Ora cala il sipario ma senza il lieto fine
Lo psicodramma della legge Cirami si avvia alla conclusione. Nell’atmosfera avvelenata che ha accompagnato tutta la storia, il lieto fine non era plausibile. E infatti non c’è: centrodestra e centrosinistra sono rimasti su fronti aspramente contrapposti. Del resto nessuno credeva che la Cirami, in qualsiasi versione, avrebbe mai conciliato maggioranza e opposizione. Per cui il testo che arriva oggi al voto decisivo della Camera è uno dei più contestati della recente storia parlamentare. Nonostante le novità di una vigilia convulsa. Novità che si riassumono nella vicenda tormentata del cosiddetto «maxiemendamento» che la Casa delle Libertà ha presentato nelle ultime ore utili. E che non è caduto dal cielo, essendo il frutto di un lungo lavorìo, condotto per giorni con discrezione nei palazzi delle istituzioni: Parlamento, presidenza del Consiglio, Quirinale. Un lavorìo culminato ieri mattina nel colloquio tra Ciampi e Berlusconi, dopo che la maggioranza aveva scelto l’unica strada ragionevole: prendere un’iniziativa autonoma per emendare la legge e ripulirla dai vari dubbi di incostituzionalità.
Nessuna trattativa di merito, come è logico, era immaginabile con l’opposizione. Che difatti non ha mai ammainato le sue bandiere. Il cuore della mediazione era soprattutto tra la maggioranza e il Quirinale, cui spetta la firma finale in calce alla norma sul legittimo sospetto. L’opposizione poteva al massimo concedere un po’ di fair play parlamentare: alla Camera e soprattutto al Senato, dove il testo deve tornare.
Ecco allora che il maxiemendamento era destinato nelle intenzioni a soddisfare le richieste del Quirinale e a placare l’opposizione, soprattutto in vista del nuovo passaggio a Palazzo Madama.
Ma forse per eccesso di astuzia l’operazione si è complicata. Il testo finale dell’emendamento contiene un paio di commi tali da permettere all’opposizione di gridare che addirittura «la Cirami è peggiorata» (Violante). Peraltro è comprensibile: non tutti all’interno di Forza Italia accettano di buon grado la riscrittura della legge. C’è chi (vedi Carlo Taormina) la vive come un cedimento di Berlusconi alle pressioni. Sta di fatto che alla fine l’emendamento fa rientrare dalla finestra alcune delle norme uscite dalla porta (a esempio sul nesso tra remissione del giudice e sospensione del processo).
Senza contare la gaffe quasi incredibile che ha gettato una luce di comicità involontaria sulla vicenda: una delle bozze dell’emendamento è finito ai diessini provenendo da un fax dello studio di Cesare Previti.
Si capisce allora perché l’ultimo atto della legge Cirami si svolge in un clima pessimo. Con il rischio di mettere a dura prova rapporti istituzionali che per Berlusconi restano essenziali. Si è corsi ai ripari in serata, in una bizzarra gara contro il tempo. Lo strumento del sub-emendamento servirà a spazzar via i punti controversi, fino a definire un articolato più accettabile al Quirinale. Un ulteriore passo indietro della maggioranza. Poi il voto, senza ulteriori ritardi che Casini ha già escluso.
Senza dubbio gli scontenti sono tanti. Anche tra i falchi della maggioranza. Oltre che in An, tenuta ai margini dei negoziati. E ovviamente nell’arcipelago dell’opposizione a cui stamane si unirà Mancuso. Tuttavia il sipario sta per calare. Si risolleverà al Senato, ma si spera che non vada in scena la replica dello spettacolo cui si è assistito in luglio.




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