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Discussione: Veleni laicisti

  1. #41
    Moderatamente estremista
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    Predefinito Re: Solinas dall'Iraq

    Originally posted by franco damiani
    Prima puntata di un reportage di Stenio Solinas dall'Iraq sul "Giornale":
    "(..., riferisce del colloquio con uno sceicco) E poi il minuetto sulla legge che discende da Dio, il diritto naturale, la libertà che è tutt'uno con la legge e con l'ordine, e che non va scambiata con la licenza a (sic) fare quello che ti pare, l'ho già sentito dai tradizionalisti di casa mia perché me lo debba sorbire anche da un tradizionalista iracheno. Così, dopo poco, ne ho già le p...p... e sbotto: "Libertà politica significa poter criticare chi ti governa senza per questo finire in galera. D'accordo o no? Non stiamo giocando". Lui non batte ciglio: "La mia religione mi permette di criticare".


    Questa, ragazzi, è la destra. Solinas è un signore che scrive i giorni feriali su un gioranale berlusconiano e filoamericano e la domenica su un giornale antiberlusconiano e antiamericano. Lui, certo, la libertà di criticare chi gioverna se la prende (la domenica), salvo farsi da lui pagare sei giorni su sette.
    La libertà di criticare Berlusconi è però una ben misera libertà: il bello sarebbe poter criticare il principe di questo mondo e i suoi servi ebrei e massoni, il che è un po' meno facile.
    se l'intervista è andata così, complimenti allo sceicco (e vergogna al pennivendolo)!

    Però, credetemi (per esperienza personale), nel mondo islamico queste cose le dicono tutti: lo "sceicco" in questione non è un "tradizionalista", è una persona "normale", nella media.
    Da noi gli stessi discorsi li fanno solo, appunto, i tradizionalisti.
    Questa è la differenza. Tutta a nostro sfavore.

  2. #42
    scemo del villaggio
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    Predefinito Re: Re: Veleni laicisti

    Originally posted by Antonello
    Ma tu sei sposato, caro damiani?
    E tu?

  3. #43
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Un lavorio di liberazione sotterraneo"

    "Il Foglio" del 18 giugno 2003, p. II.

    Articolo di MARINA TERRAGNI: "Ecco che cosa dicono Mieli e Scalfari quando recensiscono un libro sul femminismo"


    (Finale dell'articolo, che parla delle reazioni al libro di Elisabeth Badinter "Fausse route", il quale ha destato molto interesse anche in Italia).
    Ma vi è una cospicua parte di "Fausse route" (pp. 117-175) clamorosamente ignorata dai suoi recensori, il cui potenziale "terzista", fra differenza ed emancipazione, sfugge forse perfino a Badinter. Omissis che è un altro sintomo da interrogare. Badinter qui parla di sessso. Di un'evoluzione dei costumi sessuali nella neolibertina Francia, quella raccontata da Houllebecq (in Italia le cose non vanno diversamente), rapida e tumultuosa come un'improvvisa eruzione.
    "La fellatio e il cunnilingus sono largamente praticati (90 per cento della popolazione sessualmente attiva)", scrive Badinter. "Le donne si masturbano molto più che vent'anni fa, il 24 per cento di loro ha sperimentato la penetrazione anale". Il comportamento sessuale missionario è ormai minoritario. Il gioco sessuale a tutto campo, dal consumo di porno ai sex toys allo scambismo fino all'allegro sadomaso, è largamente diffuso. Le perversioni sono definitivamente sdoganate, alle norme si sostituisce la contrattualità e il reciproco consenso, il corpo viene curato e oliato come una preziosissima sex machine. A Londra, Parigi e New York si sono aperti sex shop for women only, Sonia Rykiel ha un reparto erotico nei suoi store. Guardandosi in giro in una qualsiasi spiaggia italiana, ci si può accorgere delle manovre, delle energie neoadolescenziali profuse nel gioco del sesso. Aguzzando le orecchie si sentobno deliziati resoconti tra vicini di ombrellone su scambi e partouze. La provincia italiana è tutta un dildo e un bondage, le donne sono promotrici e vestali di questo afroditico fermento.

    UN LAVORIO DI LIBERAZIONE SOTTERRANEO
    La déculpabilisation sexuelle des femmes est en route", scrive Badinter. Un lavorio di liberazione sotterraneo durato decenni che ora sta dando pienamente i suoi frutti. Donne normali, poi, non militanti, mamme con figli, impiegate, casalinghe scolpite dallo spinning che parlano di oli afrodisiaci e si scambiano video. Cathérine Millet sarà anche una scandalosa mosca bianca tra le intellettuali, ma è certamente un mito tra le commesse di Auchan. Ma se è così, quelle là fanno i proclami antiporno mentre qui, nel mondo, è in atto qualcosa che somiglia a un silenzioso secondo atto della rivoluzione sessuale, senza manifesti e dichiarazioni d'intenti, e ci sta passando sotto il naso e noi non ce ne siamo accorti. Tanto meno se ne sono accorte, qui Badinter ha ragione, le arcigne Minerve del femminismo moralizzatore, che stanno lì a chiosare se quando una donna dice sì a un uomo gli stia dicendo proprio sì, o se non si tratti di un sì estorto, e a teorizzare - signori, ecco a voi Andrea Dworkin - sullo "sperma come potenziale agente della morte delle donne". Il mondo reale è lontano anni luce. C'è una signora americana di sessantasette anni che ha messo un'inserzione per fare sesso e le hanno risposto decine di maschi fra i trenta e gli ottant'anni. Che cosa poteva scatenare tutto questo se non la definitiva maturazione di una soggettività femminile, una definitiva déculpabilisation sexuelle che le ragazzine, oscuramente chiamate a realizzare i desideri più intimi delle proprie madri, portano alla luce nei loro approcci disinibiti e antiromantici, come la protagonista di "A' ma soeur", il bellissimo film della geniale Cathérine Breillat? Dove sono le donne? Perché cercarle nelle piazze? Molte eccole qui, nel privato, intente a massimizzare il godimento, a sperimentare le ricette sessuali di Nigella Lawson, a curare il loro corpo, a darsi e a dare piacere. A rinnovare le energie che poi spenderanno come meglio crederanno, come fu al principio di tutto, quando frugandosi tra le gambe con gli speculum (sic) le donne trovarono se stesse e le forze per andare nel mondo. Però stavolta con gli uomini e non contro di loro, en amitié. Altro che eccesso di tette in video, anche questa è una fausse route, tanto più che, come scrive Régis Debray, "ovunque l'immagine abbia diritto di cittadinanza, la donna ha il diritto di partecipare". Tanto più che, come testimoniano le culture delle origini, le donne potenti contro cui si è scatenata l'ira maschile erano belle, semisvestite e sessualmente assai voraci.
    La libertà femminile non sarà poi soltanto la libertà di essere promosse capufficio, ma anche la libera manifestazione dei propri desideri, e anche sessuali, matrice di ogni libertà, pratica identitaria fortissima. La lotta per i diritti continua con la mano sinistra, la destra è impegnata a fare altro. Una libertà, quella sessuale, evidentemente più facile da prendersi che da dirsi, a fronte del neopuritanesimo reac di destra e di sinistra, e ai molti Soloni e Solone che ormai si sono giocati gli anni ormonalmente più interessanti della loro vita. Che fine ha fatto thanatos, e quale sarà alla fine il conto da pagare? Cosa ne sarà di tutta questa energia libidica mobilitata, che effetti produrrà sul mondo?
    Io penso intanto che questa domanda di femminismo che, come si diceva sopra, proviene da tanti autorevoli maschi, vada letta come una commovente domanda di donna. A cui, in una dolce reciprocità, corrisponde da parte delle donne la domanda di uomini, della loro differenza. Come diceva Margaret Mead, quando un sesso soffre, soffre anche l'altro. Diversamente da Badinter, io penso che la partita interessante si giochi tutta qui, nella differenza. Che per me è questo. non separatismo, ma tensione vitale, gioiosa e raggiante elettricità del due.

  4. #44
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera al "Foglio" e a "Io-Donna"

    Gentile signora o signorina Marina Terragni,

    non credo che la sua recensione del lbro di Elisabeth Badinter meriti molti commenti.
    Io vorrei solo farle sapere che non per tutti il progresso si misura nella diffusione del coito anale, dei sex-shop e degli scambi di coppia, segni di una ben misera "libertà" che è in realtà una schiavizzazione, ma nell'aumento della purezza, della modestia, delle riservatezza, delle virtù familiari. Che il corpo non ci è stato dato per farne una macchina del sesso ma un tempio dello Spirito. E che infine le società che si sono abbandonate spensieratamente alle pratiche contro natura e anticoncezionali sono quelle che sono più rapidamente deperite fino a scomparire: l'esempio di Sodoma e Gomorra sta lì a dimostrarlo. Che poi promotrici di queste degenerazioni siano oggi le donne al posto degli uomini, anzichè sprigionare una "gioiosa elettricità", provoca solo un surplus di tristezza, pensando che le donne sono coloro da cui i nostri figli dovrebbero assorbire i principi primi dell'educazione, specie affettiva..

    Parce, Domine, parce populo tuo, ne in aeternum irascaris nobis.


    Franco Damiani
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  5. #45
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    Predefinito Che carini i film di Verdone...

    ...ma ditemi se uno solo dei personaggi da lui interpretato è sposato. Tutti farfalloni che passano da un letto all'altro. A proposito di ragazze senza sani principi morali, anche l'Asia Argento di "Perdiamoci di vista" gli dice "Ma tu che fai? Non scopi...", e lui pronto: "Come non scopo? No, no..." Proviamo a sostituire quel volgare verbo con il sinonimo "fornicare" e avremo un'idea del messaggio morale che arriva ai giovani spettatori.

  6. #46
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Adesso sposami"

    Visto "Adesso sposami", condotto da Antonella Clerici su rai 1 il giovedì in prima serata. Al di là del giudizio sul programma (meno brutto di quanto mi aspettassi), un'osservazione: fra tante donne (lo schema era quello) che dopo una più o meno lunga convivenza (ovviamente nessun mea culpa per la situazione di peccato) chiedevano al loro "compagno" di sposarle (e forse se diceva no avrebbero continuato a conviverci) mai una volta che sia stato fatto il nome di Dio, della Chiesa, della religione. Era solo un "volerlo sentire più mio". Ma che avevano paura tutti quanti, a partire dalla Clerici (a volte fastidiosa con quel "ma cosa cambia?"), di passare per bacchettoni? E vai con gli abiti da sposa ampiamente scollati o addirittura con le spalle nude. Ma i parroci li accettano?

  7. #47
    scemo del villaggio
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    Predefinito Réseau Voltaire

    Guerre des civilisations
    Installation de la Commission de réflexion sur la laïcité par le président Chirac
    Alors que les intégristes chrétiens et juifs au pouvoir à Washington tentent d'importer en France la « guerre des civilisations », le président Jacques Chirac a installé une commission de réflexion sur l'application de la laïcité dans la République. Il cherche ainsi à prendre de vitesse ceux qui, au sein de son propre parti, développent un discours islamophobe sous couvert de débat sur le port du voile à l'école.

    --------------------------------------------------------------------------------


    3 juillet 2003

    Monsieur le Premier ministre,
    Messieurs les Ministres,
    Monsieur le Président,
    Mesdames, Messieurs,

    Ce qui est en jeu à travers le débat sur le principe de laïcité et son application dans la France d'aujourd'hui, c'est notre capacité à concilier l'unité nationale et la neutralité de la République avec la reconnaissance de la diversité, et notamment de la diversité religieuse.

    Les Français sont de toutes origines, de toutes confessions, de toutes appartenances idéologiques, de toutes sensibilités politiques. La France est diverse, elle est variée. Loin d'être une faiblesse, je crois que c'est une force, c'est une chance pour notre avenir.

    Mais il importe que nos différences ne deviennent pas des divergences. La volonté de vivre ensemble doit demeurer le ciment de notre cohésion nationale. La République est un pacte, un art de vivre ensemble, un accord de toute la Nation rassemblée solennellement et fraternellement autour de principes fondamentaux en dehors desquels il n'y aurait plus d'Etat de droit.

    La laïcité est à l'évidence au nombre de ces principes.

    La France est une République laïque. Cette règle, qui est le fruit de notre histoire, est énoncée par l'article 10 de la déclaration des droits de l'Homme et du citoyen qui proclame que "nul ne peut être inquiété pour ses opinions, même religieuses, pourvu que leur manifestation ne trouble pas l'ordre public établi par la loi".

    La laïcité s'est vraiment enracinée dans nos institutions avec la loi du 9 décembre 1905, qui a séparé les Eglises de l'Etat. Après avoir divisé la France, cette grande loi républicaine la rassemble aujourd'hui, car elle a su s'adapter aux évolutions de la société française en respectant les particularités de chaque religion. Elle recueille l'adhésion de toutes les confessions et de tous les grands courants de pensée.

    Malgré la force de cette tradition républicaine, l'application du principe de laïcité dans notre société est aujourd'hui en débat. Bien sûr, la laïcité est rarement mise en cause de manière frontale et beaucoup s'en réclament. Mais sa mise en oeuvre concrète dans le monde du travail, dans les services publics et notamment à l'école, se heurte à des difficultés nouvelles et grandissantes, comme si, insensiblement, l'exigence laïque s'affaiblissait ou s'estompait derrière les consensus de façade.

    C'est pourquoi j'ai jugé nécessaire de confier à une commission, composée de personnalités de toutes sensibilités, la mission d'éclairer les convictions, de poser les bases d'un véritable débat public, mais également de formuler, en toute indépendance, des propositions pour faire vivre le principe de laïcité dans la société d'aujourd'hui. Et j'ai souhaité que votre Commission soit placée auprès du chef de l'Etat.

    Je remercie chaleureusement chacune et chacun de vous d'avoir accepté cette mission essentielle pour la République. Et je vous remercie, Monsieur le Médiateur de la République, d'en avoir accepté la présidence. Autorité indépendante, vous êtes conduit, par vos fonctions, à porter un regard libre et extérieur sur toutes les institutions. Conjuguée à votre expérience personnelle et à votre liberté d'esprit, cette indépendance est la meilleure des garanties dans la mission de réflexion, de consultation et de proposition que vous avez accepté de conduire.

    * *
    Si une réflexion sur la laïcité s'impose, c'est parce que ses conditions d'application sont, dans les faits, de plus en plus discutées. Jour après jour, les témoignages se multiplient, qui indiquent un relâchement de l'exigence de laïcité ou, en tout cas, une profonde interrogation sur l'étendue des devoirs qui en découlent pour chacun. C'est un fait.

    Le débat s'est tout particulièrement concentré sur le port du voile à l'école. Les médias se sont fait l'écho des controverses qu'il a suscitées. Elles ravivent les querelles d'hier sur la place du religieux dans la société en même temps qu'elles posent des questions parmi les plus fondamentales pour aujourd'hui et pour demain : l'égalité des enfants des deux sexes dans leur parcours scolaire, mais aussi, à travers la place réservée à la foi musulmane, l'intégration et l'identité de populations issues de l'immigration.

    Mais il serait réducteur de croire que la question de la laïcité ne se pose qu'à propos des Français de confession musulmane. Quelle que soit leur religion, des Français, en nombre de plus en plus important, réclament que leur pratique particulière soit prise en compte par la collectivité.

    Cette évolution déborde le cadre de la pratique religieuse. Une tendance nouvelle pousse certains de nos concitoyens à vouloir faire prévaloir sur la loi commune leurs convictions particulières, ou l'appartenance à un terroir, à un groupe culturel ou ethnique. La neutralité du service public n'est pas toujours comprise et elle est parfois mise à mal, avec, par exemple, des demandes de dérogation aux règlements de mixité des cours et des examens, le refus des règles de santé publique ou la remise en cause de notre calendrier.

    Les causes de ces comportements nouveaux sont connues. A mesure que nos horizons s'élargissent à l'échelle de l'Union européenne et du monde, beaucoup sont tentés, en France et à l'étranger, par l'affirmation d'un particularisme identitaire ou par la volonté de créer des solidarités nouvelles.

    Mais la République, en France, ne reconnaît que des citoyens libres et égaux en droit. Si elle favorise la liberté d'association, si elle encourage le renforcement du fait régional et local, si elle dialogue avec les représentants de toutes les sensibilités religieuses, elle refuse de reconnaître l'appartenance à une communauté comme une des composantes de la citoyenneté. Il n'y a pas en France de règles supérieures aux lois de la République. C'est ainsi. On ne peut pas accepter, par exemple, que l'affirmation d'appartenances ethniques ou religieuses soit érigée en acte politique. Il y aurait là une dérive contraire à toutes nos traditions et dangereuse pour notre démocratie. Nous ne pouvons pas rester passifs face à une évolution qui nous ferait glisser insensiblement de l'affirmation de soi au refus des autres, de l'ignorance réciproque à l'intolérance, et de l'isolement dans un groupe au refus de la République.

    C'est pour cela que nous devons redonner tout son sens au principe de laïcité.

    La laïcité n'est en aucun cas l'expression d'un sentiment anti-religieux, naturellement. La République ne reconnaît aucun culte, mais elle ne méconnaît aucune religion. La laïcité est le cadre de liberté qui permet, dans la République, à toutes les croyances de s'exprimer.

    La laïcité que nous défendons ne saurait non plus être vécue comme un facteur d'exclusion par quelque Français que ce soit. Elle manquerait son but si, à tort ou à raison, sa mise en oeuvre apparaissait comme la victoire d'un camp sur un autre, si elle ne s'affirmait pas d'abord comme un lien entre tous les citoyens. Car la laïcité est la traduction la plus directe de l'exigence de liberté, d'égalité et de fraternité inscrite dans notre devise républicaine. La laïcité, c'est d'abord une totale liberté de religion et d'expression, conçue à la fois comme liberté de croire ou de ne pas croire. C'est l'égalité entre les citoyens, sans distinction de religion. C'est enfin la fraternité, la volonté de réunir les Français dans une seule collectivité, dépassant tous les communautarismes.

    Enfin, la laïcité n'est pas seulement un droit. C'est un devoir, et même un effort sur soi : elle nécessite de mettre des limites à l'expression publique de ses propres particularités, elle nécessite de comprendre l'autre, de se mettre à sa place. Elle exige aussi d'accepter des règles communes, indispensables à l'équilibre de la société, au premier rang desquelles la neutralité des services publics.

    Présenter la laïcité comme un simple droit, et non comme un ensemble d'exigences s'imposant à tous, ce serait, en effet, perdre de vue sa signification. Ce serait aussi ouvrir la porte à toutes les récupérations.

    C'est pourquoi il est si important de réfléchir aux traductions concrètes du principe de laïcité. En n'examinant pas seulement le droit qu'il représente, mais aussi les devoirs qu'il impose à tous. En ne se limitant pas à son contenu historique, la séparation des Eglises et de l'Etat, mais en lui redonnant son sens véritable, qui est celui de la cohésion de la Nation française.

    Un tel débat nous concerne tous. La Nation tout entière doit s'en saisir. Le Parlement l'a fait, avec la création récente d'une mission d'information sur les signes religieux ou le dépôt de propositions de lois relatives à la laïcité.

    J'ai estimé nécessaire qu'une réflexion impartiale, approfondie et sereine soit conduite par une Commission de sages pour rechercher le plus large accord sur des propositions et avant d'envisager, le cas échéant, toute initiative législative.

    * *
    Vous aurez d'abord la responsabilité d'organiser le débat public en examinant des questions qui me paraissent fondamentales : quelle est, aujourd'hui, l'étendue exacte des obligations qui découlent du principe de laïcité ? Quelles sont les mesures susceptibles de favoriser une mise en oeuvre apaisée de ce principe ? De quelles évolutions cette clarification devrait-elle s'accompagner pour promouvoir une laïcité garante de la cohésion nationale et du respect des différences de chacun ?

    Il va de soi que ces questions ne bornent pas votre champ d'investigation. Il vous appartient, et à vous seuls, de fixer de manière indépendante votre programme de travail.

    Votre Commission pourrait aussi s'interroger sur les limites que doit respecter l'expression des convictions religieuses de chacun, que ce soit sur son lieu de travail, dans les lieux publics ou au sein des services publics.

    J'invite aussi les membres de votre Commission à réfléchir sur les moyens disponibles pour donner toute sa force, au sein de l'école républicaine, à l'exigence de laïcité. Les principes que le Conseil d'Etat a été amené à formuler il y a une dizaine d'années, en réponse aux incidents liés au port d'insignes religieux, soulèvent, chacun le sait aujourd'hui, des difficultés d'application. Ils se traduisent par une certaine diversité des pratiques, ainsi que par des contentieux, qui ne donnent pas toujours aux enseignants le cadre nécessaire pour exercer sereinement leur mission. La question qui est posée est de savoir comment préciser, et faire respecter, dans la fidélité à nos principes républicains, les règles et les devoirs qui s'imposent à chacun au sein des établissements scolaires et des universités.

    Je souhaite que sur l'ensemble de ces questions et sur toutes autres que vous souhaiteriez examiner, vous vous attachiez à donner le sens le plus concret aux exigences qu'implique le principe de laïcité : la neutralité du service public, le respect du pluralisme, la liberté religieuse, la liberté d'expression, mais aussi le renforcement de la cohésion et de la fraternité entre les citoyens, l'égalité des chances, le refus des discriminations, l'égalité entre les sexes et la dignité de la femme.

    Dans la tâche qui est la vôtre, ma première attente est que vous meniez un débat public aussi large que possible, attentif à tous les courants et à toute la diversité de la société française.

    Je souhaite que vos travaux puissent aboutir à des propositions avant la fin de l'année. Elles seront rendues publiques, naturellement, afin de nourrir la réflexion de tous les Français, de favoriser une prise de conscience nationale sur cette question essentielle à la préservation et au renforcement de notre cohésion. Elles serviront de base aux décisions qui devront être prises.

    * *
    Monsieur le Président,
    Mesdames, Messieurs,

    A travers la laïcité, c'est bien la question de notre cohésion nationale qui est posée, celle de notre aptitude à vivre ensemble et à nous retrouver autour d'une volonté collective de progrès, d'unité et de solidarité.

    Par-delà la diversité de vos parcours et de vos opinions, vous partagez tous ces valeurs et cette ambition pour la France.

    Je sais pouvoir compter sur votre engagement et votre indépendance d'esprit. Je vous remercie d'avoir accepté de les mettre au service de cette réflexion sur le principe de laïcité et son application dans la République. Et je vous renouvelle l'assurance de ma confiance et surtout de ma reconnaissance.


    Source : présidence de la République française



    "Nul ne peut etre inquiétè pour ses opinions..": Jean Plantin, Robert Faurisson e Jean-Louis Berger sentitamente ringraziano.

  8. #48
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Renato Brunetta sul "Giornale" del 30 giugno, in un articolo sull'aggressione del "Corriere" a Berlusconi:

    "A pensar male spesso ci si azzecca (non sono credente e quindi il peccato non mi preoccupa)".

    Ma FI, cui Brunetta appartiene, non fa parte del PPE, cioè del raggruppamento "cattolico" di Strasburgo?

  9. #49
    scemo del villaggio
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    Predefinito Il Foglio 15/7/03, rubrica "Andrea's Version"

    (...) Poi anche Scalfari si è interrogato da par suo. E lo ha fatto recuperando George Steiner: "Che cosa faceva Dio prima di creare?". Già. Un ultra week-end? S....? (...)" (cito solo perché vi rendiate conto della bassezza).

    MI SCUSI DAVVERO PROFESSORE MA NON RIESCO A REGGERE A CERTE IMMONDIZIE.

    GUELFO NERO

  10. #50
    scemo del villaggio
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    Predefinito Il Foglio 17/7/03

    "Laicismo e Costituzione"

    (Parla dell'inserimento in ruolo degli insegnanti di religione, che se venisse a mancare l'autorizzazione ecclesiastica saranno trasferiti ad altro insegnamento, qualora posseggano i titoli di studio necessari).

    "Oggi un caso come quello del teologo Ernesto Buonaiuti, che perse la cattedra perché le sue posizioni moderniste erano state condannate dal Sant'Uffizio, non potrebbe ripetersi".

    A parte il fatto che Buonaiuti insegnava all'università e non nella scuola, oggi succede l'esatto contrario: si perdono le cattedre, anzi non le si vede nemmeno, se si è su posizioni antimoderniste.

 

 
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