6/9/2003
Giorgio Francesconi, iTALIA
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Ce li meritiamo i rifiuti radioattivi, noi sardi. Perché in fondo non è cambiato molto da quando Carlo V ci qualificava “Pocos, locos y male unidos”. Sbraitino pure Mario Melis e Francesco Cossiga, due politici che la loro bella pronuncia calcata l’hanno fieramente mantenuta senza cedere alle lusinghe dei maestri di dizione: uno è stato un simbolo del sardismo quando il loro vento soffiava forte e all’altro si riconosca pure di avere interpretato fuori dalle righe il ruolo di Capo dello Stato, ma tutti e due non sono stati capaci di far avanzare la Sardegna nella considerazione dei potenti. Ultima era, ultima è rimasta. Ed eccoci qua, nell’anno del Signore 2003, di fronte ad un futuro da discarica, denso di uranio e tumori. Lungi da me volervi proporre il solito sermone di certi integralisti per i quali un sardo è sardo solo se indossa pantaloni di velluto e berritta. Io sono sardo, ma l’abito di velluto lo metto solo quando pare a me e alla berritta non ho mai seriamente pensato. E sono sardista perché - escluse ragioni coreografiche e convinto che il tipo d’indumenti che uno porta ben poco c’entri – credo nelle possibilità della Sardegna e nelle qualità di coloro che vi abitano. Ma torniamo a Carlo V… Pocos lo siamo numericamente, salvo nei mesi estivi quando arrivano milioni di turisti da tutto il mondo. Che Dio li benedica, ci portano soldi e nuovi orizzonti, ma a loro ben poco interessa del nostri futuro, e saremmo sprovveduti se noi lo pretendessimo. Certo, tra questi turisti ce n’è anche qualcuno che forse il dovere di difenderci l’avrebbe, non foss’altro perché apprezza il nostro mare almeno quanto il nostro elettorato.. Comunque al nostro futuro dobbiamo pensare noi, ma siccome siamo rimasti pochi come ai tempi delle malarie fulminanti abbiamo proporzionale rappresentanza nelle sedi impoprtanti. Credete ci sia molta differenza tra la decisione di riempirci di mondezza radioattiva e l’assoluta indifferenza del Governo verso le stragi sulla 131? Tutte e due sono figlie della stessa mamma, l’incapacità di far valere i nostri diritti anche per mancanza di un numero congruo di rappresentanti. E quelli che abbiamo, evidentemente… Locos, pazzi, lo siamo forse meno di una volta, ma qualche briciolo di follia si è trasformato in disonestà. Se invece di rappresentare il potente di turno in Sardegna, qualcuno rappresentasse chi lo ha eletto questo non accadrebbe. E se così fosse, cioè se i nostri più autorevoli amministratori recidessero i legami con questi potenti con ponderosi libri paga, non saremmo nemmeno male unidos. Ma questo non succederà mai, temo. E i rifiuti radioattivi non possono che arrivare in Sardegna, chissenefrega di un popolo Pocos, locos y male unidos?
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6/9/2003
tonio, roma
Date un'occhiata qui: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...175776,00.html
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6/9/2003
Gianni, Cagliari
Uno dei possibili modi, per impedire, lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, potrebbe essere quello di occupare i possibili siti, prima che arrivino le scorie radioattive. I vari comuni interessati, dovrebbero lottizzare le zone, e renderle abitate, o perlomeno abitabili, con alberghi, centri-studio,musei ecc. qualsiasi cosa, che serva a occupare le zone, prima che arrivino le scorie.
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6/9/2003
Costa, Oristano
La politca italiana vale poco in confronto all' america ma quella sarda vale nulla in confronto a quella italiana.Lasciando perdere il fatto che dal nucleare (a quanto si dice) la Sardegna ha guadagnato solo le scorie, noi paghiamo fior di tasse alla regione: invece di perdere tempo a discutere sulla presenza opportuna o meno della bandiera della pace in aula regionale (costo della seduta 20.000 € notizia letta sull' unione) dovrebbero unirsi tutti e impedire che avvenga lo scempio. Ma sopratutto i politici a Roma dovrebbero porre rimedio alle loro malefatte perche non si puo far impiantare le centrali e poi toglierle il tutto per prendere voti
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6/9/2003
ELIO ASTE, NUORO
Qualche controverso solone cerca di tranquillizzare gli sprovveduti circa la relativa inocuità dei rifiuti nucleari. Ho notato con piacere che gran parte dei giovani non abbocca e con decisione rifiuta giustamente d'ipotecare per i secoli a venire il futuro della terra ove sono nati, ove vivono e vivranno loro ed i loro discendenti. Non accettano di distruggere le speranze e le uniche prospettive di lavoro che in quest'isola ancora son rimaste. Nessuna contropartita li ripagherà mai di tutto ciò che potrebbe loro accadere! Gli effetti devastanti d'un eventuale introduzione delle scorie radioattive nell'isola più che biologici saranno soprattutto economici, poiché condurranno al completo tracollo di quell'economia e del suo indotto, che ancora "tira" in Sardegna: l'industria turistica e dell'ambiente. Tutto il resto attualmente è quasi desertificazione. Ottana insegna. Vogliamo che muoia l'unica "chance" dei Sardi? Vogliamo trasformare l'isola in una regione alla mercè dei sussidi governativi, senza dignità e senza possibilità di rinascita? Ho sentito dire in giro che i Sardi non ci stanno e possono giungere ad organizzare anche una difesa ed una reazione armata. Vogliamo davvero innescare una situazione a dir poco catastrofica e con conseguenze imprevidibili, foriera di congiunzione con molte frange estremiste e terroristiche? Eppure l'esempio della vicina Corsica potrebbe insegnare qualcosa. E in fatto di temperamento i Sardi non son certamente meno dei Corsi: mai scherzare col fuoco!
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6/9/2003
Antonio Brundu, Orani
Salve a tutti nuovamente. Volete partecipare al quiz “Chi vuol esser radioattivo?” ? Il gioco è semplice: basta utilizzare in modo “appropriato” la lingua con certi personaggi per poter diventare possessori di un quintale di scorie radioattive con il quale potremo far giocare i nostri figli in tutta tranquillità. Quelli più fortunati possono addirittura acquistare fosforescenza per essere visti anche di notte. Comunque alla fine vincono un po’ tutti, con i premi che verranno dilazionati nel tempo ed elargiti ai nostri figli che magari godranno del vantaggio di avere un occhio in più. L’importante è partecipare, ma si partecipa anche senza volerlo. A parte queste battute sciocche che però non sono completamente prive di senso, io sono già intervenuto in questo forum un paio di volte, anche se non da subito, perché non me la sentivo ancora di esprimere il mio parere. Avevo appreso già da subito l’intenzione del PdC (che politicamente la pensa in modo quasi contrario alla mia ideologia) di portare in Sardegna tonnellate di innocenti scorie radioattive, però non mi sono fatto condizionare dagli allarmismi che pure sono giustissimi e meritevoli di considerazione. Ho preferito riflettere, meditare su quanto avevamo discusso due anni fa con il professor Randaccio, che mi aveva assicurato sulla non pericolosità delle scorie nucleari. In effetti il fumo delle sigarette cagiona la morte di tantissime persone ogni anno, e non vorrei assolutamente far crescere i miei figli in mezzo a tutte quelle ventimila sostanze tossiche che vengono liberate da quel tubicino assassino. Il fumo contiene una cinquantina di sostanze potenzialmente cancerogene, ma in questo forum non dobbiamo parlare degli effetti del fumo. In questo forum siamo chiamati a rispondere su un altro problema che è la radioattività, fenomeno naturale come è naturale la pianta del tabacco e come sono naturali gli incendi (che possono colpire anche una piantagione di tabacco). Purtroppo errare è umano, gli incidenti sono molto frequenti e la messa in sicurezza di depositi di scorie nucleari potrebbe alla fine non essere poi così tanto sicura. La frequenza degli incidenti, nonostante possa essere ridotta, è sempre molto alta, perché basterebbe una sola perdita di ingenti quantità di materiale radioattivo per rendere silenziosa la nostra terra. Parlando con i miei colleghi dicevo loro di non preoccuparsi, che se le scorie fossero state stoccate in modo adeguato e in piccoli quantitativi non avrebbero provocato effetti rilevanti (a breve termine), ricordando sempre i discorsi affrontati con il professor Randaccio. Ma ciò che mi da fastidio è avere in Sardegna roba non nostra. Non vogliamo regali di questo tipo. Riflettendo poi sui numerosi incidenti, sul fatto che bisogna stare attenti perché non si conosce mai abbastanza e sull’effettiva pericolosità della radioattività ho deciso di intervenire, nonostante avessi già da subito una posizione, anche se piuttosto moderata. Io sono totalmente contro la proposta del PdC, non perché provenga dall’ala politica avversa alla mia (in questo senso sono obiettivo perché se il governo facesse buone proposte sarei il primo a dirlo), ma perché è una notevole ingiustizia. La Sardegna è sempre stata il granaio di Roma, del Piemonte, dei toscani e di tutti quelli che ci hanno mangiato e che ci mangiano sopra, come gli imprenditori continentali di Ottana che hanno già annunciato la triste chiusura della Monte Fibre. Se adesso ci dobbiamo tenere anche i loro rifiuti…se la stanno ridendo sotto i baffi, considerano il sardo fesso e a loro non darebbe fastidio se le scorie ci facessero fuori, perché tanto i sardi per l’Italia è solo un peso. Verranno ancora studiosi da tutto il mondo per analizzare il fenomeno della longevità? La Sardegna sarà ancora l’isola della salute? Ce ne hanno fatte di cotte e di crude, però il sardo è ancora succube. Mi chiedo ad esempio come un sardo possa tifare Juventus dopo che i piemontesi hanno pelato tutte le nostre montagne e speculato sulle nostre miniere, ora abbandonate e pronte ad accogliere i rifiuti delle loro produzioni? Ma non è neanche di questo che dobbiamo parlare. Dobbiamo invece ricordare che la nostra storia ha avuto anche momenti di gloria, come a Pratobello, ad Orgosolo. Lo Stato voleva insediare un presidio militare nel quale fare esercitazioni. Gli orgolesi sono insorti tutti sotto la stessa bandiera, uomini, giovani, donne, vecchi, bambini, comunisti, democratici…lo Stato si è arreso e Orgosolo ha mantenuto la sua identità e i suoi valori, e la sua salute. Magari ora in quelle campagne sperimenterebbero l’utilizzo di nuove armi, magari con uranio impoverito…Ho fatto un discorso lungo e tedioso, ma riassumo tutto in tre parole, unendomi a quanto detto dalle mie colleghe: NO ALLE SCORIE P.S. per Francesca: non so se stasera riuscirò a salire a Nuoro per il convegno perché sono reduce da altri impegni, cmq vi farò sapere, ciao
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6/9/2003
Federica Mossa, Cagliari
Cittadini/e e associazioni interessati al problema del possibile arrivo delle scorie in Sardegna, continuano i loro lavori incontrandosi martedi 10 giugno ore 18 in via Lanusei 19 a Cagliari. Accorriamo numerosi ... Ordine del giorno: - proposta e iniziative concrete - varie ed eventuali MASSIMA DIFFUSIONE
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6/9/2003
Franco N. Ivrea!
Non sarà bello ciò che sto per scrivere, ma purtroppo più passa il tempo e più mi rendo conto che i nostri politici non stanno facendo ASSOLUTAMENTE NIENTE per impedire che ci scarichino i rifiuti nucleari sulla nostra terra. Mai come in questo momento noi Sardi dobbiamo restare uniti e compatti e, se possibile, fare tutto il possibile in modo che nei nostri porti non attracchino le navi contenenti i veleni radioattivi - come ben saprete, le scorie nucleari non possono essere trasportate sugli aeromobili e quindi è scontato che arriveranno per mare e noi sappiamo benissimo dove sono situati i porti della nostra isola -. Poi un'altro quesito che voglio porre e spero che qualche gentile lettore del nostro quotidiano "L'Unione Sarda" mi risponda è questo:- Se in Sardegna non arriva nemmeno lo 0,0000000001 Watt di energia elettrica, come mai ce le vogliono scaricare proprio a casa nostra? Cosa centriamo noi? Forse perchè siamo in un'isola lontana dalle loro case e quindi se succede qualcosa loro hanno -scusate la parola, ma devo - il culo riparato, tanto la Sardegna è lontana e a loro non gliene può fregare meno di niente? Se non riusciremo a bloccarli, in Sardegna aumenterànno a dismisura le persone che si ammaleranno di tumori e noi questo non ce lo possiamo permettere; non basta quante persone ogni giorno perdono la vita in incidenti stradali nelle nostre strade malconce e trascurate. Ormai viviamo in un'isola abbandonata a se; nelle televisioni sentiamo parlare solo dei Vip che vengono a trascorrere le vacanze nei nostri mari e a sporcarci le spiagge per poi andarsene col loro menefreghismo (s'andada de su fumu chi fezzana issoso). Se dovessero portarci le scorie radioattive io rientrerò in Sardegna e parteciperò di persona per evitare che le navi della morte attracchino sui nostri porti; proprio per questo motivo chiedo una cosa ai miei conterranei:- STIAMO TUTTI UNITI E COMBATTIAMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE CONTRO I MALFATTORI. "FORZA PARIS E SA VIDA PRO SA PATRIA"! Pensate un pò se fra 1000 anni gli archeologhi scaveranno in Sardegna per trovare tracce del nostro passato, invece di trovare ciò troveranno queste "belle" casse di piombo sigillate con lo stemma nucleare. Facciamo in modo che ciò non accada!!!! Spero che qualcuno dia qualche risposta alle mie domande!!!!!!
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6/9/2003
Giuseppe, Cagliari
Vorrei dire soltanto questo: le scorie devono essere smaltite dove sono state "create"; "e come se io portassi la mia spazzatura a casa di un altro", figo; complimenti a chi pensa di fare una cosa del genere!; perchè le scorie non restano dove sono state fino adesso?. Noi Sardi abbiamo già altri problemi a cui pensare senza che ci venga accollato quest'altro inquinante e allarmante problema.
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6/9/2003
Antonio, Quartu Sant'Elena (CA)
Be, ragazzi, che dire? Sono sdegnato e preocupato. Sono sdegnato per la poca considerazione di cui noi Sardi, inteso come popolo, godiamo in Italia. Sono preocupato, perchè non capisco quanto siamo maturi come popolo, cioè se finalmente abbiamo capito che se non lottiamo noi per i nostri interessi e per i nostri diritti, non lo faranno di certo dall'altra parte del mare... E sono preocupato perchè fatti di questo tipo dovrebbero risvegliare l'orgoglio di tutti i Sardi del mondo, sopratutto di tutti i nostri rapresentanti politici senza distinzione di partito, ma tutti sotto un unica bandiera, quella della storica, gloriosa e unica bandiera Sarda dei Quattro Mori. Incominciamo con lo scrivere su un foglio "NO ALLE SCORIE RADIOATTIVE" e appendiamolo sulle nostre macchine un gesto semplice che può far vedere che questa volta siamo uniti. Forza Paris.
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