Pagina 23 di 45 PrimaPrima ... 1322232433 ... UltimaUltima
Risultati da 221 a 230 di 443

Discussione: Guerra e Pace

  1. #221
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    NOn mi pare che abbia detto che gli amerikani assassinano bambini innocenti o che abbia fatto la contabilità ....macabra dei cinici margheritari come te.

    Shalom!

  2. #222
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by AngelodiCentro
    le decisioni prese dalla politica devono essere il più possibile LUCIDE E RAZIONALI, e nn solo emotive come quelle di Bush e Blair. nn ho mai dato del cinico a Giovanardi, la cui posizione condivido in pieno, anche se a volte è troppo morbido con Berlusconi. gli AMICI americani potevano benissimo fare DI TUTTO per evitare vittime innocenti evitando la guerra stessa con mezzi diplomatici che ESISTEVANO. e chi dice che nn c'erano è un'ipocrita oppure uno che nn ha le palle...come te, che stai zitto e buono ad ogni costo e confondi l'Amicizia(quella VERA) con il "vogliamoci bene e nn se ne parla più".
    sicuramente le colpe sono gravi soprattutto a carico di Saddam, ma anche a carico di chi sapeva benissimo che il suo regime poteva cadere senza uccidere nessuno, con un colpo di stato.
    anche l'URSS era sanguinaria, ma l'America fu paziente e attese persino 50 anni per la sua caduta.
    ps: il paragone era tra Hitler e il tuo modo di intendere "coraggio", nn tra Hitler e Blair, l'uno tiranno malvagio, l'altro un grande amico di un paese amico, comprensibile anche se nn condivisibile.

    Se i mezzi diplomatici non hanno sortito effetto è grazie a Chirac e chi ha diviso la comunità internazionale tanto a Saddam la sensazione di poter contare sulle divisioni dei suoi nemici per prendere tempo e continuare a prendere in giro la comunità internazionale. Come ha, tra l'altro, ricordato il Presidente Berlusconi, nei suoi ultimi discorsi. Se gli angloamericani sono colpevoli di sterminare dei civili innocenti, non possono essere nostri amici e vanno denunciati come criminali di guerra. Se non sono criminali di guerra è ipocrita addebitare loro ciò che è responsabilità di Saddam e di chi ha diviso la comunità internazionale e la coalizione euroamericana contro il terrorismo e gli stati canaglia. Come ha ricordato tutta la stampa liberale di destra (Il Tempo, Il Giornale, Libero) in questi giorni.

    Shalom!!!

  3. #223
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Quello della mancanza di rispetto della vita umana da parte del ministro Martino e di tutti i liberali di destra che sostengono l'intervento americano (Il Foglio, quasi tutti quelli de Il GIornale, di Libero e de Il TEmpo) è un'accusa vergognosa degna di un sinistro dei Centri Sociali e una chiara dimostrazione di totale incomprensione dei fatti e della politica. Oltre che un argomento propagandistico insulso. Per me il discorso è chiuso, zavorra.

    Shalom!!!

  4. #224
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Pieffebi
    AL di là delle chiacchiere il punto di vista degli "interventisti" liberali è sintetizzato magistralmente da questo articolo dell'ottimo, come al solito, Carlo Pelanda.... della fine dello scorso mese di gennaio, pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE, e qui proposto nella versione originale tratta dal sito del professore.

    da www.carlopelanda.com

    " La Fatica di Atlante


    Di Carlo Pelanda ( da IL GIORNALE 27 gennaio 2003)


    Non è pensabile che l’Amministrazione Bush modifichi l’obiettivo di disarmare l’Irak, sostituendo con la forza Saddam Hussein, dopo averlo annunciato, confermato, ribadito e predisposto in termini di mobilitazione dell’apparato militare utile allo scopo. Perderebbe credibilità e darebbe un segnale che il potere regolatore globale è debole, innescando così più disordine nel pianeta e la conseguente necessità di maggiori costi e rischi futuri per sanarlo. D’altra parte è anche impensabile che il governo statunitense non sia preoccupato del rischio di spaccare l’Occidente e di delegittimare l’Onu. Pertanto il tentativo di combinare i due criteri comporta un breve rinvio dell’azione con il solo scopo di ricucire in extremis i dissensi e negoziare una più ampia coalizione di supporto. Questo è il succo del messaggio dato da Colin Powell, in linea con tutte le altre dichiarazioni sia pubbliche sia riservate fatte dall’Amministrazione Bush in questi giorni. Ed è la realtà: gli americani tenteranno fino all’ultimo, e perfino un qualcosa in più, di operare entro un quadro il più consensuale possibile. Poi andranno e bonificheranno, anche da soli se necessario.

    Il punto, secondo me, da chiarire e capire realisticamente è che gli Usa non possono tornare indietro. La conseguenza, lasciate stare quanto agghiacciante, è che la valutazione del cosa pensare e fare si semplifica: o di qua o di la perché comunque si va. Di dubbi sulle modalità dell’azione americana ce ne possono essere tanti: scenario conclusivo ambiguo, rischi non calcolabili, ecc. Ma non ci possono essere dubbi sul merito. La rimozione di un dittatore ossessionato dalla politica di potenza e spietato nel controllo interno via repressione e ricatto è un atto sacrosanto. Poi non è accettabile il rischio che Saddam fornisca a reti terroristiche armamenti nucleari o, più probabilmente, biochimici. Perché un solo colpo riuscito di distruzione di massa (si parla di milioni di morti ad evento) getterebbe in depressione duratura, a causa di una crisi di fiducia strutturale, l’intero mercato globale. Molti di voi perderebbero il lavoro senza sperare di trovarne altro a breve, rileggetevi le cronache della grande depressione mondiale degli anni ’30 . E un solo colpo avrebbe tale effetto non solo se fosse lanciato contro l’America o l’Europa, ma in una qualsiasi parte del mondo. Per questo non è possibile usare metodi difensivi o, più tecnicamente, di solo "contenimento" contro il terrorismo. Non c’è altra via che quella di tentare di eliminare il pericolo alla fonte, in tre modi: (a) eliminare i gruppi guerriglieri dovunque; (b) riordinare o prendere il controllo dei Paesi disordinati affinché lì non possano insediarsi basi logistiche del terrore, per esempio l’Afghanistan; (c) eliminare o mettere sotto briglia i regimi aggressivi e proliferanti che potrebbero alimentare o usare le organizzazioni terroristiche. Tale via si chiama dottrina della "guerra preventiva". Forse non sarà moralmente giusta secondo categorie astratte, ma è nei fatti l’unico modo di difesa che abbiamo . Per questo non ci devono essere dubbi sul merito. Sono giustificate le perplessità sui modi? Nella primavera del 2002 ebbe temporaneamente influenza nell’Amministrazione Bush l’idea di un’azione unilaterale di bonifica dell’Irak, e altro, perché i rischi si stavano facendo più incombenti e l’analisi tecnica mostrava che non c’era difesa se non preventiva e con modalità di "blitz". Israele, inoltre, disperata perché accerchiata, devastata e senza un briciolo di solidarietà dal resto del mondo, anzi, America e pochi altri a parte, con la complicazione del ritorno di un feroce antisemitismo in Europa, comunicava riservatamente che temeva un colpo nucleare o chimico. E avvertiva: o bonificate voi o lo facciamo noi. Gli analisti americani, con i capelli ritti, scrivevano rapporti isterici ai politici: se Israele – con la capacità tecnologica di annichilire dieci Irak in un solo giorno - agisce perché non si sente protetta allora l’incendio sarà totale, regimi islamici moderati rovesciati dai fondamentalisti, guerra santa dappertutto. Quindi è comprensibile che qualcuno abbia pensato razionale il muoversi subito unilateralmente per non lasciare un vuoto di presidio e così calmare anche Gerusalemme . Poi, fortunatamente, le cose sono state prese in mano da una gestione saggia che puntava alla priorità della sicurezza, ma senza frammentare l’Occidente e delegittimare l’Onu. E si è accettato il rischio di dare un notevole vantaggio a Saddam (tempo) pur di ottenerlo. Posso ammettere che molte perplessità nascano dal vedere un’America che ha già deciso comunque di fare una cosa, ma che vuole farlo con il consenso degli altri senza averlo concordato bene prima. Posso ammettere che il concetto di guerra preventiva sia indigesto, soprattutto, a chi non ha per suo mestiere le informazioni tecniche che la giustificano . Ed infine posso ammettere che l’Amministrazione Bush non sia stata perfetta nel montare il caso, nel rivestirlo di buonismo e nel dare subito i prezzi chiesti da Francia (petrolio), Germania (vantaggi geoeconomici), Russia (più zone d’influenza) e Cina (peso maggiore negli affari asiatici) per dare il consenso. Queste le imperfezioni. Ma pesano molto meno della "fatica di Atlante": una nazione condannata a presidiare da sola la sicurezza del pianeta intero. Gli dovremmo chiedere anche la perfezione? Siamo seri, nella scelta netta sostengo il gigante affaticato, ma grazie a Dio coraggioso .
    "

    Occorre con realismo analizzare la situazione nella sua concretezza e poi scegliere da che parte stare...... che non è mai il bene contro il male assoluti, giacchè il manicheismo non è realista e serve solo al propagandismo spicciolo, come le foto dei bambini feriti, come se di bambini feriti non ce ne fossero in tutto il mondo da almeno 30 conflitti dimenticati..... senza che nessun politico importante del mondo se ne occupi o preoccupi in modo lontanamente sufficiente. Da quanto tempo i cristiani del sud del Sudan vengono massacrati dai governativi islamici? Eppure neppure il Vaticano alza la voce più di tanto...realisticamente....per non peggiorare i rapporti generali con l'ISLAM e peggiorare le cose. Anche il Santo Padre, a volte, conosce le regole "ciniche" della realpolitik. La stessa cosa vale per Papa PIO XII che in troppi, anche gli amici ebrei, accusano di complicità con il nazismo..... quando al massimo può essere stato responsabile, in talune occasioni, di eccesso di prudenza. Una prudenza tuttavia nelle sue linee essenziali DOVUTA, per non causare lutti peggiori.

    Saluti liberali

  5. #225
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non parlare proprio tu di intelligenza..... e non mischiare le carte, tu hai dato del guerrafondaio e dell'insensibile alla vita umana ad un ministro del governo liberaldemocratico e a tanti liberali di destra, e non di destra (il socialista liberale ferrara).... QUESTO è un ragionamento e un'accusa estremista da Centri Sociali, non certol'essere genericamente pacifisti.....più o meno coerenti e in buona fede.

    dal quotidiano La Stampa:

    " La Stampa del 25/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il dovere di distinguere
    Marcello Sorgi
    --------------------------------------------------------------------------------

    UN errore di prospettiva si va affermando in questi primi, difficili giorni di guerra.
    Per accorgersene, basta prestare ascolto a uno dei numerosi talk-show che affollano le nostre reti televisive.
    Nello sforzo di legittimare, davanti a un'opinione pubblica fortemente contraria, una posizione che pure ha avuto largo appoggio in Parlamento, il governo, per bocca dei suoi ministri più coinvolti, spiega e ripete che «essere contro Bush» equivale a «schierarsi con Saddam» e che questa, solo questa, è l'alternativa che si pone di fronte alla guerra contro l'Iraq. Non, dunque, la scelta tra guerra e pace in assoluto (davanti alla quale il governo dichiara che si schiererebbe per la pace): ma quella tra lo stare «con la maggiore democrazia del mondo» o con «uno dei peggiori tiranni».
    Una semplificazione del genere, va detto, è alquanto rischiosa. E non perché non ce ne siano, di altrettanto mediocri, in campo pacifista: se ne ascoltano continuamente negli stessi programmi, e purtroppo se ne leggono di peggiori sui giornali.
    Ma il punto è un altro: proprio perché il pacifismo italiano è diviso tra un'anima moderata ed una estremista ed è variegato né più né meno come il fronte a favore della guerra (l'Italia non a caso appoggia gli Stati Uniti pur definendosi «paese non belligerante»), al governo e alla maggioranza converrebbe distinguere e porsi in modo differenziato di fronte alle diverse posizioni dei propri avversari.
    Perché un conto è, tanto per chiarire, il pacifismo del Papa, che prega e fa pregare i suoi parroci «per la popolazione civile», e perfino «per i soldati», abbandonando, come ha fatto nelle ultime sue celebrazioni (e come invece sembrava fare prima dello scoppio della guerra) ogni accento antiamericano e gli anatemi paralleli contro Bush e Saddam. E ancora: un conto è il pacifismo dei Prodi, dei Rutelli, dei D'Alema, dei Fassino, e perfino di Cofferati, che recentemente, proprio in un'intervista alla «Stampa», ha raccomandato ai pacifisti «di restare nella legalità».
    Un altro conto è invece il pacifismo estremo di quelli che, partendo da un rifiuto paritario del presidente Usa e del dittatore di Baghdad, approdano per questa strada, talvolta in buona fede, talvolta no, a una critica pregiudiziale agli Usa e a una conseguente maggiore acquiescenza verso il rafss.
    Sia pure con toni diversi, infatti, e non sempre senza affermazioni sbagliate, la preoccupazione europea di Prodi e Rutelli, e la rivendicazione di D'Alema e Fassino del diritto di criticare l'amministrazione Usa senza per questo passare per antiamericani, puntano a uno stesso obiettivo: far sì che, malgrado i prevedibili (e imprevedibili) esiti della guerra, sul terreno politico comune e nel campo delle reciproche legittimazioni non si aprano crepe insanabili.
    L'Italia che ha partecipato ai conflitti per il Kosovo, per l'Albania e per l'Afghanistan, con governi di centrosinistra e di centrodestra, e con la non contrarietà più o meno convinta, più o meno diffusa, delle rispettive opposizioni, oggi non ha bisogno di aprire al suo interno una guerra di religione.
    Per questo, i ministri che si affollano in questi giorni nell'interminabile dibattito sull'Iraq farebbero meglio a misurare le parole per evitare di appesantire ulteriormente il clima; e i più ragionevoli leader del centrosinistra potrebbero utilmente cominciare a evitare certi gratuiti atteggiamenti propagandistici. In fondo, anche senza approvarlo, legittimare il pacifismo italiano tenendolo entro i rigidi confini di un libero movimento d'opinione, isolare le frange estremiste, favorire comunque i ripensamenti di fronte a una situazione che svela ogni giorno il prisma della sua complessità, dovrebbe rappresentare un patrimonio comune e un vantaggio per tutti.
    Specie in vista del semestre di presidenza europea dell'Italia, che in queste condizioni, e nello stato attuale dei rapporti tra i partners europei, rischia di essere un fallimento. Un fallimento non solo italiano, ma di molte buone ragioni: a cominciare dalla capacità di esistere dell'Europa come Europa, di dotarsi di unità politica e di poter affermare il diritto di esprimere le proprie posizioni, comprese quelle di approvazione o di critica per Bush, senza diventare per questo, per forza, filo o antiamericana.
    "


    Certo distinguere è un dovere, premesso che in questo paese solo i folli sono guerrafondai, e che essere "interventisti" consapevoli non è amare la guerra come credono i Centri Sociali e i loro amici ed emuli.

    Saluti liberali

  6. #226
    Hanno assassinato Calipari
    Data Registrazione
    09 Mar 2002
    Località
    "Il programma YURI il programma"
    Messaggi
    69,193
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Un governo liberal-democratico, dove tutti sono liberal-socialisti

  7. #227
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.lastampa.it

    " Eurocrisi
    Prende forma l'Europa a sei. Ma l'asse Chirac-Schroeder sarà presto messo alla prova

    24 marzo 2003

    di Carlo Bastasin

    FIN dalla sua nomina, Jacques Chirac è stato uno dei peggiori nemici dell'Unione europea, ma il governo tedesco scommette ora di potersene fidare, come Faust col diavolo, «parte di quella forza che il male sempre vuole e il bene sempre fa». Per eufemismi, un'impresa rischiosa.

    Come anticipato su queste colonne, Germania e Francia (insieme al Belgio) hanno annunciato un'iniziativa comune di politica della Difesa. Si tratterebbe del passo decisivo verso il nuovo modello di Europa di cui si parla nelle cancellerie da un anno, ma i cui confini restano confusi: dovrebbe ruotare attorno al nucleo duro dei sei Paesi fondatori, a patto che l'Italia (molto coinvolta all’inizio) si riallinei; dovrebbe preservare l'Ue attuale, a cominciare dal mercato interno e dalla moneta unica; rallentandone però l'integrazione per renderla compatibile con l'ingresso dei Paesi dell'allargamento.

    Si tratta di un disegno radicale e rischioso, che prevede anche la necessità di svilupparsi non all'interno dei Trattati Ue (troppi i vincoli giuridici), bensì parallelamente ad essi. Tale è la sfiducia di Berlino e Parigi sulla possibilità di ricucire la frattura interna all'Ue. Il piano comporta una parola definitiva sull'Europa a Quindici? Probabilmente sì e non perché un'iniziativa preferenziale «a sei» sia incompatibile, ma perché il meccanismo di integrazione a Quindici si è inceppato e un rilancio - come quello proposto su queste colonne, di delega all'Ue dei seggi Onu di Parigi e Londra - è giudicato oggi non fattibile anche da un europeista come Joschka Fischer.

    A fermarsi è stata prima di tutto la Convenzione che lavora al Trattato costituzionale europeo. Londra, in calo di consensi per la guerra, non ha intenzione di recepire scelte istituzionali che il suo elettorato giudicherebbe provocatorie. Pur accettando i risultati attuali della Convenzione, ha segnalato il proprio «no» a ulteriori avanzamenti, in particolare a voti a maggioranza in politica estera e di sicurezza, a un ruolo troppo forte del Parlamento europeo e all'elezione di un presidente della Commissione con ampi poteri esecutivi. Di fatto una posizione opposta a quella di Berlino. Londra invece è agli antipodi di Parigi sull'allargamento, cui il governo britannico guarda con favore per evitare l'integrazione politica europea. Non a caso Chirac, in una comunicazione alla Convenzione, ha dichiarato incompatibile l'allargamento con l'adozione da parte della Ue di voti a maggioranza in politica estera e della difesa, invertendo la rotta rispetto alla lettera firmata insieme a Schroeder e indirizzata alla Convenzione un mese fa.

    Chirac ha l’obiettivo di controllare politicamente l'Europa, ma è rimasto scottato dalla contrarietà alla sua decisione sul veto all'Onu, di 13 dei 25 Paesi che dovrebbero comporre l'Ue allargata. Chirac è convinto di essere tutt'altro che isolato sulla guerra in Iraq, disponendo di alleanze con Russia, Cina e nel mondo islamico, nonché del sostegno della grande maggioranza dell'opinione pubblica europea, ma da un voto a maggioranza nell'Ue a 25 Chirac sarebbe uscito sconfitto. La durezza negoziale di Chirac è tale da rendere un’ampia riconciliazione europea del tutto remota: secondo fonti di Berlino, Chirac avrebbe minacciato Bruxelles di sabotare il referendum di ratifica della Costituzione europea, se questa non risponderà ai suoi desideri.

    La consapevolezza dei rischi per l'allargamento si fa strada nei Paesi dell'Est. L’Ungheria ragiona sul possibile slittamento dell’ingresso nell’Ue, le cui conseguenze sull'opinione pubblica sono definite «incalcolabili». Disagio analogo c’è a Varsavia. Per Berlino si tratta di uno scenario drammatico che, secondo «Die Welt», fa tornare lo spettro della «questione tedesca». Esplosivo in particolare per il governo di Gerhard Schroeder, il cui consenso si aggrappa alla crisi bellica, ma che con una disoccupazione sempre più grave vive sull'orlo della crisi. L'opposizione cristiano-democratica sta già riflettendo sulla posizione da assumere in caso di cambio di governo a Berlino e l’amicizia con gli Usa per ora prevale. In tal caso lo scenario non solo europeo si rovescerebbe completamente
    "

    Cordiali saluti

  8. #228
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Un articolo di Carlo Pelanda pubblicato sul quotidiano "guerrafondaio" IL GIORNALE del 23 marzo 2003, ripreso nella versione originale del sito internet del professore:

    " La guerra buona


    Di Carlo Pelanda (23-3-2003)

    I dati relativi all’azione di bonifica dell’Iraq, pur questa solo all’inizio, sono ormai sufficienti per tentare uno scenario realistico dei possibili sviluppi. Cercherò di sintetizzare i punti essenziali.

    E’ evidente nei fatti che l’azione militare sia ispirata dalla priorità di lasciare il più possibile intatto il territorio iracheno, cioè le sue strutture produttive ed infrastrutture, nonché di minimizzare le perdite civili. Tale finalità strategica è ovvia in quanto l’obiettivo è quello di rimuovere un regime e non di distruggere l’Iraq. Come è ovvio che il liberatore abbia tutto l’interesse che il Paese rimanga il più possibile funzionante nell’ambito di un ampio consenso locale. Ma trovare conferma di tale ovvietà serve a dimostrare l’infondatezza di tutte quelle voci che urlano alla guerra distrutttiva e spietata, il suo orrore. Fesserie. La superiorità tecnologica viene usata per aumentare la selettività dell’azione militare rendendone gli impatti circoscritti solo a ciò che è strettamente necessario. Con una precisione, come ci ha tenuto a ribadire il generale Franks, mai vista in precedenza. Ovviamente saranno possibili incidenti con vittime civili ( anche creati ad arte dal regime agonizzante ), ma ciò non deve oscurare il fatto che gli alleati stiano facendo tutto il possibile per evitarli. E solo chi è in malafede può negarlo in base ai fatti.

    Un elemento a ulteriore conferma di tale orientamento, poco noto perché non catturato dalle televisioni, riguarda la probabile mossa di reinquadrare – dopo un periodo di controlli - le unità militari che si arrendono in un nuovo esercito iracheno che sia in grado di garantire l’integrità della nazione ed il controllo del territorio. Ciò, oltre a quanto detto sopra, è un indizio concreto sulla sincerità da parte degli Alleati di rendere il prima possibile il nuovo Iraq capace di autogoverno e non un "protettorato". Si pregano i demonizzatori antiamericani di rendersene conto e quindi di usare argomenti polemici meno astrusi.

    Come proseguirà l’azione militare? Si basa su una pianificazione flessibile pronta a cogliere i cambiamenti di circostanze. Per esempio, se il regime crolla o mostra comunque di stare per farlo, allora le brigate aviotrasportate punteranno diritte su Baghdad per finire velocemente il lavoro. Se il regime, invece, resiste, non si potrà stabilizzare con quindicimila-ventimila paracadusti una città con quattro milioni di abitanti e si aspetterà l’arrivo via terra di maggiori risorse. Premendo comunque per la dissoluzione del regime attraverso l’incentivo delle defezioni e la decapitazione delle sue teste. Quest’ultima è l’azione principale anche perché minimizza la probabilità di dover combattere, o troppo duramente, nei centri urbani. Ed è anche la scommessa su cui si basa tutta la conduzione della guerra.

    Gli analisti, infatti, ne stanno valutando la consistenza. Perché l’idea di puntare sulla caduta rapida del regime ha fatto iniziare le azioni prima che il dispositivo di forza fosse dispiegato completamente. Ciò rende l’offensiva più simile ad un "blitz" (guerra lampo) basato sullo sfruttamento delle opportunità, della velocità e flessibilità che ad una avanzata lenta basata sulla distruzione progressiva delle linee nemiche una ad una. Riuscirà? Gli indizi mostrano che lo scioglimento in atto del gruppo di Saddam, anche qualora non fosse completo, risulterà comunque sufficiente per evitare una opposizione eccessiva in alcune aree critiche (urbane). E che la presa del regime sull’apparato militare e civile iracheno è in ogni caso già dissolta. Quindi sembra che il comando alleato abbia interpretato realisticamente la situazione del nemico ed adottato una strategia adeguata. Non priva di rischi, ma contenibili. La sensazione è che tale logica avrà successo, facendo stimare tra i dieci ed i venti giorni ancora la durata delle operazioni.

    Questa previsione ottimistica potrebbe essere smentita da un colpo di coda di Saddam, cioè da un lancio di armi chimiche o batteriologiche (Saddam è riuscito a tenere nascosti 24 Scud con testata biochimica). Gli indizi in materia segnalano che una quantità sufficiente di truppe speciali ed azioni segrete stiano cercando di tenere sotto controllo tale eventualità. Non lo sapremo fino all’ultimo, ma il rischio sembra contenuto.

    Più elevato è quello di una crisi tra turchi e curdi nel nord del Paese. Ma truppe americane si stanno precipitando nell’area per evitare una guerra nella guerra.

    Un rischio molto evocato dai catastrofisti riguarda la mobilitazione delle masse islamiche indignate contro i crociati, di scala tale da destabilizzare i regimi arabi moderati. La realtà mostra che tale mobilitazione è circa cinque volte inferiore a quella prevista, quindi controllabile. La temuta offensiva terroristica non sembra prendere piede. Le condanne da parte delle nazioni ostili all’azione sembrano generiche e rituali. Anche perché vedono i dati citati e quindi prevedono che l’azione alleata avrà conseguenze più stabilizzanti che destabilizzanti.

    Infatti questa è la direzione dello scenario. Vedremo, ma per intanto la guerra giusta – perché di liberazione - mostra di avere una conduzione altrettanto giusta.


    www.carlopelanda.com
    "


    Cordiali saluti

  9. #229
    Hanno assassinato Calipari
    Data Registrazione
    09 Mar 2002
    Località
    "Il programma YURI il programma"
    Messaggi
    69,193
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Lo scopo è conquistare l'Iraq. Gli iracheni ringraziano se non li volete anche distruggere...

  10. #230
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'Ulivo dice che anche l'Italia, di fatto, sarebbe un paese belligerante. In effetti esistono forze belligeranti in Italia, che sulla guerra anglo-americana hanno opinioni ....inequivocabili e usano i soliti mezzi dei "rivoluzionari", ossia dei "buoni e giusti" nemici del grande Satana AmeriKano...

    da www.giornale.it

    " A Vicenza bruciate auto di militari Usa

    Due automobili di proprietà di militari americani di stanza a Vicenza sono state bruciate da sconosciuti a circa un'ora di distanza l'una dall'altra.
    La prima auto, che ha preso fuoco a causa di un ordigno, era parcheggiata vicino all'abitazione del suo proprietario. L'esplosione è stata sentita, alle 23 circa, nel raggio di alcune centinaia di metri. E' stato lo stesso militare a dare l'allarme. L'auto, con targa americana, è andata distrutta. Danni hanno riportato anche alcune autovetture che si trovavano nelle vicinanze.
    Il secondo attentato è avvenuto dalla parte opposta della città.


    26 Mar 2003
    "

    Saluti liberali

 

 
Pagina 23 di 45 PrimaPrima ... 1322232433 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Guerra e Pace
    Di Sedizione nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 10-05-08, 15:37
  2. Guerra e Pace
    Di LUCIO (POL) nel forum Repubblicani
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 14-01-08, 01:04
  3. Pace e guerra...
    Di testadiprazzo nel forum Cattolici
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 04-12-06, 01:21
  4. Guerra e Pace
    Di Luca_liberale nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 36
    Ultimo Messaggio: 21-02-05, 17:38
  5. Guerra o Pace
    Di Il_Siso nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 108
    Ultimo Messaggio: 20-02-04, 11:00

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito