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  1. #21
    ora ltd poi lti
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    Originally posted by Montalbano
    E qualora non riuscissi a dimostrarlo in causa?
    Lo metti sotto una pressa.

  2. #22
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    Predefinito Re: La distanza fra governati e governanti

    Originally posted by Paddy Garcia
    Sondaggio Eurisko per La Repubblica del 28/4/2003:

    Il 69% degli intervistati ritiene giusto recarsi a votare per il referendum sull'art.18, 1l 18% lo ritiene sbagliato, il 13% non sa.

    P.G.
    Guarda anche quello pubblicato il giorno dopo però.....

  3. #23
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    Ragazzi, vi confesso la mia grande difficoltà a prendere una decisione su cosa fare riguardo a questo referendum.... premesso che ora come ora e fino al 25 maggio, e al ballottaggio se necessario, penserò in maniera preponderante alle elezioni (contraddizione che ci vede insieme alle amministrative e su posizioni diverse nel referendum....che immagine possiamo dare al di fuori?....)

    Ma non voglio, con quello che dico, sembrare di voler prendere posizione da una parte o dall'altra, perché ancora io non so precisamente cosa pensare, ancora ad adesso che sto scrivendo non ho le idee chiare (magari alla fine del messaggio ce le avrò più chiare...).

    Per il momento sono fermo solo a valutazioni abbastanza generali su questa situazione..... una riguarda le conseguenze che l'esito del referendum, qualsiasi esso sia, può avere sugli equilibri politici..... una riguarda il mio comportamento, non ho mai rinunciato ad una elezione, sono sempre andato a votare, a tutti i referendum e a tutte le elezioni....... una riguarda la differenza tra valutazione politica e valutazione pratica, riferita alla legge che concretamente ci si propone di modificare......

    Io sono sempre andato a votare.... parto da qui..... e tuttavia questa volta non so proprio cosa fare.... e non vorrei neanche ridurre il SI' ad un favore a Bertinotti o a Cofferati (all'interno dei DS), e il NO ad un favore a Berlusconi..... non me la sento di giustificare una scelta per il Sì come un "votare Sì vuol dire essere di sinistra", non condividerei la critica ad una scelta per il No come un "sei un infiltrato di Berlusconi che c'ha le mani in pasta nel partito" (rideteci pure ma c'è qualcuno che me l'ha fatta, questa critica).....

    Forse veramente la cosa migliore da fare è valutare la proposta di modifica nel concreto, cioè in quello che effettivamente è, senza voler acuire il connotato politico della scelta, come ha detto la direzione nazionale dei DS.... ma non ne sono ancora sicuro.... ancora non so cosa farò.....

    E intanto mi risuona in testa quella frase di Cesare Damiano: "Se tra imprenditore e lavoratore di una azienda con un dipendente si rompe un rapporto di fiducia, non è il giudice con il reintegro che può risolverla, questa situazione"....

    E' veramente una scelta difficile.....

  4. #24
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    Vi esorto caldamente a continuare questa discussione nel thread che ho messo in rilievo.... altrimenti rischiamo di creare un doppione.... se vuoi Paddy, riporta l'articolo nel thread in rilievo.

  5. #25
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    Per rispondere a Paddy, riguardo all'articolo di Pierluigi Sullo secondo cui i DS sarebbero inutili, invece di rendere inutile il referendum, dicendogli che, premesso che come ho detto prima ancora non so cosa farò, non sono d'accordo a demonizzare la scelta di non recarsi alle urne, perché per quanto io non la abbia mai condivisa e sia sempre andato a votare no ai referendum su cui non ero d'accordo, mi rendo conto che si possa, e ci sono elettori che lo fanno, considerare l'astensione come una posizione politica....

  6. #26
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    Predefinito Ma perchè

    Originally posted by Red River
    Ragazzi, vi confesso la mia grande difficoltà a prendere una decisione su cosa fare riguardo a questo referendum.... premesso che ora come ora e fino al 25 maggio, e al ballottaggio se necessario, penserò in maniera preponderante alle elezioni (contraddizione che ci vede insieme alle amministrative e su posizioni diverse nel referendum....che immagine possiamo dare al di fuori?....)

    Ma non voglio, con quello che dico, sembrare di voler prendere posizione da una parte o dall'altra, perché ancora io non so precisamente cosa pensare, ancora ad adesso che sto scrivendo non ho le idee chiare (magari alla fine del messaggio ce le avrò più chiare...).

    Per il momento sono fermo solo a valutazioni abbastanza generali su questa situazione..... una riguarda le conseguenze che l'esito del referendum, qualsiasi esso sia, può avere sugli equilibri politici..... una riguarda il mio comportamento, non ho mai rinunciato ad una elezione, sono sempre andato a votare, a tutti i referendum e a tutte le elezioni....... una riguarda la differenza tra valutazione politica e valutazione pratica, riferita alla legge che concretamente ci si propone di modificare......

    Io sono sempre andato a votare.... parto da qui..... e tuttavia questa volta non so proprio cosa fare.... e non vorrei neanche ridurre il SI' ad un favore a Bertinotti o a Cofferati (all'interno dei DS), e il NO ad un favore a Berlusconi..... non me la sento di giustificare una scelta per il Sì come un "votare Sì vuol dire essere di sinistra", non condividerei la critica ad una scelta per il No come un "sei un infiltrato di Berlusconi che c'ha le mani in pasta nel partito" (rideteci pure ma c'è qualcuno che me l'ha fatta, questa critica).....

    Forse veramente la cosa migliore da fare è valutare la proposta di modifica nel concreto, cioè in quello che effettivamente è, senza voler acuire il connotato politico della scelta, come ha detto la direzione nazionale dei DS.... ma non ne sono ancora sicuro.... ancora non so cosa farò.....

    E intanto mi risuona in testa quella frase di Cesare Damiano: "Se tra imprenditore e lavoratore di una azienda con un dipendente si rompe un rapporto di fiducia, non è il giudice con il reintegro che può risolverla, questa situazione"....

    E' veramente una scelta difficile.....

    Ma perchè si complica in questo modo questo il referendum? Perchè lo si inserisce in questa logica polticista? Secondo me la scelta non è affatto difficile se ci si attiene alla domanda referendaria che come ha aperto francof è questa: è giusto o no che un lavoratore, a prescindere dalla grandezza dell'azienda, licenziato ingiustamente abbia il diritto (se vuole) di essere reintegrato nel suo posto di lavoro? A questo ognuno di noi è chiamato a dire la sua opinione.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  7. #27
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    Comunque, nel mio intervento dicevo appunto che forse la cosa migliore è guardare la modifica pratica della legge che si propone, e ho detto che mi ritornano in mente le parole di Cesare Damiano, quando gli ho fatto una domanda riguardo a questo....

    Appunto attenersi a quello che chiede il referendum, ma credo anche che sia semplicistico riassumerlo con la frase che dice Francor.... anche perché è una domanda retorica.....

  8. #28
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    Predefinito Attenzione

    Originally posted by Red River
    Per rispondere a Paddy, riguardo all'articolo di Pierluigi Sullo secondo cui i DS sarebbero inutili, invece di rendere inutile il referendum, dicendogli che, premesso che come ho detto prima ancora non so cosa farò, non sono d'accordo a demonizzare la scelta di non recarsi alle urne, perché per quanto io non la abbia mai condivisa e sia sempre andato a votare no ai referendum su cui non ero d'accordo, mi rendo conto che si possa, e ci sono elettori che lo fanno, considerare l'astensione come una posizione politica....
    Qui non si demonizza l'"andare al mare", anche se non si può non notare che è un paradosso che il maggior partito della sinistra italiana su un tema centrale come quello del lavoro stia prendendo in considerazione la stessa scelta del presidente di Confidustria D'Amato che ha rifiutato di schierarsi con il NO e propenderà per l'astensione. La posizione DS non è nè quella dell'astensione nè quella della "libertà di voto". E' quella di rendere "inutile" il referendum.

    "Il rendere inutile" il referendum non è "astensione attiva", ma significa sminuirlo, dribblarlo, fingere che non riguardi affatto "l'agenda politica" del partito (in questo modo è stato giustificato) in modo di metterlo in secondo piano perchè "scomodo" e legittimare così l'"indifferenza" che si dovrebbe tenere nei confronti del quesito. In questo senso è più che legittimo "odiare gli indifferenti" così come li odiava Gramsci, sarei stato più contento come ha detto Morando se i DS avrebbero scelto un NO al quesito, o una vera astensione, invece che essere contro lo stesso referendum così come viene presentato e cercarlo di deligittimarlo come stanno facendo.

    P.G.
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    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  9. #29
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    La quercia marittima

    RICCARDO BARENGHI

    Se è inutile non è dannoso, e viceversa: così dice la lettera. Invece il referendum del 15 giugno, quello sull'art. 18, sarebbe inutile e dannoso secondo la segreteria dei Ds che ha quindi deciso di mettere in atto tutti gli strumenti a sua disposizione per far fallire questa diabolica trappola. Gli strumenti sarebbero poi uno solo, disertare le urne. In altre parole e considerata anche la stagione: andate al mare, come più coraggiosamente disse Craxi nel `91. Craxi però perse perché non capì da che parte tirava il vento, cioè in che direzione stava andando l'opinione pubblica, anche quella che fino a quel momeno lo aveva sostenuto. E quel vento lo travolse un paio d'anni dopo (sospinto ovviamente dai giudici di mani pulite). Oggi il gruppo dirigente dei Ds rischia di perdere nello stesso modo e per le stesse ragioni.

    Perché se molta gente andrà a votare raggiungendo o sfiorando il quorum e voterà sì, significherà che saranno stati i loro elettori a non seguire le indicazioni del partito, saranno stati coloro che pochi giorni prima avevano votato per la quercia a «disobbedire agli ordini» di Fassino. E allora non si tratterà di una sconfitta tra le altre (innumerevoli), bensì della sconfitta più bruciante perché determinata non dagli avversari ma da se stessi.

    Sarà l'ennesima conferma, insomma, del fatto che il gruppo dirigente del più grande partito della sinistra italiana (sempre che questa stessa sinistra sia ancora viva, e non morta come ha invece sostenuto con buone ragioni, come si vede anche oggi, Luigi Pintor giovedì scorso) non sa chi sono, cosa pensano, cosa vogliono e sperano i propri elettori, o almeno la maggioranza di essi. Non sa quale è l'umore politico di quei milioni di persone che si sentono di sinistra, anzi genericamente democratici. Quelli che hanno dato vita allo straordinario biennio 2001-2002, i no global, i girotondi, il movimento dei lavoratori. Non lo sanno, Fassino e D'Alema, chi sono quelli che sfilarono a Genova, che circondarono i palazzi del potere tenendosi per mano, che riempirono il circo Massimo e altre centinaia di piazze per mesi e mesi. Anzi, lo sanno ma fanno di tutto per dimenticarsene, li conoscono ma non li vogliono riconoscere. Se ne vogliono liberare: una fastidiosa zavorra di cui alleggerirsi il prima possibile (per sostituirli con chissà cosa nessuno lo sa, neanche loro due).

    La Cgil, che magari non condivide questo referendum per esempio perché tratta una materia che andrebbe regolata tra le parti sociali e non sottoposta a un giudizio elettorale così semplificato; oppure perché è stata operata una forzatura per sfruttare il movimento dell'anno scorso e convogliarlo in una battaglia anche strumentale e partitica (obiezioni sacrosante). Tuittavia la Cgil giustamente deciderà di sostenere il sì. Non potrebbe fare altro, coloro che sono o dovrebbero essere garantiti dall'art. 18 sono iscritti a quella organizzazione. Anzi a tutto il sindacato. Anzi sono la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani. Come potrebbe una qualsiasi associazione che ancora si chiama sindacato dire a coloro che rappresenta o intende rappresentare votate contro un vostro diritto, oppure fregatevene e fatevi un bel bagno di mare, magari insieme a Berlusconi e D'Amato? Non potrebbe, e infatti la Cgil (almeno lei) non lo fa.

    I Ds invece lo fanno, ma loro non sono un sindacato, magari non sono più neanche un partito. Forse non sono. Anche Cofferati non è un sindacato e non è un partito, ma dopo quel che ha fatto l'anno scorso e che ha detto fino all'altro ieri dovrebbe essere difficile per lui stendersi in spiaggia sullo stesso asciugamano di Fassino.

    il manifesto 30 aprile 2003

    http://www.ilmanifesto.it
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    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  10. #30
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    Non dice mezza parola sul merito del referendum...

    Credo che nell'ottica della direzione nazionale un referendum possa essere sia inutile che dannoso... inutile in senso pratico e dannoso in senso politico.

    Peraltro, ritenendo che comunque la sinistra italiana in questo momento si sta dividendo su questo quesito, e questo è il danno politico, forse, come tu stesso dici, dovremmo valutare il referendum nella concreta richiesta di modifica alla legge che chiede....

 

 
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