Signor sindaco,
intervistato dal TG1 del 2 gennaio sulla moratoria per l'aborto, Lei ha dichiarato che l'equiparazione tra esso e la pena di morte "è un argomento da fondamentalisti e non ha alcu fondamento né scientifico né etico". Ha aggiunto che al riguardo la dottrina cattolica contempla "il principio del male minore".
Da buon "fondamentalista", orgoglioso di esserlo, Le do ragione, signor sindaco. Nessuna equiparazione è possibile tra la pena di morte, che è lecita nell'ordine morale anche se non sempre opportuna in quello pratico, e l'aborto, che è sempre assassinio dell'innocente , il più delle volte aggravato dai futili motivi.
Del pari mi sorprende che Lei, osannato filosofo, dimostri una così marchiana ignoranza della dottrina cattolica. Ammesso e non concesso che viga il principio del "male minore", quale sarebbe, sempre si capisce nell'ordine morale, il "male minore" tra l'omicidio dell'innocente e le motivazioni addotte per giustificarlo?
In ogni caso tale principio, signor sindaco, è una sua invenzione. La dottrina cattolica insegna che la scelta di fronte a cui può venir messo un individuo non può mai essere tra due mali, che come tali sono da respingere entrambi, ma sempre tra un male e un bene. Bene che in questo caso è la vita dell'innocente, cui tutto deve essere subordinato.
Le ricordo che un giorno lontano anche Lei fu un embrione. Se il principio del male minore fosse stato applicato nel Suo caso, fosse ci saremmo risparmiati questa insulsa lezioncina.
Franco Damiani




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