Ramon Rodriguez, militante comunista e riferimento del movimento territoriale di liberazione (parte del blocco Piquetero nazionale), è stato assassinato a Buenos Aires il 1° Dicembre. La violenza delle forze repressive non conosce ostacoli nè regole. Questo omicidio efferato avviene in un momento nel quale in Argentina la crisi generale e finanziaria è senza precedenti e all'opposto la protesta si allarga in tutto il Paese. Una lotta che rappresenta un laboratorio concreto per dare diverse prospettive al futuro dell'Argentina. La ribellione esplose nel dicembre del 2001 e oltre un milione di persone si riversarono nelle piazze per indicare un'alternativa ai rischi di una nuova dittatura e al dispotismo del mercato. Lavoratori, disoccupati, ceto medio e "piqueteros", comunità indigene con le loro manifestazioni (non raramente soffocate nel sangue) hanno iniziato a percorrere una strada che li ha visti al fianco di espulsi dal mondo della produzione e delle vittime delle scelte neoliberali, del Fondo Monetario Internazionale, delle corporazioni multinazionali, di banche e faccendieri egemonizzati dal neo-imperialismo USA: "Que se vayan todos!" La "prossima Argentina" è un pò ovunque (Angola, Nepal, Bolivia, Guatemala e non poche "cittadelle capitalistiche") pertanto esprimere solidarietà al popolo "cauchos" significa vivere una identica battaglia. Il 20 dicembre realizziamo iniziative (piccole o grandi) in ogni continente, in ogni nazione, in ogni città, in ogni quartiere. Realizzare "uno, dieci, cento Vietnam", come ebbe a dire il compagno argentino Ernesto Che Guevara, una vera e propria azione globale, è una necessità che il presente ci impone. Facciamo nostri alcuni obiettivi dei "cacerolazos" contaminandoci:
a) dobbiamo far capire che il "movimento dei movimenti" contro il capitalismo deve andare oltre la semplice contestazione per far avanzare una vera rivoluzione sociale. Una rivoluzione sociale, fatta di mille iniziative, che non sia la semplice protesta di ciò che non va ma crei coscienza per iniziare a rendere concreta la vita che si auspica nell'unità, appunto, dei mezzi con il fine. Prepariamoci, dunque, per difendere ogni conquista:
b) dobbiamo costruire una poderosa rete di solidarietà con l'Argentina e con ogni popolo in lotta. I movimenti argentini rischiano di rimanere isolati se non si realizza una grande solidarietà internazionale e sicuramente la repressione sarà ancora più cinica e cruenta. Molti del "movimento dei movimenti" in tutto il mondo hanno compreso che le lotte in Argentina hanno rilanciato la speranza di un futuro diverso negli oscuri giorni che stiamo vivendo. La maggioranza della gente nelle strade dell'Argentina non ha idea di aver creato ottimismo nelle lotte tuttavia ciò sta accadendo e deve accadere. Nel vedere che ovunque si è non rassegnati e capaci di proporre un programma per l'alternativa il popolo argentino renderà più grande la sua "resistenza creativa";
c) dobbiamo far nostra la lezione dell'Argentina per potenziare gli elementi di novità che ci contrappongono alla società neoliberale iniziando a creare spazi autonomi e di libertà, sistemi economici alternativi, luoghi di lavoro autogestiti fino a rendere consuetudine l'interscambio di idee e proposte;
d) dobbiamo diffondere la storia dei movimenti sociali ovunque quanto identificarci in un comune obiettivo: cambiare lo stato di cose presente.
La lucha sigue...