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Discussione: Veleni laicisti

  1. #1
    scemo del villaggio
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    Predefinito Veleni laicisti

    Vorrei inaugurare questo nuovo thread in cui mi propongo di inserire tutte le frasi che quotidianamente, lette su giornali e riviste o ascoltate alla Tv o alla radio, mi fanno sobbalzare per il loro contenuto sprezzante nei confronti della religione e della morale tradizionale.



    Copertina di "Class" in edicola:

    HARRISON FORD: CAMBIATE MOGLIE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI. I CONSIGLI PER ACCORGERSI QUANDO è IL MOMENTO GIUSTO".




    "Giornale" del 20 gennaio, prima pagina, rubrica "Sgarbi quotidiani"

    Titolo; "Che mito Buscaglione, ti faceva vedere con la voce".

    "(...) Anche la sua morte è stata una morte eroica: una notte si è scontrato con la sua Cadillac, ed è morto così: giovanissimo. Ma dopo una vita compiutante vissuta" (sì, tra donne, alcool e fumo, n.d.r.).



    "Linea" del 18 gennaio, p. 2

    Titolo"Pieni diritti alle coppie dello stesso sesso? Ovvero come si fa a distruggere la famiglia naturale" di Marco Cottignoli.

    "(...) Giudizio (il nostro, n.d.r.) che non dipende da pesi moralistici e moralizzanti, mesti segni del livello etico a cui è giunto ilmondo contemporaneo, ma (...) da una accorta e semplice riflessione (...)Siamo del parere che ogni forma repressiva di tipo moralistico-borhese o bogotto religioso sia del tutto inutilr. Non abbiamo bisogno di giudizi conformistici per definire questa situazione peccaminosa, bene o male. Bisognerebbe ritornare all'origine prima che è causa di tutto il mondo contemporaneo per tentare di risolvere questa situazione e di ricostruirlo (sic9 attrraverso la CONOSCENZA (maiuscole mie, n.d.r.)".

    E questa, ragazzi, è la Destra.




    "Corriere della Sera" del 19 gennaio, p. 29, articolo "L'eresia liberale di Luigi Einaudi" di Giancarlo Lunati (recensione della ristampa delle "Lezioni di economia sociale" di Luigi Einaudi).

    " (...) E segue l'elogio dell'eresia, che è un tema centrale di tutto il pensiero liberale. Gli eretici sono coloro che non si appagano della quiete che può offrire una chiesa, sia essa il luogo della religione oppure quello di un sistema politico. La ribellione sarà dunque benvenuta contro tutti i dominatori".

    Ma non ci avevano sempre detto che Einaudi era cattolico?




    "Corriere della Sera" del 20 gennaio, p. 29, trafiletto "Lodge, cattolico agnostico".

    "Sono un cattolico agnostico. Della teologia non credo quasi niente": così ha dichiarato lo scrittore cattolico David Lodge al settimanale dei paolini 'Jesus', che compie i 25 anni di vita. L'autore di "Notizie dal Paradiso", nell'intervista dice di non aver risolto le contraddizioni della fede.

    Ma non basta un dubbio su questioni di fede a rendere infedele? Evidentemente per "Jesus" no.

  2. #2
    scemo del villaggio
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    Predefinito Dal Paradiso con ironia

    Lo scrittore David Lodge

    Dal Paradiso con ironia
    di Mariano Bottaccio e Monica Morganti


    «Cattolico agnostico»: così si autodefinisce uno dei più brillanti scrittori inglesi contemporanei. Pur sentendosi – dice – sempre più lontano dalla fede, essa continua tuttavia ad aleggiare sullo sfondo dei suoi scritti. Insomma, una specie di «Graham Greene dei poveri», che non smette di osservare con acume la Chiesa di ieri e di oggi, quella cattolica e quella anglicana, e il loro incerto futuro.

    Ironico come pochi altri, David Lodge è uno dei più importanti scrittori inglesi contemporanei. Nato a Londra nel 1935, ha insegnato per 25 anni Letteratura inglese all’Università di Birmingham. Dal 1987, abbandonato l’insegnamento, si dedica esclusivamente alla scrittura. Ha pubblicato finora 11 romanzi (tradotti in italiano da Bompiani). È anche autore teatrale e televisivo e ha curato le trasposizioni cinematografiche di alcuni suoi romanzi. In Italia è stato di recente, in occasione del Festival della letteratura di Mantova. Parliamo di religione, con lui inglese e cattolico.

    Lei viene spesso presentato come un autore "laico". Vorremmo chiederle, invece, della sua fede cattolica.
    «Io sono un cattolico agnostico. Faccio parte della comunità cattolica e vado a messa ogni domenica con i miei familiari. Tutto questo mi viene naturale perché fa parte della mia educazione, però, da un punto di vista teologico, non credo quasi in niente. Tuttavia, mi sento appartenente alla comunità perché credo nel modo di vivere del cattolico».

    Cosa le ha insegnato il cattolicesimo in cui è stato allevato?
    «C’è una grande differenza tra il cattolicesimo di allora e quello di oggi. Quello della mia infanzia era monolitico. In Inghilterra esiste una comunità di cattolici praticanti che è una minoranza, circa il 10 per cento della popolazione. La comunità cattolica di allora era molto chiusa, non voleva attirare l’attenzione su di sé. Insomma, una sorta di ghetto cattolico. Inoltre, il tipo di educazione che era impartito era molto improntato sulla paura: il peccato mortale, l’inferno, il paradiso».

    A proposito del paradiso, lei ha intitolato un suo libro proprio Notizie dal paradiso... Ce ne può parlare?
    «Penso che quella del paradiso sia una bella idea poetica, ma non mi riesce di crederci del tutto. C’è un paradosso per cui la continuazione dell’immortalità dell’individuo oltre la morte sembra impossibile, ma l’estinzione totale sembra inaccettabile. Non ho ancora risolto questa contraddizione. Nella conclusione del libro Notizie dal paradiso, cito il filosofo spagnolo Miguel de Unamuno che dice che anche l’ateo più convinto ogni tanto pensa che forse c’è qualcosa dopo la morte, così come anche al credente più ortodosso ogni tanto viene da pensare che forse dopo la morte non c’è niente. Di fronte ad essa io la penso come il filosofo Pascal: non so se Dio c’è, ma, se c’è, tanto meglio».

    Che differenza c’è tra essere minoranza allora, al tempo della sua infanzia, e oggi? E che rapporto c’è tra la Chiesa cattolica e quella anglicana inglesi?
    «La comunità cattolica, essendo una minoranza, è molto rispettosa di quello che la Chiesa predica, seguendo molto strettamente quello che viene comandato ai fedeli. Esige dal cattolico molta disciplina. Il risultato di tutto ciò è alquanto paradossale. Molti giovani si allontanano dal cattolicesimo proprio per la totale chiusura che esso mostra su questioni come i rapporti prematrimoniali o la sessualità in genere. D’altra parte, ci sono anglicani e persone appartenenti agli strati più elevati della società che si convertono al cattolicesimo proprio perché trovano in esso più rigore, più rigidità sui temi morali e non solo. Certo, il tempo non si è fermato in Inghilterra. Ci sono cattolici come me, ad esempio, che sono d’accordo con l’istituzione delle donne prete. Due persone possono dire ambedue "io sono un cattolico", ma non credere nelle stesse cose, sia nella morale sia nella teologia. I preti, oggi, hanno comunque molto meno potere sulle persone. Per quanto attiene alle scelte individuali, infatti, quarant’anni fa usare metodi contraccettivi significava scomunicarsi da soli, mentre adesso è normale per molti giovani cattolici usare contraccettivi o convivere prima di sposarsi».

    La Chiesa anglicana ha ora un nuovo primate, Rowan Williams, noto per le sue posizioni liberal. Che ne pensa di lui e della svolta che potrebbe imprimere alla sua Chiesa?
    «Lo considero una persona molto interessante, un vero intellettuale, molto intelligente e coraggioso perché dice quello che pensa apertamente, senza compromessi. Ha le idee chiare sui problemi sociali e politici. Ha preso posizioni sulla donna prete, sull’omosessualità, sull’intervento armato in Irak molto nette. Ma nel contempo è una persona molto spirituale. Tuttavia, Williams pare voler diminuire quel pluralismo che ha caratterizzato la Chiesa anglicana in questi ultimi anni: sembra che spingerà fedeli e clero a prendere una posizione precisa su molti temi. Per questo nella Chiesa anglicana, oggi, in molti sono in uno stato di attesa preoccupata. Non si potrà più dire, tranquillamente – ad esempio – che si è a favore della guerra, se si è anglicani. Ma lui è una persona molto forte e, secondo me, riuscirà nei suoi intenti».

    Che rapporto c’è tra il suo cattolicesimo e la sua scrittura?
    «C’è un rapporto molto forte. Il mio cattolicesimo ha influenzato parecchio i miei primi romanzi, quando ero più ortodosso. Sono una specie di Graham Greene dei sobborghi. Come lui, mi sono progressivamente distaccato dall’ortodossia. Ma riflettendo, scrivendo e prendendo il cattolicesimo come fonte di ispirazione, uno decide inevitabilmente in cosa credere e in cosa no. E anche adesso che mi sento più distaccato, la religione continua a essere una fonte di idee ed è sempre molto presente nella mia esperienza letteraria».

    Mariano Bottaccio e Monica Morganti


    David Lodge è nato a Londra nel 1935. Dopo aver studiato all’University College, dove si è laureato con una tesi sul "romanzo cattolico", dal 1960 all’87 ha insegnato Letteratura moderna all’Università di Birmingham. Oggi si dedica a tempo pieno alla scrittura.

    I libri di Lodge, sia i romanzi sia i saggi di critica letteraria, sono pubblicati in Italia da Bompiani. I titoli più recenti: nel 2002, Il gioco della scrittura; Pensieri, pensieri; Il professore va al congresso; nel 2001, L’arte della narrativa; Ottimo lavoro, professore!; Scambi.

  3. #3
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    Predefinito

    CARISSIMO PROFESSORE,

    UN THREAD VERAMENTE AZZECCATO: ERA DA QUANDO SONO MODERATORE IN POLITICAONLINE CHE AVREI VOLUTO FARE QUALCOSA DI SIMILE: NON SONO MAI RIUSCITO A TROVARE IL TEMPO.
    LO SEGNALO ENTUSIASTICAMENTE AGLI AMICI.

    GUELFO NERO


    P.S: CREDO CHE LA CONFERENZA DI DON CURZIO NITOGLIA VERRà REGISTRATA IN QUALCHE MODO.

  4. #4
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    Predefinito Re: Veleni laicisti

    Originally posted by franco damiani


    Ma non basta un dubbio su questioni di fede a rendere infedele? Evidentemente per "Jesus" no.
    Egregio, Lei non ha mai dubbi di fede? Non e' mai stato messo alla prova? Se e' cosi', provo una gran pena

  5. #5
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: Re: Veleni laicisti

    Originally posted by Turambar


    Egregio, Lei non ha mai dubbi di fede? Non e' mai stato messo alla prova? Se e' cosi', provo una gran pena
    Si risparmi la pena. Si sta parlando di dubbio volontario, non combattuto ma assaporato.

  6. #6
    scemo del villaggio
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    Predefinito Il Papa-Re contro l'unità d'Italia

    Dal "Corriere della Sera" del 1° febbraio

    Articolo "L'Italia unita dalle foto degli Alinari" di Gianluigi Colin

    "(...) Mentre Leopoldo Alinari metteva in posa il paesaggio italiano, c'era un Papa-Re che negava agli italiani quell'unitàche proprio quelle fotografie, inequivocabilmente, documentavano".

  7. #7
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera al "Corriere del veneto"

    Il 27 gennaio scorso, "Giorno della memoria", la Rai e molte televisioni private hanno trasmesso documentari, dibattiti e film sulle sofferenze e lo sterminio degli ebrei per opera dei nazifascisti. Molti, soprattutto i giovani, si chiedono come sia potuto (sic) accadere una simile mostruosità in Paesi di grande civiltà come la Germania e l'Italia. L'odio e il disprezzo nei confronti degli israeliti è nato molti secoli fa, e la Chiesa cattolica ha gravissime responsabilità. Nei primi secoli del Cristianesimo è stata la Chiesa a divulgare la falsa e ridicola storiella del deicidio (cioè che Gesù Cristo era stato ucciso dai giudei, e quindi l'enorme colpa ricadeva sui discendenti); è stata la Chiesa a creare i primi ghetti per gli ebrei e periodicamente perseguitarli assieme ai monarchi delle varie epoche. Per secoli il popolino ignorante, superstizioso e fanatico ha creduto che i giudei fossero maledetti da Dio, e la Chiesa non lo ha mai negato con fermezza. Quando nel 1933 arrivò Hitler al potere il Vaticano fece subito un Concordato con la Germania nazista (chiamato "l'accordo con satana"). Le gerarchie vaticane sapevano benissimo che cinque anni prima, nel 1928, Hitler aveva scritto un libro ("Mein Kampf") in cui dichiarava il suo razzismo contro gli ebrei e il suo impegno di conquistare il mondo per schiavizzare le razze inferiori. Del libro furono vendute milioni di copie in ogni continente, ma il Vaticano lo ignorò.

    Franco Vicentini
    Treviso

  8. #8
    scemo del villaggio
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    Da "Linea" del 1° febbraio
    Articolo "Pio XII contro la guerra""

    (...) Non c'è ragione di negare (...) che gli alti uffici del Vaticano, da quando (E GIUSTAMENTE, maiuscole mie, n.d.r.) il potere papalino ha cessato di condizionare la politica europea, non siano riusciti a scongiurare nessuna carneficina. Nemmeno quella che ora si approssima in Iraq".

    MA ALLORA, SE GIUSTAMENTE IL POTERE "PAPALINO" HA CESSATO DI INFLUIRE SULLA POLITICA EUROPEA, PERCHè CSI LAMENTA CHE NON SIA IN GRADO DI SCONGIURARE ALCUNA GUERRA? E QUESTA è LA DESTRA RADICALE...

  9. #9
    scemo del villaggio
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    Caro Damiani, vecchia e simpatica canaglia nazista (ti considero uno svitato simpatico), non credo che la tua delirante lettera verrà pubblicata. Spiegami come è possibile che un credente in Gesù Cristo Dio possa giustificare l'inquisizione, le persecuzioni e i massacri contro gli eretici e gli ebrei, e il nazismo. La Bibbia e i 4 Vangeli sono stati scritti da ebrei. Quelle che tu chiami "sacre scritture" sono robaccia scritta da pazzoidi come te. Gesù non ha mai detto "voglio fondare una nuova religione", ma ha detto: "Vengo a testimoniare la religione dei padri". E i Suoi Padri erano tutti ebrei... Tutto il pattume anti-ebraico è stato scritto da persecutori come te, finiti all'inferno come finirai tu. Leggi il "Mein Kampf" scritto dal tuo compare Hitler cinque anni prima del concordato con la chiesa cattolica.. In quell'epoca in Vaticano comandavano i figli di satana. Ricorda cosa disse Cristo: "Ama il prossimo tuo come te stesso". A chi gli chiese "chi è il mio prossimo?" Egli rispose con la parabola del Buon Samaritano il quale, come forse saprai, era un eretico. Buon inferno figlio di satana. Franco Vicentini -
    -----Messaggio originale-----
    Da: profdamiani <profdamiani@libero.it>
    A: circolo.b.russell@libero.it <circolo.b.russell@libero.it>
    Data: domenica 2 febbraio 2003 18.55
    Oggetto: Le "colpe" della Chiesa


    Caro direttore,

    leggo una lettera di Franco Vicentini di Treviso sulle "colpe della Chiesa", in cui viene definita "falsa e ridicola storiella" l'accusa di deicidio rivolta agli ebrei, attestata concordemente dalle Sacre Scritture e dalla Tradizione, e i ghetti ebraici, costruiti per riparare gli israeliti dalle persecuzioni cui li esponeva il loro atteggiamento particolarista e arrogante (sono essi a essersi sempre considerati una nazione a sé e quindi ad aver richiesto una legislazione particolare) oltre che per difendere la società cristiana dal nefasto contagio spirituale del Talmud, vengono definiti uno strumento di persecuzione. Naturalmente la maledizione del popolo ebraico, anch'essa attestata dalla Scrittura, viene definita "superstizione del popolino ignorante e fanatico" e alla Chiesa si imputa persino il concordato con il Reich tedesco, stipulato nel 1933 quando ancora esso non aveva dispiegato la sua dottrina razzista e non tenendo conto che i concordati sono comunque atti politici intesi a salvaguardare i diritti della Chiesa e non implicano alcun riconoscimento dottrinale. Il signor Vicentini è una simpatica canaglia, affetto da anticlericalismo acuto, ma dovrebbe ogni tanto guardare a se stesso con un po' di autoironia. Santa Madre Chiesa è stata per quasi duemila anni baluardo di verità, di giustizia e di pietà. Ha pregato per il vero bene degli ebrei, che è la loro conversione a Cristo, non illudendoli stoltamente, come fa la "Chiesa" di oggi, di non aver bisogno di Cristo, e nel contempo li ha protetti e salvati dalle persecuzioni. Citi il signor Vicentini un solo atto di odio contro gli ebrei che il Magistero della Chiesa abbia incoraggiato e avallato. Inoltre egli nella sua foga accusatoria dimentica un'altra "superstizione" attestata da centinaia di documenti oltre che dalla tradizione popolare:. l'omicidio rituale di bambini cristiani (San Simonino di Trento, il beato Lorenzino da Marostica, il beato Dominguito del Val sono solo i tre casi più noti). Il declino, triste declino della Chiesa che per alcuni di noi è priva attualmente di guida, è cominciato proprio quando, ascoltando le interessate accuse del mondo, ha creduto di ingraziarselo facendo stolti mea culpa delle sue glorie.

    Franco Damiani

    Venezia-Mestre

  10. #10
    scemo del villaggio
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    PIù SESSO MA FUORI DELLA COPPIA

    Si fa più sesso, ma fuori dalla coppia. Le statistiche confermano: se la media dei rapporti sessuali in Italia è tornata ad alzarsi, passando dai 78 all’anno del 1999 ai 111 del 2001, lo si deve al tradimento. Si cerca fuori quello che non si riesce più a trovare in casa. La media è di 2-3 rapporti alla settimana nel primo anno di matrimonio (identica a quella degli Anni Sessanta). Poi si passa a 1 ogni 7 giorni (quando va bene). Troppo poco. Se anche le indagini dicono che mediamente gli italiani oggi fanno l’amore ogni 3,2 giorni. I conti non tornano: tradimento dunque. Ma perché? «Coppie anestetizzate, sfiancate dal lavoro, dalla casa, dai figli - le descrive Chiara Simonelli, docente di Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale all’Università La Sapienza di Roma -. Ma siccome siamo tutti nostalgici della passione poi succede che non ci si lascia scappare l’occasione». STANCHI, MA IN COPPIA - Le abitudini sessuali degli italiani stanno cambiando. Nelle coppie collaudate, stabili, la sessualità è diventata marginale. «Soprattutto da parte dell’uomo c’è la tendenza a trovare la sessualità faticosa», analizza Roberta Giommi, direttore dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze. Il desiderio c’è, ma lo stress lo annienta. La valvola di sfogo è l’amore «extra coppia», che sia formata da marito e moglie, compagno e compagna, fidanzato e fidanzata, ragazzo e ragazza. E’ la scappatella, sdoganata in nome di una passione che «bisogna» pur vivere. «Si tradisce quando c’è qualcosa che non va nella coppia, ma ognuno di noi in realtà oggi è adattabile e interessato a molti partner », riprende Chiara Simonelli. Se l’uomo tradisce prima dei 40 anni, la donna a 40 anni comincia, appena figli e carriera le danno un po’ di fiato. Il «modello americano» (ogni volta che si incontra una persona nuova si rompe con la precedente) è dietro l’angolo, ma ancora la famiglia regge. «L’esperienza statunitense dimostra che quel modello è difficile da gestire: spesso significa un impoverimento per tutti», dice Roberta Giommi.
    CUORE E CERVELLO - Ma in coppia, allora, niente sesso? Non proprio: la novità è che la sessualità è cambiata, è diventato meno affare di passione e attrazione fisica, ma più di cuore e cervello. «C’è una caduta di tensione sessuale. Un’energia che si è spostata su un piano più intellettuale - avverte lo psicanalista Giovanni Cociglio, direttore della Scuola superiore di sessuologia clinica di Torino -. Il sesso è interpretato soprattutto come strumento di crescita e di conoscenza, di evoluzione della mente». Se dunque ci si impegna poco a letto - ne è convinto Cociglio - è perché il coito, di per sé, non interessa più. Quello che conta è il rapporto sessuale d’amore, non biologico. E’ il solo capace di introdurre in una dimensione di «realizzazione esistenziale».
    IMMAGINARIO EROTICO - Maschi e femmine si stanno avvicinando. «Le ragazze giovani utilizzano un linguaggio sempre più maschile - dice Chiara Simonelli -. Le vedo all’università. Passa un ragazzo e loro "ciao bel culo", un commento tipico degli uomini che utilizzano da sempre il meccanismo della scissione e si eccitano pensando a un seno, a un fondoschiena». Le donne no: hanno sempre avuto bisogno di immaginarsi dentro una relazione, con una storia, una trama, personaggi. Ma ora, e il linguaggio è la spia, parlare come un maschio è visto dalle ragazze come un ampliamento delle loro possibilità, «si affianca al vecchio modo, ma non lo sostituisce, così come il rapporto mordi e fuggi non sostituisce il grande amore», dice la Simonelli.
    Un avvicinamento maschio-femmina che riguarda anche i fattori di eccitazione: «C’è una saturazione di nudi femminili e quando uno stimolo è inflazionato perde di forza e di valore - dice lo psicanalista Cociglio -. Così oggi, quasi per assurdo, l’uomo trova eccitante una donna materna e rassicurante, più che una donna dalla sessualità aggressiva».
    TRASGRESSIONI - Una società che esalta l’eccitante stato nascente di un amore, quello della conquista, della scoperta, porta la coppia ad essere sempre più aperta ma, altra novità, senza sincerità a tutti i costi (come si cercava di fare negli anni ’70). A volte il tradimento tradizionale non basta: gli ultimi dati parlano di 150 mila persone (anche giovani sotto i 30 anni) che fanno sesso da «scambisti» perché tra adulti consenzienti «tutto è lecito». Iniziative rischiose, che lo psicoterapeuta definisce «psicologicamente violente», che spesso si ritorcono contro: «Il riscontro sgradevole più banale è che la coppia scoppia. E alla fine, visto che in questi posti c’è sempre una predominanza maschile, l’umiliazione ce l’ha sempre lui», dice Chiara Simonelli.
    OMOSESSUALITA’ FEMMINILE - In crescita la tendenza all'omosessualità sperimentale femminile: con l’amica del cuore si prova anche ad avere un rapporto sessuale, «per capire e confrontare», dice Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia clinica del San Raffaele Resnati di Milano. Passata l’età dell’adolescenza, le strade si dividono. C’è chi sceglie l’omosessualità ma è una percentuale infinitesimale. Paola Piattella, ginecologa dell’Aied è più cauta: «Non mi sento ancora di etichettarlo come fenomeno, nel senso che fra le ragazze c’è sempre stata una confidenza di corpi più attenta». Certo la voglia di intimità fra ragazze è cresciuta. E per Chiara Simonelli porterà a un aumento reale dell’investimento fra donne, di tutti i tipi.
    GIOVANI - Quando si comincia? L’età ha avuto grandi oscillazioni. Negli ultimi anni ci si era assestati sui 18-19 per il sesso sicuro: oggi siamo scesi a 16, i primi anni delle superiori. L’atto sessuale fa parte dell’esperienza dell’incontrarsi, dell’apprendimento. E se da una parte i ragazzi «cominciano» prima, quasi sempre la loro è una scelta d’affetto. «E’ quasi totalmente sparita - sostiene Paola Piattella, spesso chiamata a tenere corsi di educazione sessuale nelle scuole - l’idea del sesso come "norma igienica"». Che non è una battuta, ma si riferisce a luoghi comuni come «fare sesso distende», «scarica», «fa crescere». «Così come è sparito il ricorso alla prostituzione come rito d’iniziazione», continua l’esperta. Demodé pure il concetto della «nave scuola»: donne più «mature» che iniziano i ragazzini alle pratiche erotiche.
    I FARMACI - Se i rapporti sessuali aumentano è merito anche dei nuovi farmaci contro la disfunzione erettile. Pillole che stanno cambiando il modo di fare l’amore. Ne è convinto Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Società italiana di Andrologia: «Le nuove terapie per la disfunzione erettile hanno creato un nuovo equilibrio sessuale». Un dato per cogliere il fenomeno: ogni secondo al mondo otto uomini assumono uno di questi farmaci. Tutto risolto? Per niente. Perché il problema, come spiega lo specialista, «non è ridare rigidità a un pene», ma far star bene la coppia. Il farmaco, molto spesso, crea problemi a lei: è la pillola, infatti, a dettare i tempi dell’amore, non il desiderio, il gioco, l’erotismo. «Così - chiude Marone - il 50% dei pazienti lo abbandona, non per l’efficacia ma perché, alla fine le motivazioni non sono così forti». E la caccia alle emozioni si riapre.

 

 
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