Sarò patetico, ma di nuovo sento di dover ringraziare dal profondo del cuore gli amici Alessandra, Felix, Patrizio, Silvia e Tomas (in rigoroso ordine alfabetico), sèplendidi avvocati. L'arringa l'hanno già fatta loro, a me imputato che resta da dire? Non mi pare di aver fatto del vittimismo, però mi sembra, come dire, un tantino anomalo che un professore venga linciato moralmente (ma ho dovuto avvertre la Digos perché le minacce erano anche fisiche, e l'amministrazione scolastica non ha mosso un dito) per aver fatto il suo dovere. Oppure accade tutti i giorni? Se è così mi scuso, ma per due milioni al mese rischiare di restare in mezzo a una strda a 50 anni e magari anche la pelle mi sembra levmente eccessivo, anche perchè nel nostro stipendio non è compresa l'indennità rischio. Invece vediamo stampa, TV e politici mobilitarsi e stracciarsi le vesti per il caso Marsiglia, ricordate? Un falso professore che si era inventato tutto, ma era ebreo...
Certo il Gazzettino non ò la CNN, ma a Venezia ha molto più seguito in quanto tutti lo leggono e se poi trovi uno sotto casa con una pistola o un randello non è la CNN che può salvarti. Veniamo ai programmi ministeriali. Qui, cari amici di sinistra, dovete decidervi: non potete predicare come nuovo verbo il metodo modulare, che consente a ogni insegnante di personalizzare i programmi scegliendo ogni anno tre o quattro argomenti da approfondire, e poi lagnarvi se qualcuno, applicando questo sistema, scopre i vostri altarini. Non potete predicare la flessibilità i giorni pari e invocare nei dispari l'omogenetità giacobina (e fascista). Il fatto è che questo verbo modulare svela la sua natura ideologica e strumentale non appena salta fuori la variabile imprevista: l'insegnante non allineato. Non si può aggredire Storace quando invoca revisioni scientifiche dei libri di testo, affermando che è meglio un testo fazioso ma d'autore che uno equilibrato ma "ufficiale", e poi, quando vi fa comodo, contraddirvi invocando gli odiati programmi ministeriali, "gabbia da cui bisogna assolutamente uscire" secondo la pedagogia alla moda. Vi farò sorridere. tra gli altri capi d'imputazione (la più parte assolutamente comici, mi sembrava di essere proprio l'agnus della favola o l'Alberto Sordi di quel film in cui da accusatore dei potenti si ritrova svergognato e condannato) mi è stato attribuito quello di...aver svolto Svevo in tre ore e mezza: troppe, troppo poche? Non è dato saperlo. Mentre tutti sanno che ci sono insegnanti che, senza nemmeno motivarlo, non svolgono Carducci, non svolgono D'Annunzio ("è fascista"), magari non svolgono Manzoni e non svolgono Dante (nella mia scuola ero l'unico a fare la "Commedia" in tutti e tre gli anni), oppure "saltano" tutta la storia romana (tanto erano fascisti anche quelli) per fare, al secondo anno, la storia della Repubblica vi lascio immaginare in quale chiave. Oppure "saltano" tutta la storia greca per fare (in prima) l'Olocausto, naturalmente in preparazione alla mitica Giornata della Memoria. Dell'unico genocidio che meriti di essere ricordato. Vi assicuro che la media dei ragazzi, di ebrei e di lager, al triennio, non ne può letteralmente più, dopo scorpacciate di "Schindler's List", conferenze, filmati, testimonianze di veri o presunti reduci e chi più ne ha più ne metta, perché il troppo, non c'è niente da fare, stroppia. Tutto a senso unico: questo è l'imbonimento. E le famose due campane, che uniche consentono di farsi un'idea propria (tanto più preziose, le campane, quanto più il loro suono è sommesso; questo è il metodo, caro Lupo Solitario: insegnare che la verità di solito ha una voce flebile, soverchiata da quelle delle passioni e degli interessi, e che ogni uomo deve andarsela a cercare da solo)? Semplice, con una delle tante "fictiones" su cui si fonda la società moderna (non è vero quel che è vero, ma quello che si vuole sia vero) si nega che esista, affermando che di campane ce n'è solo una. Mi dispiace, il negazionista non sono io.
Infine su 'sta storia delle "mie opinioni": finiamola. Quando in cattedra ci saranno i computer, avrete forse l'insegnamento "asettico". Finchè ci saranno uomini, ci saranno anche le loro opinioni. Se esse si impongono, non sarà mai per un intervento autoritario, che sortirebbe l'effetto opposto, ma per la loro autorevolezza intrinseca, che si impone alla ragione, come sa chiunque ha avuto un bravo insegnante. No, gli opportunisti non li creo io. Il mio mestiere penso di saperlo fare e so che il maggior patrimonio di una nazione sono gli uomini liberi. Quale, modestamente, penso di essere io. Ora, uno dei primi requisiti di un bravo insegnante è saper distinguere quando una cosa è detta da uno studente per convinzione o per piaggeria. A quell'età (sottolineo: a quell'età) meglio un bel comunistone che legge e ti contesta che una ragazzina che si impara tutto a memoria per prendere il bel voto. Amen.




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