Pagina 3 di 4 PrimaPrima ... 234 UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 31
  1. #21
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Jan 2003
    Località
    signori si nasce ... ed io lo nacqui
    Messaggi
    788
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito risposta a pthome66

    Bene, raccolgo l’invito a chiarire e a farlo senza toni polemici o arroganti come altri è uso a fare….
    Aprendo la discussione era mio sincero interesse ottenere risposte all’interrogativo essenziale: di fronte alla richiesta di uno studente (ma attenzione un particolare studente) che vuole saperne di più su quanto sta accadendo tra USA e Iraq, rispondere (in veste di docente che quotidianamente deve fare attenzione a non mostrarsi fazioso su argomenti di natura politica) nel modo che ho descritto è consentito? è corretto? è condivisibile?
    In più restava del tutto evidente che il ritenere la guerra una soluzione del tutto errata a problemi del tipo di quello in corso, non ero io a sostenerlo bensì la Storia stessa e per giunta la nostra Costituzione.
    Oltre ad interventi fuori luogo da parte di interlocutori ai quali, come ho detto, non valeva la pena rispondere, c’è stata questa tua affermazione:
    >La guerra infatti, oltre a essere foriera di morte, dolore, ingiustizia, in una parola il "Male", è stata per secoli propulsione al progresso del genere umano.
    "Grazie" alle "invenzioni" di guerra il genere umano ha potuto conoscere fasi di rapidissimo sviluppo culturale e tecnologico.
    Cinico ma vero.<
    alla quale ho replicato lapidariamente:
    >Non è solo cinismo è invenzione e ignoranza della storia affermare quanto qui è stato affermato.<
    Ammetto che tacciare d’ignoranza chi sostiene frasi del genere è quanto meno provocatorio, se una giustificazione può servire è che in affermazioni di tal genere io riscontro una visuale storica che mi irrita profondamente, che per il fatto stesso che chi arriva a dare connotazioni in parte positive (del tipo: non tutto il male vien per nuocere), come hai fatto tu, significa che anche persone che possiedono senso critico e buona fede cadono con una facilità incredibile in trappole del tipo in cui cadi tu.
    Mi spiego meglio: nel momento stesso in cui si attribuisce al corso della Storia, in particolare a quella occidentale, una connotazione di ineluttabilità o di necessità, anche se essa produce cataclismi e tragedie, come s’è verificato ad esempio con le due guerre mondiali, per poi riconoscerne la magnifica accelerazione conseguita sul piano del progresso tecnologico e scientifico; si cade in una trappola elementare, ossia quella di valutare lo stesso progresso tecnologico come mirabile, sacrosanta e giusta contropartita al mare di sangue versato. Ecco questo non può essere condiviso e non solo perché si tratta di cinismo a buon mercato, ma anche e soprattutto perché denota una “lettura” della Storia superficiale e che presta il fianco alle più ignobili e basse speculazioni.
    Spero che allora tu possa comprendere che la mia lapidaria replica era frutto di una preoccupazione di fondo da un lato e dalla personale indignazione.
    Con questo t’invito in ogni caso a proseguire la discussione, perché confrontarsi è per me (e credo lo sia anche per te) un modo più che utile per ampliare le proprie conoscenze ed informazioni (non trascurando mai, però di improntare le proprie opinioni su quel senso di umiltà che deve essere alla base del confronto).
    Grazie.

  2. #22
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Cyborg nazzysta teleguidato da Casaleggio
    Messaggi
    26,843
     Likes dati
    664
     Like avuti
    3,823
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Personalmente ritengo che la chiave di lettura che hai dato al tuo studente sia corretta e lineare.

    Sopratutto perche' c'e da tenere conto di una cosa.
    In realta' la nostra capacita' di analisi degli accadimenti quali guerre e similari sopratutto nell'ultimo periodo soffre di un grosso problema.

    Le informazioni "disponibili" sulla guerra sono filtrate e "ammorbidite" dai mass-media o meglio "direttamente alla fonte".
    Non esiste tanto un livello di "censura" quanto di messa in rilievo di aspetti assolutamente "strategici" per il consenso.

    Faccio un esempio.
    Si fa un gran parlare di "guerra chirurgica" con missili che vanno solo dove ci stanno installazioni pericolose e quant'altro.
    Addirittura si "generalizza" facendo apparire la stessa "guerra" come chirurgica e senza "implicazione" per la popolazione.

    Niente di piu' falso.
    I cosiddetti bombardamenti "chirurgici" costituiscono in realta' forse il 2-3 % effettivo delle bombe scaricate.
    Il resto sono bombe molto molto stupidine scaricate da 15000 metri dai B-52, con ovvie conseguenze sui civili.

    Nessuno parla delle "perdite" del nemico, ma solo di quelle dei "nostri" in quanto strategiche per dimostrare la "forza" e l'effettiva "trascurabilita'" del rischio di conflitto.

    Le ultime guerre sono la situazione "esemplare" in cui si dispiega il maggior numero di risorse e la maggior forza nel controllo del consenso.

    Addirittura si cambiano le parole e come ha efficacemente e satiricamente espresso Stefano Benni...riporto
    Ci hanno detto di non usare mai la parola guerra, locuzione antiquata e drammatizzante, ma piuttosto termini come intervento preventivo, motivi tecnici, obliterazione degli obiettivi. Anche noi soldati dobbiamo esprimere i nostri sentimenti in modo acconcio. Ad esempio non si dice "cagarsi addosso
    dalla paura" ma "elaborare lo stress in modo autoreferenziale"
    Questo a dimostrazione di quanta attenzione e' posta ad evitare lo spettro della "paura" che possa in qualche modo turbare l'opinione pubblica.

    E' un aspetto fondamentale per comprendere quanto in realta' siano poco affidabili i mass-media di utilizzo generale (Tv, riviste di vasta diffusione ecc.) per reperire informazioni "reali" su conflitti in corso.

    Internet e' una buona alternativa per chi ha la pazienza di scartabellare tra la miriade di informazioni piu' o meno valide e sopratutto verificare le fonti.

    In quanto ad un analisi storica (o meglio storiografica) non puo' essere effettuata che sulle cause dei conflitti, e sopratutto porre in evidenza, al di la' di facili schematismi di maniera, le reali ragioni sia economiche, strategiche e culturali alla base della nascita di un conflitto.

    Dei termini di raffronto storico possono essere fatti,ma con molta attenzione, in quanto solo su "genesi" conflittuale similare puo' essere fatto un corretto accostamento.

    Ma i casi esistono eccome, in genere tra le ragioni di guerre, QUASI SEMPRE, al di la' di considerazioni ideologiche di facciata, si trovano in piu' "urgenti" necessita' di espansionismo economico, che trovavano nella occupazione militare la piu' ovvia (anche se ottocentesca) visione.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  3. #23
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Jan 2003
    Località
    signori si nasce ... ed io lo nacqui
    Messaggi
    788
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito un intervento qualificato, grazie

    In Origine Postato da Fuori_schema
    Personalmente ritengo che la chiave di lettura che hai dato al tuo studente sia corretta e lineare.

    Sopratutto perche' c'e da tenere conto di una cosa.
    In realta' la nostra capacita' di analisi degli accadimenti quali guerre e similari sopratutto nell'ultimo periodo soffre di un grosso problema.

    Le informazioni "disponibili" sulla guerra sono filtrate e "ammorbidite" dai mass-media o meglio "direttamente alla fonte".
    Non esiste tanto un livello di "censura" quanto di messa in rilievo di aspetti assolutamente "strategici" per il consenso.

    Faccio un esempio.
    Si fa un gran parlare di "guerra chirurgica" con missili che vanno solo dove ci stanno installazioni pericolose e quant'altro.
    Addirittura si "generalizza" facendo apparire la stessa "guerra" come chirurgica e senza "implicazione" per la popolazione.

    Niente di piu' falso.
    I cosiddetti bombardamenti "chirurgici" costituiscono in realta' forse il 2-3 % effettivo delle bombe scaricate.
    Il resto sono bombe molto molto stupidine scaricate da 15000 metri dai B-52, con ovvie conseguenze sui civili.

    Nessuno parla delle "perdite" del nemico, ma solo di quelle dei "nostri" in quanto strategiche per dimostrare la "forza" e l'effettiva "trascurabilita'" del rischio di conflitto.

    Le ultime guerre sono la situazione "esemplare" in cui si dispiega il maggior numero di risorse e la maggior forza nel controllo del consenso.

    Addirittura si cambiano le parole e come ha efficacemente e satiricamente espresso Stefano Benni...riporto


    Questo a dimostrazione di quanta attenzione e' posta ad evitare lo spettro della "paura" che possa in qualche modo turbare l'opinione pubblica.

    E' un aspetto fondamentale per comprendere quanto in realta' siano poco affidabili i mass-media di utilizzo generale (Tv, riviste di vasta diffusione ecc.) per reperire informazioni "reali" su conflitti in corso.

    Internet e' una buona alternativa per chi ha la pazienza di scartabellare tra la miriade di informazioni piu' o meno valide e sopratutto verificare le fonti.

    In quanto ad un analisi storica (o meglio storiografica) non puo' essere effettuata che sulle cause dei conflitti, e sopratutto porre in evidenza, al di la' di facili schematismi di maniera, le reali ragioni sia economiche, strategiche e culturali alla base della nascita di un conflitto.

    Dei termini di raffronto storico possono essere fatti,ma con molta attenzione, in quanto solo su "genesi" conflittuale similare puo' essere fatto un corretto accostamento.

    Ma i casi esistono eccome, in genere tra le ragioni di guerre, QUASI SEMPRE, al di la' di considerazioni ideologiche di facciata, si trovano in piu' "urgenti" necessita' di espansionismo economico, che trovavano nella occupazione militare la piu' ovvia (anche se ottocentesca) visione.

    Saluti

    Luca Loi
    Ti ringrazio.
    Naturalmente condivido la tua analisi, alla quale non c'è da aggiungere altro se non il compiacimento.
    Rino Maj

  4. #24
    Registered User
    Data Registrazione
    14 Mar 2002
    Messaggi
    1,215
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: risposta a pthome66

    In Origine Postato da partenopeo
    Bene, raccolgo l’invito a chiarire e a farlo senza toni polemici o arroganti come altri è uso a fare….
    Aprendo la discussione era mio sincero interesse ottenere risposte all’interrogativo essenziale: di fronte alla richiesta di uno studente (ma attenzione un particolare studente) che vuole saperne di più su quanto sta accadendo tra USA e Iraq, rispondere (in veste di docente che quotidianamente deve fare attenzione a non mostrarsi fazioso su argomenti di natura politica) nel modo che ho descritto è consentito? è corretto? è condivisibile?
    In più restava del tutto evidente che il ritenere la guerra una soluzione del tutto errata a problemi del tipo di quello in corso, non ero io a sostenerlo bensì la Storia stessa e per giunta la nostra Costituzione.
    Oltre ad interventi fuori luogo da parte di interlocutori ai quali, come ho detto, non valeva la pena rispondere, c’è stata questa tua affermazione:
    >La guerra infatti, oltre a essere foriera di morte, dolore, ingiustizia, in una parola il "Male", è stata per secoli propulsione al progresso del genere umano.
    "Grazie" alle "invenzioni" di guerra il genere umano ha potuto conoscere fasi di rapidissimo sviluppo culturale e tecnologico.
    Cinico ma vero.<
    alla quale ho replicato lapidariamente:
    >Non è solo cinismo è invenzione e ignoranza della storia affermare quanto qui è stato affermato.<
    Ammetto che tacciare d’ignoranza chi sostiene frasi del genere è quanto meno provocatorio, se una giustificazione può servire è che in affermazioni di tal genere io riscontro una visuale storica che mi irrita profondamente, che per il fatto stesso che chi arriva a dare connotazioni in parte positive (del tipo: non tutto il male vien per nuocere), come hai fatto tu, significa che anche persone che possiedono senso critico e buona fede cadono con una facilità incredibile in trappole del tipo in cui cadi tu.
    Mi spiego meglio: nel momento stesso in cui si attribuisce al corso della Storia, in particolare a quella occidentale, una connotazione di ineluttabilità o di necessità, anche se essa produce cataclismi e tragedie, come s’è verificato ad esempio con le due guerre mondiali, per poi riconoscerne la magnifica accelerazione conseguita sul piano del progresso tecnologico e scientifico; si cade in una trappola elementare, ossia quella di valutare lo stesso progresso tecnologico come mirabile, sacrosanta e giusta contropartita al mare di sangue versato. Ecco questo non può essere condiviso e non solo perché si tratta di cinismo a buon mercato, ma anche e soprattutto perché denota una “lettura” della Storia superficiale e che presta il fianco alle più ignobili e basse speculazioni.
    Spero che allora tu possa comprendere che la mia lapidaria replica era frutto di una preoccupazione di fondo da un lato e dalla personale indignazione.
    Con questo t’invito in ogni caso a proseguire la discussione, perché confrontarsi è per me (e credo lo sia anche per te) un modo più che utile per ampliare le proprie conoscenze ed informazioni (non trascurando mai, però di improntare le proprie opinioni su quel senso di umiltà che deve essere alla base del confronto).
    Grazie.
    Non si tratta qui di consideare i conflitti come ineluttabili nel percorso della storia umana, ma semplicemente di valutarne "a freddo" le conseguenze. Buone o cattive che siano.
    Può sembrare cinico; anzi lo è.
    Ma lo storico deve esserlo per definizione, o meglio deve valutare i fatti per quello che sono e non in relazione al fatto se siano o meno moralmente accettabili. La morale applicata alla ricostruzione storica ne scardina i fondamenti di oggettività.
    Lo storico racconta l'olocausto, le foibe, l'apartheid, ecc.; non prende posizione rispetto ad essi.
    Tu, in quanto insegnante, puoi farlo e cercare di trasmettere ai tuoi studenti il messaggio che la guerra non è sempre indispensabile.
    Ma nel valutare il passato non puoi non riconoscere la potenza di sviluppo e ricrescita che i conflitti portano con sè oltre al ben più importante potere distruttivo..

  5. #25
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Jan 2003
    Località
    signori si nasce ... ed io lo nacqui
    Messaggi
    788
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: risposta a pthome66

    In Origine Postato da pthome66


    Non si tratta qui di consideare i conflitti come ineluttabili nel percorso della storia umana, ma semplicemente di valutarne "a freddo" le conseguenze. Buone o cattive che siano.
    Può sembrare cinico; anzi lo è.
    Ma lo storico deve esserlo per definizione, o meglio deve valutare i fatti per quello che sono e non in relazione al fatto se siano o meno moralmente accettabili. La morale applicata alla ricostruzione storica ne scardina i fondamenti di oggettività.
    Lo storico racconta l'olocausto, le foibe, l'apartheid, ecc.; non prende posizione rispetto ad essi.
    Tu, in quanto insegnante, puoi farlo e cercare di trasmettere ai tuoi studenti il messaggio che la guerra non è sempre indispensabile.
    Ma nel valutare il passato non puoi non riconoscere la potenza di sviluppo e ricrescita che i conflitti portano con sè oltre al ben più importante potere distruttivo..
    Vorrei capire meglio.
    Agli accadimenti storici non bisogna dare valutazioni morali...........ma valutarli "a freddo" per le implicazioni causa-effetto: potrei anche condividere.
    Allora volendo annotare tali implicazioni credo sia corretto dire:
    II Guerra mondiale: - circa 35 milioni di morti (80% civili, tra questi vecchi, donne, bambini);
    - distruzione di città di mezza Europa;
    - impiego di armi atomiche con susseguente inquinamento atmosferico di lunga durata;
    - nascita di tensioni prebelliche tra Est e Ovest che presagiscono ad una possibile nuova III guerra mondiale;
    - etc.etc.etc.

    Ma........accelerazione dello sviluppo tecnologico che ha generato l'odierna avanzata società dei consumi con evidenti squilibri nel rapporto tra: - individuo e ambiente;
    - ambiente e progresso tecnologico;
    - progresso tecnologico e distribuzione delle ricchezze;
    - tra mondo progredito e mondo degradato;
    - etc.etc.etc.

    Allora messa così la cosa, ti appare più oggettiva?

    Grazie.

    -

  6. #26
    Registered User
    Data Registrazione
    14 Mar 2002
    Messaggi
    1,215
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: risposta a pthome66

    In Origine Postato da partenopeo


    Vorrei capire meglio.
    Agli accadimenti storici non bisogna dare valutazioni morali...........ma valutarli "a freddo" per le implicazioni causa-effetto: potrei anche condividere.
    Allora volendo annotare tali implicazioni credo sia corretto dire:
    II Guerra mondiale: - circa 35 milioni di morti (80% civili, tra questi vecchi, donne, bambini);
    - distruzione di città di mezza Europa;
    - impiego di armi atomiche con susseguente inquinamento atmosferico di lunga durata;
    - nascita di tensioni prebelliche tra Est e Ovest che presagiscono ad una possibile nuova III guerra mondiale;
    - etc.etc.etc.

    Ma........accelerazione dello sviluppo tecnologico che ha generato l'odierna avanzata società dei consumi con evidenti squilibri nel rapporto tra: - individuo e ambiente;
    - ambiente e progresso tecnologico;
    - progresso tecnologico e distribuzione delle ricchezze;
    - tra mondo progredito e mondo degradato;
    - etc.etc.etc.

    Allora messa così la cosa, ti appare più oggettiva?

    Grazie.

    -

    Ci ricadi attribuendomi di riflesso un istinto filobellico, che però non mi appartiene. Lungi da me sminuire il principale connotato della guerra. Quello di tragedia umanitaria.
    Come detto, a fronte dellla indubbia carica negativa dei conflitti, essi portano in sè una spinta riproduttiva di sviluppo e progresso tecnologico.

    Alla tua domanda rispondo No perchè tu associ gli effetti negativi dello sviluppo planetario agli effetti negativi diretti dei conflitti come fossero i primi la diretta conseguenza di questi ultimi.
    Sei tu a questo punto che cadi nel tranello di attribuire a quanto di negativo esistente al mondo la qualifica di evento direttamente prodotto della guerra e non del combinato disposto di altri fenomeni.

    P.S. E' necessario comunque considerare quanto la guerra si sia trasformata negli ultimi cent'anni da evento combattuto quasi esclusivamente dalle milizie a fenomeno che sempre più ha coinvolto in larga parte le popolazioni.
    Il rapporto tra bene/male nei conflitti bellici si è largamente sbilanciato da una sola parte con l'avvento delle armi di distruzione di massa.

  7. #27
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Cyborg nazzysta teleguidato da Casaleggio
    Messaggi
    26,843
     Likes dati
    664
     Like avuti
    3,823
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il quesito posto da Pthome66 non e' da sottovalutare, ma sotto un altro ambito.

    Ovvero:

    Come mai i riferimenti "sistemici" della societa' odierna si volgono verso la guerra e sopratutto perche'?

    Per capirsi meglio, la tentazione (o meglio la "proposta") di porre la guerra come una sorta di male necessario non e' tanto di Pthome66 ma e' una specie di induzione nella quale molti cadono e stanno cadendo sulla base di determinate condizioni e "strutture".

    Il discorso e' complesso ma provero' a spiegarlo.
    Partiamo da un analisi che potrebbe definirsi "sociologica".
    Attualmente abbiamo in Europa (e in tutto l'Occidente) una forte crisi non solo economica ma "sistemica". L'evolversi della globalizzazione ha portato nel mondo Occidentale molti beni a prezzi stracciati ma ha anche gia' distrutto buona parte del sistema produttivo.

    Assieme a questo fattore strutturale, l'evoluzione demografica pressoche azzerata (anche a causa del livello di incertezza) porta lementi "estranei" alla nostra cultura a vivere e cercare una difficile integrazione nella nostra societa'.

    A tutto questo si assomma un fortissimo aumento del fattore relazionale e sociale relativo alla "competitivita'" che viene altresi' collegato alla realizzazione umana sotto il profilo strettamente economico (quindi la "riuscita" sociale) in nome dell'imperante necessita' di vendita prodotti (consumismo).
    Che cosa portano questi fattori in "turbativa" rispetto al passato?
    Incertezza, paura, individualismo.
    "La solitudine del cittadino globale" come dice giustamente Zygmunt Baumann.

    Ecco che a questo punto sia a livello personale che intellettivo affiorano chiari segni di "insofferenza".
    Si manifestano nell'intolleranza, nel "darwinismo sociale", nell'aumento della conflittualita'. C'e davvero paura che si venga scippati di un'identita', gli schemi vengono rovesciati e i valori di riferimento perdono importanza.

    C'e anche un altro problema, ovvero questi problemi vengono "metabolizzati" non come problemi sociali e del "sistema" ma interiorizzati ed espressi come reazione ad elementi esterni piu' o meno espressi o astratti.
    Ecco che a questo punto la logica bellica comincia ad avere un suo risvolto sia mediatico che sociologico.

    La guerra comincia a diventare un "elemento di controllo", uno scudo sul quale l'Occidente puo' contare per eliminare gli elementi avversi. Un elemento quasi di "comunanza".
    Da qui l'elemento "lascio perdere l'etica in nome dello sviluppo".
    Ovvero si abbandonano valori di comune moralita' che fin qui avevano costituito una base fondante della socialita' e del sentire comune sull'altare dello "sviluppo" e della difesa da elementi "esterni".

    Non e' cosa da poco.

    A questo punto entra in gioco il profilo "sistemico", ovvero come questo profilo sociologico sia utilizzato all'interno del "gioco" per indurre la popolazione non solo a credere che la guerra sia necessaria, ma anzi "liberatrice". Il meccanismo e' SEMPRE e comunque economico, ovvero alla base c'e quasi sempre il suggerimento quasi inconscio ma percepibile "Noi siamo egoisti si' ma dobbiamo difendere il nostro modo di vivere e non ce ne importa nulla ne' del Terzo Mondo ne' di altro, ci sentiamo attaccati".
    A questo proposito il "terrorismo internazionale" giunge quasi a fagiolo....

    Nessuna implicazione di diritto internazionale, tutti gli stati e quindi tutto l'establishment d'accordo...
    E' importante a questo punto dare una "bussola".
    In realta' la struttura "sistemica" non e' AFFATTO orientata piu' per aree (Occidente, Oriente, Terzo Mondo) ma per ceti o fasce sociali.

    Quindi ci si ritrova tra meccanismi internazionali che sotto il profilo economico e reale vanno a tutelare "fasce" sempre piu' ristrette di popolazione IN TUTTO il mondo, mentre il profilo mediatico va a proporre con sempre maggiore attenzione la "guerra di popoli" o di "religione" o comunque lo "scontro di civilta'".
    Ivi compresi elementi come Bin Laden, perfettamenti aderenti al "modello proposto".

    Divide et impera direbbe qualcuno.

    Approfondiro' ulterormente il discorso in ulteriori post.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  8. #28
    Registered User
    Data Registrazione
    14 Mar 2002
    Messaggi
    1,215
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da Fuori_schema
    Il quesito posto da Pthome66 non e' da sottovalutare, ma sotto un altro ambito.

    Ovvero:

    Come mai i riferimenti "sistemici" della societa' odierna si volgono verso la guerra e sopratutto perche'?

    Per capirsi meglio, la tentazione (o meglio la "proposta") di porre la guerra come una sorta di male necessario non e' tanto di Pthome66 ma e' una specie di induzione nella quale molti cadono e stanno cadendo sulla base di determinate condizioni e "strutture".

    Il discorso e' complesso ma provero' a spiegarlo.
    Partiamo da un analisi che potrebbe definirsi "sociologica".
    Attualmente abbiamo in Europa (e in tutto l'Occidente) una forte crisi non solo economica ma "sistemica". L'evolversi della globalizzazione ha portato nel mondo Occidentale molti beni a prezzi stracciati ma ha anche gia' distrutto buona parte del sistema produttivo.

    Assieme a questo fattore strutturale, l'evoluzione demografica pressoche azzerata (anche a causa del livello di incertezza) porta lementi "estranei" alla nostra cultura a vivere e cercare una difficile integrazione nella nostra societa'.

    A tutto questo si assomma un fortissimo aumento del fattore relazionale e sociale relativo alla "competitivita'" che viene altresi' collegato alla realizzazione umana sotto il profilo strettamente economico (quindi la "riuscita" sociale) in nome dell'imperante necessita' di vendita prodotti (consumismo).
    Che cosa portano questi fattori in "turbativa" rispetto al passato?
    Incertezza, paura, individualismo.
    "La solitudine del cittadino globale" come dice giustamente Zygmunt Baumann.

    Ecco che a questo punto sia a livello personale che intellettivo affiorano chiari segni di "insofferenza".
    Si manifestano nell'intolleranza, nel "darwinismo sociale", nell'aumento della conflittualita'. C'e davvero paura che si venga scippati di un'identita', gli schemi vengono rovesciati e i valori di riferimento perdono importanza.

    C'e anche un altro problema, ovvero questi problemi vengono "metabolizzati" non come problemi sociali e del "sistema" ma interiorizzati ed espressi come reazione ad elementi esterni piu' o meno espressi o astratti.
    Ecco che a questo punto la logica bellica comincia ad avere un suo risvolto sia mediatico che sociologico.

    La guerra comincia a diventare un "elemento di controllo", uno scudo sul quale l'Occidente puo' contare per eliminare gli elementi avversi. Un elemento quasi di "comunanza".
    Da qui l'elemento "lascio perdere l'etica in nome dello sviluppo".
    Ovvero si abbandonano valori di comune moralita' che fin qui avevano costituito una base fondante della socialita' e del sentire comune sull'altare dello "sviluppo" e della difesa da elementi "esterni".

    Non e' cosa da poco.

    A questo punto entra in gioco il profilo "sistemico", ovvero come questo profilo sociologico sia utilizzato all'interno del "gioco" per indurre la popolazione non solo a credere che la guerra sia necessaria, ma anzi "liberatrice". Il meccanismo e' SEMPRE e comunque economico, ovvero alla base c'e quasi sempre il suggerimento quasi inconscio ma percepibile "Noi siamo egoisti si' ma dobbiamo difendere il nostro modo di vivere e non ce ne importa nulla ne' del Terzo Mondo ne' di altro, ci sentiamo attaccati".
    A questo proposito il "terrorismo internazionale" giunge quasi a fagiolo....

    Nessuna implicazione di diritto internazionale, tutti gli stati e quindi tutto l'establishment d'accordo...
    E' importante a questo punto dare una "bussola".
    In realta' la struttura "sistemica" non e' AFFATTO orientata piu' per aree (Occidente, Oriente, Terzo Mondo) ma per ceti o fasce sociali.

    Quindi ci si ritrova tra meccanismi internazionali che sotto il profilo economico e reale vanno a tutelare "fasce" sempre piu' ristrette di popolazione IN TUTTO il mondo, mentre il profilo mediatico va a proporre con sempre maggiore attenzione la "guerra di popoli" o di "religione" o comunque lo "scontro di civilta'".
    Ivi compresi elementi come Bin Laden, perfettamenti aderenti al "modello proposto".

    Divide et impera direbbe qualcuno.

    Approfondiro' ulterormente il discorso in ulteriori post.

    Saluti

    Luca Loi
    Attenzione. Io non considero la guerra come "male necessario". Solo tento di analizzarne a posteriori gli elementi positivi che col passare dei secoli, come detto, si sono sempre più assottigliati a favore di un prevalere di quelli negativi. Fino ad oggi.
    E' impossibile tuttora prevedere, sulla base esclusiva dell'esperienza storica, se i futuri conflitti porteranno una maggiore incidenza dei costi rispetto ai benefici per la globalità del sistema.
    E qui subentra in alternativa l'analisi sociologica fatta da Fuori_Schema che può forse aiutare, insieme ad altri contributi, a rischiarare l'orizzonte, anche se il discorso si fa spesso e si amplia oltremodo.
    Il suo ragionamento pare filare fino a quando non si riflette sul fatto che "i valori di comune moralita' che fin qui avevano costituito una base fondante della socialita' e del sentire comune" non sono mai esistiti, o meglio si sono spesso piegati anche i passato "sull'altare dello "sviluppo" e della difesa da elementi "esterni".
    Ora gli elementi esterni sono i "Bin Laden" insieme a tutti coloro che a forza cercano di "entrare".

  9. #29
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,846
     Likes dati
    12,148
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: la domanda di uno studente

    In Origine Postato da partenopeo


    Non è solo cinismo è invenzione e ignoranza della storia affermare quanto qui è stato affermato.
    Lei è nuovo di qui, vero??


  10. #30
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Cyborg nazzysta teleguidato da Casaleggio
    Messaggi
    26,843
     Likes dati
    664
     Like avuti
    3,823
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da pthome66


    Attenzione. Io non considero la guerra come "male necessario". Solo tento di analizzarne a posteriori gli elementi positivi che col passare dei secoli, come detto, si sono sempre più assottigliati a favore di un prevalere di quelli negativi. Fino ad oggi.
    E' impossibile tuttora prevedere, sulla base esclusiva dell'esperienza storica, se i futuri conflitti porteranno una maggiore incidenza dei costi rispetto ai benefici per la globalità del sistema.
    E qui subentra in alternativa l'analisi sociologica fatta da Fuori_Schema che può forse aiutare, insieme ad altri contributi, a rischiarare l'orizzonte, anche se il discorso si fa spesso e si amplia oltremodo.
    Il suo ragionamento pare filare fino a quando non si riflette sul fatto che "i valori di comune moralita' che fin qui avevano costituito una base fondante della socialita' e del sentire comune" non sono mai esistiti, o meglio si sono spesso piegati anche i passato "sull'altare dello "sviluppo" e della difesa da elementi "esterni".
    Ora gli elementi esterni sono i "Bin Laden" insieme a tutti coloro che a forza cercano di "entrare".
    Occorre una importante distinzione, che permette forse di comprendere meglio cio' che mi ero ripromesso di far capire.

    Sussiste una forte differenza di "impostazione" tra la logica di nascita dei conflitti in ambito storico e quelli moderni.
    Questo anche e proprio per l'imporsi delle democrazia (per fortuna) come sistema di gestione del potere.
    Mi spiego.
    Storicamente (diciamo una volta) i conflitti nascevano in ordine a pretese territoriali, ideologie di potenza, incrementi di potere economico attraverso lo strumento del colonialismo.

    Non c'era pero' il "presupposto" diciamo "del consenso" come primo riferimento per l'adozione di questo mezzo estremo, ma bensi i presupposti partivano dalla propria potenza militare.

    In altri termini (ad esempio) ne' di certo il Kaiser nella Prima Guerra Mondiale, ne' Mussolini nella Seconda si sono preoccupati granche' del livello di consenso assicurato loro dai propri governati quando hanno deciso di scendere in guerra.
    Questo era determinato proprio dal fatto che nessuno all'interno di regimi piu' o meno totalitari avesse il problema di una continuita' politica che venisse piu' o meno minacciata dall'interno o che il "consenso" potesse costituire un elemento determinante o condizionante.

    Nei tempi odierni la situazione e' assai diversa (per fortuna).
    Perlomeno nelle democrazie occidentali il livello del consenso popolare e' un fattore sicuramente importante per una certa stabilita' politica dei governanti e sopratutto per una certa "continuita'" sotto il profilo economico.

    Ed ecco nascere "la fabbrica del consenso" (che per la verita' nasce con Goebbels sotto il Nazismo)

    Tutto questo cosa c'entra con il discorso di cui sopra?

    C'entra eccome.
    Quando io parlo appunto di "valori di comune moralita' che fin qui avevano costituito una base fondante della socialita' e del sentire comune" non mi riferisco a coloro che "decidono" un conflitto, che da sempre posso dire ovviamente non hanno di certo problemi ne' di etica ne' di moralita', ma del sentire comune.

    Ecco che la "mentalita' e la cultura della guerra" (non mi riferisco a te in persona Pthome66 ma in generale) diventa strategica per sviluppare una base di riferimento giustificativa al posto della religione, del ricordo collettivo delle stragi passate, alla cultura della pace e diventa parte integrante di un modo di pensare che "deve" essere diffuso.

    Tutto questo si badi bene con la piena benedizione ed anzi la "sottolineatura" di tutta la sovrastruttura mediatica e politica.

    Ma non si cada nell'errore "complottistico".
    Non ci sono i grandi incappucciati che decidono di nascosto di fregare tutti e di ordire nell'ombra.

    E' semplicemente una tendenza sistemica ovvero che con la coincisione degli interessi economici e politici a riguardo di un problema (o forse meglio di una mira o di un ambizione) risolvibile in forma "bellica" si ha un adattamento quasi naturale (dico quasi) da parte sia delle fonti informative sia del sistema di comunicazione a far apparire e quasi a banalizzare il conflitto in questione, come una questione di "polizia internazionale".

    Tutto in funzione della "fabbrica del consenso".

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




 

 
Pagina 3 di 4 PrimaPrima ... 234 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Non più studente
    Di Alberich nel forum Fondoscala
    Risposte: 70
    Ultimo Messaggio: 04-04-08, 19:26
  2. Lo studente
    Di ITALIANO (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 13-08-07, 11:40
  3. Lettera di uno studente
    Di VECCHIO nel forum Destra Radicale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 06-06-06, 13:42
  4. Problemi di studente
    Di Fenicio (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 65
    Ultimo Messaggio: 07-01-06, 20:43

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito