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  1. #11
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Pieffebi
    La geografia? Questa è bella. Dove diavolo pensate che siano Mosca, Pietroburgo, Volgograd, e tutte le principale città della Russia?

    Shalom!!
    Sono ex comuniste. E quindi non possono far parte dell'Europa. Vorrai mica qualche ex KGB che voleva metterti i un gulag, a capo di qualche importante commissione o nella stanza dei bottoni?

  2. #12
    email non funzionante
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    Predefinito Dopo averci ben ponzato...

    ...ecco dario in aiuto ad antonio:"...è formato da comunisti ed ex-comunisti, notoriamente non abilitati a governare l'Italia (Berluskas dixit)".
    Questo, scrive dario.

    Mentre invece, ovviamente, questo dovrebbe rinfacciarlo agli elettori italiani, che sono gli unici a legittimare se i comunisti e gli ex tali siano o non siano abilitati a governare l'Italia.
    Come fanno a vederli, i poveri elettori, questi comunisti o ex tali se li trovi sempre nascosti dietro il "solito idiota" di turno?

    Come trovano il coraggio a votarli ancora se la volta che hanno avuta l'occasione buona se la sono giocata scacciandosi a vicenda da Palazzo Chigi, dandosi imbecilli pedate nel sedere? (cfr. Prodi-D'Alema-Amato-Rutelli).

    Ripeto: grazie per l'aiuto....e ovviamente scordatevi il buon rendere.

  3. #13
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: Re: Re: Questa "molto onorevole"...

    Originally posted by Pieffebi
    Si i comunisti delle Brigate Rosse quando azzoppavano Montanelli o assassinavano Tobagi.....li chiamavano pennivendoli, senza però l'ipocrisia di usare il bel termine (da estremista antidemocratico) subito dopo aver retoricamente affermato di NON volerlo usare.......
    Che dire dei dipendenti di quell'imprenditore che voleva comprare lo SME dal compagnuccio Prodi a prezzo di svendita e che ha scatenato i suoi dipendenti giornalisti per sostenere le campagne giudiziare contro chi ....impedì questo scempio?

    Shalom
    Pecorelli, Fava... dimenticati? E i giudici Chinnici, Borsellino, quello della famosa intervista...

    La tua memoria non accede alla maggior parte delle informazioni.

  4. #14
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Pieffebi
    Ottimi organi di stampa... al contrario di quelli che indicano gli obiettivi.......a taluni compagni "che sbagliano" di cui si insiste a proporre il linguaggio squallido]....... e che sono colti dal Travaglio della Disinformazione. Ossia la spazzatura che legge di solito lei.........

    Shalom
    Ti do questo da leggere, un articolo di Marco Travaglio che ricorda quando Guzzanti (Il Giornale) difendeva De Benedetti

    ---

    Quando Guzzanti trattava male Berlusconi e difendeva De Benedetti

    da un articolo per l'Unità

    In uno degli articoli che ogni tanto il Giornale gli pubblica per pietà cristiana, il senatore italoforzuto Paolo Guzzanti se la prende con l’autore di questa rubrica, reo di avergli ricordato “di essere stato un giornalista di Repubblica ai tempi delle vicende Sme e Lodo Mondadori, dunque un dipendente di De Benedetti”. Circostanza a suo dire falsa, in quanto “io all’epoca di quei fatti non ero affatto a Repubblica, ma alla Stampa, apertamente schierato con il presidente Cossiga, bersaglio dell’attacco dei giornali di De Benedetti”. Dunque, chi scrive sarebbe “un esemplare perfetto della scuola del nuovo giornalismo che usa la bugia come mazza ferrata”. Come dubitare della parola di Guzzanti, a proposito della carriera di Guzzanti? Se lui giura che non stava più a Repubblica, c’è da credergli, salvo immaginare che menta anche sulla propria biografia o non ricordi più quel che fa.

    Prima di scusarci per l’errore, però, abbiamo controllato. E abbiamo tragicamente scoperto che: il caso Sme risale al 1985-86; il Lodo Mondadori è del 20 giugno ’90; Guzzanti ha lasciato Repubblica il 31 agosto 1990. Cioè dopo. Uno dirà: magari non se ne occupava direttamente, e se n’è scordato. Purtroppo non è così. A meno che il Paolo Guzzanti che il 30 maggio 1985 firmò su Repubblica l’articolo “Arriva la cordata dell’ultima ora” fosse un omonimo, o uno pseudonimo, o un apocrifo, magari un figlio burlone o una spia del Comintern (vedi dossier Mitrokhin) mandata a screditare con 18 anni di anticipo il futuro senatore Guzzanti. Dai salamelecchi riservati al principale del momento, si direbbe la stessa persona (De Benedetti “arriva da Ivrea nella Capitale a bordo del suo jet-executive” per “andare a dormire nel suo elegante appartamento romano”).

    Dalla ricostruzione del caso Sme, si direbbe che fosse un altro. Guzzanti modello ’85 denuncia l’”incursione di disturbo dell’avvocato Scalera, venuto ad annunciare l’arrivo di un’armata di compratori” (era il compagno di scuola di Previti, che offriva 550 miliardi a nome di Berlusconi, ma senza dirlo”), salvo poi “sparire”: “le sue armate non erano mai state schierate sul campo” e “l’accordo fra Iri e De Benedetti era ancora valido, per di più certificato, in linea di principio, dai ministri del Cipi. Dunque che si stava aspettando?”. Già, che aspettavano quei tiratardi del governo Craxi a ratificare quella che lui e il suo nuovo principale, oggi, chiamano “la svendita della Sme” a De Benedetti?

    “Darida non firmava, le ore passavano”, e “la Ferrero, nel giro di una notte, cambiava linea”: prima “non pensava affatto di imbarcarsi nell’impresa”, poi il suo avvocato Grande Stevens “fu costretto a smentire se stesso”. Insomma, “improvvisamente le armate dei Nuovi Acquirenti erano comparse all’alba dalle brume, dopo tanti giorni e notti in attesa di un esercito fantasma”. Provocando, fra l’altro, “sonni agitati e interrotti” al povero Ingegnere, il che non è mai carino. E poi quel Berlusconi, davvero insopportabile. Guzzanti lo sbeffeggiava da par suo: “Che ci fa tra i panettoni un impresario di networks (con la s, ndr) televisivi, per di più in liquidità languida?”.

    Svendita? Tangenti? Nemmeno per sogno. Il Guzzanti di allora sentiva puzza di bruciato, ma a tutt’altro proposito. C’erano “pressioni” politiche contro l’accordo, minacce di Amato a Darida (“passato al campo anti-debenedettiano”, fornendo “agli avversari di De Benedetti ciò che non avevano: il tempo”). E chissà quali “argomenti efficaci” avranno usato Craxi e Altissimo per convincere Ferrero e Barilla a imbarcarsi nell’affare. Meglio non approfondire. Ma “l’idea che all’origine della “terza cordata” ci fosse il partito socialista era, più che diffusa, banale. Era noto il fastidio con cui Craxi aveva appreso dell’operazione Prodi-De Benedetti”. Enrico Manca tentava di sostenere la cordata Berlusconi, che offriva 600 miliardi, ma Guzzanti lo stroncava: “I nuovi acquirenti siano notoriamente inclini a smembrare la Sme, un pezzo a Berlusconi e due pezzi agli altri, senza avere obblighi occupazionali, meridionali e di protezione all’ingresso di società straniere”. Chiare le intenzioni del Cavaliere Nero? Comprare la Sme, smembrarle, gettare sulla strada migliaia di famiglie, per giunta meridionali, e poi mandare tutto all’estero. Fortuna che “De Benedetti non si è affatto ritirato dalla competizione”.

    Questo il Guzzanti annata 1985, molto diverso dall’odierno. Come convivono nella stessa persona? Due le risposte possibili. 1) Guzzanti, nonostante l’età, s’è iscritto alla “scuola del nuovo giornalismo che usa la bugia come mazza ferrata”. 2) Guzzanti è un po’ come Picasso: dal periodo rosa, durato una ventina d’anni, è passato disinvoltamente al periodo azzurro, in concomitanza con la “discesa in campo” del Cavaliere. Ma senza traumi interiori: a ogni reincarnazione, infatti, rimuove la precedente. Dal 1994, festeggia i compleanni insieme a Forza Italia. E crede di avere 9 anni.

 

 
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