Caro direttore,
il signor Giovanni Gallo, consigliere regionale DS ed "esperto di sanità", dichiara che i medici che esercitano obiezione di coscienza nei confronti della "pillola del giorno dopo" sbagliano, in quanto vengono meno a un "obbligo professionale".
Evidentemente il signor Gallo dimentica che il primo "obbligo professionale" del medico, consacrato nel giuramento di Ippocrate, è agire sempre per la vita e mai contro di essa. Ora, è noto che la cosiddetta "pillola del giorno dopo" è in realtà un vero e proprio abortivo, costituito da una "bomba" di estrogeno che svolge la sua azione distruttiva mediante una triplice azione: antiannidatoria, luteolitica e sulla motilità tubarica.
Prescrivere tale prodotto, che non è un farmaco, configura da parte del medico collaborazione all'uccisione del feto, comunemente detta aborto: il che è vietato a tutti ma in modo particolare, "sub gravi", cioè sotto pena di scomunica, ai cattolici, per i quali non basta che un atto sia "legale" perché esso sia anche "morale". Il sostenere il contrario comporterebbe per esempio che nella Germania nazionalsocialista i medici avrebbero dovuto collaborare alle pratiche eugenetiche, anch'esse in quell'epoca e in quel paese "legali".
In tale quadro suonano quindi fine a se stesse le parole del signor Gallo relative alla "rispettabilità" della posizione di quei medici, che nella pratica egli vorrebbe impedire, e in singolare contrasto con le reiterate prese di posizione dei Ds sulla "libertà di coscienza". Del resto per chi non riconosce l'esistenza di Dio e della Sua legge tutto si esaurisce nella legge umana, principio e fine di ogni cosa, incapaci come sono di comprendere l'esistenza di un sistema superiore di valori.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)




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