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  1. #41
    Obama for president
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    PENA DI MORTE: deterrenza

    L'argomentazione più frequente a favore della pena di morte è la deterrenza: condannare a morte un trasgressore dissuaderebbe altre persone dal commettere lo stesso reato. L'argomento della deterrenza non è però così valido, per diversi motivi.

    Nel caso, per esempio, del reato di omicidio, sarebbe difficile affermare che tutti o gran parte degli omicidi vengano commessi dai colpevoli dopo averne calcolato le conseguenze. Molto spesso gli omicidi avvengono in momenti di particolare ira oppure sotto l'effetto di droghe o di alcool oppure ancora in momenti di panico.In nessuno di questi casi si può pensare che il timore della pena di morte possa agire da deterrente.

    Inoltre la tesi della deterrenza non è assolutamente confermata dai fatti. Se infatti la pena di morte fosse un deterrente si dovrebbe registrare nei paesi mantenitori un continuo calo dei reati punibili con la morte e i paesi che mantengono la pena di morte dovrebbero avere un tasso di criminalità minore rispetto ai paesi abolizionisti. Nessuno studio è però mai riuscito a dimostrare queste affermazioni e a mettere in relazione la pena di morte con il tasso di criminalità.

    Un'analisi delle percentuali di omicidi in paesi abolizionisti e mantenitori ha dimostrato che i paesi mantenitori hanno in genere una percentuale maggiore. Taleanalisi prendeva in considerazione i cinque paesi abolizionisti ed i cinque paesi mantenitori con il maggior numero di omicidi. Confrontando i dati, l'analisi conferma che nei cinque paesi abolizionisti il tasso più alto di omicidi era 11.6 per 100.000 persone, mentre nei paesi mantenitori il tasso più elevato era 41.6 per 100.000 persone.

    Vi sono inoltre dati sulla criminalità di vari paesi che dimostrano come l'abolizione della pena di morte non comporti alcun aumento della criminalità.
    In Giamaica, per esempio, durante una sospensione della pena di morte tra il 1976 ed il 1980, si verificarono poche variazioni nel tasso di omicidi. In Canada il tasso di omicidi per 100.000 persone scese da un massimo di 3.09 nel 1975, anno precedente l'abolizione, a 2.41 nel 1980 e da allora è rimasto relativamente stabile. Nel 1993, 17 anni dopo l'abolizione, il tasso di omicidi era 2.19 per 100.000 persone, vale a dire il 27% in meno rispetto al 1975. Un recente studio condotto in California ha dimostrato che nei 15 anni in cui la California eseguiva condanne a morte molto frequentemente (circa una ogni due mesi, dal 1952 al 1967) il numero di omicidi è aumentato di circa il 10% ogni anno. Tra il 1967 ed il 1991, periodo in cui non hanno avuto luogo esecuzioni, l'aumento medio annuale era del 4.8%. Lo stesso studio dimostra anche l'esistenza di ciò che viene denominato effetto brutalizzante della pena di morte: nei 4 mesi precedenti l'esecuzione di Robert Harris in California, avvenuta nel 1992, la media mensile di omicidi nello stato era 306 mentre nei 4 mesi successivi la stessa esecuzione tale numero salì a 333, registrando un aumento del 9%. Uno studio simile ha dimostrato che nello stato di New York, nel periodo in cui venivano eseguite più condanne a morte che nel resto del paese, cioè tra il 1907 ed il 1963, si registravano in media due omicidi in più ogni mese immediatamente successivo ad un'esecuzione.

    I molti studi effettuati sull'argomento hanno quindi dimostrato come sia impossibile affermare con chiarezza che la pena di morte abbia un potere deterrente.

    Lo studio più recente sulla relazione tra la pena di morte ed il tasso di omicidi, condotto per le Nazioni Unite nel 1988, ha concluso che "questa ricerca non ha fornito alcuna prova scientifica del fatto che le esecuzioni abbiano un effetto deterrente maggiore rispetto all'ergastolo. è improbabile che si ottenga mai questa prova scientifica. Lo studio non fornisce alcun fondamento alla tesi della deterrenza".


    Fonte amnesty international

  2. #42
    Re del Fondoscala
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    In origine postato da Ulan
    L’esecuzione capitale è un omicidio, ciò non si discute ma tutte le civiltà, in ogni tempo, hanno ritenuti tollerabili, opportuni o doverosi alcuni tipi d’omicidio.
    Il delitto d’onore e l’infanticidio (l’eliminazione dei deformi e delle bambine, pratica che ci fa pensare alla lontana Cina, era comune anche qui almeno fino a tutto il ‘600) sono stati e restano abbondantemente diffusi ai quattro angoli del globo.
    Tralasciando pratiche esotiche come il rogo della vedova o l’antropofagia rituale e quelle desuete come il duello che, non dimentichiamolo, come il baciamano, era in voga solo ottant’anni fa, ci sono sempre la legittima difesa, la guerra e l’aborto.
    Se le prime due non c’è unanime accordo il terzo è addirittura stato elevato a diritto inalienabile della donna.
    Si può filosofeggiare se sia il prezzo da pagare per la civiltà od il suo frutto perverso ma è innegabile che questa smania distruttiva dei prorî simili è una caratteristica peculiare della nostra specie, altro che sacralità della vita.
    Oggi la società considera lecito ed opportuno l’aborto ed è orientata a ritenere tale anche l’eutanasia mentre l’appendere un delinquente finche morte non sopravvenga, più che un tabù, è uno scandalo, una vergogna.
    Non entro nel merito degli omicidi accettati anche se mi pare, sul piano logico, assai più difendibile la pena di morte di quanto non lo sia l’aborto.
    Né realmente auspico che in questo Paese tornino ad alzarsi le forche, almeno finché ci sarà questa magistratura e questo sistema giudiziario antigarantista.
    Già perch’è una fesseria degna di Maurizio Costanzo l’affermazione che il garantismo riguardi l’espiazione della pena.
    Esso non ha nulla che vedere con la severità, lo scopo ed il senso della punizione, riguarda solo la fase processuale.
    L’imputato abbia un processo dove possa controbattere in maniera piena e completa ad accuse chiare, non modificabili, basate su leggi certe e antecedenti al reato.
    Sia giudicato da un magistrato che nulla abbia da perdere o guadagnare dalla sua condanna e lo sia secondo una procedura fissa ed immodificabile.
    Questo è il giusto processo, questo è garantismo ma, una volta giudicato colpevole, che tipo di pena gli venga comminata è altra cosa.
    S’è intollerabile un intervento “democratico” nel processo (la verità non dipende dalla maggioranza) è assolutamente logico che i modi e le graduazioni della pena vengano decise dal popolo sovrano.
    In Italia è tutto il contrario: prima si viene arrestati ed incarcerati (con estrema generosità) e si subisce il linciaggio della stampa poi, molto poi, arriva il processo, alla fine se si è assolti tanti saluti, pochi risarcimenti e spesso il fango dell’insinuazione, se si è condannati la libertà praticamente certa.
    Permessi e permessini come se piovesse in nome della “pena rieducativa” che sa tanto di gulag ma, a Sud delle Alpi, diventa una farsa.
    La costituzione impone la rieducazione, se questa non è né l’ultima né la più autorevole delle filosofie della pena, di certo, dal punto di vista statistico, è un fallimento.
    L’esperienza ed il buon senso ci dicono ch’è più facile trovare un alce in giardino che un delinquente rieducato per strada.
    Ma nell’Italia dove si giudica anche a furor di popolo, il popolo non può scegliersi un’altra filosofia del pena perché qualcuno l’ha costituzionalizzata, cioè resa più immutabile delle tavole del Sinai.
    In questo quadro è evidente che rimettere o meno il boia al lavoro è l’ultimo dei problemi.
    Tuttavia trovo intollerabile l’arroganza dei rumorosi detrattori del capestro.
    I più parlano a vanvera di barbarie ignorando l’ABC del pensiero occidentale.
    Da Aristotele ad Hegel, passando per San Tommaso ed il mite Kant, tutti si sono espressi, con motivazioni diverse, per l’opportunità o la necessità della pena capitale.
    Quelli che lo sanno glissano e la buttano su di un generico “senso d’umanità” che, evidentemente, doveva mancare a tipi come San Paolo noto forcaiolo (e maschilista ma questa è un’altra storia).
    È patetico come s’ingegnino a spiegare che tutti questi giganti del pensiero abbiano sbagliato contraddicendo un puffo della filosofia come Beccaria e non l’inverso ma l’apice del grottesco lo raggiunge l’affermazione “la pena di morte è estranea alla civiltà giuridica europea”.
    Kant era prussiano o watusso? Aristotele insegnò nella fulgida Atene o nella peccaminosa Zanzibar?
    Santa Romana Chiesa poi, per essere “a la page” definisce inopportuno il patibolo.
    Certo per definirlo illegittimo dovrebbe bruciare molte pagine delle Sacre Scritture cosa che molti preti, ansiosi d’accostarsi al marxismo-vetronismo, vorrebbero fare ma è difficile non avendo la Chiesa Cattolica l’esclusiva delle Scritture medesime, anzi.
    Infine, suprema delle fesserie, “la pena di morte non è democratica”.
    A parte il fatto che la pena non dev’essere democratica ma giusta (per quanto la giustizia non sia di questo mondo), ecco un fulgido esempio di democrazia: nel 1980 il democratico Mitterand abolì democraticamente la Gigliottina contro il parere del 60% dei francesi.
    Quest’accusa sgangherata viene poi rivolta con furore contro gli Stati Uniti che non se ne curano minimamente.
    Del resto in un paese il cui sistema politico e giudiziario è basato sulla teoria del contratto sociale di Locke e Montesquieu (non quella di Rousseau), dove la dominante cultura protestante porta persino i cattolici a leggere la Bibbia, dov’è secolare la dimestichezza con la democrazia intesa come volontà della maggioranza e non quella dei democratici, è ovvio che si friggano i criminali risultati tali dopo in regolare processo.
    Per concludere un indovinello, chi l’ha detto? «se fai il male allora devi temere poiché l’Autorità non porta la spada inutilmente essendo al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male».
    bellissimo

  3. #43
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    Predefinito Re: Pena di Morte.Perchè no?

    In origine postato da DucadeiFalchi
    Io sarei per la sedia elettrica o la fucilazione.
    DucadeiFalchi
    Esatto, il metodo migliore è proprio la sedia elettrica!

    Pensa che soddisfazione per i parenti delle vittime vedere il condannato friggere su una sedia in preda a convulsioni!

    Gli americani hanno coniato perfino un neologismo per definire questo tipo di esecuzione: "electrocution".

    Non lo trovate anche voi entusiasmante?

  4. #44
    Cacciatore di leoni
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    In origine postato da Pieffebi
    Io sono liberale è decisamente contrario alla pena di morte, ma ammetto benissimo che ci possano essere liberali che la pensano diversamente.

    Saluti liberali
    Cazzarola! il moderatore ha toppato una "e con l'accento" che grida vendetta al cielo! Qua la mano che ti devo bacchettare.

  5. #45
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    In origine postato da Ulan
    L’esecuzione capitale è un omicidio, ciò non si discute ma tutte le civiltà, in ogni tempo, hanno ritenuti tollerabili, opportuni o doverosi alcuni tipi d’omicidio.
    Il delitto d’onore e l’infanticidio (l’eliminazione dei deformi e delle bambine, pratica che ci fa pensare alla lontana Cina, era comune anche qui almeno fino a tutto il ‘600) sono stati e restano abbondantemente diffusi ai quattro angoli del globo.
    Tralasciando pratiche esotiche come il rogo della vedova o l’antropofagia rituale e quelle desuete come il duello che, non dimentichiamolo, come il baciamano, era in voga solo ottant’anni fa, ci sono sempre la legittima difesa, la guerra e l’aborto.
    Se le prime due non c’è unanime accordo il terzo è addirittura stato elevato a diritto inalienabile della donna.
    Si può filosofeggiare se sia il prezzo da pagare per la civiltà od il suo frutto perverso ma è innegabile che questa smania distruttiva dei prorî simili è una caratteristica peculiare della nostra specie, altro che sacralità della vita.
    Oggi la società considera lecito ed opportuno l’aborto ed è orientata a ritenere tale anche l’eutanasia mentre l’appendere un delinquente finche morte non sopravvenga, più che un tabù, è uno scandalo, una vergogna.
    Non entro nel merito degli omicidi accettati anche se mi pare, sul piano logico, assai più difendibile la pena di morte di quanto non lo sia l’aborto.
    Né realmente auspico che in questo Paese tornino ad alzarsi le forche, almeno finché ci sarà questa magistratura e questo sistema giudiziario antigarantista.
    Già perch’è una fesseria degna di Maurizio Costanzo l’affermazione che il garantismo riguardi l’espiazione della pena.
    Esso non ha nulla che vedere con la severità, lo scopo ed il senso della punizione, riguarda solo la fase processuale.
    L’imputato abbia un processo dove possa controbattere in maniera piena e completa ad accuse chiare, non modificabili, basate su leggi certe e antecedenti al reato.
    Sia giudicato da un magistrato che nulla abbia da perdere o guadagnare dalla sua condanna e lo sia secondo una procedura fissa ed immodificabile.
    Questo è il giusto processo, questo è garantismo ma, una volta giudicato colpevole, che tipo di pena gli venga comminata è altra cosa.
    S’è intollerabile un intervento “democratico” nel processo (la verità non dipende dalla maggioranza) è assolutamente logico che i modi e le graduazioni della pena vengano decise dal popolo sovrano.
    In Italia è tutto il contrario: prima si viene arrestati ed incarcerati (con estrema generosità) e si subisce il linciaggio della stampa poi, molto poi, arriva il processo, alla fine se si è assolti tanti saluti, pochi risarcimenti e spesso il fango dell’insinuazione, se si è condannati la libertà praticamente certa.
    Permessi e permessini come se piovesse in nome della “pena rieducativa” che sa tanto di gulag ma, a Sud delle Alpi, diventa una farsa.
    La costituzione impone la rieducazione, se questa non è né l’ultima né la più autorevole delle filosofie della pena, di certo, dal punto di vista statistico, è un fallimento.
    L’esperienza ed il buon senso ci dicono ch’è più facile trovare un alce in giardino che un delinquente rieducato per strada.
    Ma nell’Italia dove si giudica anche a furor di popolo, il popolo non può scegliersi un’altra filosofia del pena perché qualcuno l’ha costituzionalizzata, cioè resa più immutabile delle tavole del Sinai.
    In questo quadro è evidente che rimettere o meno il boia al lavoro è l’ultimo dei problemi.
    Tuttavia trovo intollerabile l’arroganza dei rumorosi detrattori del capestro.
    I più parlano a vanvera di barbarie ignorando l’ABC del pensiero occidentale.
    Da Aristotele ad Hegel, passando per San Tommaso ed il mite Kant, tutti si sono espressi, con motivazioni diverse, per l’opportunità o la necessità della pena capitale.
    Quelli che lo sanno glissano e la buttano su di un generico “senso d’umanità” che, evidentemente, doveva mancare a tipi come San Paolo noto forcaiolo (e maschilista ma questa è un’altra storia).
    È patetico come s’ingegnino a spiegare che tutti questi giganti del pensiero abbiano sbagliato contraddicendo un puffo della filosofia come Beccaria e non l’inverso ma l’apice del grottesco lo raggiunge l’affermazione “la pena di morte è estranea alla civiltà giuridica europea”.
    Kant era prussiano o watusso? Aristotele insegnò nella fulgida Atene o nella peccaminosa Zanzibar?
    Santa Romana Chiesa poi, per essere “a la page” definisce inopportuno il patibolo.
    Certo per definirlo illegittimo dovrebbe bruciare molte pagine delle Sacre Scritture cosa che molti preti, ansiosi d’accostarsi al marxismo-vetronismo, vorrebbero fare ma è difficile non avendo la Chiesa Cattolica l’esclusiva delle Scritture medesime, anzi.
    Infine, suprema delle fesserie, “la pena di morte non è democratica”.
    A parte il fatto che la pena non dev’essere democratica ma giusta (per quanto la giustizia non sia di questo mondo), ecco un fulgido esempio di democrazia: nel 1980 il democratico Mitterand abolì democraticamente la Gigliottina contro il parere del 60% dei francesi.
    Quest’accusa sgangherata viene poi rivolta con furore contro gli Stati Uniti che non se ne curano minimamente.
    Del resto in un paese il cui sistema politico e giudiziario è basato sulla teoria del contratto sociale di Locke e Montesquieu (non quella di Rousseau), dove la dominante cultura protestante porta persino i cattolici a leggere la Bibbia, dov’è secolare la dimestichezza con la democrazia intesa come volontà della maggioranza e non quella dei democratici, è ovvio che si friggano i criminali risultati tali dopo in regolare processo.
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    Dopo avere riesumato tutti questi illustri cadaveri, non hai spiegato quale sarebbe il vantaggio della pena capitale.

    Dire "ipse dixit" non basta più, il medioevo l'abbiamo lasciato alle spalle.

  6. #46
    Aristocratico Telematico
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    Tahoeman.Questo sciaugurato forumista progressista, che continua a cantarci la solfa finta della storia lineare, frutto del materialismo a 360gradi.
    Che la storia sia lineare è tutto da provare.
    Ha mai sentito parlare di storia Circolare e Ciclica?
    Li conosco bene i tipi come te: sempre in prima fila a difendere i diritti universali, novelli veltroniani del buonismo che fà assumere la Baraldini al comune di Roma, pagata con i soldi dei cittadini onesti.
    Dovrei buttare il disinfettante prima di respirare l'aria che circonda la tua presenza.
    Ora vai a fregnera i tuoi diritti universali impiastricando il forum di balle universalistiche e materialistiche.
    Passo e chiudo
    Lo stupido di turno
    Il Duca

  7. #47
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    In origine postato da DucadeiFalchi
    Ha mai sentito parlare di storia Circolare e Ciclica?
    Sì, è una cazzata molto in voga fin dai tempi di Polibio.
    Ma possibile che l'individualismo metodologico non abbia insegnato nulla?

  8. #48
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    In origine postato da ARI6
    Sì, è una cazzata molto in voga fin dai tempi di Polibio.
    Ma possibile che l'individualismo metodologico non abbia insegnato nulla?
    Duca, illuminaci, a quale ciclo appartiene il 900?

    Perche' non metti su un bel 3d sul confronto tra i fratelli Gracchi e i fratelli Kennedy dai.....

  9. #49
    Aristocratico Telematico
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    Vuoi sapere a quale ciclo appartiene il 900: al ciclo della dissoluzione detto kaly Yuga.
    Fatti un pò di cultura.Ti consiglio Renè Guenon, anche sulla spiaggia la tradizione và bene.
    Su i 3d, grazie del consiglio, ne farò tesoro.
    Il Duca.
    Per ARI6: Ti ho già risposto nel 3d sull'immigrazione.Con gli ignoranti io non parlo.
    Il Duca

  10. #50
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    In origine postato da DucadeiFalchi
    Vuoi sapere a quale ciclo appartiene il 900: al ciclo della dissoluzione detto kaly Yuga.
    Fatti un pò di cultura.Ti consiglio Renè Guenon, anche sulla spiaggia la tradizione và bene.
    Su i 3d, grazie del consiglio, ne farò tesoro.
    Il Duca.
    Interessante storico dell'esoterismo, ma poco pratico da utilizzare nella politica quotidiana.
    Per ricambiare il consiglio oserei invitarti alla lettura, qualora manchi dalla tua biblioteca che immagino fornitissima, del saggio di Rene' Girard "Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo" per un'approfondita riflessione sulla morte del colpevole (capro espiatorio) come sacrificio rituale della societa' che pero' non riesce a risolvere definitivamente il conflitto esistente in essa, ma solo a rimandarlo.

 

 
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