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Discussione: Veleni laicisti

  1. #211
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  2. #212
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    Scusate, dimenticavo che già il titolo è un falso: "Nascita di una nazione". La nazione italiana, cosa ben diversa dallo Stato, esisteva già da secoli. Questo lo sanno (o lo sapevano) persino i bambini delle medie.

  3. #213
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    Predefinito Veleni laicisti

    Lettera al "Mattino di Padova"

    Gilberto Muraro scrive nell'articolo di fondo del "Mattino di Padova" del 26 gennaio, dal titolo "Solco fra laici e cattolici" e ispirato alla vicenda-PACS, che "la Chiesa può catechizzare i fedeli, ma non interferire nelle leggi dello Stato".
    Ipse dixit, verrebbe da dire. Dottrina massonica pura (la si trova espressa pari pari nella rousseauiana "Professione di fede del vicario savoiardo"), ripetutamente condannata dalla Chiesa e che ogni cattolico ha il dovere di combattere. Una dottrina basata su una singolare ricostruzione storica, in base alla quale sarebbe "positivo" tutto ciò che viene dopo la cosiddetta Riforma protestante e in particolare dopo la dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti, definita senz'altro da Muraro "la regola madre di tutte le regole" e di cui saremmo tutti "eredi", e l'immancabile rivoluzione francese; e "negativo" tutto ciò che è venuto prima, quando l'Europa era cattolica, cattoliche le sue leggi, cattolico il suo spirito, cattoliche le sue istituzioni. Quella società cristiana, cioè, che secondo S. Pio X (lettera apostolica Notre charge apostolique del 29 agosto 1910) il cattolico ha il dovere di ricostruire per "instaurare omnia in Christo".
    Con buona pace del prof. Muraro, "la regola madre di tutte le regole" non è affatto che "il Creatore ha fatto gli uomini uguali e liberi, e li ha dotati del diritto di creare il governo che appaia loro il più adatto alla ricerca della sicurezza e della felicità" a prescindere dalla legge naturale e dai comandamenti, ma che il Creatore ha creato gli uomini per lodarlo, amarlo e servirlo e così raggiungere la salvezza eterna. A tal fine Egli ha fondato la Sua Chiesa, società perfetta, dotata di ambo le spade, quella spirituale e quella temporale, delegando (egli Re delle Nazioni, come ci ricorda la festa di Cristo Re, istituita a tal fine da Pio XI nel 1925) quella temporale ai principi, ma solo affinché essi la usino a pro delle anime, in stretta collaborazione -subordinazione con la Chiesa (la dottrina del sole e della luna, simboli dell'anima e del corpo che a quella è subordinato). Tra i cattolici è solo lecita la discussione se il potere della Chiesa in temporalibus sia diretto (è la dottrina di San Tommaso) o indiretto (è la dottrina di S. Roberto Bellarmino), non sul fatto che esso esista o no. Sulla base di questa dottrina San Gregorio II trasferì gli Stati d'Italia e la dignità imperiale da Costantino Copronimo a Carlo Martello, San Zaccaria slegò i Franchi dal giuramento di fedeltà che avevano reso a Childerico e approvò l'elezione di Pipino al suo posto, San Leone II trasportò l'Impero da Oriente a Occidente incoronando Carlo Magno nella notte di Natale dell'anno 800, Gregorio V creò gli elettori dell'Impero, San Gregorio VII scomunicò e depose Boleslao re di Polonia, pronunciò due volte la deposizione contro Enrico VII di Germania e imperatore e creò ex novo il primo re di Croazia, altri 22 papi si comportarono allo stesso modo. In base alla stessa dottrina Alessandro VI decise con la bolla Inter Cetera Divinae del 1493 a quali potenze spettassero i nuovi territori scoperti in America, Paolo II dichiarò Enrico VIII d'Inghilterra decaduto dai suoi diritti, San Pio V depose a sua volta la regina Elisabetta con la bolla Regnans in excelsis del 1570 e diede poi, incurante dei diritti dell'impero, la corona granducale di Toscana a Cosimo de' Medici, Gregorio XIII confermò la decisione di San Pio V su Elisabetta e i papi Sisto V e Gregorio XIV deposero il re di Francia Enrico IV. Con la bolla "Cum ex apostolatus" del 1559, in cui parla del caso molto attuale del papa eretico, San Pio V depose altresì tutti i principi eretici. Anche questa è storia dell'Occidente, anche questa è storia dell'Europa. Essa non comincia con l'eresia protestante. Che in seguito alle rivoluzioni anticattoliche tanto care al'articolista questo potere di fatto sia inoperante non significa che esso non esista più. Gli Stati hanno pertanto il dovere di proteggere la vera religione e di non favorire le altre: in ciò e solo in ciò consiste la loro legittimità. Basta consultare al riguardo l'enciclica Mirari vos di Gregorio XVI del 1832, la Quanta cura con l'annesso Sillabo di Pio IX del 1864, la Libertas praestantissimum di Leone XIII del 1888, la citata lettera apostolica di S. Pio X, la citata enciclica di Po XI ("la celebrazione di questa festa, che si rinnova ogni anno, sarà anche d'ammonimento per le nazioni che il dovere di venerare pubblicamente Cristo e di prestargli obbedienza riguarda non solo i privati - come pretenderebbe Muraro, che vorrebbe ridurre l'insegnamento della Chiesa, madre e maestra, "colonna e fondamento di Verità", a quello di un'innocua società di opere pie, cui è benignamente concesso di esistere purché "non disturbi il manovratore" - ma anche i magistrati e i governanti: li richiamerà al pensiero del giudizio finale, nel quale Cristo, scacciato dalla società o anche solo ignorato e disprezzato, vendicherà acerbamente le tante ingiurie ricevute, richiedendo la Sua regale dignità che la società intera si uniformi ai divini comandamenti e ai principii cristiani, sia nello stabilire le leggi, sia nell'amministrare la giustizia, sia finalmente nell'informare l'animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi" (1).
    Alla luce di questa infallibile dottrina (contro cui nulla possono i modernisti giudaizzanti e massoneggianti che da quarant'anni si sono impadroniti dei vertici vaticani cercando tra gli osanna del mondo di fare piazza pulita della dottrina bimillenaria) nessuno Stato non cattolico è legittimo, dal momento che "eliminata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non torme di briganti?" (Sant'Agostino).. Non lo è certo uno Stato come quello italiano, che legifera in dispregio della legge naturale, legalizzando il divorzio, l'aborto, la bestemmia e la pornografia. Altro che "interferenza della Chiesa nelle leggi dello Stato": è lo Stato che da quattro-cinque secoli, proprio in seguito alle rivoluzioni sopra citate, invade il campo della Chiesa (che in realtà, ratione peccati, comprende ogni sfera della vita umana). Il guaio è che i cattolici, anestetizzati da secoli di pervasiva propaganda avversaria - e da decenni di propaganda modernista - , non se ne rendono nemmeno conto, non ragionano più in termini cattolici e sono diventati i migliori alleati dei nemici di Cristo e della Chiesa.
    Il prof. Muraro è un ottimo docente universitario di scienza delle finanze: perché non rimane nell'ambito delle sue competenze, pretendendo di pontificare anche in un campo (uiello dei rapporti tra politica e religione) nel quale gli manca la necassaria preparazione storico-teologica?
    Mi piace concludere citando, a beneficio del prof. Muraro e di quant'altri lo avessero dimenticato, l'inno della festa di Cristo Re, da cui nella riforma voluta da Paolo VI furono tolte o deformate le strofe 2-6-7:
    1. Te saeculorum Principem, te, Christe, regem gentium, Te mentium, te cordium Unum fatemur arbitrum.
    2. Scelesta turbam clamitat: regnare Christum nolumus. Te nos ovantes omnium Regem supremum dicimus.
    3. O Christe, Princeps Pacifer, Mentes rebelles subiice. Tuoqu(e) amore devios, Ovil(e) in unum congrega.
    4. Ad hoc cruent(a) ab arbore Pendes apertis brachiis: Diraque fossum cuspide Cor ignes fragrans exhibes.
    5. Ad hoc in aris abderis vini dapisqu(e) imagine, Fundens salutem filiis Transverberato pectore.
    6. Te nationum Praesides Honore tollant publico, Colant magistri, iudices, Lges et artes exprimant.
    7. Submissa regum fulgeant Tibi dicata insignia: Mitique sceptro patriam Domosque subde civium.
    8. Jesu, Tibi sit gloria, Qui sceptra mundi temperas. Cum Patr(e) et almo Spiritu, in sempiterna saecula. Amen (2)

    (1): Pio XI, Lettera enciclica "Quas Primas" dell'11 dicembre 1925.
    (2): Breviarium Romanum, Pars autumnalis - In festo Domini Nostri Jesu Christi Regis.


    Franco Damiani
    docente di lettere al liceo scientifico "I. Newton" di Camposampiero (PD)
    Villafranca Padovana, 27 gennaio 2007
    nella festa di San Giovanni Crisostomo

  4. #214
    Amore vince la morte
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    articolo interessante gentile damiani.

    ha mai letto qualche opera di moses mendelssohn?

    sarebbe interessante verificare quanto vi incise la sua opera capitale "jerusalim" (meta' secolo decimo ottavo), sulla nascita degli ideali illuministi.

    cordialmente

  5. #215
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    No, non ho letto nulla di Mendelssohn, cercherò di colmare la lacuna.

    Qualcuno spieghi a Matteo Orsucci (articolo di fondo su "Linea" del 17 febbraio) che mai i cristianii si sono rifiutati di "combattere nelle file dell'esetrcito imperiale" di Roma. Le legioni pullulavano di cristiani. N.S. Gesù Cristo aveva detto di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio e il cristianesimo ortodosso era perfettamnente leale con l'impero. Quelli che praticavano l'obiezione di coscienza erano gli eretici montanisti.

    Qualcuno spieghi a Luca Leonello Rimbotti (articolo Julius Evola, Alfred Rosenberg. Lo spiritualismo e il germanesimo", "Linea" del 16 febbraio) che scrivere

    "Il compito di far uscire la cultura italiana dal circuito liberal-democratico, punto di saldatura tra cattolicesimo e progressismo lungo l'intero Novecento, se lo assunse Evola praticamente da solo per un quarantennio".

    si basa sul falso assunto di una "saldatura" che sarebbe avvenuta nel Novecento tra cattolicesimo e progressismo, mentre il cattolicesimo, almeno fino al Vaticano II e poi nella battaglia integrista contro il neomodernismo, tuttora in atto, è stato l'unico vero baluardo contro il "progressismo", come testimonia il centenario, che ricorre quest'anno, della "Pascendi" di S. Pio X.

    E qualcuno spieghi a Claudio Pescatore, direttore di "Linea", che titolare a tutta prima pagina "Meno dogmi più diritti - No alle adozioni gay ma le persone devono poter vivere come vogliono" può far scambiare il suo giornale per "Repubblica" o "Liberazione".

  6. #216
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    Predefinito "Siamo tornati al Medioevo"

    Diego Bissacco, 21enne figlio del tabaccaio gravemente ferito a Padova nella rapina di via Palestro (16 febbraio) dichiara al "Mattino di Padova". "Siamo tornati al Medioevo".
    Non mi risulta che nel Medioevo fossero all'ordine del giorno le rapine a mano armata con assassinio di chi osava ribellarsi. Queste piacevolezze sono tutte frutto della radiosa "modernità", cioè di una società individualista in cui per molti il denaro vale più della vita umana. Di una società violentemente anticristiana, tutto il contrario cioè di quella medievale, in cui la Chiesa era riuscita, con le "paci" e le "tregue di Dio"e con l'ideale cavalleresco (un'intera società, quella feudale, basata sul rispetto della parola data!) a incanalare e quasi a spegnere la violenza.
    Pietà quindi per la vittima e piena solidarietà al figlio, ma lasciamo in pace l'anche troppo bistrattato Medioevo e rileggiamo invece almeno "Luce del Medioevo" di Régine Pernoud e "L'autunno del Medioevo" di Johan Huizinga.


    Franco Damiani

  7. #217
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    Predefinito Legge naturale e deliri gnostici (lettera al "Mattino di Padova"

    Al direttore..

    Il signor Hans Ranalli, in una lettera pubblicata con ampio risalto sul "Mattino di Padova" del 25 febbraio, attacca il prof. Marco Toniolli, reo di aver criticato la legge sui Dico sulla base del concetto di "legge naturale".
    La tesi centrale del lettore è che nessuno può arrogarsi il diritto di parlare in nome di una presunta "legge naturale", che in realtà non esiste. Bisogna invece parlare di "diritti e bisogni delle persone"
    Ranalli accusa Toniolli di "avere una sua idea di ciò che è bene per la società e di volerla imporre a tutti".
    Ora, tutti "abbiamo un'idea di che cosa è bene per la società" e la politica consiste appunto nel cercare di far penetrare questi principi nei costumi e nelle leggi. Ranalli non fa eccezione. anch'egli ha "un'idea di che cosa è bene per la società" e vorrebbe che questo valesse tassativamente per tutti: non si accorge quindi di aver descritto alla perfezione con quelle parole la propria tesi.
    Anch'egli parte infatti da un presupposto non dichiarato ma evidente e sotteso a tutto il suo discorso: che Dio non esista. Arbitrariamente egli separa così la creatura dal Creatore, il quale è l'autore di quella legge naturale che a lui tanto ripugna: una legge naturale stampata nel cuore di ogni uomo e che si esprime nel Decalogo, da sempre considerato alla base della legislazione di tutti gli Stati, compresi quelli non cristiani ma aventi ancora una concezione sacrale del potere. Tutti gli Stati europei, almeno fino al Seicento, hanno condannato con severe pene, non esclusa quella capitale, la sodomia.
    Scendendo nel dettaglio, per chi non abbia preconcetti il dettato "La Costituzione tutela la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" significa proprio quello che pare dire a prima lettura, ossia che l'unica forma di famiglia che lo Stato riconosce è quella fondata sul matrimonio, ed è anche chiaro il perchè: è interesse dello Stato che la vita continui e che essa venga generata e allevata da un'istituzione stabile, che si assume dei doveri nei confronti della società e che solo su questa base può pretendere dei diritti."E' del tutto evidente", per usare le parole dello stesso Ranalli, che il riconoscimento giuridico di "altri tipi di famiglia", oltre a violare la Costituzione, rappresenterebbe quindi una grave violazione dei diritti esclusivi della famiglia propriamente detta. Ricordo infatti che le "coppie di fatto" sono coppie di concubini, senza nessun impegno nei confronti della società, e che le "coppie omosessuali" sono addirittura l'istituzionalizzazione del peccato contro natura, che soddisfa solo pseudoesigenze individuali senza alcuna rilevanza pubblica. Una società che legittima il peccato mortale parificandolo a un sacramento è una società che non ha più alcun orientamento morale, una società allo sbando.
    Che la famiglia sia mutata parecchie volte nel corso dei secoli non significa che essa non sia sempre stata fondata sul matrimonio: le altre forme di convivenza esistevano di fatto ma non avevano alcun riconoscimento giuridico.
    Per quanto riguarda il mondo classico, infelicemente citato dal Ranalli, la legge naturale era circonfusa di maestà, di tremendum e di assolutezza (attingo per tutta questa parte al bellissimo Iota Unum di Romano Amerio, la cui lettura consiglio vivamente al Ranalli unitamente a quella del suo seguito Stat Veritas) , che solo il nostro tempo ha rovesciato in frivolezza di pura opinione. Solo il nostro tempo si è rivoltato con tanta ferocia contro il Creatore negandogli qualsiasi diritto sulle creature. Nell' Edipo re la legge naturale "cammina in excelsis" (hypsìpodes nòmoi, 865-6) e l'oblio non l'addormenta (mèpote latha katakomiàse, 870). Nell'Antigone "non oggi o ieri vive ma eternamente vive" (456). Non meno alta è l'esaltazione della legge della coscienza in Seneca, Ad Helviam, 8, per il quale la retta coscienza e lo spettacolo della naturasono le due cose più belle sotto il cielo. Né occorre richiamare il celebre luogo di Kant nella conclusione della Critica della ragion pratica: "Due cose riempiono lanima di ammirazione e di venerazione senpre nuova e crescente, il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me". La tradizione teologica della Chiesa ha sempre escluso che la legge morale sia una creazione: il mondo è creato, ma la legge morale è increata. Essa è impersonale, non già nel senso che essa non riguardi la persona: la riguarda in sommo grado, ma appunto la ri-guarda e non è un'emanazione di essa. La legge naturale è l'ordine dell'essere. Se essa non esistesse, se tutto fosse storico e contingente come vuole l'odierna mentalità dominante impregnata di gnosi antiumana e anticristiana, sarebbero contingenti, e quindi dei tabù, la proprietà, il pudore, l'obbedienza, l'affetto paterno, filiale, coniugale, la ripugnanza alla sodomia, all'antropofagia e alla necrofilia. Purtroppo questo è ciò cui si assiste e l'intera società civile va imbevendosi di tale sentimento con il divorzio, la sodomia e l'aborto.
    Il principio cattolico nega all'uomo di creare, anche secondariamente, e gli riconosce di educare e attuare le virtualità della natura creata. Il principio della rivoluzione invece è il rifiuto e l'attentata distruzione: "La nature des choses, voilà l'ennemi. L'homme qui fait son métier d'homme est celui qui refuse de s'y soumettre".
    Per la cultura moderna i valori sono un prodotto del cogito cartesiano, ma alla philosophia perennis sono sconosciuti "diritti e bisogni" contrari alla legge naturale. Che questi "bisogni" siano poi "spontanei" e "insopprimibili" e che in queste pretese spontaneità e insopprimibilità consista la loro "naturalezza" è opinione personalissima del Ranalli. L'unico bisogno "insopprimibile" dell'uomo è Dio: la creatura è fatta per il suo Creatore.
    Per quanto riguarda il divorzio il Ranalli dovrebbe riflettere su due fatti:
    a) come mai esso fu respinto dai governanti dell'Italia liberale, che certo non brillavano per ortodossia cattolica ma che anzi erano il più delle volte massoni atei e anticlericali?
    b) la disciplina del matrimonio nella Costituzione avvenne mediante l'inserzione in essa dei Patti Lateranensi, che riconoscevano gli effetti civili del matrimonio religioso. E' opinione del sottoscritto, confortata da consistente dottrina, che l'aver introdotto il divorzio anche per il matrimonio religioso abbia rappresentato un vulnus ai Patti (in quanto l'indissolubilità fa parte integrante della natura del matrimonio religioso) e quindi alla Costituzione.
    Per quanto riguarda la presunta mutevolezza del concetto di natura, l'esempio addotto non dimostra nulla, in quanto non è teorizzato in nessun codice che la donna sia "per natura" incapace al voto: sicuramente non lo si trova in nessun documento della Chiesa, anche se la questione non è dogmatica e riguarda materia opinabile. Il votare o non votare non lede in nessun modo l'uguaglianza assiologica dell'uomo e della donna.
    Infine è evidente che la sterilità di uno o di entrambi i coniugi non rende invalido il matrimonio, né posso credere che il prof. Toniolli lo ignori. ma ancora una volta, che significa questo? La positiva intenzione di generare figli è comunque indispensabile alla validità del sacramento (il contrario è come noto causa di nullità). Che la famiglia sia "un'esigenza di comunione a sua volta espressiva di bifogni legati all'affettività, alla riservatezza, alla socialità dell'uomo, e naturalmente anche (non esclusivamente e non necessariamente) alla riproduzione" è verbosa definizione neoterica, che riecheggia forse inconsapevolmente la sciagurata "mutazione" vaticansecondista della dottrina tradizionale, basata sul buon senso, per la quale la famiglia esiste prima di tutto per assicurare la continuità del genere umano,
    e gli altri fini, per quanto nobili, sono a quello subordinati.
    "Il Mattino di Padova" sposa in pieno, con una nota in calce, queste dichiarazioni, sposando quindi anche gli ingiusti insulti e le vuote ironie con cui il Ranalli intenderebbe dehigrare la figura del prof. Toniolli, con la consueta tecnica di denigrarele persone quando non si hanno argomenti de facto. I lettori giudicheranno, ma soprattutto giudicherà l'Onnipotente.


    Franco Damiani
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  8. #218
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    Predefinito "Non gliela pubblico"

    Ho ricevuto questo secco messaggio da parte di Omar Monestier, direttore del "Mattino di Padova", relativo al precedente messaggio: "Non gliela pubblico".
    Domanda: perché un direttore di giornale si scomoda a comunicare a un lettore che non gli pubblica una lettera? Non basta che non gliela pubblichi?

    Mi sono comunque stufato e ho deciso di non prendere mai più nemmeno in mano quella specie di giornale. Faccio bene o dovrei continuare a rovinarmi il fegato e a perdere tempo per scrivere lettere documantate che poi vengono brutalmente cestinate senza una spiegazione?

  9. #219
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    Predefinito Pazzesco: più che veleni, deliri

    Il Riformista (martedì 13) formalizza la ritorsione: «Inauguriamo una nuova linea con la Chiesa, quella dell'ingerenza reciproca [...] con proposte di riforma del Codice di diritto canonico, dei testi liturgici, dell'ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati». Tre giorni dopo Liberazione, il quotidiano di Rifondazione, lancia le sue prime bordate blasfeme, ma confonde "ingerenza" (da "ingerirsi", che vuol dire entrare nelle cose altrui), con "ingerire", che significa il contrario: inghiottire, mandar giù. Il tutto per sostenere che «il dogma della transustanziazione scoperto da Tommaso D'Aquino è in contrasto con le leggi della repubblica». E spiega: «L'ostia, fatta di farina e acqua e bagnata con un po' di vino diventa carne e sangue, più precisamente il corpo di Cristo». Quindi la comunione «è un'ingeren-
    za grave: è un atto di antropo e deofagia, un atto di cannibalismo selvaggio. Chiediamo alla Chiesa di cancellarla e allo Stato di impedirla».


    Il dolore, qui, è di non poter reagire come si dovrebbe facendo fronte comune perché i nostri potenziali alleati (Liverani è sicuramente persona onesta) non hanno le carte in regola.

  10. #220
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    Citazione Originariamente Scritto da FrancoDamiani Visualizza Messaggio
    Liberazione (venerdì 16/02) «L'ostia, fatta di farina e acqua e bagnata con un po' di vino diventa carne e sangue, più precisamente il corpo di Cristo». Quindi la comunione «è un'ingerenza grave: è un atto di antropo e deofagia, un atto di cannibalismo selvaggio. Chiediamo alla Chiesa di cancellarla e allo Stato di impedirla».

 

 
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