I preti in cattedra (41)
di Luigi Rodelli
A Milano, in occasione di una “Missione” indetta da mons. Montini, preti e frati si sono riversati a frotte nelle scuole elementari nel periodo dal 5 al 9 novembre. Una circolare del provveditore agli studi ne dava loro il permesso e annunciava la distribuzione agli alunni di quell’“artistico Diario” su cui avrebbero imparato a discriminare i loro compagni, disegnando in una apposita pagina due pupazzetti (due bambini) e colorandone uno con i “colori più belli” perché ha “la Grazia”, mentre l’altro, che non l’ha, “ipoteticamente si rifiuta di lasciarsi colorare dal suo autore e resta in ombra”. Chi tutelerà dal disprezzo dei loro compagni i bambini ebrei o protestanti o quelli educati dai loro genitori a non sentirsi vincolati ad alcuna chiesa e a nutrirsi di liberi sentimenti? Quel seme inoculato nella infanzia, darà più tardi i suoi frutti di cenere e tosco, disporrà gli uni e gli altri alla reciproca intolleranza, al pregiudizio e all’odio di parte. La conclamata innocenza dei bambini è qui insidiata e tradita da coloro stessi che chiedono di avvicinarli in nome della purezza e dell’amore. La legge civile, quando sia ispirata a principi laici, garantisce la pace religiosa assai meglio di quella “legge di Dio” in nome della quale i sacerdoti commettono simili delitti di lesa umanità. Non sapeva il provveditore agli studi di Milano che la Costituzione della Repubblica italiana (art-3) sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge “senza distinzione di religione”? Perché ha permesso che gli alunni delle scuole elementari prendessero in mano la matita colorata per discriminare l’una dall’altra due figure di bambini?
Ai ragazzi delle scuole medie il provveditore agli studi di Milano ha sottratto un’ora di lezione ogni giorno nel periodo della “Missione”.
A Bergamo si è fatta vacanza il 7 marzo 1957 perché il 7 marzo ricorre la festa di S.Tomaso d’Aquino “patrono della gioventù studiosa”. A Trento e a Genova e altrove i provveditori agli studi hanno disposto che in quel giorno alunni e insegnanti andassero a messa prima di cominciare le lezioni. A Perugia il provveditore agli studi autorizza (novembre 1957) i missionari della “Pro Civitate Christiana) ad entrare nelle varie scuole della città per parlare agli alunni per due giorni di seguito durante le ore di lezione. Non c’è ormai provincia di quest’Italia, culla del cattolicesimo, che non sia oggetto di qualche “missione” e dove il provveditore agli studi, che è un funzionario dello Stato, non si faccia battistrada o caudatario dei “missionari”.
Il Provveditorato agli studi di Lucca, pregato dal Comitato per l’Anno Mariano della Parrocchia di S.Paolino, ha concesso il permesso agli alunni delle scuole elementari di frequentare le conferenze che i P.P.Missionari terranno appositamente per loro al mattino dalle ore 10,30 alle 11,30 e nel pomeriggio dalle 15,30 alle 16,30. I sigg. maestri delle scuole Lambruschini e Pascoli interromperanno le lezioni in tempo utile ed accompagneranno le rispettive scolaresche fino alla chiesa.
I maestri non sono obbligati a entrare in chiesa, ma ad accompagnare le scolaresche “fino alla chiesa”. Però – osservava Salvemini – se entreranno faranno opera prudente; e se non entreranno, ci sarà qualcuno che ne prenderà nota, e se ne ricorderà. “Quello che più ripugna in ordinanze di questo genere è la vigliaccheria e ipocrisia”. Le scolaresche saranno, in ogni caso, consegnate in blocco al clero.
Altri elementi significativi si ricavano da un comunicato del preside dell’istituto tecnico di Brindisi del 1 aprile 1953:
Questa mattina – il 1 aprile – presso l’Istituto tecnico commerciale e per geometri “G.Marconi” di Brindisi, presenti il preside prof. Lovero e tutto il corpo insegnante, si è svolta la cerimonia per il precetto pasquale a tutti gli alunni. L’arcivescovo Mons. Defilippis ha rivolto a tutti paterne parole di fede.
In questo caso anche se tutti gli alunni avessero consentito a soddisfare il precetto pasquale, il fatto stesso che la scuola sia stata trasformata in luogo di culto, per ordine del preside e con la collaborazione di tutto il corpo insegnante, costituisce una indebita pressione morale. L’anno innanzi, nel medesimo istituto tecnico, la cerimonia del precetto pasquale “fu preceduta da una piuttosto lunga e ben organizzata preparazione, durante la quale si alternarono al microfono della Presidenza dell’istituto e laici e sacerdoti a parlare dei sacramenti della penitenza e della eucaristia, interrompendo nelle aule, il normale corso delle lezioni e obbligando, così, ad ascoltare, senza neppure possibilità di commento, gli alunni che avessero chiesto l’esonero dalle lezioni di religione e i professori non cattolici; poi le aule vennero trasformate in confessionali, l’Aula Magna in cappella, e il mercoledì santo ci fu la comunione generale”.
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