SU «BELFAGOR» I DOCUMENTI INEDITI DELL’ACCADEMIA DI SVEZIA
Per Carducci un esame politico prima del Nobel
L’assegnazione del premio Nobel è sempre stata una tombola, agli occhi del profano. I soloni di Stoccolma seguono solitamente vie ignote ai frequentatori di librerie. Le ultime scelte, compresa quella dell’austriaca Jelinek, sono state molto discusse e discutibili, persino all’interno della prestigiosa e apparentemte impenetrabile giuria. Consoliamoci, anche in passato era così. Persino ai tempi di Carducci, che fu sottoposto (a sua insaputa, si presume) a un esame politico e religioso. L’Accademia di Svezia prima di conferirgli il premio, nel lontano 1906, volle accertarsi che il suo conclamato repubblicanesimo e il suo rombante paganesimo non fossero un impedimento al real riconoscimento. È questo uno dei retroscena, basati su documenti scandinavi inediti, che Enrico Tiozzo, docente di letteratura italiana a Goteborg, racconta sul nuovo fascicolo della rivista «Belfagor». Per sostenere l’assegnazione del premio al poeta delle «Odi barbare», l’Accademia preparò un saggio di oltre dieci pagine, con una perlustrazione di tutte le sue opere, la citazione di intere poesie come «Miramar» e «Eolia» con delle osservazioni che si spinse fino a valutare in dettaglio la posizione di Carducci nei confronti della Chiesa e della monarchia sabauda. «È ovvio che in una natura poetica cosí focosa e mutabile come quella del Carducci si scontrino molte contraddizioni» si legge nel rapporto segreto. «Alla giusta ammirazione che desta questo scrittore, il quale senza dubbio è una delle grandi figure della letteratura mondiale, si mescola da molte parti, come avviene anche nel suo stesso Paese, una certa disapprovazione. Ciò avviene ai piú grandi; nessuno è perfetto. La disapprovazione non riguarda peró il suo talora appassionato amore per la repubblica; è cosa che riguarda lui solo e ognuno ha diritto di avere le proprie opinioni politiche. Del resto il suo atteggiamento antimonarchico con gli anni si è attenuato ed egli ha visto sempre piú nella dinastia reale italiana una difesa dell'indipendenza del Paese». Dalla documentazione esaminata da Tiozzo sono emersi anche i nomi di coloro che proposero Carducci al Nobel. A sostenerlo furono Ugo Balzani dell’Accademia dei Lincei, Rodolfo Renier, segretario dell’Accademia delle Scienze di Torino, Johan Vising dell’Università di Goteborg e dal socio dell’Accademia di Svezia, Carl Bildt. r. c.
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