da www.avvenire.it (il quotidiano "dei Vescovi" cattolici italiani =)
" Nonostante gli appelli di Saddam
Nessun soccorso arabo si annuncia all'orizzonte
Renzo Guolo
Saddam sollecita gli arabi a prendere posizione sull'attacco all'Iraq. Contrapponendo la "piazza " ai regimi, il rais mira a mettere in difficoltà i governi, in particolare quelli alleati degli Stati Uniti. Anche ieri il vicepresidente iracheno Ramadan ha messo sotto accusa gli stati della regione, colpevoli di non aver manifestato, nel summit della Lega araba, una "opposizione netta" alla guerra, di non aver interrotto le relazioni diplomatiche e le forniture di petrolio ai paesi "aggressori".
Con simili parole il gruppo dirigente di Baghdad mira a sollevare le "piazze" contro i governi filoccidentali, inducendoli a chiedere la sospensione della guerra e trasformare una sconfitta militare, sia pure meno scontata del previsto, in vittoria politica. Una prospettiva, quella della sospensione, cui quei regimi - terrorizzati dalla prospettiva dei nuovi equilibri mediorientali e dall'affermazione, nell'amministrazione Bush della linea Wolfowitz-Perle, imperniata sulla teoria dell'esp ortazione della democrazia nel mondo islamico anche sulla punta della baionetta - non guardano con sfavore.
Le "piazze" arabe, come si è visto nelle manifestazioni che in questi giorni hanno scosso paesi quali l'Egitto e la Giordania, sembrano rispondere. Ma si muovono su istanze proprie. La guerra all'Iraq è solo un catalizzatore di quella mobilitazione, seppure importante. Mubarak è alle prese con un movimento islamista diffuso e con un rancore anti-israeliano che la "pace fredda" tra Il Cairo e Gerusalemme non ha mai sedato; il regno hascemita ha una popolazione in gran parte di origine palestinese, che vede nella scomparsa di Saddam il venir meno di un sostenitore della causa palestinese. Nonostante "l'aggressione", così è chiamato l'attacco americano - cioè con lo stesso termine che indica la Guerra dei Sei Giorni tra israeliani e arabi nel giugno 1967, evento catartico nel mondo arabo - sia percepita come un fatto storico e gravido di implicazioni per il futuro del mondo arabo , la mobilitazione in favore dell'Iraq non sembra dare luogo a forme di solidarietà transnazionali. Niente del genere delle "solidarietà" islamiche in favore dell'Afghanistan o della Bosnia. Nonostante gli appelli di Saddam al jihad contro l'America, e i primi "martiri" sul campo, il regime non raccoglie solidarietà islamiste. Così Hamas si "limita" a invitare gli iracheni a "operazioni di martirio" contro gli "invasori americani", nonostante Saddam chiami alla comune lotta contro gli "aggressori" e invochi uno stato palestinese che si estenda dal "fiume al mare", dal Giordano al Mediterraneo. Prospettiva geopolitica che implica la distruzione dello stato di Israele. All'orizzonte non sembra vi sia un massiccio afflusso di volontari a difesa di un paese della Casa dell'Islam attaccato dalla Casa della Guerra; espressione con cui, tradizionalmente, i musulmani definiscono l'Occidente. E non solo per le difficoltà di entrare in Iraq, ormai sigillato almeno da tre lati. Troppo d iffuso, nel mondo arabo, il dissenso verso il regime iracheno.
E' possibile invece che il fronte islamista radicale, per estendere la propria egemonia, dia seguito ad attacchi di matrice terroristica contro Stati Uniti, Gran Bretagna e paesi alleati. Innestando così la propria strategia sul diffuso rifiuto del mondo musulmano, laico e religioso, nazionalista o islamista, nei confronti di un attacco percepito come "umiliante e arrogante", e interpretato come ennesimo esempio dell'avversità occidentale nei confronti dell'Islam.
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Cordiali saluti




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te e le tue cazzate sui rossi, c'è il tuo partito di incapaci al governo, cerchi di farlo dimenticare?
