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  1. #81
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    Originally posted by il Pasquino
    Ci siere mai passati per un reintegro forzato?
    Io sì.

    In effetti dopo poco me ne sono dovuto andare e quella che era "una famiglia" non lo era più.
    Non solo era più per me ma anche per tutti gli altri che erano rimasti, dopo strappi del genere tutto il tessuto aziendale ne risente.

    Ma l'importanza dell'esistenza dell'art18 è indiscutibile. Serve come deterrente.
    Ricordiamo che l'articolo difende solo dalla mancanza di una giusta causa.

    Se la causa viene ben motivata il licenziamento è lecito.

    Saluti
    Quel rapporto personale, familiare, che si è spezzato non viene ricostituito da una sentenza del giudice, lo dici tu stesso....

  2. #82
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    E comunque, di fondo credo che veramente, alla fine, ci sia qui una competizione tra due tipi di sinistra, quella massimalista e quella riformista.... è più di un secolo che va avanti così....

  3. #83
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    Originally posted by il Pasquino
    Certo un modo ci può essere. Imporgli di pagare anni ed anni di stipendio a vuoto a seconda della gravità o dei carichi famigliari oppure imporgli di trovare una nuova occupazione di pari dignità e retribuzione presso qualche altra azienda oppure trasformerlo in reato penale

    Ma sinceramente li ritiene alternative valide?
    Quelle però sarebbero i soli disincentivi per un imprenditore e le prime tutelerebero il dipendente n modo adeguato.

    Già perchè oltre che disincentivare l'imprenditore occorre pensare al dipendente ed alla sua famiglia.

    Quelle alternative le ritiene troppo onerose? Consideri i benefici che un imprenditore otterrebbe con la libertò di licenziare senza giusta causa.
    In pratica avrebbe l'equivalente di una bella frusta per i propri dipendenti dai quali poter ottenere riduzioni di stipendi, aumento dell'orario di lavoro, nessuna protesta sindacale o di altro genere, poter lesinare sulle norme di sicurezza, ecc.

    Come vede un'alternativa a tanto ben di Dio deve essere un onere molto pesante.

    Saluti

    Diamoci del tu, se non e' un problema.


    Si. Ritengo un'alternativa valida (direi "la meno peggio") quella di aumentare il numero di mensilita' di risarcimento.

    Si tratta di un compromesso, certo.

    Tra l`altro tu stesso hai testimoniato di come il rapporto di lavoro non sia tornato idilliaco, dopo un reintegro forzato.

    Dobbiamo essere realisti.
    Oltre al clima, bisogna tenere conto anche degli aspetti economici.

    Mi rendo conto che la perdita del lavoro e' un dramma, credimi.
    Mio padre, tra l'altro, e' rimasto vittima (in una grande azienda) di cassaintegrazione e mobilita'. A 54 anni e' stato mandato a casa.
    E non ha trovato altro lavoro. Adesso aspetta di andare in pensione, con un reddito da miseria.

    Tu credi che se passasse l'estensione dell'art.18 i piccoli imprenditori assumerebbero di piu' o di meno, a tempo indeterminato?

    Io credo che se la rigirino a comodo loro. Ma posso capirli, anche se non condivido. Piuttosto che rischiare di dover reintegrare forzatamente e obligatoriamente un dipendente preferiranno fare piu' ricorso a contratti atipici e precari.

    Saluti
    "Preoccuparsi e' inutile. Infatti se esiste una soluzione al problema non ha senso preoccuparsi. E se la soluzione non esiste allora perche' preoccuparsi?" - Ignoto.

  4. #84
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    La superficialità comprensibile è quella di chi riduce la tematica complessa della guerra a uno slogan.

    Io credo che ci sia un problema generale di comunicazione, e che nel processo di comunicazione ci deve necessariamente essere la capacità di spiegare ma anche la volontà di ascoltare.... troppe volte, provando a parlare con alcuni compagni di sezione, mi rendevo conto che partivano prevenuti, come se già sapessero che cosa io volessi dire.

    D'altra parte non credo che le posizioni di un partito si possano ridurre a slogan senza comunque perdere parte della precisione....

  5. #85
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    Originally posted by Red River
    Non ho capito... cos'è che dico io?
    Che una dirigenza "avanzata" dovrebbe saper portare sulle proprie posizioni la base?

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  6. #86
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    Cosa intendi con avanzata?

    Io intendo che una classe dirigente che sa fare la classe dirigente sa portare la base sulle sue posizioni.

  7. #87
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    Originally posted by Red River
    Cosa intendi con avanzata?

    Io intendo che una classe dirigente che sa fare la classe dirigente sa portare la base sulle sue posizioni.
    Esatto. Peccato che, secondo il tuo ragionamento, nel caso delle analisi sulla conseguenza dell'articolo 18 nelle "piccole imprese" la classe dirigente dei DS - se sa fare la classe dirigente - porterà la base sulle sue posizioni. Che poi sono quelle di Confindustria. "Piccoli imprenditori questa referendu è uno sfacelo!"

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  8. #88
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    Arrow Sinistra Giovanile: da no-global a no-referendum

    INTERVENTO
    L'assurdo no della Sg
    GUIDO IODICE


    La Sinistra giovanile dei DS, che ha tenuto a Bari la sua conferenza programmatica, ha annunciato la promozione di comitati contro il referendum sull'articolo 18; comitati «contro un referendum inutile e dannoso». L'estensione del reintegro, è il parere della Sg, sarebbe quindi controproducente per i giovani ed in particolare per i lavoratori atipici. Personalmente non ho condiviso la scelta di promuovere questo referendum e sono d'accordo con chi attribuisce a una parte dei promotori intenzioni distruttive. Ma di fronte alle conseguenze di una vittoria del no o di una forte affermazione dell'astensionismo, la sinistra dovrebbe fermarsi per un supplemento di analisi.

    Le argomentazioni a favore del sì sono già state ampiamente esposte dalla Cgil e sancite dal voto del direttivo. Quello che invece lascia esterrefatti è la determinazione con cui i giovani ds intendono battersi per il fallimento del referendum. Si argomenta, infatti, l'inutilità del quesito per le giovani generazioni, per i nuovi lavoratori, per tutti coloro che non hanno il posto fisso. Può anche darsi. Ma è una argomento davvero poco convincente. Nessuno, nella campagna per il referendum sul divorzio, ha mai argomentato la propria contrarietà sostenendo che non venivano affrontati i problemi dei single. Né onestamente si capisce perché l'eventuale vittoria del sì dovrebbe danneggiare i lavoratori atipici. Se il vincolo dei 15 dovesse essere abolito, l'effetto sarebbe semmai quello di una estensione dei diritti che, con il tempo e la battaglia politica, potrebbe forse un giorno riguardare anche chi non lavora a tempo indeterminato, sia pure con le modulazioni necessarie.

    Viceversa, un'affermazione del no o la diserzione di massa delle urne innescherebbe inevitabilmente un processo che nel giro di poco tempo porterebbe alla cancellazione tout court del reintegro. I giovani lavoratori atipici perderebbero quindi qualsiasi speranza di trovare un giorno il tanto ambìto posto fisso (perché è ambìto, non prendiamoci in giro!) o comunque di vedere innalzato il livello delle loro tutele.

    Ancora più singolare, dal punto di vista logico, è la contemporanea adesione della Sg al movimento. C'è da chiedersi se i suoi dirigenti abbiano letto mai le posizioni espresse dalle realtà del movimento sul referendum, non ultima la presa di posizione dell'Arci. C'è anche da chiedersi perché la Sg non promuova una grande campagna per il reddito di cittadinanza, non necessariamente aderendo alle opzioni più estreme, ma sviluppando una propria proposta che inserisca il nuovo istituto in un ridisegno dei tempi di vita, di studio e di lavoro.

    Ma questa schizofrenia della Sg è in realtà il segno di un processo più profondo di perdita di identità, di omologazione non solo e non tanto alle posizioni espresse dal partito «dei grandi», quanto alle sue pratiche, al difetto di dibattito. La Sg da oltre un anno non promuove un suo profilo autonomo e riconoscibile. Il più delle volte si contenta di apporre la propria firma, o di copromuovere, iniziative dei Ds che sfiorano, per l'argomento trattato, le giovani generazioni. Le scienze del marketing hanno un termine preciso per indicare questa modalità di presentazione all'esterno: branding. La Sg rischia di diventare un brand, un marchio, che i Ds usano quando si tratta di parlare di scuola, di lavoro che cambia, di riforma del welfare. Se una tendenza del genere non fosse invertita al più presto anche le tante energie che si esprimono a livello territoriale ne verrebbero mortificate. E il prezzo, in breve, lo pagherebbe tutta la sinistra.

    www.ilmanifesto.it
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  9. #89
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    Montalbano:

    Ciao Insurgente. Il problema è che sul Forum di PRC ogni volta che ci vado succede una mezza rivoluzione e io tengo all'unità delle sinistre...


    Re:

    I militanti del PRC potrebbero dire lo stesso....
    guarda che sta succedendo con il referendum, che avrebbe potuto e dovuto essere un elemento di coesione ALMENO PER QUANTO RIGUARDA IL VOTO.....

    Comunque l' unità per me non è un valore astratto, si costruisce a partire dai contenuti....
    mi sembra che in alcuni settori della sinistra DS venga usato invece più per screditare il PRC che per altro.....

  10. #90
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    Predefinito Almeno se ne parla

    Originally posted by Montalbano
    Volevo soltanto segnalare i cartelloni pubblicitari che credo siano opera di Confindustria o della Confapi.
    Non tutti i mali vengono per nuocere.
    Di fronte al silenzio stampa dopo l'adesione della CGIL al Sì, è evidente che sarà dura far saper alla gente non le ragioni del Sì, del No o dell'astensione, ma che addirittura ci sarà un referendum.

    Ben vengano, quindi, anche i manifesti per il No.

 

 
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