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Discussione: La Fiat

  1. #1
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    Predefinito La Fiat

    da www.giornale.it

    " Fazio: la Fiat è in crisi perchè non si è rinnovata

    Se la Fiat è in crisi è perchè non si è saputa rinnovare. Non ha investito nella ricerca, non ha sviluppato nuovi prodotti significativi e apprezzati dal mercato, non ha tenuto il passo della concorrenza.
    Parla chiaro il governatore della Banca d’Italia per spiegare la crisi del gruppo di Torino.
    Tra la metà degli anni ‘80 e la metà degli anni ‘90 la Fiat ha investito 4 miliardi di dollari in ricerca, la Volkswagen 20 miliardi e la Bmw circa il doppio della casa torinese”, dice Antonio Fazio. I ridotti investimenti nella ricerca non hanno consentito di sviluppare in tempo i modelli richiesti dal mercato: In sostanza la gamma Fiat è arretrata rispetto a quella della concorrenza diretta .
    Corso Marconi ha preferito gestire una situazione di quasi monopolio sul mercato interno vivacchiando sul quotidiano . Tutto questo mentre gli altri costruttori si rinnovavano e si presentavano alla clientela, anche italiana, con offerte differenziate, avanzate e costantemente aggiornate.
    Non è un caso se oggi solo Fiat perde quote di mercato, mentre tutti gli altri diretti concorrenti le aumentano pur con i limiti imposti dall’attuale situazione di crisi congiunturale.
    Intanto da Torino arrivano solo segnali negativi. Il piano di ristrutturazione va avanti e verrà applicato come proposto. Ma, soprattutto, dai vertici del gruppo automobilistico arrivano segnali chiari di una volontà di disimpegno degli azionisti Fiat dal settore automobilistico
    .
    “A questo punto - ha detto il presidente Paolo Fresco - non è più una questione di "se" la Fiat spa eserciterá l'opzione di vendita della propria divisione automobilistica alla General Motors ma di "quando", come e a quale prezzo” . Intervistato dal Wall Street Journal così il presidente della conglomerata industriale di Torino, traccia lo scenario futuro del Lingotto. Insomma: la Fiat auto sarà presto venduta a Gm, il destino del settore auto italiano è questo. Stando a Fresco la probabile decisione da parte vertici di Gm di scaricare in parte o totalmente sotto la voce "oneri straordinari" l'investimento fatto nel 2000 per il 20% della Fiat Auto per 2,4 miliardi di dollari inciderá sulle negoziazioni future per l'acquisto della quota rimanente .
    Ma la crisi Fiat continua a preoccupare il governo. Il presidente del Consiglio, che tra oggi e domani incontrerà i vertici della Casa automobilistica ha ribadito la propria contrarietà alla chiusura degli stabilimenti. “Posso garantire a chi ora vive con la paura, l'angoscia della perdita del lavoro, che troveremo soluzioni, lo Stato farà la sua parte. Nessuno deve temere che questa grave crisi possa portare a negatività dolorose per il suo lavoro”, ha detto il premier.
    Intanto però sul fronte governativo vengono avanzate non poche critiche sul piano di ristrutturazione prospettato dalla Fiat. “Il piano presentato dalla Fiat negli ultimi giorni a sindacati e governo lo reputo irricevibile ”, ha dichiarato il sottosegretario alle Attività produttive Mario Valducci che reputa inaccettabile la completa chiusura di Termini Imerese. Secondo Valducci “non è stato presentato un piano vero che faccia capire dove voglia arrivare l'azienda» e va chiarito «qual è e quale sarà il ruolo di Gm nel sistema auto italiano”


    12 Ott 2002
    "

    Cordiali saluti

  2. #2
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    www.ansa.it

    " FIAT: BERLUSCONI, C'E' VOLONTA' DI RISOLVERE LA CRISI
    TRIESTE - Il Governo e' impegnato a fondo sulla crisi Fiat con la speranza e la volonta' di risolverla'': lo ha detto il premier Silvio Berlusconi oggi a Trieste. ' Pur in un momento difficile per l' economia non solo italiana, ma europea e mondiale - ha aggiunto Berlusconi - il Governo si carica della responsabilita', come e' logico che sia, e affronta, con il solito modo di andare in fondo ai problemi, anche la questione Fiat ''. Il premier ha detto che insieme con il Ministro Giulio Tremonti incontrera' domani alle 16.00 a Milano i vertici dell'azienda. Oggi, intanto, si svolgera' un incontro preparatorio in vista della riunione di domani. 'Il Governo ha qualche idea e vedra' come risolvere questo grave problema in modo da tenere in Italia una fabbrica importante per un prodotto importante come l' automobile - ha aggiunto Berlusconi - per non creare nell' economia una crisi che sarebbe di proporzioni preoccupanti e per non dare a chi lavora attualmente nella Fiat un futuro che non sia di certezza e sicurezza ''. E ha affermato che 'non si puo' pensare di abbandonare una zona come quella di Termini Imerese e la sua economia senza la sicurezza di un lavoro'.
    12/10/2002 17:45 © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati


    Cordiali saluti

  3. #3
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    www.adnkronos.com

    " Il segretario dei Ds invita il governo ad avere una politica attiva per la fuoriuscita dalla crisi
    Fiat, Fassino: ''L'azienda non sia svenduta a General Motors''
    ''Un ampliamento della collaborazione tra le due imprese che sia una integrazione tra il patrimonio di competenze''

    Roma, 12 ott. (Adnkronos) - La Fiat deve essere salvata e non svenduta. Va inoltre garantito un presidio produttivo nazionale nel settore auto. Sono i due obiettivi indicati dal segretario dei Ds, Piero Fassino, che e' oggi tornato a commentare gli sviluppi della crisi Fiat a margine di una iniziativa dell'Associazione 'Aprile' sulla scuola, al teatro Piccolo Eliseo di Roma. Il leader della Quercia ha definito ''un'utile soluzione'' un ampliamento della collaborazione tra Fiat e General Motors, ''a patto che non sia la svendita dell'azienda ma una integrazione tra il patrimonio di competenze. Una cosa piu' grande di cui la Fiat sia parte determinante''.
    L'obbligo da rispettare, ha proseguito Fassino, e' che si tratti di ''un accordo vero e serio'' tra le due aziende ''in modo che si possa realizzare un produttore piu' competitivo e forte sui mercati internazionali''. Proprio il limite strutturale che la Fiat non e' mai riuscita a risolvere. ''Da almeno vent'anni -ha osservato il leader della Quercia- si pone il problema di una alleanza tra la Fiat e un altro grande produttore. Nel mercato mondiale dell'automobile sono oggi infatti necessari volumi, dimensioni e presenza che la Fiat non e' in grado di realizzare in modo autosufficiente''.
    ''Credo che tra la ragioni della crisi di oggi -ha continuato il segretario della Quercia- ci sia anche aver colpevolmente tardato la definizione di una intesa con questi connotati''. Fassino non nasconde che per salvare l'impresa degli Agnelli ''occorrera' fare scelte coraggiose, perche' noi pensiamo che l'azienda possa avere un futuro''. Indispensabile e' una strategia sinergica a piu' attori: l'azienda, i sindacati, le banche e gli enti locali. ''Chiediamo al governo -ha poi detto Fassino- di non essere semplicemente il notaio delle decisioni aziendali ma di avere una politica attiva, accompagnando l'azienda in tutto il percorso di fuoriuscita dalla crisi. L'obiettivo deve essere quello di garantire la continuita' produttiva e i livelli di occupazione. In funzione di questi due obiettivi -ha concluso- ogni strumento e ogni scelta che sia funzionale ad essi, va bene''.
    Luca Rufino
    "

    Cordiali saluti

  4. #4
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    da www.adnkronos.it

    " ''Governo non puo' accettare chiusura di interi stabilimenti''

    Fini: ''Se chiude Termini Imerese e' tragedia sociale''
    Il vicepremier al 'Maurizio Costanzo Show': Fiat vende meno auto ''perche' c'e' piu' competizione e piu' qualita' tra le altre marche''

    Roma, 9 ott. - (Adnkronos) - 'La crisi della Fiat e' un problema sicuramente serio e difficile. Il governo fara' quello che puo' fare, ma quello che non puo' essere accettato da parte nostra e' la chiusura di interi stabilimenti. Penso a Termini Imerese. Certo, c'e' anche Arese, ma se chiudesse Termini, sarebbe una tragedia sociale ''. Lo ha detto Gianfranco Fini nel corso della registrazione di una puntata del 'Maurizio Costanzo Show' che andra' in onda domani sera.
    '' La Fiat -ha sottolineato il vicepresidente del Consiglio- paga le conseguenze di una politica aziendale non tra le piu' avvedute. Si vendono meno auto della Fiat perche' c'e' piu' competizione e piu' qualita' tra le altre marche. Il governo fa quel che puo' fare, ma, ad esempio, non e' che possiamo dare dei soldi alla Fiat, perche' l'Europa direbbe che non lo possiamo fare ''.
    ''Cosi' come -ha aggiunto Fini- non pensiamo di nazionalizzare la Fiat come ha proposto l'on. Bertinotti, coerentemente con la sua storia di comunista, anche perche' la storia da ormai vent'anni va ormai in altra direzione. Pero' possiamo sostenere i lavoratori che rischiano di perdere il posto. La Finanziaria prevede un fondo ad hoc, perche' ci sono ancora gli ammortizzatori sociali ed e' un fondo capiente "'.
    Tra le ipotesi avanzate da Fini, quella di ''prevedere i cosiddetti eco-incentivi per tutte le case automobilistiche che si impegnano su questo terreno ''. Il vicepresidente del Consiglio ha auspicato ''un impegno da parte di tutti'', con l'apertura di ''un tavolo in cui tutti facciamo la nostra parte: il governo, la regione Sicilia, i sindacati''. Fini ha poi ricordato un'altra proposta, avanzata dal senatore Carlo Vizzini: ''quella di chiedere alla Fiat di Termini Imerese di impegnarsi a produrre auto a metano, dal momento che la Sicilia e' ricca di questo gas''.
    Nicola Rao
    "

    Cordiali saluti

  5. #5
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    Hai ragione, mr. rebel. personalmente ho trovato semplicemente "abominevoli" le dichiarazioni di tremonti [che non a caso come politico nasce "socialista"] o, peggio, le sparate di bossi il quale è arrivato a dire che per la fiat la soluzione c'è e si chiama "protezionismo". alla faccia!

    nessun ministro invece ha trovato il coraggio di dire: a) che i posti di lavoro non possono essere garantiti con i soldi pubblici, mantenendo aziende decotte ed una perenne cassa integrazione che offre solo l'illusione di un lavoro; b) che aziende improduttive e ormai superate devono essere chiuse, senza indugi, evitando così che denaro fresco finisca in una voragine senza fondo invece di contribuire a creare nuovi posti di lavoro.

    ecchecazzo, oramai pure i bambini sanno che la crisi fiat è il peggior frutto della commistione tra la sindacatocrazia e la partitocrazia: così stando le cose, checché ne pensi il "socialista" tremonti, un governo di centrodestra dovrebbe stare dalla parte dell'economia di mercato sapendo che non ci si può salvare se ci si affida al carrozzone pubblico. macché...

  6. #6
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    da www.iltempo.it

    " FINITI I TEMPI DEL «FIAT VOLUNTAS TUA»


    di GIUSEPPE PENNISI

    A CAVALLO tra la fine degli Anni Settanta e l'inizio degli Anni Ottanta, più o meno quando l'attuale direttore de «L'Unità» Furio Colombo guidava le operazioni oltreatlantico della maggiore impresa metalmeccanica italiana, girava negli Usa una barzelletta un po' scurrile (ma non blasfema) sulle tecniche pubblicitarie per vendere le auto italiane sul mercato americano; i «persuasori occulti» di Corso Marconi sarebbero riusciti a fare mettere il loro marchio di fabbrica addirittura nel «Pater Noster» al «Fiat voluntas tua»; naturalmente, la Ford avrebbe voluto pari trattamento - l'inserimento della sua sigla (che inizia con quella che in inglese è la terribile lettera "f") in qualche preghiera.
    Quei tempi sono lontani. Oggi non si tratta più di conquistare mercati lontani (dopo quello americano, quelli dell'Europa orientale e quelli dell'America Latina). Per il marchio Fiat, la stessa quota di mercato italiano, che nel 1990 era quasi il 40%, è crollata al 23%; per i marchi Alfa Romeo e Lancia, nello stesso arco di tempo, la quota di mercato è scesa rispettivamente dal 6% a meno del 4% e dal 10% al 4,5%.
    Non solo, ma mentre grandi imprese automobilistiche europee si riorganizzavano e stringevano alleanze, i problemi della maggiore casa automobilistica italiana si aggravavano, nonostante le protezioni dirette o indirette (sino a quando è stato possibile concederle) e l'ampio ricorso a strumenti come la cassa integrazione straordinaria. Le determinanti sono molteplici: in sintesi, l'azienda non è stata in grado di fare fronte al processo d'integrazione economica internazionale con una rete adeguata di alleanze europee. Adesso, «Fiat» non riflette una «voluntas» del mercato in grado di tenerla in piedi.
    Se ieri un impiego alla Fiat sembrava una sicurezza a vita, oggi è ad alto rischio, un rischio per oltre 8000 uomini e donne e un indotto di circa 40.000, particolarmente concentrato in certe zone. E domani? In estrema sintesi, occorre chiedersi se l'Italia ha la possibilità di fare una scelta analoga a quella della Gran Bretagna. Nel lontano 1978 - proprio quando girava la barzelletta su «Fiat voluntas tua» - Allan Walters, allora sul punto di diventare il consigliere economico di Margaret Thatcher, disse a me (incredulo) che l'obiettivo di fondo del Regno Unito sarebbe stata la deindustrializzazione - chiudere fabbriche - per basare il proprio sviluppo su due «doti» delle isole britanniche: lo spirito mercantile e la lingua inglese. Londra, Liverpool, Edimburgo e Dublino sarebbero, in quella visione, diventati la più grande e più importante piazza di servizi finanziari ad alto valore aggiunto al mondo.
    Per noi questa strada è preclusa. Lo spirito mercantile-finanziario è stato stroncato sul nascere ai tempi della Controriforma quando i banchieri fiorentini furono costretti a emigrare ad Amsterdam. L'italiano ha smesso di essere una lingua internazionale nel Settecento. Quindi delle due l'una: o il marchio diventa un sottomarchio della Opel (a sua volta sottomarchio della GM) per la produzione di auto di piccola cilindrata in Italia (con pochi modelli di lusso per Lancia e Alfa Romeo) mentre le medie e le grandi verrebbero fabbricate in Germania, o ci si rivolge a Sviluppo Italia e a Infrastrutture spa per salvare il salvabile nei limiti di quanto permesso dall'Unione Europea. Cambiando rotta; e probabilmente anche uomini.
    Pronunciando col tono giusto il «fiat voluntas tua».

    domenica 13 ottobre 2002
    "


    Cordiali saluti

  7. #7
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    La Fiat è in crisi di vendite perchè non ha prodotto più alcun modello appetibile per qualità/prezzo da diversi anni...
    La motivazione è semplice: vuole vendere tutto a General motors, ma con un carrozzone tale di manodopera (spesso poco utilizzata e poco produttiva) non può ottenere un buon vantaggio economico. In questo modo, perde percentuale di mercato e ha la "scusa" per eliminare personale... e questo durerà ancora...

    Questa è la mia opinione.

  8. #8
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale :

    " Secolo d'Italia del 15/10/2002


    --------------------------------------------------------------------------------
    Il vicepremier afferma che l'impegno del governo è doveroso, ma anche i vertici dell'azienda debbono assumersi le loro responsabilità

    Fini: «La Fiat faccia la sua parte»
    Tramonta l'ipotesi di una nuova società partecipata dallo Stato, dalle banche e dalla General Motors

    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA. Crisi Fiat sotto i riflettori in queste ore si trovano i vertici delI'azienda torinese. Trincerati dietro i "no comment" e un piano di ristrutturazione che, in pratica, non piace a nessuno e lascia scontenti tutti, i piani alti di Corso Marconi sono oggetto di critiche un po' da tutte le parti: dai sindacati, che considerano eccessivamente penalizzante il piano presentato, agli esponenti del mondo politico che si sentono chiamati a risolvere un problema che ha creato soprattutto lo staff della Fiat con una politica aziendale chiaramente sbagliata. Non a caso il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, ha ieri sottolineato che "nella crisi Fiat è doveroso per il governo essere fortemente impegnato, ma l'esecutivo non può essere l'unico soggetto attivo". "All'assunzione di responsabilità del governo - ha sostenuto Fini - dovranno necessariamente affiancarsi analoghi comportamenti virtuosi di altri soggetti interessati, in primis i vertici del gruppo torinese". Polemico, nei confronti della Fiat, anche il segretario della Cisl Savono Pezzotta secondo cui "la crisi del gruppo torinese è preoccupante, ma non è certo una novità. Da anni basta guardare in un qualsiasi parcheggio italiano per vedere quante sono le macchine straniere. Allora la proprietà della Fiat non può tirarsi fuori e scaricare i costi sullo Stato". "Il governo - ha proseguito Pezzotta - deve spiegare dove prende i soldi da mettere nella Fiat. lo voglio sapere, voglio capire qual è il progetto, perchè ho firmato un patto con il governo. Intanto la Fiat deve presentare un altro piano. Non si può finanziare con i soldi destinati al Sud un'azienda che vuole chiudere uno stabilimento in Sicilia. Questa parte del progetto deve scomparire. Poi si può discutere di tutto. Ma Termini Imerese non si può fermare, deve continuare a produrre auto, se possibile di maggiore qualità". A quanto si sa la chiusura dei centri produttivi è stata comunque esclusa nel corso dell'incontro che i vertici della Fiat hanno avuto ad Arcore con il presidente Berlusconi. Ad Arcore, però, è stato anche riconosciuto che ogni possibile soluzione dovrà essere basata sulla logica di mercato e non su quella dell'assistenzialismo. Tra le ipotesi che si sono formulate in queste ultime ore sembra comunque perdere peso quella di una nuova società partecipata da Stato, Generale Motors e banche, le quali avrebbero dovuto trasformare i propri crediti in azioni sottoscrivendo un aumento di capitale. Dalla General Motors, che si prepara a svalutare la sua partecipazione del 20% in Fiat Auto non è comunque arrivato alcun commento. E non si esclude che la Gm possa anche azzerare il valore della quota che nel 2000, al momento dell'accordo con Torino, aveva iscritto in bilancio per 2,4 miliardi di dollari. Un annuncio che, come ha detto nei giorni scorsi al Wall Street Journal lo stesso presidente Paolo Fresco, potrebbe essere la prima "mossa" della trattativa per la vendita dell'auto alla casa di Detroit. La svalutazione dovrebbe essere effettuata oggi con la presentazione dei conti del terzo trimestre dell'anno. Nel quartier generale del colosso americano la parola d'ordine, per quanto riguarda il Lingotto, è "no comment". "La nostra linea - spiega il portavoce della casa automobilistica - è quella di non rilasciare alcun commento su Fiat, sulle intenzioni della società e su quello che in Italia vogliono fare al riguardo. Capiamo bene la situazione e il nostro desiderio è quello di non fomentare alcun comportamento speculativo". II portavoce di Gm rimanda così alla presentazione dei dati trimestrali in programma oggi quando, alla presenza del direttore finanziario John Devine, l'azienda farà il punto sull'andamento dell'esercizio in corso e tratteggerà i primi spunti per il 2003 ormai prossimo. E lo stesso Devine in passato non aveva escluso che la svalutazione del valore di libro del 20% di Fiat Auto a causa delle perdite potesse arrivare fino al completo azzeramento". Da segnalare, infine, che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha telefonato ieri al commissario per la tutela della concorrenza Mario Monti "delineando possibili iniziative del governo italiano per trattare il caso Fiat". Lo ha rivelato lo stesso Monti a margine di un convegno alla Università di Napoli. Berlusconi ha aggiunto Monti "ha sottolineato l'impegno del governo italiano a rispettare le regole comunitarie sugli aiuti di Stato" . Monti ha anche precisato che ogni intervento dello Stato italiano a sostegno di imprese in difficoltà, come il caso della Fiat, "non deve avere esecuzione prima che la commissione Ue l'abbia autorizzato".
    "


    Cordiali saluti

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Allanim
    Hai ragione, mr. rebel. personalmente ho trovato semplicemente "abominevoli" le dichiarazioni di tremonti [che non a caso come politico nasce "socialista"] o, peggio, le sparate di bossi il quale è arrivato a dire che per la fiat la soluzione c'è e si chiama "protezionismo". alla faccia!

    nessun ministro invece ha trovato il coraggio di dire: a) che i posti di lavoro non possono essere garantiti con i soldi pubblici, mantenendo aziende decotte ed una perenne cassa integrazione che offre solo l'illusione di un lavoro; b) che aziende improduttive e ormai superate devono essere chiuse, senza indugi, evitando così che denaro fresco finisca in una voragine senza fondo invece di contribuire a creare nuovi posti di lavoro.

    ecchecazzo, oramai pure i bambini sanno che la crisi fiat è il peggior frutto della commistione tra la sindacatocrazia e la partitocrazia: così stando le cose, checché ne pensi il "socialista" tremonti, un governo di centrodestra dovrebbe stare dalla parte dell'economia di mercato sapendo che non ci si può salvare se ci si affida al carrozzone pubblico. macché...
    Dov'eravate voi quando i sindacati denunciavano tutto ciò da almeno 10 anni?

    A mangiare capuccini?

  10. #10
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    FIAT, IL DOVERE DI FALLIRE

    articolo apparso oggi su Il Foglio

    "Se un business non va, non va. Se la sua prospettiva strategica è cieca, niente gli restituirà la vista. L’accanimento terapeutico a spese dello Stato è la peggiore delle terapie.
    L’Italia, sotto il ricatto pseudo-solidarista del posto di lavoro in discussione, di queste cure mortifere ha fatto il pieno, anzi ha fatto sistema e filosofia di vita per molti decenni.


    Con questo risultato: i posti di lavoro difesi erano e sono rimasti finti, precari, pagati con il ritardo o la negazione dello sviluppo e dell’innovazione, e quelli veri procurabili attraverso l’interazione tra buone regole e mercato libero non sono mai stati creati.

    Così tutta la classe politica eccettuati i radicali sta inscenando la solita orchestrazione da “tragidiaturi” sul massacro sociale di Termini Imerese, lo stabilimento che va salvato a tutti i costi, dicono; e intanto tutti i costi della loro retorica li paga il Sud con una disoccupazione giovanile strutturale e diffusa che fa vergogna e si combina bene, quella sì, con il potere immarcescibile della criminalità organizzata nel disfacimento sociale.

    Il direttore dell’Unità, l’unico liberal al mondo capace di sposare una fedeltà aziendale canina allo spirito ribaldo dei girotondi giustizialisti, ce la mena da giorni sostenendo che la colpa della crisi Fiat è del governo e che Ronald Reagan, lui sì, firmò un assegno per la salvezza della Chrysler.

    Ci prende in giro, la nostra frivola Verdurin. Reagan convinse le banche a prestare dei soldi a un’industria che non era più solvibile, ma che poteva ristrutturarsi e stare sul mercato, e Chrysler li restituì fino all’ultima lira.

    Questo assegno le banche private lo hanno già firmato intestandolo alla Fiat, e in più lo Stato ha già dato tutti gli aiuti compatibili con un’economia libera, europea e globalizzata; ma la crisi dell’auto italiana galoppa, e ora bisogna decidere se questo fallimento va innanzitutto a carico degli azionisti, mentre lo Stato si prende cura delle sue conseguenze sociali con gli strumenti ordinari detti ammortizzatori sociali e un’iniziativa di sviluppo, per creare nuovi posti anche nel Sud in nuovi settori produttivi, oppure se si socializzano le perdite come al solito e si buttano le conseguenze della crisi sul sistema e sulla società italiana mascherando per l’ennesima volta (l’ottava? la nona?) il fallimento industriale degli Agnelli.

    Fallire si può, non è un disonore cedere le armi al mercato e diventare una branca dell’industria automobilistica più forte dopo cent’anni piuttosto ben portati e in un mondo radicalmente trasformato dalla globalizzazione.

    Il problema è che in certe circostanze fallire si deve, punto e basta. Pagandone le conseguenze nel modo corretto, senza spirito di rivalsa sociale o di vendetta.

    E si deve altresì smettere di ingurgitare soldi pubblici e privati, che dovrebbero incentivare lo sviluppo e la modernizzazione dell’economia italiana anziché curare lo stato terminale di un’azienda senza futuro, per un progetto che non esiste più: si paga, si svende, si chiude.

    Anche Termini Imerese, se necessario. Perché lì bisogna creare posti veri e un sistema industriale che espanda e innovi la base produttiva del Mezzogiorno, non mantenere in vita l’ennesima fabbrica assistita.

    Che i vescovi non capiscano questo linguaggio, è comprensibile, perché da sempre le coscienze, non gli Stati, si governano con i paternostri. Che non lo capiscano i deputati e i senatori e i ministri di Forza Italia, impegnati nella rincorsa demagogica, è strabiliante.

    Lo stato in Italia, come in Germania e in Francia, svolge funzioni storiche diverse da quelle dei governi anglosassoni. Anche i posti di lavoro di questo giornale e di tante altre aziende editoriali sono in parte sovvenzionati dallo Stato.

    Ma se nonostante questo fallissimo i nostri bilanci, chiuderemmo senza chiedere la pubblica carità. Che non funziona. Nessuno deve essere abbandonato a se stesso e alla disperazione sociale.

    Ci sono modi per attenuare gli effetti di un fallimento aziendale che sono compatibili con una concezione efficiente e non statolatrica dell’economia. Ci sono modi per trasformare perfino un fallimento in un’occasione, invece di trascinare solidalmente tutti nel pozzo nero dei debiti di un business senza speranze".

 

 
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