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Discussione: comunisti

  1. #71
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    Predefinito

    Originally posted by Pieffebi
    Credo che Berlusconi faccia riferimento alla persistente mentalità....comunistoide che è fortemente tutt'ora presente nella sinistra (legata al giustizialismo e altri elementi di massimalismo) , e al fatto che i conti con il passato non sono stati del tutto fatti (vedi, ad esempio, impostazione della relazione diessina in commissione stragi.- precedente legislatura- ..anche se va dato atto al sen. Pellegrino di averne preso le debite distanze... anche se non senza residue timidezze). Per quanto mi rigurda ho espresso le mie opinioni in un post un po' lunghetto, in risposta ad aereoplanino, un po' più sopra.

    Cordiali saluti
    Magari ci fosse la mentalità comunistoide di un tempo, a chi ti riferisci con quel massimalista? a fassino? non credo, non si regge neanche in piedi, non dire Rutelli, Violante e neanche Massimino che sono + di destra di berlusconi.
    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

  2. #72
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    Predefinito Bravo, viet, che....

    ...hai capito tutto: dove i comunisti stanno all'opposizione sono di sinistra. Ma quando acchiappano il potere eccoli subito più "fascisti" dei fascisti, più reazionari dei democristiani dei tempi passati, più a destra di Chirac.

    Guarda Castro!

  3. #73
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    Predefinito il dovere morale dell'anticomunismo

    Perche' esiste il dovere morale dell'anticomunismo?
    di Gianni Baget Bozzo

    Perché il comunismo non è morto con la fine dell'impero sovietico.

    Come violenza totalitaria è finito in Europa, mentre esiste ancora in pienezza in Cina, in Vietnam in Laos, Cuba la Corea del Nord. Come menzogna, esiste pienamente in Italia. E la sua menzogna consiste nel dire che i comunisti non ci sono più. Come sempre la menzogna è evidente.

    Tutti i dirigenti Ds vengono dal Pci. Ed essi non hanno mai detto: il Pci ha sbagliato,gli anticomunisti hanno sempre avuto ragione. Dicono: il Pci è sempre stati antisovietico. E tutti sanno che ciò non è vero.

    Eppure tanta è la potenza demoniaca di seduzione del comunismo, che tutti credono a questa evidente menzogna. Questa è la vera capacità diabolica del comunismo: fa mentire contro la verità conosciuta. Non a caso nella enciclica Dominum et Vificantem (1985), Giovanni Paolo secondo ha indicato nel comunismo il peccato contro lo Spirito Santo di cui Gesù ha detto "non sarà rimesso nè in questo secolo nè nel futuro".

    Gianni Baget Bozzo
    bagetbozzo@ragionpolitica.it

  4. #74
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    Predefinito

    Leggendo questi post si ha un bel quedro antropologico della mentalità italiana. Siamo in piena éra postmoderna e le mentalità sono più o meno ferme agli anni 50/60, allo scontro comunisti/anticomunisti. Poi c'è chi, nell'epoca del "Tutti sopravviveranno o nessuno", si mette a fare le classificazioni tra le razza, chiede la supremazia ariana, la pulizia etnica e la prolificazione coatta...
    Vabbé... Non mi stupisce se abbiamo un presidente che pensa ai cazzi suoi paventando il Pericolo Rosso per i liberali alla matriciana e dall'altra si continui a rispondere con la tecnocrazia o, in modo più ruspante, sventolando la bandiera del Che.
    Ci meritiamo tutto. Proprio tutto.
    Ciao.

  5. #75
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    Predefinito Perchè partire dagli anni...

    ...50-60 e non direttamente dalla Resistenza.

    Perchè definire "fanatico" l'anticomunismo di Berlusconi non vedendo l'imbecille fanatismo antiberlusconi che trasuda dalle foglie dell'Ulivo?
    E non è buffo, ora, leggere l'ultimo intervento?

    Che vede il "solo" Berlusconi pensare ai cazzi suoi (parole sue) come se gli altri, che si limitano a sventolare le bandiere del Che e di Castro e di Saddam, facendo questo pensassero invece ai cazzi nostri (parole mie).

    saluti

  6. #76
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    Predefinito Re: Perchè partire dagli anni...

    [QUOTE]Originally posted by mustang
    [B]...50-60 e non direttamente dalla Resistenza.

    Perché mi viene in mente l'immaginario democristo, che è rimasto in Italia nonostante la II Repubblica. Sai... quei manifesti col tipo in primo piano che ritorna stracciato e rovinato e il Cremlino in fiamme dietro! Non votate comunista...
    Allora forse questo aveva un senso, adesso prendersela con i comunisti è soltanto un pretesto. Il comunismo è finito nel 1989, o, se amiamo la precisione, nel 1991. Si tratta ormai, citando Furet, del "Passato di un'illusione". Possiamo trattarlo dal punto di vista storico e basta.
    Non dico che quelli dell'Ulivo sarebbero dei bravi governanti, ma questo riguarda le loro incapacità, una certa struttura che si sono dati, delle convinzioni che con il comunismo hanno niente a che vedere.
    Personalmente, poi, credo che il sistema politico e di vivere la politica moderna, tutto basato sulle pretese e sulla "rappresentanza" sia letale. Gramsci, che era un comunista intelligente (anche i comunisti pensano, ogni tanto) diceva che non può esistere cambiamento politico senza cambiamento culturale. A mio avviso aveva ragione.

    Perchè definire "fanatico" l'anticomunismo di Berlusconi non vedendo l'imbecille fanatismo antiberlusconi che trasuda dalle foglie dell'Ulivo?
    E non è buffo, ora, leggere l'ultimo intervento?

    Mai usato la parola fanatico, che è stata usata da un altro utente.
    Io direi "stupido" o strumentale, che è diverso.

    Che vede il "solo" Berlusconi pensare ai cazzi suoi (parole sue) come se gli altri, che si limitano a sventolare le bandiere del Che e di Castro e di Saddam, facendo questo pensassero invece ai cazzi nostri (parole mie).

    Su questo ti do ragione. Le risposte di sinistra al Polo sono abbastanza patetiche. Anche le proteste. Personalmente sono per la sanità e la scuola pubblica, ma è davvero patetico scendere in piazza e difenderle così come sono, con la loro mancanza di iniziativa e creatività, unite all'incapacità di rispondere alle esigenze del pubblico. Non dimentichiamo che questa gente protesta per difendere i privilegi di classe persi, non i servizi e la loro efficacia, non il modo di lavorare.
    Non mi stupisco che la "destra" (uso il termine sui generis) se ne esca con la risposta più facile: privatizzazione. Si tratta di due risposte simmetriche, che non tengono conto della realtà. Ed entrambe difendono o dei privilegi, o darebbero lavoro agli amici degli amici.
    Ciao.

  7. #77
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    Predefinito Il comunismo non è...

    ...affatto finito nel '91: allora collassò il Paradiso sovietico, abbattuto senza nemmeno sparare una pistolettata ad acqua.

    Ma c'è il miliardo e passa di cinesi, i tanti vostri amici alla Castro ed alla Saddam sparsi in Africa, Medioriente e Asia.

    E quei bravi ragazzi' i "compagni che sbagliano", che si firmano brigate comuniste combattenti, e che ammazzano bravamente come negli anni passati.

    E i partiti che il comunismo voglioni rifondare. Partiti italiani, e gli altri, compreso quello ex democristiano, che sbavano per accordarsi co questi rifondatori.
    E c'è pure, piccolo, anche un partito comunista.

    Come vedi il comunismo c'è, ed è pericoloso, esperto com'è nel nascondere la sua intrinseca incapacità di capire la democrazia.

    E tu, holyfire, potresti benissimo essere un loro astuto provocatore.

    Privatizzare: è uno dei pochi modi per limitare gli sprechi delle gestioni "pubbliche", e non solo da noi.

    Sono d'accordo che non sia il massimo, ma come diceva il grasso inglese con il sigaro in bocca parlando della "democrazia", è la peggiore forma di governo ma l'unica che conosco che renda liberi e benestanti.

  8. #78
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    Predefinito Re: Il comunismo non è...

    [QUOTE]Originally posted by mustang
    [B]...affatto finito nel '91: allora collassò il Paradiso sovietico, abbattuto senza nemmeno sparare una pistolettata ad acqua.

    Il paradiso sovietico era già crollato prima, non a caso Gorbaciov aveva iniziato ad aprirsi all'Occidente. Semplicemente quel sistema non funzionava.
    Scusa Mustang, ma tu credi veramente che il comunismo possa rinascere in Europa. Che una politica di sinistra, per quanto criticabile (come qualsiasi altra politica) possa portare alla negazione delle libertà fondamentali? Se così, mi chiedo in che mondo vivi.

    Ma c'è il miliardo e passa di cinesi, i tanti vostri amici alla Castro ed alla Saddam sparsi in Africa, Medioriente e Asia.

    La Cina non è comunista. Applica il capitalismo di stato e purtroppo sembra funzionare assai bene, con il beneplacito di voi liberali che basta fare affari e va bene tutto, si tratti di Pinochet, Batista o il governo cinese.
    Castro non è mio amico: non gli ho mai risparmiato critiche. Per quanto riguarda la Cina: detesto il governo cinese per quello che sta facendo in Tibet, perché applica la pena di morte su larga scala, perché sono contro ogni forma di totalitarismo, rosso, bruno o liberale che sia.

    E quei bravi ragazzi' i "compagni che sbagliano", che si firmano brigate comuniste combattenti, e che ammazzano bravamente come negli anni passati.

    I brigatisti sono quattro fanatici pericolosi. Per dovere storico, ti informo che le Brigate Rosse non sono mai piaciute al Pc, perché ne rovinavano l'immagine agli occhi della società civile. Ci furono dei parlamentari che arrivarono a chiedere la pena di morte per loro.
    I "compagni che sbagliano" erano altri: quelli che si opponevano alla repressione di Praga (tipo Pintor), quelli che intervenivano nelle manifestazioni in modo non gradito alla Classe Dirigente ecc.

    E i partiti che il comunismo voglioni rifondare. Partiti italiani, e gli altri, compreso quello ex democristiano, che sbavano per accordarsi co questi rifondatori.
    E c'è pure, piccolo, anche un partito comunista.
    Come vedi il comunismo c'è, ed è pericoloso, esperto com'è nel nascondere la sua intrinseca incapacità di capire la democrazia.

    Posso essere d'accordo, ma bisognerebbe discutere su cos'è la democrazia. Attualmente nessun movimento o partito rispetta la democrazia, perché si tratta di una democrazia finta. Se vuoi possiamo parlarne, ma in un alto thread.

    E tu, holyfire, potresti benissimo essere un loro astuto provocatore.

    Sì, sono un agente dell'OVRA pagato dall'animaccia della Nomenklatura. Come diceva Totò...: MA MI FACCI IL PIACERE!

    Privatizzare: è uno dei pochi modi per limitare gli sprechi delle gestioni "pubbliche", e non solo da noi.

    Nella vulgata liberale la privatizzazione è considerata il massimo, tuttavia anch'essa, vedi l'Inghilterra tatcheriana con il sistema degli appalti, ha provocato danni, incuria, lavori malfatti e a basso costo.

    Sono d'accordo che non sia il massimo, ma come diceva il grasso inglese con il sigaro in bocca parlando della "democrazia", è la peggiore forma di governo ma l'unica che conosco che renda liberi e benestanti.

    Quella del grasso inglese è una banalità. A mio avviso la democrazia è il miglior sistema possibile, perché riduce la conflittualità. Però servono corpi intermedi tra la cittadinanza e la sovranità, devono esistere forme di partecipazione ecc. Noi chiamiamo democrazia qualcosa che non ha niente a che vedere con la sua etimologia e la sua origine.
    La privatizzazione, che in certi casi può essere utile, riflette l'assolutismo dei liberali. Non si pensa all'uomo come essere socialitario, capace di auto-mutuo aiutarsi, di interagire, di non essere sempre e solo animale economicus.
    Ma sarebbe lunga. Per certi aspetti credo che voi liberali siate dicotomici come i comunismi. E avete la stessa convinzione di stare creando il migliore dei mondi possibili.
    Ciao.

  9. #79
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    Predefinito Re: Re: Il comunismo non è...

    [QUOTE]Originally posted by holyfire
    [B]
    Originally posted by mustang
    ...affatto finito nel '91: allora collassò il Paradiso sovietico, abbattuto senza nemmeno sparare una pistolettata ad acqua.

    Il paradiso sovietico era già crollato prima, non a caso Gorbaciov aveva iniziato ad aprirsi all'Occidente. Semplicemente quel sistema non funzionava.
    Scusa Mustang, ma tu credi veramente che il comunismo possa rinascere in Europa. Che una politica di sinistra, per quanto criticabile (come qualsiasi altra politica) possa portare alla negazione delle libertà fondamentali? Se così, mi chiedo in che mondo vivi.

    Ma c'è il miliardo e passa di cinesi, i tanti vostri amici alla Castro ed alla Saddam sparsi in Africa, Medioriente e Asia.

    La Cina non è comunista. Applica il capitalismo di stato e purtroppo sembra funzionare assai bene, con il beneplacito di voi liberali che basta fare affari e va bene tutto, si tratti di Pinochet, Batista o il governo cinese.
    Castro non è mio amico: non gli ho mai risparmiato critiche. Per quanto riguarda la Cina: detesto il governo cinese per quello che sta facendo in Tibet, perché applica la pena di morte su larga scala, perché sono contro ogni forma di totalitarismo, rosso, bruno o liberale che sia.

    E quei bravi ragazzi' i "compagni che sbagliano", che si firmano brigate comuniste combattenti, e che ammazzano bravamente come negli anni passati.

    I brigatisti sono quattro fanatici pericolosi. Per dovere storico, ti informo che le Brigate Rosse non sono mai piaciute al Pc, perché ne rovinavano l'immagine agli occhi della società civile. Ci furono dei parlamentari che arrivarono a chiedere la pena di morte per loro.
    I "compagni che sbagliano" erano altri: quelli che si opponevano alla repressione di Praga (tipo Pintor), quelli che intervenivano nelle manifestazioni in modo non gradito alla Classe Dirigente ecc.

    E i partiti che il comunismo voglioni rifondare. Partiti italiani, e gli altri, compreso quello ex democristiano, che sbavano per accordarsi co questi rifondatori.
    E c'è pure, piccolo, anche un partito comunista.
    Come vedi il comunismo c'è, ed è pericoloso, esperto com'è nel nascondere la sua intrinseca incapacità di capire la democrazia.

    Posso essere d'accordo, ma bisognerebbe discutere su cos'è la democrazia. Attualmente nessun movimento o partito rispetta la democrazia, perché si tratta di una democrazia finta. Se vuoi possiamo parlarne, ma in un alto thread.

    E tu, holyfire, potresti benissimo essere un loro astuto provocatore.

    Sì, sono un agente dell'OVRA pagato dall'animaccia della Nomenklatura. Come diceva Totò...: MA MI FACCI IL PIACERE!

    Privatizzare: è uno dei pochi modi per limitare gli sprechi delle gestioni "pubbliche", e non solo da noi.

    Nella vulgata liberale la privatizzazione è considerata il massimo, tuttavia anch'essa, vedi l'Inghilterra tatcheriana con il sistema degli appalti, ha provocato danni, incuria, lavori malfatti e a basso costo.

    Sono d'accordo che non sia il massimo, ma come diceva il grasso inglese con il sigaro in bocca parlando della "democrazia", è la peggiore forma di governo ma l'unica che conosco che renda liberi e benestanti.

    Quella del grasso inglese è una banalità. A mio avviso la democrazia è il miglior sistema possibile, perché riduce la conflittualità. Però servono corpi intermedi tra la cittadinanza e la sovranità, devono esistere forme di partecipazione ecc. Noi chiamiamo democrazia qualcosa che non ha niente a che vedere con la sua etimologia e la sua origine.
    La privatizzazione, che in certi casi può essere utile, riflette l'assolutismo dei liberali. Non si pensa all'uomo come essere socialitario, capace di auto-mutuo aiutarsi, di interagire, di non essere sempre e solo animale economicus.
    Ma sarebbe lunga. Per certi aspetti credo che voi liberali siate dicotomici come i comunismi. E avete la stessa convinzione di stare creando il migliore dei mondi possibili.
    Ciao.
    -------------------------------------------
    No, holy, non credo affatto che il comunismo possa rinascere in Europa, fintanto che l'Europa avrà i tipi alla Blair, a sinistra, alla berlusca a destra, e tanti nuove "entry" fortemente anticomuniste non per sentito dire ma per tragica esperienza diretta.

    So bene che, a parole, molti non amano la Cina, sono contrari a Castro, non apprezzano Saddam, combattono le Br e le brigate comuniste ecc.
    Mi racconti di qualche manifestazione diessina, o di questa strana sinistra pacifista a senso unico, fatta con bandiere rosse e italiane
    per protestare e chiedere libertà per quei poveracci dominati da quei gentiluomini, compresi i ceceni?

    C'era evidente lo scherzo sul tuo poter essere un agente dell'Ovra...ma fammi un piacere!
    Potresti anche essere un Cardinale.

    Certo che la Cina è destinata a seguire il fortunato destino della vecchia Urrs.
    Anche là, con l'apertura delle frontiere economiche e "mediatiche" la gente vede e capisce che dove c'è democrazia aumenta "inesorabilmente" il benessere per tutti.
    Mica sono più scemi dei russi, i cinesi.

    Essere liberi permette anche che persone con gli stessi interessi
    si mettano insieme per "governare" i comuni problemi, vedi le mutue private o le assicurazioni di categoria.
    Un paese libero si sottintende fatto di persone libere: essere libero significa anche essere responsabile.
    La società dovrebbe garantire solo la "pensione minima di sopravvivenza" uguale per tutti, usando i soldi di tutti presi con prelievi uguali per tutti (in percentuale).
    Poi ognuno si faccia la pensione che vuole, pagando ciò che vuole o ciò che può.
    Non esiste l'essere uguale per forza o per legge, nella vita reale:
    il poveraccio "vuole" essere uguale al riccastro, ma il riccastro "non" vuole essere uguale al poveraccio.
    Ed è, questo, nella natura umana: ecco uno dei perchè il comunismo sia una tragica e stupida utopia.

    E, più o meno, lo stesso concetto è applicabile alla Sanità.
    E a tanti altri problemi.

    Per finire, ti butto lì un'altra poco conosciuta verità: lo schiavo, essendo una proprietà con un suo valore, raramente muore di fame per volontà del padrone.

    Talvolta capita che uomini liberi ( e un po' strani) si lascino andare sotto ponti o negli scantinati.

    Ma non ho mai visto "barboni" nelle strade di Mosca o di Praga o di Berlino Est negli anni tra i Sessanta e gli Ottanta; vecchi tedeschi non ricordano barboni per le strade ai tempi di Hitler; vecchi italiani non ricordano questuanti ai tempi di Mussolini; amici di Castro assidui visitatori della bellissima isola raccontano, per elogiare il sistema, che a Cuba non si vedono lavavetri o mendicanti per le strade. E, in verità, nemmeno per le strade di Madrid ai tempi di Franco era facile incontrarli.

    Ti sei mai chiesto perchè?

    saluti

  10. #80
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    Comunismo, il suo spettro si aggira ancora per il mondo
    di Fabio Ranucci


    "Tre ex dissidenti sovietici danno la loro testimonianza di vita e di battaglia in un libro edito da Spirali".



    Per un lungo momento, tra il 1986 ed il 1988, nessuno è riuscito a spiccicare parola. Quel che stava avvenendo era così enorme, totale, definitivo. Perché milioni di persone in tutto il mondo, tra cui tanti intellettuali, hanno creduto sino all'ultima ora, ad un attimo prima del crollo che il comunismo fosse il migliore modello possibile d'organizzazione economica e sociale? Le radici di un crollo repentino vanno probabilmente ricercate anche nella cultura, come sostenne anni fa l'intellettuale marxista polacco Kolakowsky, che prese le distanze dallo stalinismo sin dal 1950, dal disastro culturale del mondo sovietico, dalla disfatta dell'intelligenza. Tutti coloro che nelle Università di Mosca passavano per dei luminari della filosofia o delle scienze politiche, apparvero ai giovani per quel che erano in realtà: burocrati semi - ignoranti. Più tardi, dopo la morte di Stalin, s'aprì il periodo del cosiddetto revisionismo. In tanti si illusero di poter purificare il sistema. Di restaurare al suo interno, ma senza modificarne l'essenza, e cioè i principi marxisti, i valori intellettuali e il rispetto della verità. Ma fu, appunto, un'illusione. L'essenza del comunismo così come l'avevano definita Lenin e Trozkij, era infatti tale che pensare ad un comunismo democratico risultava del tutto assurdo. No, non c'erano revisioni da fare. Quelle che apparivano come distorsioni del sistema, una falsificazione dell'idea, erano in realtà i frutti malati dell'idea stessa. Se si applicavano sino in fondo i principi di Marx, veniva fuori il comunismo che il mondo ha conosciuto: cioè il totalitarismo. Dalla Rivoluzione d'ottobre alla perestrojka, dai gulag all'apertura al mondo occidentale, tutti i grandi cambiamenti, fortunati o no, risultano ambigui perché raccolgono spinte diverse o contraddittorie. Tuttavia la storia ci insegna che in ogni vicenda vi sono eroi di una passione, cavalieri di un ideale, martiri di una fede. Tre testimonianze, tre grandi intellettuali ex dissidenti parlano del comunismo con i suoi oscuri enigmi. Un sistema quasi ingiudicato, divenuto col tempo ingiudicabile evento sulla cui esistenza si dubita. Eppure, il Muro era lì e dominava Berlino. Ma è come se già avessero archiviato tutto, coloro che hanno affamato il mondo hanno ridotto successivamente una Rivoluzione ad una trattativa con le singole nomenclature, nel corso della quale i comunisti hanno chiesto e ottenuto il non luogo a procedere, in cambio del proprio ritiro dai governi. Ritiro provvisorio d'altronde, perché in breve tempo, provviste di simile salvacondotto, le nomenclature sono tornate ovunque al potere, con la significativa eccezione della Repubblica céca e della Germania Orientale. Dall'avvento dei bolscevichi, le voci del dissenso non sono mancate, c'è chi ha pagato con la vita, con i gulag, con gli ospedali psichiatrici la visione razionale della realtà. Vladimir Bukovskij, biologo all'Università di Mosca e per decenni ostinato nemico del regime, è anche un profondo e acuto conoscitore del sistema comunista ed ha contribuito al risveglio dell'opposizione nell'Unione Sovietica. Arrestato, processato e condannato, non ha cambiato le sue idee. Le autorità sovietiche decisero di liberarsi del pericoloso giovane proponendo uno scambio: di Bukovskij con il leader comunista cileno Corvalan. Era il 1977.
    "Incontrai Bukovskij a Parigi con un gruppo di amici russi e polacchi, quasi all'indomani del suo espatrio, nella metà di febbraio di quell'anno - scrisse nel '96 Gustaw Herling - Il giorno del nostro incontro il Nouvel Observateur aveva pubblicato un'intervista con Corvalan. Abbiamo cominciato a tradurla parola per parola ad uso di Bukovskij, che non conosceva il francese. Osservai Bukovskij, nel mentre aveva una faccia a metà divertita a metà triste nell'ascoltare il vituperio repellente di Corvalan verso quel 'nemico criminale russo del socialismo' che veniva scambiato con lui; quasi quasi a Corvalan dispiaceva di aver prodotto la scarcerazione di Bukovskij. Il quale Bukovskij a un certo punto esclamò: 'Basta, non lo voglio ascoltare più. Io comunque sono contento della liberazione di Corvalan'… Il suo chiodo fisso era la raccolta del materiale accusatorio contro il partito comunista sovietico e contro il comunismo mondiale. Dopo la caduta del comunismo nel 1989 Bukovskij colse la sua opportunità al volo. Divise il suo tempo tra Cambridge e Mosca, dove ebbe libero accesso a vari archivi sovietici. Così nacque il suo libro Il processo di Mosca, pubblicato in russo, tradotto già in francese e in corso di traduzione nelle varie altre lingue". Gli interventi di Bukovskij, e di Vasil Bykov e Viktor Suvorov (pseudonimo di Vladimir Rezun), importantissimo scrittore bielorusso il primo ed ex maggiore dei servizi segreti sovietici condannato a morte in contumacia il secondo, sono stati raccolti dalla casa editrice Spirali in un libro dal titolo eloquente: "La mentalità comunista". Tre uomini, tre grandi storie: di Bukovskij conosciamo tra gli altri "Gli archivi segreti di Mosca", altro libro edito da Spirali nel febbraio 1999. Un testo di fondamentale importanza dal punto di vista storico e documentale, in quanto l'autore riporta una consistente mole di atti classificati segreto e segretissimo che, in vari modi, più o meno rocamboleschi, e in tempi diversi, è riuscito a visionare e riprodurre dall'archivio del partito comunista sovietico. "Il comunismo non è un sistema politico ... ma una malattia di massa, simile all'epidemia di una peste", è stata una delle numerose affermazioni "forti" di Bukovskij. Adesso, ci viene offerta, con le interessanti testimonianze dei tre ex dissidenti, l'opportunità di riflettere sugli avvenimenti storici che hanno coinvolto la Russia nel corso di questo secolo, attraverso una visuale che potremmo definire senza ironia "privilegiata", propria di coloro che hanno vissuto ed affrontato dall'interno "La mentalità comunista", fornendo una chiave di interpretazione che trova le proprie radici in una cultura profondamente diversa da quella di molti di coloro che in Occidente hanno tentato di comprendere e dare significato alle medesime vicende senza però raggiungere i risultati sperati. Bukovskij chiede un tribunale per i crimini comunisti: "In Italia sono arrivati al potere i comunisti per la prima volta nel dopoguerra, e nessuno è sembrato preoccuparsene. Io temo che noi viviamo in una situazione di schizofrenia morale e non siamo più capaci di dire bianco al bianco e nero al nero. E finché non riusciremo a farlo, finché il comunismo non verrà sottoposto a un processo di Norimberga come quello a cui fu sottoposto il nazismo, non potremo affermare di esserci liberati del comunismo".

    Insomma, lo spettro marxiano che ha regnato in Unione Sovietica e si è aggirato per il mondo scuotendo borghesi e nobili dai loro sonni privilegiati e poi entrato in agonia terminale alla fine degli anni Ottanta, rappresenta ancora un pericolo per il mondo? "Come fenomeno politico - ha sostenuto Bykov - il comunismo è estremamente conservatore, e non consente né da spazio a nessun tipo di riforma. Si può dire che gli scopi sono rimasti quelli che comparivano nel manifesto dell'Internazionale comunista della fine dell'Ottocento, cioè sono rimasti tali e quali. Tuttavia, non dimentichiamo che, con il passare del tempo, i comunisti sono stati costretti a mimetizzarsi, a indossare, di volta in volta, maschere diverse. La prima cosa che fanno è intervenire sulla terminologia. Cambiano le etichette. Non cambiano strategia, ma, in base a considerazioni logistiche, possono decidere di cambiare determinate procedure politiche. La cosa più importante, che non va assolutamente dimenticata, è che sono congenitamente incapaci di cambiare mentalità. La maggior parte dei capi che governano le repubbliche ex sovietiche escono dalle file di gente educata alla rigida scuola del partito, quindi all''etica' del partito. In un passato recente, una decina di anni fa - ha asserito ancora Bykov - la maggior parte di questi individui al vertice del potere nelle varie repubbliche erano funzionari di partito o agenti del KGB, comunque membri dell'apparato, della nomenklatura. Ora come ora, assistiamo a un fenomeno preciso: in tutte le repubbliche, gli uomini potenti, i capi politici spesso sono reclutati nelle file del KGB… E' impossibile che individui usciti da quella scuola siano in grado di realizzare qualcosa di diverso da ciò che è stato loro insegnato. Sono strutturalmente incapaci di realizzare qualcosa di diverso da ciò che è stato loro insegnato. E ne stanno dando prova sia in Russia che in Bielorussia".

    Il comunismo quindi non è mai stato veramente sconfitto, è solamente crollato su se stesso. E sta cercando di rialzare la testa. Per Voltaire, la storia era solo "un quadro di delitti e di sventure".
    Nessuno storico del comunismo è comunque riuscito a darne una definizione più felice di quella che mezzo secolo prima del suo avvento fu formulata da Dostoevskij, in quella pagina esilarante dei Demoni in cui un certo Scigalev, rivelando che partendo dall'idea di un'assoluta libertà si sarebbe arrivati a un dispotismo assoluto, spiegò che il comunismo non può che produrre il contrario di quello che promette.

    (Fabio Ranucci)

 

 
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