IN QUATTRO ARTICOLI UNA VOLONTA' COMUNE
Il no alle scorie è condensato in quattro articoli di legge. Tanto basta per affermare che la Sardegna non può e non deve diventare la pattumiera nicleare del Paese. Oltre il principio -sancito proprio nell'art. 1- con il quale il consiglio regionale fonda la sua posizione invocando i poteri derivanti dalla statuto speciale e il principio di precauzione vigente nella normativa internazionale, c'è un elemento che merita una grande attenzione.
E cioè la volontà di procedere ad una verifica se nell'Isola esistano già forme di inquinamento ambientale legate a fonti energetiche nucleari.
E lo strumento di questa attività di verifica non sono solo le strutture regionali che già svolgono funzioni e mansioni di controllo. L'art. 2, infatti dice che, entro 10 giorni dall'entrata in vigore della legge sarà nominata una commissione d'inchiesta con il compito di verificare e monitorare nell'isola ogni eventuale presenza di materiali radioattivi.
Si tratta di un'iniziativa di non poco conto, perchè finora si è parlato del rischio dell'arrivo di spazzatura nucleare, ma nulla è stato detto sul fatto che materiale di questo tipo sia già arrivato in Sardegna.
Per ora si tratta solo di voci - alcune anche abbastanza allarmanti -, ma si sussurra che qualcosa sia già approdato nell'isola.
In ogni caso, resta sempre aperto il problema della presenza dei sommergibili a propulsione nucleare nell'arcipelago della Maddalena. Ma questo è un problema che sta diventando sempre più attuale ed è stato invocato in molti interventi del dibattito di ieri in consiglio regionale.
Un altro principio di grande importanza è fissato nell'ultimo comma dell'art. 2. E cioè che il consiglio regionale <<promuove l'adozione di apposite norme di attuazione statutarie che regolino i controlli e le azioni amministrative necessarie per l'effettiva denuclearizzazione del territorio>>.
In parole povere, questo significa che la Regione interverrà perchè il principio fondamentale della legge venga rispettato.
Ma non basta, viene infatti anche garantito un servizio di vigilanza e monitoraggio continuo sul territorio. Nell'art. 3, infatti, si legge :<< La Regione, attraverso le proprie strutture preposte alla vigilanza ambientale e sanitaria, cura la rilevazione tecnica e strumentale di presenze nell'isola di materiale nucleari e adotta le misure di prevenzione necessarie per impedire ogni contiguità con le popolazioni e le strutture civili insediate, nonchè l'immissione di nuove e ulteriori consistenze dei medesimi materiali>>.
Una legge non molto articolata, si dirà, ma sicuramente un primo passo importante per frenare certe tendenze.
Sicuramente un buon inizio.
Da La Nuova Sardegna del 02/07/2003




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