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  1. #61
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: forse obnibulato da una concezione ideologica

    [mid]http://xoomer.virgilio.it/francesco.rinaldi29/KAR_ITALIANE/Albano/Albano_-_Ci_sara'.mid[/mid]

    Originally posted by nuvolarossa
    sei tu che non vuoi capire ... io non sto parlando in favore della negazione di esercitare un diritto quale quello di esporre delle tesi ... ho gia' detto che l'esercizio di ogni diritto non "deve ledere" altri diritti garantiti dalla societa' in cui si vive:
    ... se le corti di giustizia hanno rilevato questa discrepanza ... questa divaricazione ... io, democraticamente, accetto ... questa giustizia terrena.
    Personalmente poi, nel merito, e questa e' una valutazione squisitamente politica e personale ... sono contrario al negazionismo sull'Olocausto-Shoà portato con ostinata prevaricazione contro tutte le documentazioni e le testimonianze storiche ... da poche persone ... con tutte le centinaia di migliaia di testimoni che ci sono stati.
    Per me e' solo cocciutaggine e incapacita' di vedere le cose nella loro giusta realta' ... fuorviante.
    Quali diritti lede chi pubblica i risultati della propria ricerca storica? Evidentemente per te questi fantomatici "diritti" sono più importanti di quello alla vita degli innocenti. Il che si commenta da sé.
    Chi ha paura della verità, comunque si travesta, è un totalitario.

  2. #62
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: ... prevaricando la coscenza altrui ...

    Originally posted by nuvolarossa
    ... viviamo in uno Stato che abbiamo tutti contribuito a costruire ... in modo democratico e libertario ... e se tu non hai fiducia nella convivenza civile e democratica ... sono fatti tuoi.
    Personalmente preferisco questo tipo di democrazia a cui tutto il popolo e' chiamato a partecipare che non al metodo singolo e calato dall'alto di chi vuole imporre le sue specifiche credenze o conoscenze ... anche sul negazionismo ... prevaricando la coscenza altrui ... specie quella di giovani menti ... facilmente plagiabili.
    Se ti rferisci a me, la correttezza del mio operato è stata riconosciuta in via definitiva dal consiglio di disciplina del MIUR al termine di ben due ispezioni durate complessivamente un anno e mezzo circa. Devo quindi intendere che le tue espressioni si riferiscano alle legioni di insegnanti che imbonioscono da oltre trent'anni i loro allievi con le varie favolette a te care, a partire da quella della "libertà e democrazia". Senza subire mai non dico un'ispezione, ma nemmeno un richiamo.
    Per quanto riguarda la convivemza, ho fiducia nel Regno Sociale di N.S. Gesù Cristo, che presto o tardi tornerà. Tu la riponi nll'alto strumento delle votazioni, consistenti nel tracciare su una scheda una croce sul nome di un perfetto sconosciuto scelto da altri per altri fini. Chi si contenta gode.

  3. #63
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: Re: Voltaire tradito

    Originally posted by nuvolarossa

    Quelli che tu chiami storici anticonformisti sono:
    • Amaudruz, ottantenne, figura storica dell'internazionale nera. Dopo aver partecipato alle attività dei gruppi fascisti negli anni Quaranta, per trent'anni ha animato il "Nouvel Ordre Européen", dui cui faceva parte anche l'MSI dei tempi di Almirante. Redattore del "Courier du Continent", mensile della rete nera europea, che comprende anche naziskin e circoli negazionisti.
      Questo nobile signore ha tentato, dopo l'attentato alle Twin Towers, da lui definito "un colpo inferto al cuore dell'imperialismo barbaro e selvaggio", di mescolare le tesi neonaziste con quelle di Bin Laden usando il linguaggio dei movimenti contro la guerra globale.
      quindi ce ne passa di differenza tra l'essere un revisionista storico ... concetto molto lato e vacuo ... ed essere invece un apologo del "terrorismo"
    • Di Garaudy non so molto ... quindi non mi pronuncio anche se devo far notare ... il notevole salto della quaglia di uno che da ex filosofo marxista si ritrova a sostenere, con un suo libro, che Israele parla di Olocausto per giustificare la sua politica di repressione dei palestinesi.
      L'ex dissidente comunista convertitosi poi all’Islam esprime anche dubbi sull'esistenza delle camere a gas nella Germania hitleriana.
      ... tutto cio' a dimostrazione che gli estremismi rossi e neri ... finiscono con il congiungersi.
    • Graf Jürgen Graf, è un prolifico autore svizzero di pamphlet negazionisti che si e' autodefinito Geschichtaufklärer (un illuminatore della storia) ... nel luglio del 1998 è stato condannato, assieme al suo editore Gerhard Förster, a 15 mesi di prigione. La corte lo ha ritenuto colpevole di diffusione di notizie false, discriminazione razziale e calunnia... (sic) illuminatore della storia ... con centinaia di migliaia di reduci dalle camere a gas scampati al genocidio e testimoni ... tra cui ancor'oggi molti viventi.
    Non sono ovviamente in grado di dare attestazioni di merito alle decisioni giurisdizionali dei fatti sopra riportati ... ma ovviamente mi attengo all'alto concetto che ho della giustizia nei paesi altamente democratici che formano la nostra europa ... e credo che, per riprendere Voltaire, sia giusto e sacrosanto il difendere il diritto di espressione ... e' un dovere della societa' garantire questa possibilita' a chiunque .. purche' cio' non vada a cozzare con altri diritti di altrui soggetti ... insomma l'esercizio di una potesta' che ci viene attribuita non ci puo' consentire, in nome e per conto di essa, di commettere altri delitti piu' o meno pesanti condannabili dalla stessa legislazione.
    Nelle decisioni di queste corti intervengono piu' magistrati ... ci sono piu' gradi di giudizio ... non avvengono all'interno di gulag o di monasteri medioevali ... e dobbiamo quindi dare atto di una loro credibilita' democratica.
    Se non ci fidiamo della civilta' occidentale ... allora cosa facciamo, li mandiamo a far giudicare a Cuba o in Siria ?
    1997

    Invece di una prefazione



    Non morite idioti!
    Il revisionismo, lo sanno tutti, è un abominio. Ma esiste; e persiste, anche. Le condanna, morali e penali, i comitati di vigilanza, le stesse leggi della repubblica, non possono farci niente: da poco meno di vent'anni il revisionismo non fa che crescere e diventare più bello. Un recente sondaggio rivela che il trenta per cento dei francesi sono pronti ad accoglierne le idee di base. Tacciono solo per prudenza.

    Questa situazione si fa sempre più imbarazzante. Come diceva il venerabile avvocato della Ligue des Droits de l'Homme che, davanti al giudice Pluyette, reclamava la proibizione del primo nurnero delle "Annales d'Histoire révisionniste": "Fino a che si trattava di pubblicazioni confidenziali non dicevamo nulla. Ma ieri ha trovato questa rivista al chiosco dell'aeroporto di Marignane. Allora, ecco, chiediamo la proibizione". Ahimè, questi discorsi arieggianti virtù e saggezza romane venivano tenuti nell'87. Dieci anni fa. Dopo di allora le pubblicazioni revisioniste hanno conosciuto tirature stupefacenti: è il caso del libro di Roger Garaudy, che si è venduto dovunque, per decine di migliaia di esemplari.

    E il peggio deve ancora venire. E' esattamente un anno che su Internet esiste un sito revisionista in francese. L'équipe che lo anima, e cui soltanto le leggi repressive impediscono di rivendicare l'onore di salvare, animandola, la libertà effettiva di espressione, sembra essersi data il compito di porre a disposizione del pubblico i principali elementi della controversia e di trattame tanto razíonalmente quanto è possibile farlo. Così, ci sono in Internet un certo numero di testi che quasi si potrebbero dire "classici" e che erano difficili da trovare: poco a poco vengono messi in rete.

    Si assiste ad un principio di messa a frutto dell'archivio della Vieille Taupe, gruppo che ha avuto un ruolo importantissimo nello svilupparsi delle polemiche in Francia. Anche i numerosi interventi del professor Faurisson, a datare dal 1978, poco a poco vengono messi a disposizione di un pubblico che non ha vissuto gli inizi di questa controversia. Si riparla di Paul Rassinier, che negli anni Cinquanta e Sessanta fu il principale iniziatore della ricerca revisionistica in Francia e anche all'estero. Già una cinquantina di testi del '51-53 sono venuti fuori dagli archivi, dove giacevano quasi dimenticati. Sono disponibili anche i libri di Serge Thion, che descrivono e analizzano gli inizi di quel periodo. Eric Delcroix è presente con un vigoroso pamphlet che gli è valsa una condanna da parte del tribunale di Parigi. C'è anche la famosa tesi di Nantes sostenuta da Henri Roques nell'85, che provocò tanto scalpore. Altri testi seguiranno tra breve.

    1 tentativi di soppressione della libertà intellettuale vi sono fatti oggetto di speciale attenzione. Sono evocati i processi, con relative argomentazioni delle parti, e il ruolo che l'istituzione giudiziaria ha in tutta la questione viene analizzato in profondità. In un anno, così, centinaia di testi sono stati resi disponibili su Internet, creando una cerchia di lettori assidui che hanno dato prova di una serietà degna di nota. Bisogna dire che il revisionismo francese, così come si esprime in rete, non ha legami politici. Esso ignora del tutto gli appelli alla violenza e all'odio lanciati da questi e da quelli. Parte dal principio dell'unità del genere umano. E' di una calma olimpica in una ricerca completamente materialistica e razionale, cioè aperta alla confutazione e alla critica, una ricerca che rivendica il diritto all'errore e alla correzione degli errori. Esso mostra che la lotta contro il revisionismo è, tutt'intera, legata alla lotta per la sopravvivenza , sempre meno probabile, dello Stato di Israele, e non esita a scandagliare le fondamenta di questa entità, che è l'ultimo dinosauro tra i grandi sistemi di oppressione collettiva che furono i fascismi, gli apparati pseudocomunisti, il colonialismo, l'apartheid: tutte cose morte, le une dopo le altre, sotto il peso delle loro contraddizioni e, infine, della loro profonda inumanità.

    Non contenti di presentarsi in questo modo in rete, i revisionisti francesi hanno dato la parola a revisionisti che si esprimono in inglese, in tedesco e in italiano. E' noto che in Germania l'elenco dei libri proibiti si allunga giorno dopo giorno. Altrettanto, del resto, accade in Francia. Ed è del tutto naturale che questi libri conoscano una nuova vita e un'udienza più ampia rifugiandosi in Internet. Libri esauriti vengono riproposti nel sito dell'AAARGH: è il caso, tra l'altro, di quello, basilare, di Lenni Brenner sui rapporti tra movimenti sionisti e regimi fascisti (questo libro introvabile è in inglese).

    Ancora non paghi di vettovagliare di testi i cervelli curiosi, che non mancano, i revisionisti, ai quali le cose complicate non fanno paura, hanno creato un mezzo per disporre, insieme con il testo che si legge sullo schermo, delle relative note a piè di pagina, e soprattutto hanno creato un insieme di legami interni nei documenti, un insieme che permette di accedere a informazioni e di trovare correlazioni su un sempre maggior numero di argomenti, di persone, di luoghi e di avvenimenti. Questo sito, dunque, assume una dimensione enciclopedica, giacché non cessa di arricchire i dati che si trovano nei testi. Senza esserselo espressamente proposti, i revisionisti si sono attestati all'avanguardia nell'utilizzazione pedagogica che si può fare delle risorse di Internet. Basta visitare altri siti per rendersi conto dell'incredibile comodità rappresentata da un sapere cosciente e organizzato offerto ad un lettore la cui libertà rimane completa. Molti di questi altri siti, che si vogliono avversari del nostro, potrebbero prenderlo a modello.

    A dispetto di molti tentativi e delle fervide speranze nutrite da molti "responsabili", ancora non si è trovato modo di censurare Internet. Forse un giorno queste potenti pulsioni oscurantiste avranno di che esser paghe; per il momento, niente da fare. In un anno di esistenza il sito ha ricevuto in media 400 visitatori al giorno, il che significa 145.000 in un anno. Evidentemente, è solo un inizio. Le cadenze di accesso ad Internet aumentano molto rapidamente. L'anno prossimo sarà possibile ricevere Internet direttamente su un televisore a ciò predisposto. Faurisson sarà accessibile e leggibile senza computer, lui che, ancora poco tempo fa, diffondeva i suoi testi in 20-30 esemplari.

    Pensateci. La stampa può e senza dubbio deve ignorare questo fenomeno. Ma è a proprie spese che lo ignora. Forse sarebbe ora che se ne rendesse conto. Forse sarebbe ora di gLocare le proprie carte. Di aprire i dossier. Perché i revisionisti hanno dei dossier molto accurati. E d'altronde, per colmo d'ironia. si preparano a pubblicare i dossier dei loro avversari. Il confronto rischia di riuscire molto doloroso per certi agitati della penna. Si vedrà quali sono i re che sono nudi.

    I revisionisti non hanno una verità bell'e fatta da vendere. Sanno che per parlare di avvenimenti atroci bisogna prendere molte precauzioni. Si inchinano dinanzi alle povere vittime della guerra mondiale, come, del resto, dinanzi a quelle degli orrori che l'hanno seguita. Ma non riconoscono ai sopravvissuti o a coloro che quelle prove non le hanno vissute il diritto di trasformare la realtà. Vogliono i fatti, e solo i fatti. E' per questa ragione che riscuotono tante simpatie, in tutti gli ambienti politici, simpatie che non si possono esprimere liberamente per via del timore legittimo, bisogna dirlo che è connesso alla trattazione di questi argomenti. Ci sono organizzazioni che in totale impunità danno la caccia ad eventuali dissidenti. La gente ha paura per sé, per la propria attività, per il pane dei propri figli; e allora si chiude a riccio. Coloro che ottengono questo eccellente risultato, questo apparente conformismo, questo assordante silenzio del gregge, se ne dovrebbero preoccupare. A tutt'oggi i revisionisti sono i soli a proporre un'uscita onorevole, una discussione razionale. Temono, anche loro, le violenze latenti determinate da questa rimozione.

    Andate a vedere questo sito. Lo potete trovare al seguente indirizzo: <<http://aaargh-international.org>. Nessuno vi chiede di essere d'accordo. Ma è probabile che molti di voi condannino il revisionismo senza aver mai letto un solo rigo di un testo revisionista. Se volete condannare, sappiate almeno perché. Non morite idioti. Fatelo adesso per non dovere, tra dieci o vent'anni, morsicarvi le dita per non aver cercato il dialogo con persone ragionevoli. Ve ne sono altre che ragionevoli lo sono molto meno di noi, lo sappiamo benissimo sia noi sia voi. E se avete osservazioni critiche, anche violente, da formulare, scrivete a <aaarghinternational@hotmail.com> Agli insulti non rispondiamo: a quelli, no. Ma c'è da dire anche questo: che sono rari.

    Buona consultazione. E non dimenticate che ci sono decine, forse centinaia, di siti antirevisionisti. Andate a vedere anche quelli. Meritano la scappata.


    +++++++++++++++++++++++++++++++++++
    Testo originalmenet in francese: messagio di Le Temps irreparable (14 sett. 1997).
    Traduzione in italiano di Marco Serra nelle libro Il Caso Faurisson e il revisionismo olocaustico, Graphos, 1997, pp. 7-10.



    --------------------------------------------------------------------------------


    Ci poniamo sotto la protezione dell'articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, il quale stabilisce:<Oguno ha diritto alla libertà di opinione e di expresssione, il che implica il diritto di non essere molestati per le proprie opinioni e quello di cercare, di ricevere e di diffondere, senza considerazione di frontiera, le informazioni e le idee con qualsiasi mezzo di espressione li si faccia> (Dichiarazione internazionale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU a Parigi il 10 dicembre 1948).

  4. #64
    scemo del villaggio
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    Predefinito Tanto per non discutere sempre in astratto

    Alcune semplici domande agli sterminazionisti

    Chiunque creda alla realtà dell'Olocausto e delle camere a gas, deve essere in grado di rispondere alle domande che seguono. Ponete queste domande agli storici, ai giornalisti e alle altre persone che difendono la tesi della storiografia ufficiale.

    1) Credete, poiché il comandante di Mauthausen Franz Ziereis l'ha confessato poco prima di morire, che da un milione a un milione e mezzo di persone siano state gassate nel castello di Hartheim presso Linz? Se sì, perché non lo crede più nessuno? Se no, perché credete voi dunque alla gassazione di un milione, un milione e mezzo di persone ad Auschwitz? Perché la confessione di Höss - di cui è provato che fu estorta sotto tortura e che riferiva di tre milioni di morti in un solo campo - dovrebbe essere più degna di fede di quella di Ziereis, di cui più nessuno parla da decenni?

    2) Credete alle gassazioni di Dachau - delle quali un pannello attesta che non hanno mai avuto luogo - e di Buchenwald? Se sì, perché nessuno storico vi crede più da molto tempo? Se no, perché credete allora alle camere a gas di Auschwitz e di Treblinka? Quali prove dell'esistenza di queste camere a gas mancano nel caso delle camere a gas di Dachau e Buchenwald?

    3) Credete che centinaia di migliaia di ebrei siano stati assassinati col vapore a Treblinka come si è preteso al processo di Norimberga nel dicembre 1945? Credete ai «mulini per uomini», nei quali milioni di ebrei sono stati uccisi con la corrente elettrica come lo crede Stefan Szende, dottore in filosofia? Credete che a Belzec 900.000 ebrei siano stati trasformati in sapone di marca RIF - Rein Judisches Fett [puro grasso ebraico] - come scrive Simon Wiesenthal? Credete alle fosse incandescenti del signor Elie Wiesel e ai vagoni con la calce viva del signor Jan Karski? Se sì, perché nessuno storico condivide più le vostre convinzioni su questi punti? Se no, perché credete dunque alle camere a gas? Perché rigettate un'assurdità per credere ad un'altra?

    4) Come spiegate che per un solo assassinio a colpi di pistola si debba produrre al processo una perizia sull'arma del crimine e sui proiettili, mentre per nessuno dei processi sui campi di concentramento una perizia dell'arma del reato è stata ordinata, quando erano in causa milioni di morti?

    5) Disegnate una camera a gas nazista nella quale degli ebrei sono stati assassinati per mezzo dello Zyklon e spiegatene il funzionamento

    6) L'esecuzione di un condannato a morte in una camera a gas americana, quest'ultima deve essere accuratamente ventilata prima che un medico, dotato di un grembiule di protezione, di una maschera antigas e di guanti, possa penetrarvi. Secondo la confessione di Höss e le testimonianze oculari, i commando speciali di Auschwitz entravano nelle camere a gas sature di acido cianidrico immediatamente o dopo una mezz'ora dalla gassazione di 200 prigionieri, non solamente senza maschera antigas, ma con la sigaretta in bocca e maneggiavano i cadaveri contaminati senza esserne danneggiati. Com'era possibile?

    7) Non un solo storico pretende che vi siano stati dei crematori nei due «campi di sterminio» menzionati sopra [Treblinka e Belzec], né a Sobibor né a Chelmno. Come hanno potuto i nazisti far sparire i cadaveri di 1,9 milioni di persone assassinate in questi quattro campi in modo tale che non ne sia rimasta la minima traccia?

    8) Non abbiamo bisogno di testimonianze né di confessioni per sapere che gli americani hanno lanciato bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nell'agosto del 1945. Come può avvenire che non si disponga di una qualunque prova, altro che di testimonianze e di confessioni per un genocidio che ha fatto milioni di vittime nelle camere a gas - non un solo documento, non cadaveri, non l'arma del crimine, niente?

    9) Dite il nome di un solo ebreo gassato e fornitene la prova - una prova che possa essere accettata da un tribunale giudicante secondo i principi del diritto comune in un normale processo criminale apolitico. Una prova! Una prova soltanto!

    10) Il censimento dell'inizio del 1939 registrava in Unione Sovietica poco più di tre milioni di ebrei. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Paese ha perduto - almeno - il 12 % della sua popolazione e la percentuale di perdite ebree è stata certamente superiore. Il 1· luglio 1990, il New York Post, citando esperti israeliani, constatava che più di 5 milioni di ebrei vivevano ancora in Unione Sovietica quando l'emigrazione massiccia era in atto da molto tempo. Poiché una simile crescita naturale non è possibile, a causa di un tasso di natalità molto basso, ci sarebbero dovuti essere statisticamente circa 3 milioni di ebrei «di troppo» in questo Paese prima dell'inizio dell'onda di emigrazione degli anni Sessanta. Può questo stato di cose spiegarsi altrimenti che col fatto che una grande parte degli ebrei polacchi e molti ebrei di altri paesi siano stati assorbiti dall'Unione Sovietica?

    11) Siete pronti a chiedere la sospensione delle misure giudiziarie dirette contro i revisionisti? Siete favorevoli al libero dibattito e all'apertura completa degli archivi? Sareste pronto a discutere pubblicamente con un revisionista? Se no, perché? Non avete fiducia nel valore delle vostre argomentazioni?

    12) Se vi fosse possibile accertare che le camere a gas non sono esistite, pensate che la scoperta dovrebbe essere tenuta nascosta o divulgata?


    "L'Olocausto allo scanner", di Jurgen Graf, pubblicato nel 1993 da Guideon Burg, è la versione ridotta di un'opera molto più vasta dello stesso autore, Der Holocaust Schwindel (La frode dell'Olocausto). Traduzione dal francese di Vittoriano Peyrani.







    .

  5. #65
    scemo del villaggio
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    Predefinito Casi di repressione del revisionismo olocaustico

    Caro nuvolarossa,

    mi vuoi spiegare per quale singolare caso di strabismo tu consideri inappellabili e inconfutabili le sentenze dei tribunali contemporanei (anche quella sul caso Tortora, immagino, anche quelle di Norimberga), mentre ti permetti di criticare, senza averne alcun elemento perché non sei un credente, quella del tribunale dell'Inquisizione (tribunale ecclesiastico, che giudicava sulla base del diritto canonico, e in tale ottica ha emesso una sentenza impeccabile) su Giordano Bruno?
    Dirò di più: se sei contrario alla pena di morte ANCHE per la possibilità di errori giudiziari, come mai questa possibilità viene da te radicalmente esclusa quando si tratta di processi alle idee, materia molto più labile e soggettiva?



    Casi di repressione del revisionismo olocaustico

    GERMANIA

    Il libro di Udo Walendy "Wahrheit fur Deutschland", sulle cause e le responsabilità della seconda guerra mondiale, fu dapprima messo all'indice dal BPjS (Ente di controlo delle pubblicazioni pericolose per la gioventù), poi scagionato in appello con la seguente motivazione: (attenzione): Il BPjS non ha tenuto conto del fatto che proprio la contrapposizione di diverse opinioni incoraggia nei giovani la capacità critica. Oltre a studiare la storia, infatti, la gioventù deve esaminare opinioni contrastanti. Questa resta per i giovani una difesa migliore di quella offerta da una censura che, al contrario, rende allettanti le opinioni vietate".
    Questo verdetto, però, non può applicarsi a scritti che mettano in discussione le persecuzioni antiebraiche negli anni del Terzo Reich.

    2) "confische" e "messe all'indice". il provvedimento colpì il libro "Grundlagen zur Zeitgeschichte" di Ernst Gauss, pseudonimo di Germar Rudolf (vedi infra) (1996).

    3) arresti: arresto di Fredrik Toeben, cittadino australiano che in Australia gestiva un sito Internet revisionista, poi assolto il 10 novembre 1999 dal Tribunale penale di Mannheim, ma infine condannato dal tribunale federale penale il 14 dicembre 2000.

    4) Thies Christophersen (1918-1997), autore nel 1973 del libro "Die Auschwitz Luege": più volte processato, trascorse un anno in prigione per "offese allo Stato"e fu infine costretto a trasferirsi in Danimarca dove subì ripetute aggressioni ed ebbe la casa devastata dai teppisti; espulso dalla Danimarca e dalla Svizzera, trovò rifugio in Spagna. Le autorità tedesche gli confiscarono i risparmi custoditi in banca, bloccarono il pagamento mensile della sua pensione e gli revocarono il diritto all'assistenza medica (era malato di cancro, di cui morì).

    5) Wilhelm Staeglich, autore del libro "Die Auschwitz-Mythos": libri confiscati e distrutti, pensione ridotta alla metà, più volte arrestato e processato.
    6) Gunther Deckert, insegnante delle scuole medie, processato e condannato a due anni di prigione con la condizionale per aver preso parte a un pubblico dibattito, svolgendo anche l'incarico di traduttore simultaneo, su eventi della seconda guerra mondiale. Proprio in questa occasione fu approvata in Germania (1994) la legge liberticida comunemente nota come legge Deckert. Nel 1997 fu poi condannato ad altri 20 mesi di prigione per aver venduto 50 copie di una rivista revisionista e per aver intrattenuto una polemica storico-scientifica, sostenendo tesi controcorrente, con lo studioso Gerald Fleming.

    7) Udo Walendy, condannato nel 1996 a 15 mesi di prigione, e poi nel '97, quasi ottantenne e seriamente ammalato di cuore, ad altri 14 mesi di prigione, più altri 5 per non aver il denaro sufficiente per pagare un'ammenda comminatagli in sentenza. Il tribunale riconosbbe che le sue affermazioni erano "pericolose proprio perché storicamente corrette".

    8) Germar Rudolf (vedi supra): ingegnere chimico formatosi presso il famoso "Max Planck Institute" e specialista nello studio e nelle applicazioni di gas letali come il famoso Zyklon B, autore sotto lo pseudonimo di Ernst Gauss del libro "Grundlagen zur Zeitgeschichte": processato e condannato a 14 mesi di reclusione, si salvò fuggendo in Spagna e poi in altri paesi dove rimase in definitivo esilio

    7) Fred Leuchter, cittadino americano, autore del famoso rapporto che mostrava incongruenze tecniche a proposito delle camere a gas mostrate ai visitatori nei campi di concentramento tedeschi: arrestato in Germania pochi minuti prima dell'inizio di una trasmissione televisiva cui avrebbe dovuto partecipare; messo provvisoriamente in libertà, riuscì a fuggire e a raggiungere gli Stati Uniti.


    FRANCIA

    Legge Fabius-Gayssot detta anche "Lex Faurissonia" (13 luglio 1990), approvata su pressioni del B'nai B'rith: pena massima di un anno di reclusione unita a una fortissima ammenda per chi contesta la versione ufficiale dell'Olocausto. Non consente agli imputati un'adeguata difesa né di ricorrere in appello. Uno dei processi-farsa contro Faurisson, quello del 9 ottobre 1998, durò appena un'ora poiché il tribunale si rifiutò di ascoltare le ragioni della difesa. I nomi più importanti di persone incappate nella repressione sono quelli di Paul Rassinier (prigione, multa, risarcimento danni morali a una sedicente "Federazione partigiani e deportati" nel 1951 per "La menzogna di Ulisse"; linciaggio morale, espulsione dal partito Socialista), Robert Faurisson (privato della cattedra universitaria, aggredito almeno dieci volte, di cui una con conseguenze molto gravi - danni irreversibili come la frattura della mascella con conseguenti difficoltà nell'uso della parola: aggressione rivendicata dai sedicenti "Figli della memoria" - , escluso dalla possibilità di occupare incarichi pubblici, processato e condannato con i suoi editori), Pierre Guillaume, editore marxista che aveva pubblicato alcuni libri di Faurisson (aggredito davanti al palazzo del tribunale dove si celebrava uno dei processi a Faurisson), Roger Garaudy (condannato a un'ammenda equivalente a 100 milioni di lire per "Les mythes fondateurs de la politique israélienne"), Henri Roques (annullata la laurea in lettere a Nantes nel 1988), Vincent Reynouard (condannato nel 1991, a Caen, per aver criticato la Fabius-Gayssot e per aver espresso punti di vista revisionisti, condannato ancora nel 2001 a Limoges con blocco dei suoi conti correnti bancari; il 16 maggio 2001 la polizia gli sequestrò 64 pacchi di materiale d'archivio, documenti personali e libri), Eric Delcroix (avvocato difensore di Faurisson, condannato il 22 ottobre 2001 a una multa e a un risarcimento per un totale di circa 10 milioni di lire italiane); Bernard Notin (docente presso l'università di Lione, sospeso dall'insegnamento ed emarginato dall'ambiente universitario per un articolo non ortodosso, sequestrato e insultato da teppisti senza che alcuna autorità lo difendesse); Jean-Louis Berger (insegnante di liceo, 53 anni, con moglie e figlia a carico, condannato a un anno di prigione, a 40 mila franchi di ammenda, a 75 mila franchi di risarcimento alle parti civili e a 55 mila franchi da destinarsi alla pubblicazione della sentenza su tre giornali solo per aver semplicemente espresso in classe, su richiesta degli studenti, in un'ora di lezione in un liceo di Lemberg (Mosella), un parere eterodosso sulla seconda guerra mondiale, cioè che le colpe del conflitto non potevano essere attribuite esclusivamente a una delle parti in causa (impressionanti analogie con il mio caso). Anche lo scrittore Michel Houellebecq è stato condannato nel 2002 per un'opinione negativa sull'Islam.

    AUSTRIA

    Walter Ochsenberger (giornalista), Gerd Honsik (scrittore), Wolfgang Froelich (testimone in Svizzera nel processo a carico dello strorico Jurgen Graf - vedi infra - e anche lui costretto all'esilio, Walter Luftl (storico, rimosso dall'incarico di direttore dell'Ordine austriaco degli ingegneri).
    La legge austriaca è molto simile a quella tedesca.


    BELGIO

    La legge prevede il carcere da un minimo di otto giorni a un massimo di un anno.


    SPAGNA

    Il libraio Pedro Varela, reo di aver messo in vendita libri revisionisti, è stato più volte inquisito e processato; l'accusa ha chiesto per lui, in un processo ancora in corso, la pena di 24 anni di prigione.

    SVEZIA

    Arresto dello scrittore marocchino Ahmed Rami, costretto a trascorrere tre mesi in carcere per aver gestito Radio Islam.
    Ditlieb Felderer, ex testimone di Geova, mise pubblicamente in dubbio l'uccisione da parte dei tedeschi di 60 mila testimoni di Geova. Immeditamente espulso dalla setta, fu poi processato, condannato al carcere e costretto all'esilio "volontario".

    ITALIA

    David Irving respinto alla frontiera nel 1992 all'aeroporto di Fiumicino.


    SVIZZERA

    Caso Jurgen Graf (autore de "L'Olocausto allo scanner", condannato nel 1998 a 15 mesi di cacere e aun'ammenda pari a 12 milioni di lire italiane, da allora in esilio volontario in Iran, Russia, Polonia, Ucraina, Italia, Turchia, Bielorissia e Stati Uniti).
    Caso Gaston-Armand Amaudruz: quasi ottantenne professore di scienze politiche, di francese e di tedesco ed editore dal 1946 del mensile revisionista "Courier du Continent". Il 10 aprile 2000 fu condannato a un anno di carcere e a una forte ammenda.

    Fonte: Mario Spataro: "Il bavaglio europeista", ed. Settimo Sigillo, 2002.

  6. #66
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    Vedi Damiani ... al di la' di tante chiacchere c'e un dato di fatto che ci differenzia ... io credo che l'uomo debba partecipare alla vita democratica lottando per raggiungere il paradiso su questa terra ... tu credi che si possa accettare supinamente su questa terra anche l'infernale assassinio di Giordano Bruno ... pur di raggiungere un supposto paradiso in un altra dimensione.

    La mia visione della vita la considero un "cantiere" di ammodernamento ... dei lavori in corso ... una costruzione sempre piu' solida ....

    La tua visione della vita la considero come "un film gia' visto" ... succube di una societa' tribale con totem vari e con lo stregone capopolo ... con tutte le sue mutazioni religiose e rituali e di Dei ... non dissimili come costruzione alle altre 4.600 credenze dogmatiche sparpagliate per il mondo ...

    L'uomo si evolve ... e con esso si evolvono anche le religioni (invenzione umana) ... quando si assiste ad un fanatico ancoraggio della tradizione di una religione, quale essa sia, a schemi vecchi e rigidi, si assiste anche ad un'involuzione della stessa specie umana .

  7. #67
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    Auschwitz
    Costituzione: 20 maggio 1940
    Ubicazione: a nord-est di Cracovia

    Incalzati dal dilagare della lotta partigiana nel Governatorato, cioè nei territori occupati della Polonia e della Russia, e costretti a far fronte con mezzi adeguati alla situazione, i nazisti decisero la creazione di un Lager che, oltre a quelli già esistenti e che si dimostravano inadatti alle bisogna, potesse ospitare un gran numero di deportati ed una complessa infrastruttura di imprese ed industrie alle quali adibire la manodopera concentrazionaria. Questo campo doveva inoltre rendere possibile la effettiva, efficiente e sollecita attuazione della «soluzione finale» del problema ebraico, cioè lo sterminio degli ebrei europei, secondo le indicazioni della conferenza di Wannsee.
    Nei pressi del villaggio polacco di Oswjecim fu individuato un vasto terreno demaniale che circondava una caserma d'artiglieria in disuso. Questo complesso di 32 edifici poteva costituire il nucleo ideale per l'installazione del Lager.
    Visti i piani e sentiti i pareri degli esperti, lo stesso Himmler dette l'ordine di costruire un campo della capacità di almeno 100.000 persone, al quale fu dato il nome, in tedesco, di Auschwitz. Nello stesso tempo fu anche deciso di costruirvi uno stabilimento per la produzione di gomma sintetica della IG Farben, che avrebbe assorbito i primi contingenti di deportati.
    Da Sachsenhausen 30 «triangoli verdi», accuratamente scelti, furono trasferiti sul posto, per assumervi le funzioni di Kapò e presiedere ai lavori di sistemazione e alla costruzione delle officine, dei depositi e delle altre installazioni. Intanto si stendevano le recinzioni di filo spinato, si costruivano altre baracche, cucine, magazzini, caserme per i corpi di guardia, strade e raccordi ferroviari.
    Migliaia di prigionieri russi e polacchi cominciarono ad affluire ad Auschwitz, per contribuire ai lavori, per lavorare a loro volta nelle aziende agricole e nelle fabbriche che sorgevano come funghi intorno al campo. Si trattava di imprese allettate dai bassi costi di produzione, dato che la manodopera era quella pressoché gratuita fornita dal Lager. Poi c'erano i vantaggiosi contratti di appalto, dai quali l'Amministrazione delle SS ritagliava generosamente la propria fetta di guadagno.
    Il campo principale, in breve, non fu più sufficiente. Accanto ad Auschwitz I sorsero prima Birkenau, cioè Auschwitz II poi Monowitz, ossia Auschwitz III. Ma, oltre a questi Lager, si moltiplicavano, man mano aumentavano le esigenze della produzione, i comandi esterni, permanenti o temporanei.
    Un immenso territorio, rigorosamente isolato dal resto del mondo, brulicava di deportati, uomini e donne, provenienti da tutti i paesi invasi ed occupati dai nazisti. Auschwitz era una vera e propria zona industriale, in pieno fervore di attività. La manodopera non mancava, continuamente sostituita da nuovi arrivi dato che la disciplina, la denutrizione, il clima, la fatica contribuivano alla falcidia dei deportati. Per coloro che, arrivando al campo, erano considerati abili al lavoro, le prospettive di sopravvivenza non superavano i tre mesi. Poi c'erano le fucilazioni in massa, per supposti sabotaggi, le punizioni individuali cui ben pochi poterono resistere, e le camere a gas.
    Queste hanno funzionato ininterrottamente, ad Auschwitz ed a Birkenau, ingoiando convogli interi di ebrei, provenienti dalla Germania, dalla Polonia, dalla Francia, dall'Ungheria, dal Belgio, dall'Olanda, dalla Grecia, dall'Italia. Treni e treni di uomini, donne e bambini, stipati in carri bestiame, scaricati sulle rampe dei Lager ed avviati alle finte docce dove venivano uccisi con un gas letale, il famigerato Zyklon B, un conglomerato di cristalli di silicio saturati con acido cianidrico, prodotto dalle consociate di quella stessa IG Farben che impiegava il maggior numero di prigionieri nello stesso campo di Auschwitz. Perché Auschwitz era stato progettato, costruito, organizzato per questo: da un lato sfruttare la manodopera che le SS vendevano a condizioni di favore alle industrie installate nei dintorni, dall'altro procedere allo sterminio soprattutto degli ebrei, ma anche degli zingari, a ritmi accelerati. Nel frattempo specialisti delle SS studiavano gli effetti delle infezioni, degli aborti, delle pratiche di sterilizzazione, usando come cavie uomini, donne, bambini attinti dai convogli, prima di mandarli nelle camere a gas. Quando il crematorio non riusciva a smaltire la razione giornaliera di cadaveri, questi venivano bruciati in grandi cataste nei dintorni del Lager, appestando l'aria di un lezzo nauseante.
    Per quantità e qualità, Auschwitz è stato il Lager dove l'inventario dei crimini, degli orrori e della morte ha assunto dimensioni apocalittiche. Lo stesso Rudolf Höss, che fu comandante di quel Lager, ammise l'uccisione di centinaia di migliaia di deportati. Quanti esattamente è ancora impossibile dirlo. Gli studi più recenti concordano nel fissare il numero delle vittime - nella stragrande maggioranza ebrei di ogni età e di ogni condizione - tra 1.300.000 e un milione e mezzo. Di certo l'ecatombe continuò a ritmo sostenuto fino agli utlimi giorni, e cessò solo con la chiusura del campo.
    Alle SS il Lager rendeva anche quando gli schiavi erano morti. C'erano le loro spoglie da dividere. Treni interi di indumenti sottratti ai deportati, camion carichi di casse di gioielli e denaro furono spediti da Auschwitz a Berlino, al quartier generale delle SS: anche questi erano i proventi della «soluzione finale».
    Nel clima di terrore e di morte, vi furono però alcuni che ebbero il coraggio di organizzare una resistenza clandestina; uomini e donne di diversa provenienza, militanza politica, religione, non esitarono a favorire il sabotaggio, ad aiutare i più deboli, a proteggere i perseguitati sottraendoli alla violenza dei Kapò e delle SS. Vi furono alcuni che tentarono la fuga, specie polacchi e russi, che in qualche caso poterono contare sull'omertà delle popolazioni. Per ogni fuggiasco che non veniva ripreso le SS procedevano a feroci decimazioni dei loro compagni.In occasione di una di queste fughe, padre Massimiliano Kolbe, un sacerdote polacco, si offrì spontaneamente di sostituire un compagno condannato a morire di fame nel famigerato Bunker n. 11. Esempio fulgido di coraggio e di solidarietà, per cui fu proclamato prima martire poi santo. Il suo sacrificio non fu il solo esempio di coraggio e di solidarietà, perché ad Auschwitz, come negli altri Lager, resistere non era facile, ma necessario. Lo dimostrarono anche quelli di un Sonderkommando che si rivoltarono con le armi sottratte ai loro carcerieri e tentarono l'impossibile. Furono sopraffatti e caddero da eroi.
    Il 17 gennaio 1945 - quando le armate russe puntavano decisamente in direzione di Cracovia - il campo fu sgombrato. Tutti coloro che potevano camminare furono avviati, a marce forzate, verso altri campi. Fu un'altra ecatombe. Migliaia di uomini e di donne furono abbattuti a colpi di mitra, quando non riuscivano più a muoversi. Nei campi ai quali erano desti nati, giunsero ben pochi, ridotti in condizioni pietose.
    Le avanguardie del 62° corpo delle armate russe del fronte ucraino entravano in Auschwitz il 27 gennaio 1945, salvando alcune centinaia di creature che di umano non avevano più nulla e incaricandosi di seppellire una montagna di cadaveri.
    Auschwitz è il simbolo della follia e della barbarie nazista.
    -------------------
    Dov'era Dio a Auschwitz ? cliccare

  8. #68
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    Originally posted by nuvolarossa
    Vedi Damiani ... al di la' di tante chiacchere c'e un dato di fatto che ci differenzia ... io credo che l'uomo debba partecipare alla vita democratica lottando per raggiungere il paradiso su questa terra ... tu credi che si possa accettare supinamente su questa terra anche l'infernale assassinio di Giordano Bruno ... pur di raggiungere un supposto paradiso in un altra dimensione.

    La mia visione della vita la considero un "cantiere" di ammodernamento ... dei lavori in corso ... una costruzione sempre piu' solida ....

    La tua visione della vita la considero come "un film gia' visto" ... succube di una societa' tribale con totem vari e con lo stregone capopolo ... con tutte le sue mutazioni religiose e rituali e di Dei ... non dissimili come costruzione alle altre 4.600 credenze dogmatiche sparpagliate per il mondo ...

    L'uomo si evolve ... e con esso si evolvono anche le religioni (invenzione umana) ... quando si assiste ad un fanatico ancoraggio della tradizione di una religione, quale essa sia, a schemi vecchi e rigidi, si assiste anche ad un'involuzione della stessa specie umana .
    Mio Dio, starò avviandomi a essere un cavernicolo? Un sub-uomo, ecco trovato. Un semi-uomo, un omuncolo. Di fronte al superuomo laico. Fuor di celia, ti ricordo che il cristianesimo ha costruito la civiltà di cui anche tu fai parte. O vorrai rinnegare il tuo Croce?

  9. #69
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    Predefinito Auschwitz: fine di una leggenda

    Auschwitz : fine di una Leggenda

    Carlo Mattogno

    Al professor Robert Faurisson spetta il merito incontestabile di essere stato il primo ricercatore che abbia impostato sul piano tecnico lo studio del problema delle presunte camere a gas omicide con particolare riferimento al campo di Auschwitz-Birkenau. Rilevando che nessun tribunale,durante gli innumerevoli processi contro i cosiddetti " criminali di guerra nazisti ", si era mai curato di far eseguire una perizia tecnica sulla presunta arma del delitto, la camera a gas omicida, egli ha intrapreso uno studio tecnico su questo argomento visitando perfino, a scopo di documentazione, una vera camera a gas di esecuzione di un penitenziario americano.

    L'introduzione nel campo storiografico di questo nuovo e proficuo principio metodologico è stato tanto più importante in quanto, all'epoca, il cardine fondamentale della storiografia sterminazionista era quel dogmatismo teologico che trova la sua più compiuta formulazione nella dichiarazione di storici francesi sulla presunta politica hitleriana di sterminio apparsa sul quotidiano LE MONDE il 21 febbraio 1979, secondo la quale - citó testualmente - " Non bisogna chiedersi come, tecnicamente, un tale sterminio in massa sia stato possibile. Esso è stato possibile tecnicamente perché ha avuto luogo. Questo è il punto di partenza obbligato di qualunque ricerca storica su questo argomento " .

    Jean-Claude Pressac, in diretta polemica con il prof.Faurisson, anzi, quasi per una sfida personale con lui, ha rigettato questo assioma antistorico e ha voluto studiare tecnologicamente il problema delle camere a gas e della cremazione. La sua prima opera, apparsa nel 1989, si intitola appunto : AUSCHWITZ: TECHNIQUE AND OPERATION OF THE GAS CHAMBERS; la seconda, pubblicata nel 1993, reca il titolo LES CREMATOIRES D'AUSCHWITZ. LA MACHINERIE DU MEURTRE DE MASSE. Soprattutto quest'opera, che ha goduto di un grandioso lancio pubblicitario, ha valso a Pressac la fama di specialista unico ed incontestato delle ricerche sulle tecniche di sterminio naziste, cioè sulle camere a gas omicide e sui forni crematori, e l' opera stessa viene presentata come la confutazione definitiva, totale e indiscutibile del revisionismo proprio sul suo piano prediletto, quello tecnico.

    Questo libro dovrebbe costituire il complemento dell' opera precedente in virtù della ricchissima documentazione che Pressac ha studiato a Mosca, in particolare gli archivi della Bauleitung (la direzione delle costruzioni di Auschwitz), che furono lasciati "intatti" nelle mani dei Sovietici. In realtá, negli 80.000 documenti di Mosca, negli archivi integrali della Bauleitung, Pressac non ha trovato nessuna prova dell' esistenza di una sola camera a gas omicida ad Auschwitz-Birkenau.

    Poichè questo libro di Pressac vuole essere la confutazione totale e definitiva del revisionismo sul piano tecnico, una semplice critica storica delle sue tesi era insufficiente: l' impostazione dell' opera richiedeva essenzialmente una critica tecnica. Il mio scritto AUSCHWITZ : FINE DI UNA LEGGENDA rappresenta una critica storico-tecnica delle tesi di Pressac.

    Ciò premesso, passo ad esporre le principali conclusioni della mia critica all' ultima opera di Pressac cominciando dal problema della cremazione. Uno studio scientifico sui forni crematori di Auschwitz- Birkenau deve affrontare e risolvere due problemi termotecnici fondamentali: quello della capacitá di cremazione e quello del consumo di coke.

    Pressac non affronta scientificamente nessuno dei due problemi, ma si limita semplicemente ad una serie di affermazioni sparpagliate qua e lá per tutto il libro, con le quali pretende di dimostrare che la capacitá di cremazione dei crematori II e III di Birkenau era di 800 o 1000 cadaveri al giorno, con possibilità di estensione a 1440,mentre la capacita di cremazione di ciascuno dei crematori IV e V di Birkenau era di 500 cadaveri al giorno,con possibilità di estensione a 768.

    Per quanto concerne il consumo di coke dei forni di Auschwitz-Birkenau, Pressac non dice nulla. Nel libro precedente egli afferma che dall' aprile all' ottobre 1943 i crematori di Birkenau cremarono da 165.000 a 215.000 cadaveri impiegando 497 tonnellate di coke, con un consumo medio di 2,6 kg di coke per cadavere.

    Vediamo ora quale sia il valore tecnico delle affermazioni di Pressac, cominciando dalla questione del consumo di coke. Nel periodo dal 31 ottobre al 13 novembre 1941, nel forno Topf a 2 muffole del crematorio di Gusen, un sottocampo di Mauthausen, furono cremati 677 cadaveri di adulti con un consumo totale di 20.700 kg di coke, in media 30,5 kg per ogni cadavere. Poiché in media furono eseguite 52 cremazioni al giorno, il forno rimase costantemente in equilibrio termico, il che significa che il consumo medio di coke fu il minimo conseguibile con quel tipo di forno. Questo dato sperimentale si può attribuire correttamente anche ai 3 forni Topf a 2 muffole del crematorio di Auschwitz, che dunque per la cremazione di un cadavere di un adulto richiedevano mediamente un quantitativo minimo di 30,5 kg di coke.

    I forni Topf a 3 e a 8 muffole dei crematori di Birkenau, per il loro sistema costruttivo, presentavano dei vantaggi termotecnici che riducevano cospicuamente i consumi; in effetti, i forni a 3 muffole, per la cremazione di un cadavere richiedevano circa 20 kg di coke, i forni a 8 muffole circa 15.

    Queste cifre si riferiscono a cadaveri emaciati di adulti, i cosiddetti musulmani. Nell' ipotesi della realtá delle gasazioni omicide, considerando la presenza di cadaveri di bambini e ragazzi tra i presunti gasati, il consumo teorico minimo dei crematori di Birkenau sarebbe stato mediamente di circa 13 kg contro i 2,6 kg assunti da Pressac.

    Passiamo ora alla questione della capacitá di cremazione dei crematori. La durata media di una cremazione nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau era di circa un' ora. Questi forni erano stati progettati e costruiti per la cremazione di un solo cadavere per volta; la loro esigua disponibilitá oraria di calore rendeva infatti impossibile una cremazione economicamente vantaggiosa, sia dal punto di vista del consumo di coke, sia da quello della durata, di due o più cadaveri insieme. La cremazione contemporanea di quattro cadaveri in un' ora, come sostiene Pressac, era dunque a maggior ragione termotecnicamente impossibile. Il funzionamento dei forni richiedeva una sosta di almeno quattro ore per la pulizia delle griglie dei focolari dalle scorie del coke, perció la capacitá massima di cremazione dei forni di Auschwitz-Birkenau era di 1.040 cadaveri al giorno.

    Nell' ipotesi della realtá delle gasazioni omicide, considerando la percentuale dei bambini e ragazzi tra i cadaveri dei gasati, nonche il loro peso medio in funzione dell' etá, la capacitá di cremazione giornaliera sarebbe aumentata di 6/5 a 1.248 cadaveri al giorno. Ció non significa che le SS di Auschwitz avessero ordinato i forni in previsione della cremazione di 1.248 o anche di 1.040 cadaveri al giorno: queste sono soltanto delle cifre massime teoriche.

    Tenendo conto di tutte le circostanze, si puó affermare che la Bauleitung di Auschwitz aveva ordinato alla ditta Topf le 46 muffole di Birkenau in previsione della mortalitá, nei periodi più cruciali, di circa 500 detenuti al giorno su una forza media prevista di 200.000 detenuti. La capacitá di cremazione dei crematori era dunque perfettamente adeguata all' aumento della forza del campo decisa da Himmler in previsione di una eventuale epidemia di tifo futura.

    Qualcuno, argomentando astrattamente, obietta che la capacitá di cremazione di 1.040 cadaveri al giorno era eccessiva. In effetti, nell' agosto 1942 ad Auschwitz morirono in media 269 detenuti al giorno, perció la capacitá massima di cremazione era quasi 4 volte superiore al numero effettivo dei decessi, e ció dimostrerebbe l' intenzione omicida delle SS di Auschwitz.

    A questa obiezione si può rispondere che in Germania, nel 1939,esistevano 131 crematori con circa 200 forni che avevano una capacitá massima di cremazione di circa 4.000 cadaveri al giorno; ma il numero dei decessi dell' intero anno fu di circa 102.000, in media circa 280 al giorno. Dunque i crematori tedeschi avevano una capacitá massima di cremazione 14 volte superiore al numero effettivo dei decessi: ció dimostra forse che i nazisti avevano l' intenzione di sterminare la popolazione civile tedesca?

    Ricapitolando, Pressac assume una capacitá di cremazione massima dei forni di Auschwitz-Birkenau che é all' incirca il quadruplo di quella reale e un consumo minimo di coke per ogni cremazione che é all' incirca un quinto del consumo medio effettivo. Ció significa che le sue affermazioni riguardo alla cremazione in massa dei presunti gasati sono tecnicamente e storicamente infondate.

    Lo studio dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau offre tuttavia anche prove dirette che confutano la tesi delle gasazioni in massa. Le prove più importanti sono tre.

    La prima prova si riferisce alla previsione delle SS riguardo al numero dei cremati nel marzo 1943. La nota per gli atti della Bauleitung del 17 marzo 1943 espone la stima del consumo di coke previsto per i quattro crematori di Birkenau. Il tempo di attivitá dei crematori indicato é di 12 ore. La lettera menziona anche il consumo di coke previsto, sicché si può calcolare il quantitativo di cadaveri che era possibile cremare: circa 360 cadaveri emaciati di adulti al giorno. Dal 1 al 17 marzo la mortalità media di Birkenau fu di 292 detenuti al giorno, che, in termini di consumo di coke, rappresenta l' 80% della previsione delle SS. Ció significa che questa previsione è stata calcolata sulla base della mortalità media effettiva piú un 20% come margine di sicurezza e non include affatto i presunti gasati, i quali, in questo periodo, secondo il Kalendarium di Auschwitz, furono 1.100 al giorno. Se dunque la cremazione dei cadaveri dei presunti gasati non fu prevista dalla Bauleitung, ciò significa che non ci fu alcuna gasazione omicida.

    La seconda prova riguarda il consumo di coke dei crematori di Auschwitz-Birkenau. Dal 1 marzo al 25 ottobre 1943 ai crematori di Auschwitz- Birkenau furono fornite complessivamente 641, 5 tonnellate di coke. In questo periodo il numero dei detenuti morti di morte naturale fu di circa 27.300, quello dei presunti gasati secondo il Kalendarium di Auschwitz di circa 118.300, complessivamente circa 145.600 morti; ora, per i detenuti morti di morte naturale risulta una disponibilità media di coke di circa 23,5 kg per ogni cadavere, che concorda perfettamente con i consumi dei forni; per i presunti gasati più i detenuti morti di morte naturale, invece, risulta una disponibilità di 4,4 kg, il che é termotecnicamente impossibile. Perció il quantitativo di coke fornito ai crematori dal marzo all' ottobre 1943 dimostra che i crematori hanno cremato soltanto i cadaveri dei detenuti immatricolati morti di morte naturale e, conseguentemente,che non c' è stata nessuna gasazione in massa. Ricordo che, secondo la storiografia sterminazionista, in questo periodo non furono mai usate " fosse di cremazione ".

    La terza prova concerne la durata della muratura refrattaria dei forni crematori. Nel suo ultimo libro Pressac afferma che ad Auschwitz ci furono 775.000 morti, di cui almeno 675.000 furono cremati nei crematori di Birkenau. La cifra di cremati addotta da Pressac é tecnicamente impossibile. L' ing. Rudolf Jakobskàtter, parlando, nel 1941, dei forni Topf con riscaldo elettrico del crematorio di Erfurt, dice con orgoglio che il secondo forno era riuscito ad eseguire 3.000 cremazioni, mentre normalmente la durata della muratura refrattaria dei forni era di 2.000 cremazioni. Il forno Topf a 2 muffole di Gusen resistette a circa 3.200 cremazioni, dopo di che fu necessario smantellarlo e sostituire la sua muratura refrattaria. La durata di una muffola fu dunque di circa 1.600 cremazioni. Ora, anche supponendo che i forni di Auschwitz-Birkenau fossero stati usati fino al limite estremo di 3.000 cremazioni per ogni muffola, complessivamente avrebbero potuto cremare circa 156.000 cadaveri - incidentalmente, secondo Pressac il numero totale delle vittime tra i detenuti fu di 130.000 - , mentre la cremazione di 675.000 cadaveri avrebbe richiesto almeno quattro sostituzioni complete della muratura refrattaria di tutte le muffole: soltanto per i crematori II e III, sarebbero state necessarie 256 tonnellate di materiale refrattario e un tempo di lavoro di circa 7.200 ore.

    Tuttavia, negli archivi della Bauleitung, che furono lasciati "intatti" dalle SS di Auschwitz e che Pressac ha esaminato integralmente, non esiste traccia di questi enormi lavori, perció questi lavori non sono mai stati eseguiti. Dunque la cremazione di 675.000 cadaveri nei forni crematori é tecnicamente impossibile, di conseguenza ad Auschwitz-Birkenau non è stato perpetrato alcuno sterminio in massa.

    Veniamo ora alla questione delle camere a gas omicide. La tesi di fondo di Pressac é che i crematori II e III furono progettati e costruiti come normali installazioni igienico-sanitarie, ma furono successivamente trasformati in strumenti criminali installando nel loro seminterrato camere a gas omicide. Non c' è dubbio che a partire dalla fine del 1942 il seminterrato dei crematori II e III abbia subito varie trasformazioni rispetto al progetto iniziale, come non c' è dubbio che la sala dei forni, per quanto concerne il loro numero e la loro capacitá di cremazione, non ha subito alcuna modifica rispetto al piano iniziale. Come spiegare questa incongruenza? Se i crematori II e III erano stati progettati come semplici installazioni sanitarie, adeguate per il tasso di mortalitá naturale del campo, la loro trasformazione in strumenti di sterminio in massa avrebbe richiesto un corrispondente ampliamento della capacitá di cremazione dei forni, ma ció non è accaduto. A Pressac non resta dunque che triplicare o quadruplicare la capacitá di cremazione reale dei forni e dichiarare, contraddittoriamente, che dei forni progettati in una prospettiva sanitaria potevano far fronte senza difficoltà anche ad uno sterminio in massa.

    La realtá èben diversa. L' installazione nei crematori II e III di una camera a gas di 210 m2 (tale era la superficie del Leichenkeller 1 o camera mortuaria seminterrata 1) in cui, secondo Pressac, si sarebbero potute gasare senza difficoltá 1.800 vittime (ma i testimoni oculari parlano anche di 3.000), per la cremazione in giornata dei cadaveri, avrebbe richiesto 75 muffole, in luogo delle 15 esistenti, le quali, per la cremazione dei corpi delle vittime, avrebbero impiegato cinque giorni, creando un gravissimo ostacolo al processo di sterminio. Il fatto dunque che la sala dei forni non sia stata trasformata, dimostra che le trasformazioni dello scantinato non erano criminali.

    Il progetto finale delle SS, quello effettivamente realizzato, secondo Pressac fu la trasformazione del Leichenkeller 1 in camera a gas omicida e del Leichenkeller 2 in spogliatoio. A sostegno della sua tesi, Pressac adduce una serie di indizi, i piú importanti dei quali sono ricollegabili agli impianti di ventilazione dei crematori e ai Gasprüfer.

    E` noto che, nelle camere a gas di disinfestazione, a causa dell' estrema tossicitá dell' acido cianidrico, il problema della ventilazione era di importanza vitale.

    Pressac afferma che un elemento importante della trasformazione criminale dei crematori fu l' aumento della portata dei ventilatori della presunta camera a gas omicida da 4.800 a 8.000 m3 di aria all' ora. Questo aumento sarebbe stato deciso per sopperire all' inconveniente derivante dal fatto che questo impianto di ventilazione era stato progettato e costruito per una normale camera mortuaria. Ciò dimostrerebbe la trasformazione del locale da camera mortuaria in camera a gas omicida. Per simmetria, Pressac dichiara che anche la portata del ventilatore del presunto spogliatoio fu aumentata da 10.000 a 13.000 m3 di aria all' ora. La fonte addotta da Pressac a sostegno di questa variazione della portata dei ventilatori é la fattura della Topf n.729 del 27 maggio 1943 per il crematorio III.

    Lo studio degli impianti di ventilazione dei crematori II e III dimostra al contrario che il Leichenkeller 1 non fu trasformato in una camera a gas omicida. Anzitutto, la fattura della Topf menzionata da Pressac prevede per la presunta camera a gas omicida un ventilatore con portata di 4.800 m3 di aria all' ora, non di 8.000, e per il presunto spogliatoio un ventilatore con portata di 10.000 m3, non di 13.000. Dunque Pressac ha falsificato i dati di questo documento.

    In secondo luogo considerando i volumi dei due locali, risulta che per la presunta camera a gas omicida le SS avevano previsto 9,5 ricambi di aria all' ora, mentre per il presunto spogliatoio 11 ricambi di aria all' ora: dunque la camera a gas era meno ventilata dello spogliatoio! Ciò è tecnicamente insensato.

    Nell' opera classica dell' ing. Heepke sulla progettazione dei crematori si legge che per le camere mortuarie bisognava prevedere come minimo 5 ricambi di aria all' ora, ma in caso di intenso utilizzo fino a 10 ricambi. Ció dimostra che l' impianto di ventilazione del Leichenkeller 1, con i suoi 9,5 ricambi di aria all' ora, é stato progettato e costruito per una camera mortuaria e che il locale in questione non è stato trasformato in camera a gas omicida. A titolo di confronto, per le camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema DEGESCH-Kreislauf, cioé a circolazione di aria calda, si prevedevano 72 ricambi di aria all' ora.

    Riassumendo, Pressac afferma che i crematori II e III furono progettati e costruiti come normali impianti igienico-sanitari, ma poi furono trasformati in strumenti di sterminio; tuttavia, dopo la presunta trasformazione criminale, la sala forni dei due crematori aveva ancora lo stesso numero di forni che era stato previsto per la mortalità naturale dei detenuti, e i ventilatori del Leichenkeller 1 avevano ancora la stessa portata che era stata prevista per normali camere mortuarie. Ma allora in che cosa consiste la trasformazione criminale dei crematori?

    Passiamo alla questione dei Gasprüfer. Il 26 febbraio 1943 l'amministrazione del crematorio II di Auschwitz chiese alla ditta Topf l' invio di 10 Gasprüfer. A Mosca Pressac ha scoperto la lettera di risposta della ditta Topf, datata 2 marzo 1943, nella quale i Gasprüfer vengono definiti " Anzeigegeräte für Blausäure-Reste ", apparati di indicazione per residui di acido cianidrico. Pressac scrive ingenuamente che questo documento costituisce la prova definitiva dell'esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II. In realtá questo documento puó essere al piú un indizio, non una prova definitiva, dell'esistenza di una camera a gas, ma che questa camera a gas sia omicida, è una semplice affermazione arbitraria di Pressac.

    Riguardo a questo documento osservo sommariamente quanto segue: a) i Gasprüfer, nella terminologia tecnica tedesca, erano dei semplici analizzatori di gas di combustione;
    b) l' apparato che veniva utilizzato per la prova dei residui dell' acido cianidrico si chiamava " Gasrestnachweisgerät für Zyklon", cioè apparato di prova del gas residuo per lo Zyklon;

    c) questo apparato era in dotazione obbligatoriamente a tutte le installazioni di disinfestazione ad acido cianidrico, comprese quelle di Auschwitz;

    d) la richiesta di 10 analizzatori di gas combusti ad una ditta che produceva impianti di combustione è perfettamente comprensibile: ma per quale motivo la Bauleitung di Auschwitz avrebbe dovuto richiedere 10 apparati di prova dei residui di acido cianidrico ad una ditta che produceva appunto impianti di combustione, invece di ordinarli direttamente alle ditte che li distribuivano insieme allo Zyklon B e alle maschere antigas - cioè la DEGESCH e, in particolare, la ditta Tesch und Stabenow - con le quali l' amministrazione di Auschwitz era regolarmente in contatto?


    La conclusione è che i 10 Gasprüfer erano dei semplici analizzatori dei gas di combustione per i crematori. Essi erano destinati ai 10 condotti del fumo dei crematori II e III oppure alle 10 canne fumarie dei crematori di Birkenau. Il documento scoperto da Pressac è perciò senza dubbio un falso.

    Come ho accennato all' inizio, Pressac ha voluto studiare tecnicamente la questione dei forni crematori e delle presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau, però non avendo la minima competenza tecnica per intraprendere tale studio. Tuttavia egli ha dovuto accettare il principio metodologico, propugnato dai revisionisti secondo il quale, dove esiste discordanza tra le testimonianze e la tecnica, é quest' ultima che deve prevalere. In tal modo egli ha aperto una falla irreparabile nella storiografia sterminazionista, perché la tecnica dimostra l' impossibilità materiale di uno sterminio in massa ad Auschwitz-Birkenau.

    I colleghi di Pressac hanno capito immediatamente la pericolosità di questa metodologia e sono corsi prontamente ai ripari. In effetti, il libro ANATOMY OF THE AUSCHWITZ DEATH CAMP, recentemente pubblicato da Yisrael Gutman e Michael Berenbaum in collaborazione con l' Holocaust Memorial Museum di Washington, piú che contro i revisionisti, sembra diretto contro Pressac: esso costituisce infatti una ferma negazione della metodologia storiografica di Pressac, di cui smentisce le tre piú importanti conclusioni, affermando che:
    1) tutti i crematori di Birkenau furono progettati fin dall' inizio a scopo criminale;
    2) il numero delle vittime di Auschwitz fu di 1.100.000;
    3) i crematori di Birkenau potevano cremare 8.000 cadaveri al giorno.


    Con ciò il dogmatismo teologico propugnato nel 1979 dagli storici francesi, incautamente violato da Pressac, è ora pienamente ristabilito: a Pressac non resterà che fare pubblica ammenda. A quanto pare, egli ha già cominciato a farla, prestando la sua collaborazione suicida a questo libro. Per i revisionisti, invece, i libri di Pressac rappresentano la fine di una leggenda.

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    Originally posted by franco damiani
    Mio Dio, starò avviandomi a essere un cavernicolo? Un sub-uomo, ecco trovato. Un semi-uomo, un omuncolo. Di fronte al superuomo laico. Fuor di celia, ti ricordo che il cristianesimo ha costruito la civiltà di cui anche tu fai parte. O vorrai rinnegare il tuo Croce?
    ... la civilta' umana e' una costruzione lenta e faticosa che non data da soli due millenni ... viene da molto piu' lontano ... il cristianesimo ... come tutte le religioni ... e' una evoluzione delle credenze umane .. sempre meno tribali rispetto ai primordi dell'umanita' ... ma comunque destinata anch'essa ad essere sopravanzata e superata da ulteriori abiti mentali che l'uomo si costruira' addosso ... sempre meno dogmatici e sempre piu' interattivi con le necessita' sociali ...
    Questa supposta superiorita' della civilta cristiana ... e' una balla ... sai perche' ... perche' ogni periodo e' figlio delle civilta' precedenti ... e del grado da esse raggiunto ... in un continuo divenire ... anzi personalmente credo che la cristianita' sia stata un potente freno al dispiegarsi di tutte le potenzialita' umane in specie alle attivita' sociali e di autogoverno che poi, guarda caso, sono le piu' importanti in un consesso umano ... in special modo con l'esercizio di quel potere temporale che mal si addice a chi dovrebbe aspirare ad amministrare la spiritualita' delle genti invece che i loro beni terreni.

 

 
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