    Lettera di Nucara a Ciampi

    Inviata al Presidente della Repubblica il 26 settembre 2005.

    Caro Presidente, come forse avrà appreso dalle cronache di alcuni quotidiani, durante una mia visita a Genova per partecipare ad una manifestazione dedicata al Bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, il giorno 20 settembre 2005 mi sono recato ai piedi della statua di colui che è uno dei principali simboli del nostro Risorgimento; figura particolare per i repubblicani e protagonista dell'unità della nazione, come Lei ha giustamente ricordato a tutti i cittadini italiani.

    Ho immediatamente constatato quanto monumento e scalinata d'accesso fossero invasi da erbacce infestanti, il che era fra l'altro in netto contrasto con lo stato di accurata manutenzione del resto del poggio dove trova sede il monumento stesso.

    A quel punto ho deciso di rivestire i panni di "indignato" giardiniere, procedendo io stesso ad una sommaria e simbolica ripulitura di scalinata e statua. Gesto fatto per segnalare agli organi di informazione presenti quanto fosse nullo il rispetto - oltretutto nella città natale - verso uno dei "costruttori" e dei padri spirituali di questo Paese.

    Essendo ovviamente consapevole quanto tali lavori di manutenzione spettino alle autorità locali competenti, voglio comunque con questa mia comunicarLe il mio sdegno di segretario del partito che ha nel suo dna l'insegnamento mazziniano, e comunque di cittadino italiano, urtato da una simile irrispettosa e incomprensibile incuria.

    Sono certo che i miei sentimenti, in tale contesto, sarebbero stati anche i Suoi.

    Voglia gradire i sensi della mia ammirazione per la Sua persona e per l'immagine che del Suo ruolo dà al mondo civile.

    Francesco Nucara

  4. #34
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    Lettera al presidente dell'Amministrazione provinciale di Genova/Mauro Mazzotti ha messo in rilievo il cattivo stato del monumento dedicato a Mazzini

    Un padre della nazione privato di ogni decoro

    Lettera che Mauro Mazzotti, Gruppo Pri Provincia di Ravenna, ha indirizzato al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Genova e, per conoscenza, al Sindaco di Genova (21 settembre 2005).

    Il giorno 20 settembre scorso, in occasione di una manifestazione del Comitato per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, mi sono recato con una delegazione di amministratori e dirigenti repubblicani ravennati, unitamente a rappresentanti nazionali e locali del mio Partito, guidata dal vice ministro Francesco Nucara, segretario nazionale del Pri, a rendere omaggio al monumento di Mazzini prospiciente la bella piazza Corvetto.

    Confesso l'impressione non piacevole riportata nel vedere il monumento e la scalinata d'accesso costellate di erbacce infestanti; maggiormente esaltata per altro dal confronto con lo stato di accurata manutenzione in cui è tenuta l'aiuola fiorita del poggio su cui sorge il monumento stesso.

    Sicuramente un non intenzionale disguido di competenze che desidero segnalarle per quanto riterrà doveroso disporre al fine di rendere il monumento, che mostra anche qualche segno di fatiscenza nelle strutture, al decoro a cui tutti teniamo. Cordiali saluti,

    Mauro Mazzotti, consigliere provinciale, Gruppo Pri Ravenna

  5. #35
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    Il padre di Giuseppe Mazzini Giacomo...

    Il padre di Giuseppe Mazzini Giacomo, nacque a Chiavari il 2 marzo 1767, sposò a Genova Maria Drago (25.9.1796) ed a Genova morì il 13 dicembre 1848; chiavaresi erano i nonni paterni Giuseppe e Maria Turio; il bisnonno paterno Giacomo, invece nacque a Cogorno (1710), sposò a Rivarola Angelica Raffo (1732) e si trasferì a Chiavari «fra il 2 febbraio 1733 ..., e il 6 aprile 1736» Sulla genealogia dei Mazzini abbiamo ricerche pubblicate di Boerio, Oxilia, Pozzi ed inedite di Vannucci; l'ultimo ad occuparsi delll'argomento in modo più completo ed esauriente e Lorenzo Caratti sul «Bollettino della Domus Mazziniana di Pisa. (1978 N.2, pp. 151-283). Questo studioso risale fino ad un Pasquale Mazzini nato nel 1500.
    Dove fosse l'abitazione di Giacomo Mazzini a Chiavari e incerto; secondo il Ferretto fu in piazza San Francesco, ma non precisa il palazzo, mentre indica quello della famiglia Descalzi amica dei Mazzini, dalla quale discese, come vedremo dettagliatamente, il precettore di Mazzini, sacerdote giansenista il giornale « Chiavari », nel numero che si occupa dei funerali di Giuseppe Mazzini in Genova, indica come dimora dei Mazzini Chiavari un villino nelle colline di Lavagna. Può darsi che le due fonti invece di essere discordanti, siano complementari tra loro, potendo la famiglia di Giacomo Mazzini avere la residenza a Chiavari ed un villino nelle colline di Lavagna come seconda casa per l'estate. Può darsi pure che le due indicazioni sono diverse nel tempo. Un fratello di Giacomo Mazzini Vincenzo, abitava a Chiavari in vico dei Varesi, palazzo Rivarola.
    Achilie Neri, quando ancora non, era stato pubblicato il vasto epistolario mazziniano, raccolse ed espose alcune notizie biografìche sul padre di Mazzini; queste dovrebbero ora essere integrate dalle successive conoscenze che abbiamo dall'epistolario mazziniano già utilizzato nelle varie biografìche di Maria Drago Mazzini. Nella bibliografia mazziniana manca la narrazione esauriente della vita di Giacomo Mazzini. Per il nostro tema limitato interessano solo alcune notizie particolari.
    Giacomo Mazzini a Chiavari fece i primi studi come chierico degli agostiniani scalzi, poi completò il corso biennale di retorica. A diciassette anni andò a Pavia per studiare in quella Università medicina e chirurgia; si laureò nel 1789. Nel 1792 nella stessa Università conseguì la laurea in filosofia. Sposatesi si stabilì prima a Milano, poi definitivamente a Genova. Esercitò la professione medica ed anche l'insegnamento universitario; partecipò ai movimenti culturali dell'ambiente e condivise le idee democratiche che allora si diffondevano in Liguria.
    Se Giacomo Mazzini non dimorò più a Chiavari mantenne tuttavia, legami con la città natia; nel 1797 fu eletto a far parte della Commissione Municipale e fu membro del Consiglio Circondariale.
    Nel « Museo del Risorgimento » della Società Economica di Chiavari n. 41 del catalogo è conservata la medaglia d'argento che è stata conferita al Dott. Giacomo Mazzini per l'assistenza da lui data in Genova ai colerosi del 1835.
    A Giuseppe Mazzini, il 22 giugno 1882, è stato eretto un monumento in Genova. In un'aiuola a destra del piazzale — ora denominato Mazzini — a fianco di piazza Corvetto è stato posto un busto raffigurante la Madre dell'Apostolo del Risorgimento, è auspicabile che qualche istituzione chiavarese si faccia promotrice di mettere un busto del padre nell'aiuola a sinistra.

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  6. #36
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    Leone Garbarino - Pronipote di Giuseppe Mazzini

    Me le sono ritrovate in mano, quasi d'incanto, cercando, come spesso accade, un oggetto diverso. Mi riferisco alle seconde bozze della pubblicazione di Paolo Sanfilippo, su "Chiavari e Mazzini", con prefazione della nota scrittrice Elena Bona Mazzini, che Sanfilippo mi aveva donato nel lontano 1992.
    Chi era Paolo Sanfilippo? Credo nessuno, meglio di Emilio Costa, che ha scritto la premessa sul capitolo dedicato a Leone Garbarino, possa correttamente descriverlo. Ed infatti riportiamo qui di seguito la suddetta premessa:
    Instancabile nelle sue ricerche (svolte ancora con l'ardore di un novizio) su Mazzini e sulla tradizione mazziniana in Italia, Paolo Sanfilippo ha recato pregevoli contributi agli studi risorgimentali, propriamente dedicati a lumeggiare aspetti e momenti della tradizione democratica. Basti pensare al suo costante interesse per Saverio Priscia, figura rappresentativa, nel suo tempo, del gruppo progressista più avanzato.
    Mazziniano da sempre, Sanfilippo racchiude nella propria tempra morale la passione della militanza politica; per questo la sua personalità di cittadino e studioso si ricollega a non pochi uomini del passato, che seppero incarnare in sé il sentimento dell'azione in armonia con la purezza delle più vive istanze spirituali.
    Convinto assertore della funzione storica della lezione di coloro che ci hanno preceduti, lasciandoci illuminanti esempi di umanità e di onesto impegno civile e religioso, Sanfilippo ha raccolto documenti e testimonanze sulla personalità e sull'opera di Leone Garbarino (1882-1953), mazziniano, protestante, pastore di anime, perseguitato politico.
    Non è difficile scorgere, alla base della presente raccolta documentaria, qualche cosa di più di una esigenza di lavoro storiografico, sia pure nella sua fase preparatoria. Infatti Sanfilippo ha trovato nel Garbarino non soltanto un maestro di vita, un tipo ideale al quale accostarsi, ma forse anche gran parte di se stesso. Mazziniani, pastori evangelici, repubblicani impegnati, tutti e due hanno vissuto quasi gli stessi eventi (Sanfilippo è nato nel 1903), sofferto le stesse amarezze, sono passati attraverso la trafila delle stesse battaglie politiche. Entrambi, per formazione spirituale e per conversione religiosa, hanno saputo coniugare, per servirci di una felice espressione di Giorgio Spini, l'Evangelo e il berretto frigio. Quel "mazziniano e protestante", mentre sottolinea le valenze spirituali del Garbarino,indica compiutamente la parabola umana e intellettuale del Sanfilippo; attento a cogliere i nessi tra mazzianianesimo e protestantesimo; un binomio che, rivela una vocazione di ricerca, come detto, il libro è scritto in onore di Giuseppe Mazzini, ma contiene molte pagine riferite al suo pronipote Leone Garbarino. Eccone alcune:

    La famiglia di Giuseppe Mazzini non ebbe discendenti;la sola sorella che si sposò non ebbe figli. Lui non si sposò ma ebbe un figlio che morì in tenera età. Degli appartenenti ai rami collaterali a quello di G.Mazzini solo il ramo Solari-Schiffini-Ghio ha evidenziato la connessione al tronco mazziniano, Leone Garbarino è stato indicato come pronipote di Mazzini. II padre di G.Mazzini ebbe due fratelli e nove sorelle. Leone Garbarino, considerato come pronipote di Mazzini, dovrebbe discendere da una di queste sorelle.
    Lorenzo Caratti,che è il più preciso espositore della genealogia mazziniana,indica pure collegamenti di alcune famiglie con quella di Mazzini. Nel suo studio (pubblicato nel Bollettino della Domus mazziniana di Pisa), più volte nomina la famiglia Turio. I Garbarino hanno abitato in via Turio. La famiglia Turio ha determinato il nome alla via in cui abitavano; l'abitazione dei Turio passò poi ai parenti Garbarino. Oltre al livello di parentela c'è da tener presente che fu considerata la somiglianza fisica del viso di Garbarino con quello del suo avo.

    Paolo Sanfilippo, Mazzini e Chiavari. Chiavari 1983

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  7. #37
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    Un Chiavarese Mazziniano e Protestante

    Pochi oramai a Chiavari, e solamente gli anziani, si ricordano di Leone Garbarino. La sezione chiavarese del P.R.I. è a lui intitolata ed in essa una foto mostra la figura fisica dell'uomo dal volto sereno e pensoso con la barba fluente: volto e barba che sembrano confermare le doti morali e spirituali dell'uomo che aveva del profetico. Tra le poche testimonianze scritte che ci sono pervenute, su Leone Garbarino, due mettono in evidenza la somiglianza fisica tra Garbarino e Mazzini ed una informa che Garbarino era pronipote di Mazzini.
    II corrispondente dì Chiavari del Secolo XIX, quando morì Garbarino, chiuse il suo articolo informativo e rievocativo dello scomparso con questo brano: « Cosi è scomparso "u Garbasin", l'ometto che tutta la riviera del levante ha visto passare su le sue strade, cravatta e barba da cospiratore, gambe di ferro, cuore e mente da fanciullo.
    E' venuta per Leone Garbarino l'ora dell'ultima escursione ma l'avrà fatta come tutte le altre, sereno, sorridente, tranquillo e, bussando alla porta di San Pietro, col suo bastone da montagna, "Garbasin" avrà chiesto: "dime duve u l'è u Pippu"e sarà andato ad abbracciare Mazzini, contento di aver trovato lassù il suo più grande fratello».
    Leone Garbarino era nato a Chiavari il 16.2.1882, mori a Favale perché, quando egli si senti vicino alla morte, volle passare all'altra riva dell'esistenza tra i suoi fratelli in fede; egli, in un certo senso aveva esercitato il ministerio di predicatore laico dell'Evangelo, dopo la morte di Stefano Cereghino che era stato il fondatore ed il conduttore della Chiesa Evangelica Valdese di Favale sin dal tempo dei primi fasti del Risorgimento nazionale. Il padre di Garbarino, Luca era stato socio fondatore della «Società Reciproca di Istruzione ed Assistenza tra gli Operai di Chiavari» ed era stato pure membro del Comitato Cittadino per l'erezione del monumento a Mazzini in Chiavari.
    Leone Garbarino, con un padre così impegnato negli ideali mazziniani, continuò l'eredità spirituale prima, durante e dopo il fascismo. Quando il fascismo sciolse i partiti politici e le associazioni dei lavoratori il nostro trovò modo di nascondere e conservare gli emblemi, simbolo del P.R.I. e di quella benemerita Società Operaia, nota col nome di «Reciproca». Una rara pubblicazione mostra la foto di Garbarino, ormai vecchio, che tiene distesa la bandiera di questa Società che, dice la didascalia della stampa, era conservata gelosamente dal Garbarino; dopo la sua morte il tricolore della «Reciproca» passò, nella custodia di legno e vetro, della sezione chiavarese del P.R.I.
    Garbarino fondò e diresse un'Opera Missionaria Cristiana Evangelica che gli costò molti sacrifici; quest'Opera non ebbe molto successo, ma fu efficace per i contatti che tenne tra i moltissimi evangelici favalesi emigrati nelle Americhe ed il piccolo residuo di evangelici rimasti a Favale e nei dintorni.
    Leone Garbarino era di professione perito agrario ed esercitò la professione come cattedra ambulante di agricoltura, tanto da essere raffigurato nella stampa locale ora come repubblicano con l'aureola, ora come montanaro e guida escursionistica.
    Più che perito agrario Garbarino era noto come erborista; egli preparava e distribuiva, senza spirito di lucro, medicine tratte da piante ed erbe e per questa capacità curativa era benvoluto da coloro che sperimentavano questi farmaci. Questa benevolenza popolare neutralizzava la dura opposizione che le autorità politiche e religiose esercitavano contro Garbarino a motivo delle sue idee politiche e della sua fede protestante. Quando poi il potere monarchico-clericale divenne monarchico-clericale-fascista, il nostro personaggio divenne bersaglio più mirato della persecuzione del regime. Quando il regime divenne nazifascista Garbarino per sopravvivere dovette salire sui monti e divenne partigiano col nome di «Leogarba».
    Fu comandante di Distaccamento della Brigata Mazzini; lottatore coraggioso, fini catturato e condotto in campo di concentramento tedesco. Dopo la liberazione Leone Garbarino riprese, con accresciuta meritata stima, il suo posto di testimonianza religiosa e di lotta politica nello stesso ambiente ove aveva avuto sofferenze e persecuzioni.
    Il suo funerale, sebbene la località fosse fuori dalle vie di comunicazione, fu una degna e solenne dimostrazione di stima e di affetto. Da Genova e dalla Riviera Ligure del Levante salirono a Favale e si unirono alla quasi totalità della cittadinanza favalese, esponenti dell'evangelismo, del repubblicanesimo, del socialismo e delle associazioni partigiane e internati. Nel piccolo cimitero evangelico del paese rievocarono la figura di Leone Garbarino, come credente e come patriota, il prof. Silvio Zeni per i protestanti ed i socialisti, Angelo Chiartelli per i repubblicani e l'ex comandante delle brigate partigiane liguri, Vincenzo Canepa. Il servizio funebre fu tenuto dal Pastore Battista di Genova, Ernesto Corsani, amico del Garbarino.

    Paolo Sanfilippo, Mazzini e Chiavari. Chiavari 1983

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    L’avventura del Partito Repubblicano Italiano per le elezioni al Senato nella Regione Liguria...

    L’avventura del Partito Repubblicano Italiano per le elezioni al Senato nella Regione Liguria è finita prima ancora di cominciare. Non siamo stati in grado di raccogliere il “quorum” minimo di firme per la presentazione della lista. Il rammarico è ancora più grande se si pensa che alla fine della giornata prevista per il deposito, all’ennesimo controllo, è risultata mancante solo una manciata di firme rispetto al numero minimo previsto.
    Non è stato sufficiente lo sforzo compiuto da iscritti e simpatizzanti nei quindici giorni antecedenti il sei marzo; qualcosa, ovviamente, è mancato o non ha funzionato.
    Non resta ora che leccarsi le ferite ed aprire un sereno ma altrettanto fermo dibattito sulle cause di questo recente episodio, che comprenda anche un’analisi sulla situazione attuale del Partito nella Regione e conduca a nuove espressioni politiche e di organizzazione interna del PRI ligure.
    In tale attesa ringraziamo tutti coloro i quali, Repubblicani, simpatizzanti ed amici, hanno apposto la propria firma per permetterci molto “decoubertinianamente” di essere presenti alla prossima tornata elettorale del 9 e 10 Aprile 2006.
    Aspettiamo la prossima occasione nella quale, ne siamo certi, sapremo ripagare la fiducia di coloro che vorranno ancora concedercela, in modo da realizzare pienamente il celebre motto di Giuseppe Mazzini “Pensiero ed Azione”, affinché la frase non resti incompiuta.

    Chiavari, 8 marzo 2006
    Paolo Bertuccio
    Sezione Leone Garbarino – Chiavari

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    Voteremo "Sì", impegnandoci in una revisione bipartisan/E il nuovo testo costituzionale dovrà essere il risultato di un confronto esteso
    Ritrovare lo spirito originario dei Padri

    "Scusi, Lei è favorevole o contrario?" Quante volte abbiamo sentito rivolgere questa domanda, in tv e alla radio? La leggiamo sui giornali nelle rubriche che trattano i sondaggi d'opinione. Gli argomenti sono i più disparati: dall'utilità delle diete a quella di presentare ricorso avverso la squalifica di un noto calciatore, dalla riserva di posti in favore delle signore nelle elezioni ai matrimoni legalizzati tra soggetti del medesimo sesso e così via. Stavolta il grande quesito riguarda il referendum confermativo della modifica costituzionale votata dal centrodestra ed avversata dal centrosinistra, che invita a votare NO per poter riscrivere con le proprie regole questa parte della Costituzione.

    Come sempre, sorge spontanea l'affannosa domanda: "Quanto ne sanno in merito coloro che andranno a votare?". Da intendersi non tanto nel significato deteriore che gli Italiani sono ignoranti, anche se ignorare significa non sapere e tante volte chi non sa può legittimamente ignorare, altrimenti saremmo tutti dei tuttologi, ma nell'altro significato, forse più infido e sottile, nel senso che troppo spesso, non si sa perché, non vi è alcun interesse a saperne di più e poi perché informarsi è faticoso e decidere con la propria testa lo è forse ancora di più; ed infine chi ragiona da solo può costituire un elemento di disturbo per la società, tanto che in passato brutti soggetti aventi tale inverecondo costume venivano passati per le armi oppure bruciati sul rogo o caldamente "invitati" a percorrere la via dell'esilio

    La fatica, e altro ancora

    Tornando al nostro argomento, bisogna riconoscere che essere ben informati su ogni dettaglio della vecchia e della nuova Costituzione comporta non solo la fatica di cui sopra, ma qualcosa di più tanto da esser quasi convinti che i dettagli siano conosciuti solo dagli addetti ai lavori.

    Allora, se è sui principi che occorre esprimersi, sull'impianto generale della nuova Parte II, ciascun può ben impegnare alcune ore del proprio prezioso tempo per farsi un'idea di massima di come sarà organizzato il futuro suo e dei suoi figli, salvo il fatto che non giudichi tutto questo come tempo sprecato e decida di continuare ad esprimere il voto lasciandosi guidare dalla simpatia (o dall'antipatia), dalla tradizione storica del proprio voto personale, dalla "presa" inconscia che hanno avuto su di sé la propaganda mediatica dei partiti più organizzati e più visibili, ecc.

    E sono trent'anni

    Per quanto ci riguarda, sono almeno trent'anni che sentiamo parlare della necessità di ammodernare lo Stato Italiano e con esso i servizi che i cittadini considerano essenziali per la esistenza e la sopravvivenza stessa di uno Stato degno di questo nome. Uno Stato che in nome dei servizi erogati, possa pretendere di riscuotere tasse, imposte, gabelle varie e altrettanto variamente denominate, ma che hanno un solo ed unico effetto: mettere la mano nelle tasche dei cittadini. Anche qui la Storia ci viene in soccorso: tempo addietro (generalizzando di molto il concetto) nessuno pagava volentieri le tasse; ora pare si sia verificata una drastica inversione di tendenza a 360 gradi e tutti accorrano volentieri a frotte in posta a versar l'ICI, in banca a farsi addebitare un Mod. F24, strappandosi capelli e vesti perché, dopo millenni, è stata abrogata la (una volta) tanto vituperata imposta di successione. Ma questa è un'altra storia. L'ammodernamento dello Stato veniva richiesto a gran voce da tutti, sia durante la cosiddetta Prima Repubblica che in tempi più recenti.

    Però, come spesso accade nel nostro Paese - non per niente denominato Bel Paese - a tante e tali proclamazioni di necessità di cambiamento, non seguivano mai i fatti e tutto restava come prima, tanto che qualcuno coniò e diffuse la famosa frase: "Cambiare tutto per non cambiare niente".

    Ottimo compromesso

    L'originaria Carta Costituzionale promulgata nel dicembre del 1947 (i lavori iniziarono nel giugno 1946) fu un ottimo compromesso di idee provenienti da forze diverse: tradizione liberale pre-fascista, idealismo azionista, mondo cattolico e mondo marxista.

    Gli inevitabili scontri tra le diverse culture ci hanno regalato un documento che tiene conto del particolare momento storico (l'Italia era appena uscita dalla guerra e dal ventennio fascista). Nei suoi principi fondamentali tiene conto (Parte Prima) dell'inviolabilità della libertà degli uomini, dei diritti e doveri dei cittadini, dei rapporti etico-sociali, economici e politici tra di loro e tra loro e la Repubblica, nonché, nella Parte Seconda, dell'Organizzazione della Repubblica (il Parlamento, il Governo, la Magistratura, le Regioni, le Province, i Comuni, ecc.).

    La prima parte non viene toccata dalle norme sulle quali siamo chiamati ad esprimere la nostra opinione tramite il referendum confermativo del prossimo 25 giugno. Come noto, il Referendum riguarda la Parte Seconda della Costituzione, che inizia con l'art. 55.

    Il Governo in carica invita a votare NO per poter riscrivere in proprio ciò che verrà inevitabilmente abrogato in caso di vittoria del no.

    L'Opposizione invita a votare SI (difendendo il proprio operato di quando era al Governo). Ha inoltre dichiarato a più riprese, tramite suoi autorevoli esponenti politici, che qualora vincesse il SI sarebbe disposta a riscrivere la Parte Seconda insieme con il governo attuale.

    Riteniamo che la nuova Parte Seconda della Costituzione che scaturirà dopo il Referendum debba essere il risultato di idee, discussioni, maturazioni e digestioni di tutte le forze politiche, così come avvenne nel 1946.

    Se confermato, il testo attuale potrebbe costituire una buona base di partenza ed essere arricchito dal contributo di parlamentari che rappresentino ben oltre il 50% degli Italiani. Per questo motivo voteremo SI.

    Paolo Bertuccio, Sezione Pri "Leone Garbarino", Chiavari



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  10. #40
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    Riceviamo da Paolo Bertuccio - Sez. P.R.I. di Chiavari

    Superior stabat lupus…

    Sulla legge finanziaria per il 2007 sono stati già versati fiumi d’inchiostro e tutto, nel bene e nel male, sembra essere già stato detto e scritto. Secondo gli estensori (il Governo in carica) è ovviamente un’ottima base di partenza per il futuro, ridistribuendo reddito senza aggravio fiscale e garantendo sviluppo.
    Osserviamo una certa confusione regnare tra le fila della maggioranza: dapprima l’entità complessiva doveva essere di 33 Miliardi di Euro, scesi successivamente a 30, per risalire a 33 nel testo presentato al pubblico, e per assestarsi definitivamente su tale cifra, nonostante il tentativo di un correttivo, smentito da lì a pochi giorni dopo, che la portava a 34,5 MLD.
    Ma non è il solo ed unico esempio di incertezza della Maggioranza: ne fanno fede l’introduzione dal 1° Ottobre dell’obbligo di versamento di imposte e contributi con Mod. F24 telematico, rimasto poi tale solo per le Società di Capitali e soggetti assimilati, mentre per gli altri contribuenti tutto è rinviato all’anno nuovo.
    Inoltre, per l’introduzione del “reverse charge” a carico dei subappaltatori operanti nel settore edile (operazione partita il 12 Ottobre) e per l’eliminazione di alcuni Tribunali, il Sole 24 Ore di oggi 13 Ottobre ci dà notizia (pag. 29) del loro rinvio rispettivamente la prima al prossimo 1° Gennaio 2007, mentre la seconda (paventata chiusura dei Tribunali) non si farà più.
    Sbandierata anche come elemento di lotta all’evasione fiscale, la Legge Finanziaria 2007 si basa invece (non lo diciamo noi, ma ben più autorevoli Enti o personaggi, quali, tra gli ultimi solo in ordine di tempo, la Corte dei conti ed il Governatore della Banca d’Italia) principalmente su imposizione fiscale e pochi tagli alla spesa improduttiva. Su questo argomento ci sia consentito rinviare il cortese lettore al precedente scritto “Bravo Ravaglia” gentilmente pubblicato da La Voce repubblicana e rinvenibile sul sito www.prichiavari.com
    La lotta all’evasione fiscale è sempre stata un grande cavallo di battaglia del Centrosinistra, anche in campagna elettorale. In linea di principio non si può che essere d’accordo, ma nessuno, tantomeno i più tenaci propugnatori di tale lotta, ci hanno mai detto chi fossero gli evasori, tanto che ognuno aveva oramai indirizzato e consolidato il proprio pensiero sui soliti lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, professionisti). I pochi che inizialmente avevano osato obiettare qualcosa, erano stati rimbrottati dal Viceministro Prof. Visco con un lapidario ”costoro vogliono proteggere gli evasori!”.
    Senonchè abbiamo dovuto attendere fino all’ 11 ottobre scorso per conoscere la composizione degli evasori per bocca di Bruno Vespa durante la trasmissione televisiva “Porta a Porta” .
    L’evasione annua si attesta nel nostro Paese a 311 Miliardi di Euro, così contraddistinti: Duecento miliardi provengono dall’evasione normale, Cento miliardi dall’evasione criminale, Sette miliardi dalle grandi Società di Capitali ed infine quattro miliardi dai lavoratori autonomi. Nella prima cifra, ha continuato Vespa, sono da comprendere 2.600.000 lavoratori dipendenti in nero e quelli col doppio lavoro, mentre il 50% delle grandi Società di Capitali dichiarano per più anni consecutivi risultati d’esercizio negativi (in perdita). Ho trasecolato! Perché allora tutto quell’accanimento contro i lavoratori autonomi, quando la loro evasione rappresenta poco più dell’1% del totale? Mi è tornata in mente una favoletta di Fedro: “Superior stabat lupus, longeque inferior agnus…” Tutti sappiamo come finisce la favola di Fedro.
    Chiavari, 13 Ottobre 2006

    Paolo Bertuccio
    - Coordinatore Sezione Pri - Leone Garbarino - Chiavari

 

 
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