Ricordo che Bertinotti ha detto mille volte di stare a casa quando i referendum non gli erano graditi, anche lui era un craxiano?


Ricordo che Bertinotti ha detto mille volte di stare a casa quando i referendum non gli erano graditi, anche lui era un craxiano?


Cero quano il referendum era per abolire le tutele sul posto di lavoro (pannella docet) era giusto stare a casa!Originally posted by Oasis
Ricordo che Bertinotti ha detto mille volte di stare a casa quando i referendum non gli erano graditi, anche lui era un craxiano?
Qui non stiamo discutendo sul mezzo ma sull'obbiettivo. Da una parte c'è chi vuole estendere il diritto dell'articolo 18 a tutti i lavoratori, dall'altra chi, come Craxi sul referendum sulla scala mobile, vuole affossarlo. Mi sembra sia molto semplice.
Ma che sinistra è questa che non si pronuncia su un argomento simile? Probabilmente è confermata la tesi delle "due destre" di Revelli.
P.G.
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943


Inutile
Pierluigi Sullo
E' da leggere con attenzione, la notizia che le agenzie si stampa stanno trasmettendo sulla segreteria dei Ds che si è tenuta martedì mattina: "L'obiettivo è 'rendere inutile il referendum' sull'art.18 - vi si legge - Per questo, i Ds proporranno agli organismi dirigenti 'di assumere una posizione del tutto coerente con il giudizio politico negativo' espresso dal partito sull'iniziativa 'della sinistra radicale', attraverso l'astensione o altre forme analoghe, come la non partecipazione al voto referendario o la non indicazione di voto. Così Pierluigi Bersani ha sintetizzato ai giornalisti l'esito della riunione della segreteria dei Ds…".
E' da leggere con attenzione, perché rivela alcune caratteristiche della sinistra "riformista" [parola che ormai ha perso di significato, la usiamo solo perché la usano loro]. La prima delle quali è questa: è del tutto legittimo che un partito assuma un "giudizio politico negativo" su una cosa qualunque. Purtroppo, un referendum è, per sua natura, una consultazione elettorale che non lascia spazio a sfumature: o è sì o è no. L'alternativa è cercare di far fallire il voto, incitando ad "andare al mare" [come disse Craxi una volta]. Ma invitare a disertare le urne non è una gran linea di condotta, per un partito che ha nella sua tradizione un sacro rispetto per le urne. Infatti, Bersani dice "o la non partecipazione o la non indicazione di voto". Ma, a sua volta, la "libertà di coscienza", ammissibile su temi appunto che riguardano la coscienza individuale [il divorzio, poniamo, o la clonazione], applicata ai diritti dei lavoratori, anzi al diritto elementare a non essere licenziati arbitrariamente, suona falsa come una moneta bucata. Il senso di una simile scelta non può che essere lo schierarsi a favore della libertà di licenziare dei piccoli industriali, o, peggio, l'opporsi a un voto che potrebbe rovesciare la tendenza ventennale, e liberista, a erodere i diritti del lavoro in nome della "flessibilità", intesa come il motore della "crescita", cioè dello "sviluppo". In poche parole, i Ds si schierano esattamente come Berlusconi.
E' poi molto interessante che il referendum venga definito un'iniziativa della "sinistra radicale". Si potrebbe discutere l'aggettivo, naturalmente, perché chiedere una tutela per i lavoratori non è particolarmente radicale o rivoluzionario, e anzi si potrebbe definire tranquillamente "socialdemocratico" o "riformista" [se questa parola non avesse perso il suo senso]. Ma "radicale" chi? Rifondazione, certo. Ma promotrice è anche la Fiom, il maggiore sindacato dei metalmeccanici. E a orientarsi per il sì, nel voto, sarà anche la Cgil in quanto tale. La Cgil appartiene alla "sinistra radicale"? Se è così, la confederazione più grande è ormai fuori dell'ambito in cui si muovono i Ds, che invece sono la "sinistra riformista". Proprio un bel risultato, per il partito di Fassino, tagliare i ponti con la Cgil. Ma, se i Ds tagliano i ponti con la Cgil, con chi invece li aprono? Con un generico elettorato centrosinistro-moderato, si suppone, la tipica invenzione dei sondaggisti, dei talk show televisivi e, quindi, dei politici. Che gli "elettori" siano lavoratori, giovani, cattolici, pacifisti, donne di casa o donne che lavorano, disoccupati, professionisti e molte, molte altre cose, questo non interessa.
Detto questo, la conclusione non può che essere questa: "inutile" non è il referendum, che infatti sta provocando una specie di terremoto, nella politica, nei media e nella Cgil [e di questo argomento molto interessante si occuperà ampiamente il prossimo numero di Carta, in edicola da sabato 3 maggio a causa della festività del primo maggio]. "Inutili" sono, anzi decidono di essere, i Ds.
www.carta.org
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943


No , è confermata la tesi che il mondo è cambiato e una sinistra moderna non può che rinnovarsi e cambiare. Io per esempio ho votato CDL ai tempi , ma non avrei nessun problema a votare , ulivo , margherita. Questo perchè riconosco che l'ulivo è una forza democratica, che ha saputo fare ottime riforme per portare l'Italia dove è ora ( e dove si pensava non potesse arrivare ). La maggioranza degli elettori è di area centrista , moderata ( che sia forza italia o margherita , ditemi veramente quali poche cose , berlusca a parte , differenziano questi due partiti ). Non si scappa. Gli estremismi alla Bertinotti non intaccano in un popolo di gente moderata ed onesta come sono gli italiani. Che vorrebbero un governo di buon senso , che non si faccia sentire. Un pò come gli arbitri nelle partite di calcio : sono i migliori quelli che non si sentono.
Quindi è inutile pensare che Bertinotti col suo referendum ( sbagliato ) faccia proseliti. Si dimostra solo un vecchio comunista e niente di più. Fortunatamente , il vero centrosinistra accoglie idee liberali e moderne , e senza toni aspri come quelli che leggiamo nelle parole dei rifondaroli ( gli anni 70 sono finiti da un pezzo ).


per me inutile per non dire dannosa è rifondazione comunista e i suoi refendum.
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Nemmeno lui risponde alla domanda di Francor, preferisce blaterare di antistoriticità come se la dignità dei lavoratori cambiasse fra l'ieri e l'oggi. Poi si dà oggettivamente troppa importanza a quel fantasma che si aggira per l'Europa di nome Bertinotti, visto che questo referendum è sostenuto oltre che da RC da Verdì, Socialismo 2000 e FIOM, e voteranno sì il più grande sindacato italiano, la CGIL oltre alla più grande associazione di massa italiana, l'ARCI. Una volta tanto gli italiani non voteranno secondo l'indicazione del politicante di turno ma secondo la loro opinione e i loro bisogni.
P.G.
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943


Sondaggio Eurisko per La Repubblica del 28/4/2003:
Il 69% degli intervistati ritiene giusto recarsi a votare per il referendum sull'art.18, 1l 18% lo ritiene sbagliato, il 13% non sa.
P.G.
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943


«Battaglia politica aperta, io non ho dubbi: sono per il sì»
Intervista a Alfiero Grandi, voce controcorrente nei Ds
Angela Azzaro
Nello sfascio dei Ds, messo in evidenza dalle posizioni assunte sul referendum per l'estensione dell'articolo 18, quella del deputato Alfiero Grandi è una delle poche voci nette. E chiare, non per l'astensione o la scheda bianca come auspica il segretario della Quercia, Piero Fassino, ma per il sì. Un assenso che non desiste neanche davanti alle ultime esternazioni del segretario ds che punta - il metodo ancora da definire - a far fallire il referendum. «Non sottovaluto - spiega - l'esito della segreteria di martedì scorso. Aspetto però che se ne discuta in maniera aperta e articolata nella direzione». Né demorde davanti all'appello promosso da Il riformista, firmato tra gli altri anche da Tiziano Treu e Michele Salvati, Giorgio Napolitano ed Enrico Letta della Margherita. «E' una posizione che non condivido minimamente - commenta Grandi - ma che capisco. Almeno è chiara. Da parte mia sono pronto a sostenere la tenzone».
A proposito di chiarezza, la minoranza dei Ds da tempo tentenna invece di sostenere con forza il fronte dei diritti, invece di battersi perché questo diventi l'orizzonte del partito.
Il fatto è che anche nel Correntone ci sono posizioni diverse. Da quella di chi ha promosso il referendum, a chi come me non era d'accordo nel promuoverlo ma adesso lo sostiene, fino a coloro che voteranno no. Ritengo però che il pezzo principale sia favorevole al sì. Certo, anche in questo caso, sarebbe stato meglio aprire una discussione in tempi utili, piuttosto che subire l'accelerazione imposta dalla segreteria, ponendoci in una posizione difensiva.
Questa frammentazione e l'attacco al referendum nel maggiore partito della sinistra del paese non è il segno di un'incultura politica, di una crisi davvero profonda?
Piuttosto che polemizzare, in questa fase, preferisco conquistare consensi a favore del sì. Siamo in un momento molto delicato e ritengo che il merito del referendum debba prevalere su qualsiasi altro ragionamento.
Sorvoliamo allora anche sul silenzio, sempre più pesante, di Cofferati, veniamo al merito dell'estensione dell'articolo 18. Perché sostenerlo?
Parto da una prima considerazione: in tutti questi anni sul piano dell'estensione dei diritti non c'è stato alcun avanzamento. Non siamo riusciti a far approvare nessuna legge che possa garantire per esempio il lavoro precario o flessibile. Dall'altra parte non credo proprio, come sostengono alcuni, che la piccola o media impresa sia così spaventata dall'estensione dell'articolo 18. Hanno altri problemi.
Cresce sempre più il partito di chi ha paura della vittoria del referendum.
Sì, parliamo degli effetti che questo produrrebbe. Io penso che sarebbero solo positivi, di stimolo per riprendere a ragionare sull'estensione dei diritti. Se invece si perdesse o non si raggiungesse il quorum bisogna essere consapevoli che al quel punto si avrebbero diversi problemi. Sicuramente sarà difficile promuovere un altro referendum contro la legge del governo, ora al Senato, che abroga l'articolo 18.
Sono ore di attesa per quale esito avrà il dibattito interno alla Cgil.
Sono molto fiducioso. Spero che non ci siano contraccolpi e che si continui nella direzione indicata dalla segreteria.
Sono però molte le pressioni, soprattutto da parte dei Ds, su corso Italia affinché cambi idea...
Probabilmente ci sono, ma resto fiducioso. La Cgil ha dimostrato di poter assumere una posizione forte in autonomia.
Che fare per portare avanti la battaglia per il sì dentro la Quercia, per non arrendersi alla sua deriva?
Subito dopo il primo maggio chiederò che venga fissata al più presto la direzione che discuta sul referendum. Il tema dell'estensione dell'articolo 18 è uno di quei casi in cui la linea di confine tra maggioranza e minoranza è meno rigida. Il documento del responsabile del Lavoro, Cesare Damiano, è stato firmato anche da alcuni esponenti del Correntone. Altri nella maggioranza non sono così convinti che si debba votare no. Si faccia, allora, una battaglia politica aperta. Io proporrò alcune ipotesi di lavoro, speriamo che non prevalga l'atteggiamento di preclusione ideologica. Il 5 intanto sarò a Grosseto per un'iniziativa di Aprile a sostegno del sì.
www.liberazione.it
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943


Già, viva i compagni Blair e Bush e abbasso il camerata Bertinotti!!!!


Lo strumento sarà rozzo ma allora dobbiamo aspettare che sia Maroni a fare le riforme dello statuto dei lavoratori?
1 MAGGIO: MARONI, DOPO PREVIDENZA PRONTI PER STATUTO LAVORI
ROMA, 1 MAG - ''Siamo pronti: dopo la vicenda delle pensioni credo si possa iniziare il confronto per arrivare allo Statuto dei Lavori'' procedendo alla riforma di quello dei Lavoratori. E' quanto ha sottolineato il ministro del Welfare Roberto Maroni, parlando con i giornalisti a margine della cerimonia di consegna delle stelle al merito del lavoro al Quirinale. ''Ci sono le condizioni per arrivare in tempi brevi ad un accordo'' ha aggiunto ricordando che la riforma dello Statuto dei Lavoratori fa parte dell'impegno ''che abbiamo assunto con il Patto per l'Italia, siglato nel luglio scorso''.
01/05/2003 13:02
"Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"
Partigiano antifascista, Venezia, 1943