Benvenuto all'antenato "Pau" - Nel nome di Charles Darwin
L'uomo, la scimmia, NOI E LUIi
I paleontologi spagnoli hanno scoperto vicino a Barcellona i fossili di «Pau», il «Pierolapithecus» vissuto 13 milioni di anni fa, alto un metro e 23, che è considerato l' anello di congiunzione tra l' uomo e la scimmia. I fossili che ritroviamo per un capriccio del caso o grazie al paziente lavoro degli studiosi sono simili e non identici agli esemplari viventi che possiamo direttamente osservare nelle diverse regioni del nostro globo. Proprio questa circostanza - notava Charles Darwin nel mettere nero su bianco l' abbozzo (1842) della sua teoria dell' evoluzione - rendeva così «difficile» ma anche «affascinante» l' impresa di recuperare tracce che potessero confermare l' intuizione che le specie (vegetali e animali) siano «di un unico ceppo» e mutino gradualmente nel corso del tempo. In quelle pagine relativamente giovanili il «prudente» scienziato vittoriano (come lui stesso amava definirsi) audacemente estendeva la propria concezione anche agli esseri umani, sapendo bene a cosa andava incontro. Quelli che sino ad allora erano stati considerati più vicini ad angeli o diavoli (e comunque sono angeli decaduti) finivano col risultare apparentati con i primati superiori (dirà poi Darwin: «Tutto quello che si afferma dell' anima come principio di comprensione e di azione resta vero, purché si intenda questo termine come sinonimo di scimmia»). Ma per la sua teoria restava «ancora una difficoltà», quella di reperire resti che si potessero interpretare come «tracce di fossili» di un «antenato comune» delle attuali scimmie e dell' uomo. Il problema del cosiddetto «anello mancante» è tutto in questa onesta confessione dello stesso Darwin. E lo studio delle forme di vita più antiche - la paleontologia - la disciplina ostile alla teoria dell' evoluzione si è via via tramutata in una sua solida alleata. Il catalano «Pau» ne può risultare così l' ulteriore conferma che le «lacune» dello schema darwiniano possono venir progressivamente colmate. Una scavatrice casualmente porta alla luce un canino, avanguardia di un' ottantina di ossa (tra cui cranio e parecchie vertebre) che consentono di ricostruire un essere vissuto circa 13 milioni di anni fa, abile raccoglitore, capace di andatura eretta, dal volto di profilo «più scimmia» ma di fronte «già uomo». Appunto, già e non ancora più «animale» o più «uomo» il nostro «antenato» di Barcellona? Domanda mal posta, come se gli uomini non fossero anche loro animali (per di più, troppo abituati a servirsi di classificazioni rigide). Mi piace pensare che «da qualche parte» Charles Darwin si conceda uno di quei miti sorrisi di cui talora si compiaceva in vita - lui che doveva esprimersi nell' Origine delle specie, il capolavoro del 1859, in toni ben più cauti di che nell' abbozzo (1842) ma allora non scriveva più per se stesso, ma per un ampio pubblico che andava ben oltre la ristretta cerchia degli specialisti. Qui l' insidia non veniva più dallo stato relativamente poco sviluppato della paleontologia dell' epoca; solo un anno dopo un alto prelato della Chiesa anglicana doveva farsi beffe dei darwinisti dicendo che essi facevano propria la tesi che «la loro nonna si fosse accoppiata con uno scimmione». Che direbbe oggi quel sacerdote di fronte a «Pau»? Mi pare meglio concludere con una battuta che prenda prestito (con leggera modificazione) dal naturalista di Oxford Richard Dawkins: «Benvenuto tra noi, antenato!».
Giulio Giorello
Caro Giorello, parli pure per sé...




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