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Discussione: Veleni laicisti

  1. #231
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    Predefinito Il piccolo dizionario laicista/1 (13 maggio 2007)

    Con il «coraggio laico» dimostrato, ieri a Piazza Navona, in contrapposizione al Family Day, quei timidoni dei "laici" hanno avuto la possibilità, oltre che di mostrare finalmente di che stoffa sono fatti, anche di riassorbire un po' della bile trasudata dai molti loro articoli di questi ultimi giorni. Dai quali il loro lessico traspare chiaramente, al punto di rendere possibile la graduale redazione di un piccolo "Dizionario della laicità" secondo i laicisti e la loro - diciamo così - "cultura". Eccone le prime voci a cura del noto ginecolinguista Carlo Flamigni, tratte da l'Unità (venerdì 4).
    Verità - «Il Pontefice sta cercando di imporre un'etica molto conflittuale e perentoria, quella della verità» e, «naturalmente, solo di una verità». All'Autore piace la cultura multiveridica.
    Morali religiose - Sono «ossificate e obsolete» e propongono la «mistica della sofferenza e del sacrificio».
    Laicità - Coloro che non la condividono sono «ipocriti, ignoranti, bugiardi», specializzati in «infiniti distinguo» e in «strampalati arzigogoli».
    Etica laica - «Rifiuta ogni ricorso a principi deontologici assoluti, ritiene pienamente legittimi l'aborto, l'eutanasia, la fecondazione assistita, la donazione di gameti, le indagini genetiche sugli embrioni...» eccetera.

    L'EPISTEMOLOGO
    Non molto diverso (l'Unità, domenica 29) è il pensiero di Fabio Bacchini, che a Sassari, insegna Epistemologia, ossia teoria della conoscenza o filosofia della scienza. Ecco in che modo: premesso che «la scienza, intesa come avventura conoscitiva, non ha bisogno di alcuna guida morale» e, però, ammesso che «possono essere immorali alcuni modi disinvolti di fare esperimenti», «la Chiesa teme non tanto gli esperimenti e non tanto le applicazioni: teme il disvelamento della verità». Il che è, semmai, l'esatto contrario della verità. Bacchini insiste: «La Chiesa fonda parte del proprio potere sulla sopravvivenza di vecchie spiegazioni ricavate dalla Bibbia». E spiega: «Come si può pensare che questa voce (della scienza) abbia lo stesso peso di quella dei vescovi? Il vescovo crede per fede a una ipotesi teorica compresa tra le milioni che la scienza ha esaminato e da cui ha estratto la più corroborata». Quindi anche in materia di fede «la scienza ha un'autorità immensamente più alta che la religione». Che sia il caso di ricordare a Bacchini che dall'epistemologia sono esclusi i contenuti sia della scienza che della fede e che il compito di questa disciplina è piuttosto quello della demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che non lo è?

    C'È SEPOLCRO E SEPOLCRO
    Ancora un filosofo. Una signora scrive a Umberto Galimberti (Repubblica delle Donne, 28 aprile) per esprimere delusione perché, in una chiesa, invece di Dio ha trovato «un pretucolo» definito «perfetto cretino» per la sua omelia e ha scoperto che «persino il credo è diventato diverso» (?). Alla sua fumosa risposta (la religione da «recinto del sacro s'è fatta evento diurno»), Galimberti premette una citazione di Nietzsche: «Le chiese sono ormai le tombe e i sepolcri di Dio». Affermazione in qualche modo giusta, sennonché dal sepolcro Dio è uscito da duemila anni mentre quel che resta di Nietzsche ci starà ancora a lungo.

  2. #232
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    Predefinito Il piccolo dizionario laicista/2 (20 maggio)

    Dopo quella di domenica scorsa proseguiamo la pubblicazione a puntate del "Piccolo Dizionario Laicista".
    Chiesa - «Pensare che la Chiesa sia Gesù e i Vangeli, che debba porgere l'altra guancia, assistere lo straniero, il sofferente e la Maddalena, è solo una bella e generosa utopia. La Chiesa è un'organizzazione politica»: Massimo Cacciari, filosofo, La Stampa, lunedì 14.
    Famiglia - «In una società moderna sono gli individui a decidere se la loro è una famiglia oppure no»: Franco Grillini, il Manifesto, domenica 13.
    Famiglia naturale - «La famiglia naturale è un'invenzione, non esiste. Le relazioni si fondano sul concetto di cultura, punto»: Fabio Mussi, ministro dell'Università, Liberazione, domenica 13.
    Family Day - «Una manifestazione che ha difeso nei fatti un interesse privato»: Barbara Spinelli, La Stampa, domenica 13.
    Gesù - «I laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo»: Eugenio Scalfari, La Repubblica, domenica 13.
    Matrimonio - «Non è scritto da nessuna parte che il matrimonio debba essere tra uomo e donna»: Franco Grillini, il Manifesto, domenica 13.
    Persona - L'etica laica «sostiene un'idea funzionalista del concetto di persona umana e ritiene che sia corretto separare, di principio e di fatto, essere umano e persona»: Carlo Flamigni (chissà lui quale dei due è), Unità, venerdì 4.

    TUTTE ASSASSINE?
    Il lessico di Liberazione merita una trattazione a parte. Sabato 12, per il Family Day e sotto una foto di una coppietta entro con la scritta: «O col papa o con l'amore», è uscita in prima pagina con questo titolo: «Famiglia assassina, come è possibile festeggiarla?» Il testo: «La prima causa di morte per le donne sono i mariti, padri, fratelli, compagni, fidanzati. È in famiglia che avvengono il 90% delle violenze che mutilano, uccidono, umiliano la metà del genere umano». Sorvolo sulla serietà di questi dati, ma poiché «compagni e fidanzati» sono compresi nella lista, anche le coppie di fatto sono «assassine» (per non parlare di quelle omosessuali, di cui tanto si parla nelle cronache nere). E poi: «Quante donne che oggi sono a Roma per partecipare al Family Day hanno un marito violento che le rende infelici? Quante?» Liberazione non lo sa, ma insiste: «Eppure ci sono [...] È ora di dirlo, la famiglia uccide [...] Il culto della famiglia è un'ombra che continua, ancora oggi, a minare il messaggio di libertà che la sinistra dice di voler rappresentare». E, però, Liberazione cita «l'indignazione legittima delle associazioni gay e lesbiche non invitate al convegno» di questa settimana sulla famiglia. Che rivendichino anche loro il diritto di diventare assassine?

    LOTTA DI SESSO
    È ormai noto che la sinistra, orfana della coppia di fatto Marx-Engels, sia ormai passata dalla lotta di classe alla lotta di sesso. Liberazione (sabato 12) titolava: «Matrimonio e sesso, le ossessioni del Papa» (la lingua batte dove il dente duole). E il Corriere della sera (domenica 13) intervistava il Subcomandante Marcos, leader zapatista del Chiapas, che, a caccia di fondi, annuncia un suo libro: «Non c'è alcun riferimento alla politica, stavolta. Soltanto sesso. Pura pornografia».

  3. #233
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  4. #234
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  5. #235
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    Predefinito Il Paradiso non esiste, ma c'è

    Controstampa a cura di P. G. Liverani 21 Ottobre 2007
    Il Paradiso non esiste, ma c'è «Il Paradiso non c'è, ma siamo destinati alla felicità»: così il Corriere della sera presenta (giovedì 19) l'ultimo libro del filosofo Emanuele Severino. Il suo titolo è «Oltrepassare» e intende la morte come fine, perché tutto è eterno: «La salvezza non è una semplice possibilità, ma una vera e propria necessità [...] L'uomo è atteso dalla terra che salva» e l'eternità non è che «un immenso che non s'immagina» in cui noi siamo «destinati alla felicità». Attenzione, però: il recensore, Andrea Torno, spiega che «la vita eterna non è quella di cui parlano le religioni». Ancora: «"L'estrema delle follie", vale a dire la persuasione che le cose e l'uomo "sporgano provvisoriamente dal nulla", rappresenta il più terribile degli equivoci». Una citazione letterale di Severino fornisce anche una interpretazione mitologica dell'Eucaristia: sarebbe «lo smembramento del Dio» attuato per «mangiarne le carni e berne il sangue» onde «impadronirsi della sua potenza». Naturalmente questo è solo un modesto tentativo di ridurre all'osso tutta la complessità di Severino mentre il filosofo argomenta assai bene le sue tesi. Tuttavia la lettura, sia pure fatta attraverso la recensione di un libro non ancora in libreria, lascia l'impressione di una ricerca artificiosa condotta nella preoccupazione di costruire un'alternativa filosofica (con qualche fascino) al "Paradiso delle religioni". Che ammette l'eternità, ma non ne spiega il senso né risponde alle domande ultime: perché l'uomo esiste? Perché è destinato all'eternità?

    ORDINI
    Nel 2003, in un'intervista a La Stampa (27 febbraio), il Premio Nobel James Watson, uno dei due scopritori del Dna, commentando il proprio lavoro aveva detto: «Niente più ordini dal Paradiso». Giovedì 18 tutti i giornali hanno riportato la nuova scoperta che Watson dice di aver fatto: «I neri africani sono meno intelligenti dei bianchi». Adesso non c'è dubbio: questo non è un ordine dal Paradiso.

    RIVOLUZIONI
    Al di là del giudizio di merito sul nuovo Pd, le primarie del 14 ottobre sono state un segno di democrazia diretta, che, però, l'Unità (lunedì 15) ha letto in un modo tutto suo: «La rivoluzione d'ottobre» diceva un titolo su tutta la prima pagina. Sennonché quella rivoluzione fu un episodio di violenza che iniziò settant'anni di feroce dittatura. Quel titolo non è un buon auspicio per il Pd, ma chi altri avrebbe potuto pensarlo se non dei comunisti? L'intera pagina 22 di quel giorno, infatti, era tutta dedicata alla «Rivoluzione d'Ottobre: 1917, cronaca di un giorno in cui nacque il Novecento». Nacque? Cominciò a morire, almeno in Russia e negli altri Paesi comunisti.

    BEATIFICAZIONI
    Ancora l'Unità (domenica 14): «Spagna, beatificate dal Papa solo vittime di fede franchista». A parte la riduzione della fede cristiana al «franchismo», il Papa dovrebbe beatificare, per equità, anche coloro che le vittime hanno ucciso? Se proprio l'Unità ci tiene, se li beatifichi da sé. La medesima Unità (giovedì 18) protestava, perché «il Vaticano attacca la Cassazione» per la sentenza sull'eutanasia e, sotto il medesimo titolo, un box denuncia provocatoriamente che sono «in 1500 nelle medesime condizioni di Eluana». Li dovremo far morire tutti?


  6. #236
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    Predefinito Lettera aperta a Zanonato

    Signor sindaco,

    leggo sul "Mattino di Padova" del 18 novembre che la giustificazione teorica del suo "sì" alla moschea di Padova (sulle altre argomentazioni di apparente buon senso, cioè sul "favore fatto a noi", non entro, perché discendono da questa) è la seguente affermazione:

    uno dei diritti fondamentali degli individui è poter professare la propria fede.

    Le domando: su che cosa si fonda tale affermazione, che ai più apparirà certamente scontata?
    La dottrina cattolica (Padova credo che si definisca ancora una città cattolica, è la città del Santo dei miracoli) esplicitamente la contraddice.
    Il Primo Comandamento infatti recita: "Non avrai altro Dio fuori che Me", e la Chiesa, in base a tale precetto, ha insegnato per oltre diciannove secoli che è dovere di ogni individuo rendere onore all'unico Vero Dio, nonché degli Stati di riconoscere, proteggere e favorire la vera religione a discapito di tutte le altre. Lei mi obietterà che viviamo in uno Stato laico: ciò non toglie che questa "laicità" faccia a pugni con l'insegnamento da me testé citatole, e che si concretizzava nella festa di Cristo Re, istituita da Pio XI nel 1925.

    Le rispondo quindi direttamente: no, gli individui non hanno affatto il diritto di professare la "propria" fede, ma ogni individuo ha il dovere di professare la "Vera" Fede.

    In questa maniera era anche assicurato il bene della nazione e quello degli individui, il quale non può che poggiare sulla Verità perché, come insegnava S. Pio X, come non si puà costruire una casa sulla sabbia, quale ordine si potrà mai costruire sulla menzogna, e che altro è se non menzogna il mettere sullo stesso piano la religione rivelata da Dio e le idolatrie nate dalla mente umana?

    Quindi se vuole trovare una giustificazione teorica alla sua scelta blasfema di promuovere la costruzione nella nostra cttà di un tempio idolatrico, arrecando offesa gravissimo a Dio Onnipotente, abbia almeno il coraggio di ammettere che lo fa in odio e in disprezzo della fede cattolica, in odio e indisprezzo della tradizione della nostra terra e della nostra gente, in odio e in disprezzo della verità.

    Che la Chiesa, tanto a Roma quanto a Padova, taccia, non è che un ulteriore inequivocabile segno della viltà degli uomini che oggi indegnamente la rappresentano, dimentichi del Decalogo, della dottrina, della logica, del buon senso, e preoccupati anche loro solo di mantenere la loro "cadrega". Il Signore li ha già giudicati. Spero solo che, dopo quarant'anni di sonno profondo, si sveglino i cattolici. Intanto prego il Signore che risparmi alla nostra città almeno le conseguenze più tragiche della Sua ira, che noi cattolici integralicercheremo di placare con messe (tradizionali) di riparazione.


    Franco Damiani
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  7. #237
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    Predefinito A "Striscia" sull'amniocentesi e altro

    Caro Gabibbo,

    bravo davvero Jimmy Ghione che è riuscito a far eseguire l'amniocentesi alla signora Susanna che invano l'aspettava da mesi, rifiutata con vari pretesti da tutti gli ospedali romani.
    Eppure io facevo il tifo per il bambino e speravo che gli ospedali continuassero nel rifiuto: il bambino alla cui eventuale uccisione, qualora egli non dovesse didsgraziatamente corrispondere ai canoni della perfezione, l'amniocentesi è finalizzata. Senza contare che c'è anche uno 0,5% di probabilità che la pratica stessa gli sia fatale.
    Perché non spiegate questo? Perché non spiegate che in questo vostro "servizio alla comunità" , e mentre vi proclamate "difensori dei deboli", contribuite a diffondere l'eugenetica, una pratica che viene dal nazismo, calpestando proprio il diritto del più debole di tutti, cioè di chi non ha voce?
    Un'altra osservazione: ve la prendete con padre Cantalamessa per atti di nessuna rilevanza, come la citazione della comunità Arkeos (innocente fino a prova contraria, e che ha il gravissimo torto di considerare l'omosessualità uina malattia), unicamente per il guso di "tirare dentro il pesce grosso", mentre ve la dovreste prendere con lui per atti ben più gravi, come le eresie che propala come predicatore della Casa Pontificia, ultima quella sull'inesistenza del Limbo. Altro che gli strafalcioni di Giurato o della Ventura.
    No, non siete ahimé super partes, anche voi rientrate nei canoni del politicamente corretto


    Franco Damiani

  8. #238
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    Predefinito Giletti, e l'aborto?

    Signor Giletti,

    se firmare le "leggi razziali" è stato un atto infame, tanto da indurla a espellere da "Domenica In" Ugo D'Atri, presidente delle guardie d'onore alle tombe reali del Pantheon, che tentava -come poteva, in mezzo agli strilli dell'oca Parietti - di spiegarle storicamente, che dire della legge omicida sull'aborto, firmata dai vari Andreotti, Anselmi, Bonifacio e Pandolfi, tutti sedicenti "cattolici"?

    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

  9. #239
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    Predefinito L'uomo venuto dal Kremlino

    http://www.mymovies.it/dizionario/re...e.asp?id=26800

    L'uomo venuto dal Kremlino (Nei panni di Pietro)


    (The Shoes of the Fisherman)

    Un film di Michael Anderson. Con Anthony Quinn, Laurence Olivier, Oskar Werner. Genere Drammatico, colore 157 minuti. - Produzione USA 1968.

    Dopo vent'anni di prigionia, arcivescovo russo diventa cardinale e Papa. Il giorno dell'incoronazione annuncia che darà tutti i beni della Chiesa ai poveri. Curioso esempio di fantascienza religiosa da un romanzo di successo di Morris West che, comunque, previde con un anticipo di più di 10 anni l'elezione (1978) del polacco Karol Wojtyla. Un insuccesso a tutti i livelli.



    Trasmesso poco fa da La7.
    Tra le perle del film: il prete teilhardiano (Oskar Werner, quello di "Fahrenheit 451") condannato da un Sant'Uffizio retrogrado ma che il "papa" sceglie come suo segretario e che poi muore provocando il rimorso di quel prefetto; il "papa" che gira travestito da prete per le vie di Roma e assiste un ebreo morente recitando le preghiere ebraiche; lo stesso "pontefice" (un improbabile Anthony Quinn) che si reca al un vertice segreto (?) con i capi dell'URSS e della Cina...in borghese; infine il colpo maestro finale, che avrà mandato in visibilio tutti i Balducci, Zarri, Enzo Bianchi e compagni dell'epoca: la Chiesa dei poveri! E per questa ignobile parodia gli hanno pure prestato il Vaticano con tutta piazza San Pietro. Ah, dimenticavo: in tutto il film non è mai pronunciato il nome di Gesù, né si vede celebrare alcuna Messa.

  10. #240
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    Predefinito W la commercializzazione del Natale!

    Almeno a Natale lasciateci consumare
    Alberto Mingardi

    "Libero" del 22 dicembre

    Fra il presepe che non si fa più e la retorica del sacrificare il tempo rubato al lavoro per ritrovare gli affetti veri, capita in questi giorni quello che capita a ogni Natale. Ci vengono rovesciate addosso intere pentole di melassa. C'è in giro più moralismo che uvetta nei panettoni. E il filo a cui s'an noda è sempre lo stesso: la nostra invariabile tendenza a "commer cializzare" il Natale, l'averlo aggiunto al catalogo delle feste comandate del consumismo, confondendo nostro Signore e i baci di San Valentino. A uno sguardo più attento, però, la "commercializzazione" del Natale è lo strumento grazie a cui resta in circolo quel sentimento che dovrebbe separare queste giornate da tutte le altre: la gioia. Questa alluvione di luci, questo impazzito rincorrersi di regali, questo folle girare di negozio in negozio trascinandosi dietro una carovana di sacchetti, è qualcosa per cui dire grazie. continua...

 

 
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