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" ADESSO È URGENTE SEPARARE LE CARRIERE
di ACHILLE CHIAPPETTI
ERA EVIDENTE che la prima sentenza della Cassazione sul legittimo sospetto a Milano fosse uno spartiacque: una sorta di punto di non ritorno.
Eppure, i magistrati non hanno tenuto presente un dato politico essenziale: la maggioranza degli italiani è convinta - a ragione - che un numero crescente di procure politicizzate e di sinistra abbia dato luogo ad un uso strumentale dell'iniziativa penale e dei poteri d'indagine; che non possa essere messo in dubbio che l'operato di quei magistrati sia finalizzato a porre fuori gioco il Polo. Inoltre, poiché molti dei pm della prima ora sono, data l'unicità della carriera, transitati negli organi giudicanti e perfino in Cassazione, è sempre più forte il timore che la politicizzazione si stia estendendo anche agli organi giudicanti. Per questi elettori, qualunque decisione della Cassazione avrebbe avuto una valenza politica: pro o contro Berlusconi.
Né ci consola il fatto che la giustizia sia caduta in questo ginepraio non solo a causa dell'accanimento di alcune procure, ma anche perché il delegittimato Parlamento del 1993 si è privato della difesa dell'immunità. Ciò che conta è che il Governo molto difficilmente potrà mantenere la linea di moderazione seguita fino ad oggi. Una linea fondata sull'assioma: «Solo una minoranza di magistrati, specie pm, si lascia condizionare dalla propria fede politica. Il resto della magistratura è sano». Da qui le varie leggi sulle rogatorie, la Cirami, ecc.... che hanno fornito alla magistratura giudicante strumenti atti a neutralizzare le eventuali deviazioni dell'azione penale.
La disapplicazione (più o meno reale) di tali leggi appare come una porta sbattuta in faccia alla moderazione governativa. Di talché, per tutelare se stessa e la volontà elettorale, alla maggioranza non restano che strumenti più drastici: la totale separazione tra pm e giudici e l'immunità dei rappresentanti popolari. Questo percorso della politica sembra ormai inevitabile.
Tocca dunque ai giudici rendersi conto che la convivenza civile non si può fondare esclusivamente sul modo in cui essi intendono la legalità, cancellando la legittimazione sovrana delle istituzioni rappresentative. Devono rendersi conto che il Paese, quello sano, non quello dei girotondi, non può accettare che leader politici di ieri e di oggi, che sono parte della storia repubblicana, vengano condannati per le chiacchiere di qualche mafioso o di qualche arrivista da salotto. Questo rovesciamento dei valori rischia di ricadere sulla magistratura stessa e certo favorisce il plebiscitarismo come difesa estrema. E' dunque ai giudici (quelli veri) che spetta avviare la pacificazione con il solo strumento di cui essi dispongono: sentenze giuste e corrispondenti ai valori in cui il popolo sovrano si riconosce.
In questa fase di crisi il ruolo del Capo dello Stato è essenziale: solo lui ha l'autorità per chiarire che non è il principio di legalità ad essere antitetico con quello di democrazia rappresentativa, ma lo sono la falsata applicazione della legge e l'ingiusto processo. Senonché, è probabile che i suoi appelli ai magistrati continuino a restare inascoltati.
Ciò anche perché la sua presa sulla magistratura risulta drasticamente ridimensionata da quando a Cossiga fu impedito di esercitare le prerogative di presidente del C.S.M.
Stando così le cose, a Ciampi non resta altro che accompagnare il Parlamento nella futura attività legislativa di riforma della giustizia e dell'immunità parlamentare, svolgendo un attento controllo per impedire qualsiasi tipo di eccesso.
Achille Chiappetti
sabato 1 febbraio 2003 "
Saluti liberali




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