Nel 1980 gli USA importavano dai paesi arabi OPEC il 47% del totale delle importazioni di petrolio. Oggi, dati 2002, ne importano il 24,8%.
La mitologia antiamerikana si alimenta di semplicismo, ignora completamente che le regole della geopolitica sono complesse e che le decisioni politico-strategiche di una grande potenza, soprattutto se capitalista e democratica, non sono mai MONO-CAUSALI, ne' isolano un problema dall'insieme delle valutazioni necessarie per definire l'insieme degli obiettivi che si pongono su scala GLOBALE. La dipendenza dal petrolio mediorientale degli USA è dunque fortemente diminuita. Nel 1980 gli USA importavano dai paesi arabi OPEC il 47% del totale delle importazioni di petrolio. Oggi, dati 2002, ne importano il 24,8%. - lo ripeto. Oggi la strategia Bush è palesemente rivolta alla diversificazioni delle fonti energetiche e alla diversificazioni delle fonti....fornitrici di ciascuna delle stesse . I nuovi partner "petrolieri" che sono apparsi sul mercato hanno un peso crescente. La Russia produce 10 milioni di barili di petrolio giorno e ne esporta fra i 4. e i 5 milioni. Il Venezuela da solo copre il 12% dell’import americano. Senza dimenticare il petrolio del mare del Nord, soprattutto norvegese, l’Angola e tanti altri partner diversi dai mediorientali.
Per quanto riguarda l'Iraq la sua produzione media degli ultimi tempi si aggira intorno ai 3-3,5 milioni di barili/giorno. Quasi interamente dedicati all’export, parte nel programma “Oil for Foods”, parte, “illegalmente” attraverso la Siria e in misura minore la Giordania.
Senza le attuali severe determinazioni determinate dall'embargo l’Iraq potrebbe raggiungere la produzione di i 4 o 5 milioni di barili giorno. Ma l'ingresso sul mercato di queste quantità indurrebbe gli altri paesi dell'Opec a reagire aumentando a propria volta la pruduzione, e il prezzo crollerebbe (danneggiando le multinazionali del petrolio ) ovvero a praticare politiche di contenimento della produzione iraquena (e si tornerebba a una situazione simile a quella attuale).
L'incremento della produzione, visto sotto altri aspetti...geo-economici.... può essere allettante ma non è assolutamente sufficiente da giustificare una Guerra, neppure economicamente, almeno in termini di cash-flow.
Nordhaus stima a 121 miliardi i costi di un'eventuale vittoria lampo amerikana e a 1600 miliardi i costi di una guerra di lunga durata con lunga occupazionei. E a differenza del 1991 questa volta l’America non potrebbe ribaltare i costi della guerra: " le maggiori entrate della rendita petrolifera servirebbero per la ricostruzione dell’Irak, mentre i costi di occupazione sono stimati in 500 miliardi di dollari totalmente a carico degli USA. La American Academy of Arts and Sciences invece ha una stima maggiore: 2 mila miliardi di dollari.
In realtà l’attacco all’Irak non si spiega con il petrolio ".
Shalom!




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