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Discussione: Guerra e Pace

  1. #171
    SENATORE di POL
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    Mi spiace ma a me dei democristiani non importa niente. Io non porto il cervello all'ammasso, a nessun ammasso. Il discorso del Presidente Berlusconi è stato chiarissimo. L'Italia è fin dal primo momento, indubitabilmente, senza esitazioni, dalla parte degli Stati Uniti d'America e delle altre grandi democrazie impegnate ad affrontare un tiranno assassino. Fin dal primo momento l'Italia ha detto che non avrebbe partecipato direttamente o inderettamente alle operazioni militari, ONU o non ONU. L'Italia in ragione della divisione del lavoro concordata con le altre potenze democratiche, ha assunto un ruolo corrispondente alle sue possibilità e alla contingenza, che la vuole prossima alla presidenza di turno dell'Unione Europea. L'Italia non ha assunto nessuna posizione di equidistanza fra Bush e Chirac, ma ha appoggiato Bush e deplorato l'azione di Chirac erosiva dell'unità europea e atlantica. All'interno del ruolo assunto, l'Italia ha cercato la mediazione fra le posizioni diverse, operando fino all'ultimo al fine di verificare la percorribilità di una via non militare al disarmo dell'Iraq di Saddam, tenendo conto dei ruoli delle varie organizzazioni internazionali: ONU, NATO, Unione Europea.....
    L'Italia considera, ha detto chiaramente Berlusconi alle Camere, legittima e NON illegale l'azione militare anglo-americana, fondata sulla risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, che già prevedeva "gravi conseguenze" per l'Iraq nel caso Saddam avesse, come ha fatto, per l'ennesima volta preso per i fondelli la Comunità Internazionale. Il resto sono chicchiare democristiane che non mi interessano, ne' interessano le Opposizioni, che di democristiani da sopportare ne hanno già troppi per loro conto.

    Saluti liberali

    da www.iltempo.it

    " Sì a basi, non per attacchi


    L'aula della Camera dei deputati ha approvato la risoluzione della maggioranza sulla crisi irachena. I voti a favore sono stati 304, i no 246. Due gli astenuti. Brevissimo il testo del documento: «La Camera, udite le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, le approva». Berlusconi, questa mattina, ha spiegato che l'Italia, come d'altronde Francia e Germania, concederà agli Stati Uniti l'uso delle basi e il permesso di sorvolo del suo spazio aereo e mantiene il proprio sostegno politico all'azione americana in quanto anche la risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu mantiene la sua «legittimità» e prevede già la possibilità di «un disarmo forzoso». «L'Italia non è una nazione belligerante e non parteciperà direttamente a operazioni militari, non invierà nè uomini nè mezzi», ha scandito il premier precisando però che «non partirà nessun attacco all'Iraq da aerei che partono da basi italiane» . Cioè che l'utilizzo delle basi italiane servirà solo per transiti e spostamenti e mai in nessun caso per l'avvio di operazioni di guerra dal suolo italiano.

    DISCORSO INTERROTTO VARIE VOLTE DALLE OPPOSIZIONI. Interrotto numerose volte dalle proteste dell'opposizione - ed anche dall'esposizione di una bandiera arcobaleno della pace lasciata cadere dalla tribuna del pubblico - il presidente del Consiglio non ha risparmiato le accuse ad una opposizione che «non ha il senso dello stato, della lealtà e della democrazia» e che sta usando la crisi irachena in modo «demagogico», nascondendosi «in maniera strumentale» dietro gli «aspetti giuridici» che, ad avviso di Berlusconi e del Governo, «non sussistono».

    ADOPERARSI SUBITO PER RITROVARE L'UNIONE NELLA LOTTA AL TERRORISMO. Due aspetti il premier ha sottolineato per l'immediato futuro, dopo aver specificato che ormai «obiettivamente le possibilità di una guerra sono molto alte»: la necessità, già domani a Bruxelles, di ritrovare l'unità dell'Europa e l'assolut indispensabilità di far «restare pienamente in vigore la grande Alleanza mondiale contro il terrorismo» che deve sopravvivere «al di là di ogni contrasto sull'Iraq». Visibilmente teso, Silvio Berlusconi non ha risposto alle interruzioni dell'opposizione aspettando impassibile che il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, riportasse l'ordine e il silenzio nell'aula di Montecitorio.

    NON CONCEDERE LE BASI SAREBBE UNA TRAGICA FARSA. Il presidente del Consiglio, prima di spostarsi al Senato per ripetere l'intervento sulla crisi irachena, ha motivato la scelta dell'Italia di non «tradire» il legame transatlantico: «sarebbe una farsa tragica - ha detto - se l'Italia adottasse scelte contrarie all'interesse internazionale, a quello dell'Europa e contro quei valori intangibili che ci uniscono agli alleati al di la' della Manica e dell'Oceano; sarebbe inutile - ha aggiunto - sottolineare la gravità di un atto di diniego» verso gli Stati Uniti. Infine Berlusconi ha lanciato segnali anche al di là del Tevere ripetendo che il Governo si sta muovendo con «prudenza», «con spirito di sincera attenzione verso l'opinione pubblica e sensibile al richiamo spirituale del Santo Padre».

    Ultimo aggiornamento mercoledì 19 febbraio ore 16.00
    "

    Shalom!








  2. #172
    SENATORE di POL
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    http://www.governo.it/Presidente/Int...io.asp?d=18757

    L'intervento del Presidente Berlusconi alla Camera:

    Signor Presidente, onorevoli deputati, come è a tutti noto, il regime iracheno ha violato ripetutamente, nel corso degli ultimi dieci anni, gli ordini di disarmo che le Nazioni Unite gli hanno impartito con numerose risoluzioni.

    Il problema nasce da circostanze altamente drammatiche. Saddam Hussein non è l'unico autocrate nel mondo a possedere armi di distruzione di massa di tipo chimico, batteriologico e radioattivo. Non è l'unico ad aver lavorato attivamente per un programma nucleare, ma è l'unico ad aver usato quelle armi su larga scala in una lunga storia di aggressività militarista ai danni dei suoi vicini e del suo stesso popolo.

    La situazione di crisi internazionale generata dall'11 settembre e dalla scelta, in dimensioni fino a ieri impensabili, del terrorismo suicida contro la popolazione civile, contro donne, vecchi e bambini, ha reso necessaria una seria mobilitazione della comunità internazionale per ottenere finalmente, in modo certo, la resa del regime di Baghdad alle regole che presiedono alla sicurezza globale del pianeta.

    L'ultima di tali risoluzioni per il disarmo, la n. 1441, fu approvata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza nello scorso mese di novembre. Il testo era inequivoco: l'ONU chiedeva un disarmo totale, incondizionato ed immediato e prospettava, in caso contrario, serie conseguenze. Nelle risoluzioni precedenti, che definivano il comportamento del regime iracheno in violazione flagrante degli ordini delle Nazioni Unite, era esplicita la volontà di ricorrere alla forza in caso di inadempienza alle indicazioni del Consiglio di Sicurezza.

    Dobbiamo giudicare, ora, le evoluzioni della crisi alla luce degli avvenimenti di questi ultimi giorni. Gli alleati hanno rinunciato a mettere ai voti un'ulteriore risoluzione - sarebbe stata la diciassettesima - che avrebbe dato un tempo certo ed ultimativo a Saddam Hussein per disarmare, pena l'inizio di un intervento militare. Hanno rinunciato a farlo dopo quattro mesi e mezzo di affannosi negoziati diplomatici, di lavoro degli ispettori e di sviluppi ambigui della politica irachena. Lo hanno fatto dopo che un paese membro permanente del Consiglio di sicurezza, la nostra amica ed alleata Francia, aveva legittimamente - tuttavia, a mio parere, sbagliando - annunciato che avrebbe messo il veto.
    Signor Presidente, stavo dicendo che gli alleati hanno ritirato quella che sarebbe stata la diciassettesima risoluzione dopo che la Francia aveva annunciato l'apposizione di un veto ad un'ulteriore risoluzione - cito letteralmente le parole della Francia - in qualunque circostanza.

    È così che si è, purtroppo, chiusa la vicenda diplomatica nella quale l'Italia, che pure non è nel Consiglio di Sicurezza, aveva giocato in modo autorevole e responsabile tutte le sue carte. E le aveva giocate allo scopo di tenere insieme l'alto prestigio e l'efficacia delle Nazioni Unite, la funzionalità e l'operatività politico-militare della NATO e quel tanto che era possibile realizzare di coesione in un'Unione europea che su questa materia, purtroppo, si è rivelata politicamente divisa.

    È forte anche per noi il rammarico perché tale obiettivo di pace non si è realizzato. Non è mancato il nostro impegno in una ricerca ampia ed approfondita di soluzioni che potessero scongiurare il ricorso alla forza garantendo però, naturalmente, il disarmo completo dell'Iraq. Lo abbiamo fatto consapevoli della spinta sincera dell'opinione pubblica e sensibili come sempre al richiamo spirituale ed all'alto messaggio del Santo Padre Il Governo, che ha la titolarità piena della politica estera, si è mosso in questo sforzo di concerto continuativo con il Presidente della Repubblica, sempre e solo nel solco dei trattati internazionali, nel solco della nostra Costituzione e dell'interesse generale del paese.

    Sono state sollevate, da alcuni, perplessità circa la legittimità dell'uso della forza per il disarmo dell'Iraq, a seguito del ritiro di un progetto di questa ulteriore risoluzione davanti al Consiglio di Sicurezza. Sono perplessità che impedirebbero, secondo gli esponenti dell'opposizione, non soltanto la partecipazione attiva (situazione che per l'Italia è sempre stata esclusa ed è anche da escludere per il futuro ), ma persino il sostegno logistico all'azione militare mediante l'autorizzazione al sorvolo del territorio nazionale e all'uso delle basi militari, che da decenni sono collocate in Italia in applicazione del Patto Atlantico.

    L'opposizione o gli esponenti dell'opposizione che sollevano tali argomenti chiedono, in altri termini, che l'Italia neghi agli Stati Uniti d'America quel supporto che, ad esempio, già in Europa è stato concesso e continuerà ad essere assicurato dalla Francia e dalla Germania, paesi che dalla sinistra sono stati più volte additati come un modello virtuoso da imitare. Soltanto per ricordare qual è la vera situazione, rammento che la Francia (che non ospita basi militari USA) senza dibattito e direi senza scandalo alcuno (nemmeno della sinistra francese che è all'opposizione) ha autorizzato il sorvolo di aerei USA per operazioni militari in Iraq, precisando - con le chiare parole del Presidente Chirac - che «ovviamente la Francia non può negare all'alleato USA questo diritto, malgrado la posizione assunta dalla Francia stessa in Consiglio di Sicurezza».

    Quanto alla Germania, un minimo debito di informazione mi impone di ricordare che il Cancelliere, pur distaccandosi con nettezza dall'opzione militare, ha già concesso.

    Vorrei sottolineare invece questo comportamento del Cancelliere Schroeder, il quale ha già concesso il transito, nel territorio, di truppe e materiali USA, il sorvolo del territorio e naturalmente l'uso delle basi USA che sono presenti (e sono due basi) nel territorio della Repubblica federale tedesca.

    È evidente che non solo ragioni politiche (sulle quali conto di tornare più avanti), ma anche importanti argomenti di ordine giuridico sostengono la decisione del Governo sottoposta oggi, per questo profilo, alla decisione del Parlamento. Sono ragioni che dimostrano come, in mancanza di voti contrari del Consiglio di Sicurezza sui vari momenti decisionali riguardanti l'Iraq, le precedenti risoluzioni (dal 1991 al 2002) conservino il loro valore e quindi la loro applicabilità . Il combinato disposto delle risoluzioni n. 678, n. 687 e n. 1441 autorizza e reclama, al di là di ogni dubbio, direi, il disarmo forzoso dell'Iraq. La risoluzione n. 678 del novembre 1990, in particolare, autorizzava l'uso della forza per far cessare l'invasione del Kuwait. La successiva risoluzione n. 687 dell'aprile 1991 stabiliva il «cessate il fuoco» e le condizioni per il disarmo iracheno. Da tale risoluzione si desume che ogni violazione da parte dell'Iraq dell'obbligo di distruggere le armi di distruzione di massa avrebbe fatto venir meno le condizioni per il cessate il fuoco e, quindi, avrebbe ripristinato immediatamente l'autorizzazione ad usare la forza contro Saddam Hussein.
    In effetti questo ripristino vi fu e l'uso della forza avvenne una prima volta già nel gennaio 1993. Su tali raid aerei l'allora Segretario generale dell'ONU, Boutros Ghali, disse letteralmente (cito le sue testuali parole): «Gli attacchi e le forze che li hanno condotti hanno ricevuto un mandato dal Consiglio di Sicurezza secondo la risoluzione n. 678 e la causa degli attacchi è stata la violazione da parte dell'Iraq della risoluzione n. 687 sul cessate il fuoco. Quindi, come Segretario generale dell'ONU, posso affermare che questa azione è conforme con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e con la Carta dell'ONU».

    È da notare che, nei giorni appena precedenti a questa azione del 1993, il Presidente del Consiglio di Sicurezza aveva per ben due volte ammonito il regime iracheno sulle serie conseguenze delle sue inadempienze; è lo stesso, preciso linguaggio usato nella risoluzione n. 1441.

    A distanza di cinque anni, nello stesso contesto di legittimazione dell'ONU - precisamente nel dicembre del 1998 -, ebbero luogo raid aerei americani, qualche giorno dopo che il capo degli ispettori aveva disposto il loro ritiro dall'Iraq.

    Allora governava la sinistra e non si levarono grida di scandalo né voci concitate (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).

    Nella risoluzione n. 1441, infine, molti dimenticano che il presupposto espressamente citato è la persistenza della violazione materiale della precedente risoluzione n. 687 che impone all'Iraq l'obbligo del disarmo. Questa risoluzione concede soltanto a Bagdad un'ultima opportunità di disarmo pieno ed immediato, con obbligo di cooperazione attiva dell'Iraq con gli ispettori.

    Queste due condizioni - è pacifico - non si sono verificate, tanto che il 17 marzo - quindi, due giorni fa - il capo degli ispettori ha presentato al Presidente del Consiglio di Sicurezza un lungo elenco di 12 questioni tuttora irrisolte perché non vi è stata cooperazione attiva da parte dell'Iraq e neppure risposta alle molte domande degli ispettori.
    Dunque, poiché la risoluzione n. 1441 è in vigore e prevede gravi conseguenze in caso di persistente violazione da parte irachena e poiché la stessa risoluzione richiama e riafferma la validità delle risoluzioni n. 678 e n. 687 - che, come ho ricordato, erano state già attivate nel 1993 e nel 1998 -, le condizioni per l'autorizzazione all'uso della forza si sono, oggi, legittimamente determinate.

    Voglio insistere, quindi, nel ricordare che il progetto di una nuova risoluzione tendeva non ad incidere sul principio dell'autorizzazione al disarmo forzoso, che è già un principio chiaramente affermato, ma soltanto a fissare un termine ultimativo.

    E questo si evince senza possibilità dal testo della risoluzione stessa, a conferma questo dello strenuo sforzo politico.

    Mi pare quindi chiaro che c'è stato uno sforzo continuativo per arrivare ad una soluzione pacifica.

    È evidente del resto che non fissare alcuna data finale sarebbe equivalso a garantire all'Iraq molti anni ancora di violazione e di elusione delle sedici risoluzioni dell'ONU intervenute dal 1991 sino ad oggi.

    Mi sono a lungo soffermato sugli aspetti giuridici della decisione che il Governo intende assumere dopo il voto del Parlamento, soltanto per evitare che di una non fondata questione sulla legittimità dell'uso della forza si cerchi di fare, da parte dell'opposizione, un caso strumentale , per evitare cioè che la questione giuridica nasconda la difficoltà di questa sinistra di ammettere...Volevo soltanto sottolineare che con gli argomenti della politica non si può chiedere al Governo di mettere in discussione l'Alleanza Atlantica, capisco bene che fa parte delle cose politiche che l'opposizione accusi di tutto il Governo: che accusi il Governo di avventurismo, se il Governo procede con decisione; che accusi il Governo di ambiguità politica, quando il Governo procede con prudenza e senza fare strepito È successo anche in quest'occasione, anche stavolta. E se l'opposizione me lo consente, rilevo che è mancato finora al centrosinistra quel senso della realtà e delle esigenze della diplomazia.Mi spiace, ma devo riportare i fatti.
    L'Italia partecipò nel 1999 alla guerra senza un'esplicita autorizzazione da parte dell'ONU. Ma la liberazione della Serbia da un tiranno come Slobodan Milosevic era una scelta giusta e noi la appoggiammo perché pensavamo e pensiamo che la funzione dell'opposizione sia quella di partecipare al conflitto politico con un alto senso dello Stato e che l'interesse nazionale venga prima della scelta ispirata a un interesse particolare o, come state dimostrando, a pura demagogia. Sono convinto che, se voleste fare altrettanto, fareste solo l'interesse del paese.

    Tuttavia, la crisi irachena ormai si pone in termini nuovi. Gli alleati hanno ingiunto al dittatore, dopo prove di pazienza durate 12 lunghi anni.

    Se 12 lunghi anni non sono pazienza, non so quale periodo possa essere okay. Hanno chiesto al dittatore di dimettersi e di lasciare il paese con la sua corte, garantendogli una speciale immunità, unica possibilità ormai per scongiurare il ricorso alla forza. La probabilità che si arrivi all'intervento armato è ormai obiettivamente molto alta è scaduto l'ultimo invito. Noi siamo, lo ripeto, addolorati di questo esito e conserviamo. Non si può continuare a fare strame della verità, signori della sinistra. Conserviamo ancora, conserviamo ancora nel cuore la speranza che una resipiscenza dell'ultima ora possa cambiare il corso delle cose. Siamo anche consapevoli del fatto che istituzioni multilaterali importanti della nostra storia, a partire dalle Nazioni Unite, hanno sofferto questa crisi e non hanno saputo comporre le divergenze ed è a questo proposito che io avevo definito nefasta un'azione unilaterale da parte degli Stati Uniti per le conseguenze che questo avrebbe comportato sulla credibilità delle Nazioni Unite, sull'amicizia transatlantica, sulla stessa unità dell'Unione Europea . Pensiamo che l'Unione europea, come ha detto il Presidente della Commissione di Bruxelles, debba trarre una lezione impegnativa dai fatti e, prima di ogni altra cosa, dalla sua incapacità di presentare una posizione unitaria, chiara e autorevole Naturalmente, siamo sin da ora impegnati, speravamo e speriamo con un atteggiamento di collaborazione dell'opposizione, a fare del nostro meglio per trovare soluzioni adeguate alla crisi nel corso del semestre italiano di Presidenza europea che si apre il prossimo mese di luglio.

    In particolare, gli obiettivi per i quali, pur nella difficoltà del momento, è sin d'ora possibile cercare - e lo credo davvero - di ritrovare già nel Consiglio europeo di domani a Bruxelles l'unità dell'Europa, sono la conferma dell'impegno comune per la lotta al terrorismo e contro ogni forma di proliferazione delle armi di distruzione di massa, il rilancio del vincolo di amicizia e di cooperazione euroatlantica, l'impegno - anzitutto sotto l'egida dell'ONU e dell'Unione europea - a costituire in Iraq condizioni umane, politiche, sociali ed economiche di prosperità per il popolo iracheno e, infine, la forte e determinata accelerazione di un'iniziativa che porti alla ripresa di pace del processo per il Medio Oriente.

    Negoziati che abbiamo sempre sollecitato, che in ogni occasione internazionale non abbiamo mai mancato di sostenere e che sosterremo anche domani con forza nel Consiglio europeo. Abbiamo rivolto un doppio appello ai nostri amici ed alleati americani, anche da questi banchi l'ultima volta che abbiamo discusso in quest'aula della politica estera italiana. Avevamo detto loro di non coltivare la solitudine perché il capolavoro della diplomazia occidentale dopo l'11 settembre era stato la costruzione di una grande alleanza mondiale contro il terrorismo, un'alleanza che resta e deve restare pienamente in vigore anche al di là di ogni contrasto sulla guerra in Iraq.

    Ma avevamo anche promesso loro che non li avremmo lasciati soli nella lotta contro il terrorismo internazionale, le sue cause e i suoi effetti, e fra questi la proliferazione delle armi di distruzione di massa . Il Parlamento è, dunque, oggi impegnato a ragionare e a discutere responsabilmente intorno ad una questione diversa da quella che abbiamo dibattuto nelle passate sessioni dedicate alla crisi. Non è più in gioco la via al disarmo iracheno, ma la chiara collocazione del nostro paese rispetto al conflitto che oppone alcune grandi democrazie nostre alleate è in gioco la scelta tra chi ha, storicamente ed eroicamente, testimoniato un impegno per la libertà degli uomini e chi ha trasformato il suo paese in una camera di tortura e di eliminazione degli avversari.

    È in gioco il nostro sostegno aperto a un paese che ha subito il terrorismo e vuole combatterlo estendendo nel mondo il perimetro delle libertà in coerenza con cinquant'anni di storia democratica e repubblicana, cinquant'anni di una politica estera di pace, europea ed atlantica.

    L'Italia non parteciperà direttamente alle operazioni militari, non invierà perciò in Iraq né uomini né mezzi, come sin dall'inizio ho dichiarato pubblicamente e ho detto con franchezza e con lealtà agli amici americani, dalla prima conversazione con il Presidente americano George Bush.

    Non siamo, dunque, una nazione belligerante L'Italia è, del resto, già seriamente impegnata con i suoi soldati su altri fronti della sicurezza e della pace, dai Balcani all'Afghanistan. L'Italia, fedele alla linea che ha ispirato i precedenti accordi internazionali, anche oggi concederà l'uso del nostro spazio aereo e delle basi militari sul nostro territorio lo concederà non per attacchi militari che partano da queste basi. Lo hanno fatto e lo faranno anche le democrazie europee che hanno contrastato, perfino annunciando un voto contrario o addirittura un veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

    Come ho già ricordato, la Francia, il Belgio, la Germania, oltre all'Olanda, alla Danimarca ed ovviamente alla Spagna hanno chiaramente concesso, a sostegno dell'azione angloamericana, l'autorizzazione all'uso delle proprie basi militari e il diritto di sorvolo. Sarebbe una farsa tragica se l'Italia facesse una scelta contraria all'interesse nazionale, all'interesse dell'Europa ed ai valori intangibili che ci uniscono ai nostri storici alleati, al di là della Manica e al di là È inutile sottolineare la gravità di un atto di diniego che significherebbe un vero e proprio contrasto all'azione degli alleati nei confronti del tiranno iracheno. In questo senso, il Governo, sin dall'inizio ed in ogni occasione, ha fatto per intero, con coerenza, con trasparenza e con limpidezza, la sua parte. Lo abbiamo fatto, lavorando con dedizione totale, con decisione ed anche con prudenza. Continueremo a farlo - ne sono sicuro - con il sostegno e la fiducia del Parlamento repubblicano. Vi ringrazio.
    "

  3. #173
    Hanno assassinato Calipari
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    Berlusconi all'Aja.

  4. #174
    SENATORE di POL
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    dalla rete...iberica...

    " Aznar: " No hay espacio para la neutralidad, la indiferencia o la equidistancia "
    Zapatero: "Cada bomba atenta contra las valores de la Democracia" El presidente, José María Aznar, ha leído una declaración institucional como respuesta al ataque a Irak. Aznar, tras reunirse con la Comisión Delegada de crisis, ha justificado el apoyo del Gobierno a la ofensiva militar asegurando que "la alternativa es la impunidad de quien quiebra la legalidad internacional".
    "

    Saluti liberali

  5. #175
    SENATORE di POL
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    da www.avvenire.it

    " CRISI NEL GOLFO
    Per l’esponente del precedente governo americano «sarà una guerra di liberazione»

    Cohen: «A volte bisogna saper agire anche soli»

    Secondo l'ex responsabile della Difesa di Bill Clinton, «il fronte del no dimentica la sofferenza del popolo iracheno ma anche i pericoli che potrebbero presentarsi in futuro per il mondo intero» Forse saremmo riusciti a rovesciare il regime con Desert Fox ma il presidente era convinto che il contenimento era preferibile al conflitto armato»

    Da Chicago Ivana Arnaldi

    «A volte, bisogna saper agire anche da soli, soprattutto dopo avere spiegato agli alleati e all'Onu la reale portata delle minacce provenienti dal regime sanguinario di Baghdad». L'ex capo del Pentagono durante il secondo mandato di Bill Clinton, William S. Cohen, si schiera, senza dubbi, dalla parte di Bush.
    Allora, ha ragione chi accusa gli Stati Uniti di unilateralismo?
    L'accusa di unilateralimo si ripropone puntualmente per gli Stati Uniti. Ricordo che, quando venne approvato l'«Iraq Liberation Act» nel 1998, la Albright disse in Congresso che, se possibile, si sarebbe agito in coalizione ma, se necessario, l'America avrebbe agito anche da sola. Oggi, George W.Bush sta seguendo quella strada.
    L'imminente attacco all'Iraq sembra aver spostato l'asse della politica estera americana dalla strategia degli equilibri di Kissinger a quella della supremazia militare di Bush. Non ritiene che questa politica abbia creato un solco profondo tra le due sponde dell'Atlantico?
    Le armi di distruzione di massa costituiscono un evento di tale portata che non bisogna indugiare per reagire. Il fronte pacifista dei Paesi che si oppongono all'attacco è certamente spinto dalla bontà e dall'onestà, ma sembra che si sia bendato gli occhi sulla sofferenza del popolo iracheno e sui pericoli che potranno verificarsi nel prossimo futuro. Eludendo il controllo internazionale e sfruttando le divisioni interne alle Nazioni Unite, dove Cina, Francia e Russia hanno continuato a dilazionare i tempi, Saddam si è beffato non solo di Kofi Annan e del Consiglio di sicurezza, ma anche dell'Occidente e del mondo arabo.
    Così, dopo gli attacchi terroristici, gli Stati Uniti si sono convinti che, per promuovere la libertà, non basta la politica del contenimento dei tempi di Kissinger, ma occorre usare la forza, anche in modo unilaterale. Sono sicuro che, una volta che Saddam sarà fuori dall'Iraq e con la presenza delle truppe americane all'interno del Pa ese, si verifi cherà ciò che avvenne in Germania e in Giappone, dopo la Seconda guerra mondiale.
    Nel 1998, le forze aeree angloamericane lanciarono l'operazione Desert Fox. Perché non venne risolta allora la questione Saddam?
    Ricordo che in quell'occasione, con il presidente Clinton, decidemmo quella breve operazione al fine di guadagnare alcuni mesi di tempo per poter sbloccare la controversia sorta sugli ispettori dell'Onu rifiutati da Baghdad. Vennero bombardati alcuni siti che, secondo le nostre informazioni d'intelligence, contenevano i materiali dei massicci progetti di installazioni missilistiche e di altra natura che il dittatore stava accumulando.
    Purtroppo, alcuni problemi sopraggiunti all'interno della Casa Bianca, sconsigliarono un massiccio attacco aereo e terrestre, in primo luogo, perché il popolo americano non era preparato ad una guerra e, poi, perché il presidente, convinto che il contenimento era preferibile al conflitto armato, ritenne che quel breve attacc o sarebbe servito come deterrente.
    L'accusa più pesante rivolta agli Stati Uniti è quella di voler destituire il dittatore iracheno, ignorando altri regimi dittatoriali arabi, e tralasciando il problema israelo-palestinese. Attaccando Saddam, non si scatenerà l'inferno in Medio Oriente?
    Il Medio Oriente è già infuocato per la crisi israelo-palestinese e molti, anche negli Stati Uniti, hanno sollevato l'obiezione sul rovesciamento di Saddam. Nel 1991, l'Iraq lanciò su Israele, unico Stato democratico in Medio Oriente, ben 39 missili Scud. E, non si dimentichi che, come molti regimi arabi, pratica l'antisemitismo. Ma ciò non può fermare gli Stati Uniti che hanno in programma di risolvere, successivamente, anche la crisi israelo-palestinese. Il disarmo del regime iracheno e l'istituzione di uno stato democratico sono prioritari, in questo particolare momento. Dopo la resa senza condizioni del 1991, il regime si sarebbe dovuto dissolvere. Per Saddam, non è andata così. Da decenni, in siste nello sforzo illegale di acquisire armi letali che rappresentano la più grande minaccia per la vita sulla terra.
    Bush afferma che la libertà del popolo iracheno è un grande obiettivo per gli Usa insieme alla sicurezza di tutte le Nazioni. Come si concilia questa grande «causa morale» con la distruzione e la morte conseguenti alle bombe?
    La guerra e le sue drammatiche conseguenze saranno inevitabili. Ma sarà una guerra di liberazione, non di occupazione anche se assicurare la libertà nel dopo-Saddam sarà un'impresa immensa.
    Gli Stati Uniti si sono preparati con una programmazione capillare, in tutte le agenzie competenti del governo americano. Prima di tutto, con i partner della coalizione, assicureremo il rapido flusso dei soccorsi umanitari in un Iraq liberato. Già da oggi, la situazione umanitaria dell'Iraq è precaria, anche perché gli approvvigionamenti alimentari di molti iracheni dipendono dal programma Onu «Oil for food». Ma è risaputo come il regim e abbia manipolato questo programma, portando a tassi di malnutrizione e mortalità addirittura più alti rispetto a quelli esistenti prima del 1991. È la più grande squadra del genere mai messa insieme nella storia degli Stati Uniti. Ne fanno parte gli esperti di crisi umanitarie di diverse agenzie.
    Gli aiuti all'Iraq e la sua ricostruzione richiederanno uno sforzo enorme. Dopo le accuse agli Stati Uniti di mirare soltanto al petrolio iracheno, gli americani saranno in grado di far fronte ad un impegno così oneroso?
    Le risorse naturali dell'Iraq appartengono agli iracheni e saranno finalmente utilizzate per la popolazione e non per il dittatore come è stato sinora. L'Iraq del dopo-Saddam sarà autenticamente libero e democratico. Gli Stati Uniti non interferiranno con la volontà della popolazione e non è ipotizzabile l'arrivo di un nuovo dittatore.
    Il nostro obiettivo è quello di aiutare l'Iraq. Fin dall'inizio verranno coinvolti gli iracheni, sia nei compiti di a ssistenza che nel la ricostruzione del loro Paese. Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti non hanno lasciato in Europa o in Giappone forze di occupazione, ma solo Costituzioni e Parlamenti.
    "

    Saluti liberali

  6. #176
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    Angelino circa l'ipocrisia iniziate a dare l'esempio voi democristiani italiani di sinistra, zavorra della CdL. Voi siete virtualmente fuori, senza se e senza ma , dalla linea del Partito Popolare Europeo!!! Aderite al PSE insieme ai catto-comunisti del PPI, che dicono più o meno le stesse cose che dite voi, e non se ne parli più….
    Da www.ansa.it


    BRUXELLES - Profonde divisioni sono emerse questa mattina in seno all'Europarlamento sulla guerra iniziata la scorsa notte in Iraq.
    Il centrosinistra ha duramente criticato la decisione di Washington di attaccare l'Iraq senza un mandato esplicito dell' Onu, mentre il Ppe, il gruppo di maggioranza relativo nell'assemblea Ue, ha affermato che la colpa di quanto avviene va attribuita esclusivamente a Saddam Hussein e ''al suo regime di assassini''. Il capogruppo europopolare Hans Gert Poettering ha detto che se l'obiettivo di George Bush e' di restituire liberta' e democrazia al popolo iracheno ''siamo dalla parte di questo obiettivo''. Poettering ha denunciato ''l'anti-americanismo'', sottolineando che non si puo' dimenticare che ''sono americani coloro che hanno liberato i prigionieri dei campi di concentramento del nazional-socialismo''. ''E' un'ora grave, siamo in una situazione gravissima'' ha replicato il capogruppo Pse Enrique Baron, denunciando la ''guerra unilaterale'' scattata contro Baghdad. ''Spero non si arrivi a una distruzione massiccia della popolazione irachena'' ha aggiunto. Baron ha lanciato un appello a tutti i paesi dell'Unione europea ''perche' non partecipino a una guerra dubbia dal punto di vista legale e morale''. ''Questa guerra preventiva e' ingiusta, illegale, e anche immorale e criminale'' ha detto il vicepresidente dell'Europarlamento Renzo Imbeni (Ds). Anche per il capogruppo dell'Eldr Graham Watson ''questa non e' una guerra giusta''. Il leader liberal-democratico ha rilanciato la proposta di Francesco Rutelli di formare un tribunale penale internazionale ''per giudicare i crimini del regime iracheno''. Duro l'attacco all'offensiva Usa di comunisti e verdi: ''Bush ha preso una decisione disumana, questa guerra e' illegale e contraria alla Carta Onu'' ha accusato il capogruppo comunista Francis Wurtz. Un concetto ribadito anche dalla co-presidente dei verdi europei Monica Frassoni, che ha anche criticato le divisioni emerse in seno all'Ue fra, in particolare ''la posizione impotente di Francia e Germania, e la posizione sbagliata di Regno Unito e Spagna''. Una minoranza in seno al Ppe si e' schierata su una posizione diversa da quella espressa da Poettering, ha indicato il capodelegazione Ppi Guido Bodrato. ''Una guerra preventiva non e' una guerra giusta'' ha affermato. Nel dibattio e' intervenuto per la Lega Mario Borghezio che ha accusato Saddam Hussein di ''minacciare per prima l'Europa quando sguaina la spada dell'Islam e proclama la Jihad'', mentre per i radicali Marco Pannella ha denunciato ''l'Europa vile, l'Europa di Vichy'' che ''per 10 anni ha assistito assolutamente complice al massacro settimana dopo settimana di 500.000 iracheni'' da parte della dittatura di Saddam Hussein.
    20/03/2003 16:47


    Shalom!!!

    P.S = Berlusconi ha dichiarato LEGITTIMO l'intervento militare anglo-americano come risulta dal testo integrale del suo intervento, in modo inoppugnabile. Passate al PSE...che è il partito che vi è più affine.

    Saluti liberali


  7. #177
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    Originally posted by AngelodiCentro
    Pieffebi nn mistificare e mettere zizzania.
    Berlusconi si riferiva al fatto che l'intervento è legittimo nel merito, ma sa benissimo che il metodo è sbagliato, anche se nn l'ha ammesso apertamente. il ministro Frattini alla radio aveva già specificato che la parola "legittimo" nn si riferisce al diritto ma alla politica in senso generale. Il fatto stesso che Frattini ha detto "nn ci sarà MAI una partecipazione dell'Italia alla guerra anche se ce ne fosse la richiesta degli USA", dimostra questo, a differenza dell'Afghanistan quando l'Italia nn partecipò solo perché nn fu richiesto un suo aiuto.
    rispetta chi oltre a pensare alla maggioranza ha anche una COSCIENZA personale...io, e milioni di cittadini della CdL, di Forza Italia, AN, Lega, Nuovo Psi e Pri, siamo contrari a questa guerra...Berlusconi ha un elettorato di cattocomunisti, compreso Storace?!? Nn mi sembra, è solo questione di COSCIENZA. E' la stessa coscienza che ha fatto dire a Follini, a chiare lettere: SIAMO CONTRO una guerra unilaterale, NN VOGLIAMO sentirci colpevoli di uccisioni di vite umane innocenti, anche se rimaniamo amici e alleati degli USA.
    E nn diciamo fesserie sui partiti europei! Le posizioni sulla guerra sono molto trasversali e hanno spaccato tutti i partiti europei: lo stesso PSE è diviso tra laburisti britannici e socialisti franco-tedeschi, lo stesso PPE è diviso tra spagnoli da una parte e franco-tedeschi dall'altra, la stessa UEN(di cui tu fai parte ) è divisa tra gollisti francesi da una parte e italiani-danesi-portoghesi dall'altra, la stessa ELDR ha delle defezioni interne come quella del PRI che sostiene l'intervento. E' chiaro che poi i gruppi sono riusciti a mediare tra le varie posizioni, così come
    il capogruppo Hans Poettering che è stato bravissimo a trovare un compromesso, e nn ha fatto altro che ripetere questa linea: COMPRENDIAMO GLI USA, RIMANIAMO LORO AMICI, MA NN CONDIVIDIAMO I METODI. nn ha detto nulla di nuovo nella sostanza, anch'io penso che la colpa di questa guerra è soprattutto del tiranno Saddam e che l'obiettivo finale è sempre quello di ridare la libertà all'Iraq. c'è poi da ricordare che la CDU-CSU, di cui Poettering fa parte, si è sempre opposta apertamente ad una guerra unilaterale senza ONU.

    Il signor Berlusconi ha dichiarato l'intervento LEGITTIMO riferendosi direttamente alla storia e al merito delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Dunque all'interno di un discorso ben preciso, che chiunque può constatare.
    Riguardo ai sondaggi.....nel 1991 all'inizio dell'intervento di liberazione del kuwait il 70% degli italiani si dichiarò contrario. Non sono quindi una sorpresa le reazioni di un'opinione pubblica di un paese come l'Italia. Reazioni....largamente emotive..... e a mio avviso comprensibili ma non condivisibili.
    Affermare che ciò deriva dall'avere una coscienza, come se gli americani e coloro che li sostengono, pur con se e con ma (perchè senza se e senza ma sono solo coloro che non hanno un'altra cosa... sia che siano a favore o contro a qualunque cosa) è risibile se non ridicolo. Le dichiarazioni di Poettering come quelle di Berlusconi non lasciano adito a dubbi interpretativi, e per quanto prudenti, come doveroso, non sono affette da cerchiobottismo democristiano di sinistra italiano.

    Affermare come Follini che gli USA si rendono responsabili della morte di civili innocenti e che al contempo si rimane amici di quelli che sarebbero.....dei gratuiti assassini...è semplicemente sconcertante, per rimanere con un linguaggio civile e moderato.

    Saluti liberali

  8. #178
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    Il dolore e il rammarico sono di tutte le persone ragionevoli, compresi gli americani.
    Il dolore e il rammarico nel dover usare un mezzo estremo non possono mancare se non nei folli. Il dolore e il rammarico nel non essere riusciti a ricomporre l'unità della Comunità dei Paesi Occidentali. Unità indispensabile al fine di non generare crepe nella pressione verso l'Iraq e nel poter così giungere a indurre Saddam a cedere ( invece di assistere al suo ringalluzzirsi grazie alle polemiche fra alleati e le piazze agitate dai "pacifisti" più o meno in buona fede).....
    Questo dolore e rammarico appartengono a tutti.

    Se si ritiene che gli americani uccidano scientemente degli innocenti....o che accettino gli effetti "collaterali" a cuor leggero (effetti che non sarebbero minori con l'avallo dell'ONU!!!!), considera gli americani dei criminali ...o è un buffone. Dei criminali non si può essere ne' amici, ne' alleati.
    Saluti liberali

  9. #179
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    Uomini importanti della precedente amministrazione americana hanno garantito pubblicamente e convintamente, in queste ore, il pieno sostegno al presidente Bush. Le critiche, quando esistono, sono solo molto marginali, e nessuno dei clintoniani mette in dubbio la necessità, infine, di questo intervento. Per il resto l'incomprensione del chiaro pensiero di un uomo di grande intelligenza e moralità come Martino la dice lunga...... come la dice lunga la definizione data da te .... dell'Amministrazione americana che sembra estrapolata.... di forza dai discorsi più demagogici dell'Opposizione Ulivista.

    Nel 1991 ci furono vittime innocenti, come in ogni guerra, anche se con con l'approvazione e la partecipazione di una coalizione molto più vasta, e il mandato dell'ONU. Quando muoiono degli innocenti, a loro non importa molto di morire.....con l'approvazione dell'ONU. Sono molto più coerenti i "pacifisti" cattocomunisti, che almeno da questi madornali errori di analisi, di una politica moraleggiante, irrealistica e pseudo-umanitaria....traggono le conseguenze logiche.....e necessarie.

    Con gli USA...con tanti se, con tanti ma.

    Saluti liberali

  10. #180
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    Predefinito Re: UDC: COMPRENDIAMO MA NN CONDIVIDIAMO...

    Originally posted by AngelodiCentro
    ...PERCHE' QUESTA DIVENTI LA LINEA DI TUTTO IL GOVERNO.


    Discorso di Marco Follini alla camera:
    contrari alla guerra, ma il rapporto con gli usa non si discute
    «L’alleanza è un punto fermo»


    _ _
    ROMA - «Contrari» a questa guerra ma «l'alleanza per noi è un punto fermo, quanto il nostro dissenso». Marco Follini non nasconde i motivi di scontento dell'Udc nel suo discorso alla Camera, ma spiega anche perché l'Italia deve assumersi le sue responsabilità nell'ambito dell'alleanza con gli Stati Uniti. Marco Follini ribadisce i suoi dubbi su un intervento bellico in Iraq.«Siamo contrari perché questa guerra presenta un carattere unilaterale, contrari perché divide in molti punti la comunità internazionale, contrari perché il mandato delle Nazioni Unite non è stato confermato e ribadito in modo inequivocabile da una nuova risoluzione».«Un di più di prudenza sarebbe stata saggia» dice in Aula il segretario dell'Udc:«E' stato detto - aggiunge - che era finito il tempo della diplomazia, e invece di diplomazia c'era e c'é ancora bisogno». Follini, però, dopo aver lamentato «una mancanza di saggezza» mette in evidenza come Saddam sia «un dittatore sanguinario e crudele». Ora - dice -«abbiamo il potere di recuperare una parte della coesione che è andata smarrita» e «non sarebbe saggio, non sarebbe utile se queste critiche noi le svolgessimo da qui in avanti con lo spirito di voler erodere o di lasciar erodere questa alleanza» con gli Stati Uniti. Per Follini «un di più di attenzione alle ragioni di chi sconsigliava un'azione militare non sorretta da un consenso più convinto sarebbe stata saggia». Però è anche vero che «negli settanta, lo ricordava Adriano Sofri, si poteva stare dalla parte del Vietnam. Oggi è impensabile per chiunque abbia a cuore i diritti dell'uomo non militare contro Saddam Hussein». Inoltre, «criticare gli Stati Uniti può riflettere, a volte, una convinzione. Isolare gli Stati Uniti riflette invece un pregiudizio». Quindi, rivolgendosi a Ulivo e Prc, Follini ha detto: «Non si vede davvero perché l'opposizione ci chieda di negare a Paesi alleati quell'utilizzo delle basi e del sorvolo degli aerei che tutti gli altri Paesi europei considerano parte di un ovvio dovere di alleanza. Anche Francia, Germanie e Belgio». Concludendo, Follini ha sottolineato: «Del dialogo c'è bisogno conosciamo il costo e il rischio di tutte queste divisioni, e tanto più sentiamo ora l'esigenza di riprendere in mano ago e filo per cominciare a tessere, cucire e rammendare laddove si sono prodotti gli strappi più forti».

    Iniziativa dei giovani in Umbria
    Le donne dell’Udc per la pace: condividiamo le parole del Papa
    ROMA - Le donne dell'Udc di Roma e Provincia si uniscono alle dichiarazioni del Centro Italiano Femminile e sottolineano, oggi più che mai, l'importanza delle parole del Papa relative ad alcuni "valori che restano non negoziabili" e la pace è sicuramente tra questi. "L'affermazione delle ragioni del diritto internazionale, - sostengono Lucia Macera, del direttivo femminile romano Udc, e Maria Pia Baldo, del direttivo provinciale Udc, - nella questione irachena, è un preciso obbligo di tutti i Paesi. Il perseguimento di pace e giustizia richiede un'azione che sia in grado di andare oltre la semplice negazione della guerra". "C'è bisogno di una forte strategia che includa il rispetto della democrazia e dei diritti ovunque e senza relativismi. Le donne dell'Udc esprimono, quindi, la forte contrarietà per ogni forma di guerra e atti terroristici nel mondo". E i giovani dell’Udc dell’Umbria lanciano una proposta: comperare le bandiere americane ed esporle, indossarle come accessori o bandane a stelle e striscie. Il cordinatore regionale dei giovani Udc Marco Regni ha espresso un plauso per l'iniziativa annunciata dal quotidiano Libero di distribuire in edicola, la bandiera degli Stati Uniti. Nel riconfermare l'amicizia e la lealtà agli Usa, in una nota Regni invita la sinistra e Flavio Lotti (chiamato ministro umbro della pace, che amministra come comunicato dal Ministero dell'Interno qualche cosa come 500 milioni di vecchie lire-anno per Tavola della Pace e Marce Perugia-Assisi),«a risparmiarci nelle prossime ore fiaccolate, forum e convegni che sarebbero pagati con i soldi dei contribuenti umbri». Per Regni sarebbe più utile e caritatevole «che queste risorse -conclude la nota- vengano utilizzate per la costruzione della democrazia irachena che potrà avvenire al termine dell'operazione Libertà per lo Iraq».

    all'amico Marco Regni consiglio di affiancare la bandiera USA alle bandiere della Pace....sperando che la guerra finisca al più presto possibile. AMICI del popolo americano, e proprio perché AMICI critici quando necessario...come in questo caso
    Caro angelino, a quanto pare ...i tuoi amici e compagni democristiani di sinistra sono molto più ragionevoli e ralistici di te. Forse con Mastella ti troverai meglio

    Shalom!

 

 
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