Per ribellarsi al Soviet del CorSera, come lo definì il Montanelli anni settanta, nel pieno vigore delle sue forze intellettuali, questo ultimo fondò il quotidiano liberaldemocratico IL GIORNALE, definito fascista e reazionario dalla coeva sinistra marxista italica, allora.....usa, nelle sue ali più radicali, non necessariamente extraparlamentari, a metodi sbrigativi contro chi osava esporsi alla lettura pubblica di quel quotidiano.....
Dopo la fine della esennale direzione bortoliana del medesimo CorSera, il comitato di redazione, ripescando gli accordi con la direzione e la proprietà siglati nel 1973 , definitit SOVIETICI a suo tempo dal Montanelli di tanto tempo fa, è entrato in agitazione, con l'appoggio della sinistra (in tutti i sensi) maggioranza del sindacato giornalisti, che sulla vicenda ha inscenato persino uno sciopero. Tanto per dare l'impressione all'estero che in Italia si consumassero chi sa quali nefandezze.......visto che gli stranieri leggono CorSera e Repubblica...come quasi uniche colonne della stampa italica....
Lo scopo del Soviet del Corriere era però evidentemente quello di condizionare da sinistra il nuovo direttore, per cui oggi si può dire che il quotidiano di via Solferino, con un direttore teoricamente più "moderato" ha una linea decisamente più antigovernativa.....secondo gli schemi classici della lotta pseudo-gramsciana per l'egemonia, utilizzati dalla sinsitretta illiberale del nostro paese. Ovviamente questo conferma che il CorSera è libero, anzi non è mai stato così libero. Nessuno gli chiede più (o minaccia pubblicamente di farlo) miliardi di danni ...come fecero D'Alema e altri campioni della "difesa della libertà di stampa" quando erano in sella....
L'allineamento del nuovo CorSera, comandato dal Soviet di Redazione, con i toni, i titoli e gli argomenti del foglietto della sinestretta massimalista l'Unità, che fu quotidiano comunista fondato dal Gramsci e dal Togliatti.....non è quindi così sorpendente in questo contesto. Ovviamente ognuno è libero di fare i titoli e di dare evidenza agli argomenti come meglio crede, ma ognuno è anche libero di giudicare......le ragioni di questi comportamenti editoriali nel contesto in cui si manifestano....
Il quotidiano Il GIornale di oggi pubblica una serie di pezzi della stampa estera, in controtendenza, apparsi in questi giorni, volutamente ignorati dal Libero CorSera e dal libero l'Unità.....come avrebbe potuto pubblicare una sfilza di critiche a Prodi...o insulkti generali della stampa tedesca sull'Italia dal 1955 ad oggi....ma anche questo lascia il tempo che trova. Interessante è invece, per illustrare la natura dei rapporti fra le varie correnti della stampa e il governo......questo altro pezzo...
" il Giornale del 30/06/2003
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Semestre Ue, la strategia contro Berlusconi
Il Corriere si schiera con l'Unità per mettere in discussione la guida italiana alla vigilia dell'insediamento
Renato Pera
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Irritazione. Forse non c'è un altro termine che definisca altrettanto fedelmente il tipo di reazione provocata ieri mattina a Palazzo Chigi e in via del Plebiscito dalla lettura dei giornali. Di due giornali, per la precisione: Corriere della Sera e Unità. Quasi in fotocopia i due titoloni di prima pagina: "Stampa europea contro Berlusconi - Da Londra a Parigi a Berlino, diffidenze e ironie sul semestre" (il Corriere); "Semestre italiano, l'Europa in allarme" (l'Unità). Il giornale fondato da Antonio Granisci riproduceva poi, nella stessa prima pagina, tre copertine o titoli di giornali stranieri con la foto di Berlusconi. Imitato dal quotidiano di via Solferino, che ne pubblicava ben sei di questi "strappi", come si definiscono in gergo giornalistico, nelle pagine 2 e 3.
"Silvio Berlusconi - si leggeva nella sintesi del Corriere - ha le qualità morali e la competenza per reggere la presidenza di turno dell'Unione Europea? A 48 ore dall'inizio del semestre, la domanda si affaccia con evidenza su molte delle prime pagine dei quotidiani europei. E nelle stanze della diplomazia". Per quello che riguarda i quotidiani, gli "strappi" erano tratti dal belga Le Point, dal francese Le Monde, dagli inglesi The Guardian e Financial Times e dal tedesco Der Spiegel.
Leggendo gli "estratti" degli articoli di questi giornali in effetti si ricava l'impressione che Annibale sia alle porte. Se poi ci si prende la briga di connettersi a Internet e leggere per intero gli articoli citati, ci si imbatte in qualche sorpresa. Una per tutte: il Financial Times.
Il titolo dell'inserto Weekend del prestigioso quotidiano economico inglese è "Berlusconi, il prossimo e intoccabile presidente d'Europa" e il riferimento al lodo Maccanico di quell'"intoccabile" è fin troppo trasparente. "Un uomo che è ancora un politico a livello amatoriale e che fa affidamento sul suo fascino, istinto e sulla capacità di farsi capire" è il passo riportato dal Corriere. Ma l'autore della corrispondenza, Tony Barber, capo dell'ufficio romano del FT, ha scritto anche qualcos'altro, al quale non è stata evidentemente attribuita sufficiente dignità giornalistica.
A proposito del conflitto d'interessi, e dell'accusa mossa dalle opposizioni a Berlusconi di avere messo le mani sulla Rai, ecco che cosa scrive Barber: "I tre telegiornali Rai non sono sottomessi veicoli di propaganda governativa. RaiUno è solitamente equilibrata, il tono dei servizi di RaiDue è spesso considerato filo-governativo, ma i telegiornali di RaiTre tendono ad essere più a favore dell'opposizione di centrosinistra". E ancora: "Il presidente della Rai, Lucia Annunziata, nominata a marzo, è un ex direttore del Tg3."
A proposito, poi, delle accuse di ducismo che fioccano da sinistra sul Cavaliere, il FT è ancora più esplicito. "Berlusconi non è Benito Mussolini" scrive Barber e "paradossalmente parte del suo problema deriva da mancanza di potere" grazie al sistema italiano per cui "il potere si disperde tra i partiti della coalizione di governo, tra le due Camere, negli uffici del capo dello Stato, tra la burocrazia italiana ed europea, tra i principali imprenditori, i sindacalisti e i magistrati". Un potere che, secondo l'autore, "sopravviverà dopo che Berlusconi avrà detto addio alla politica".
Questo per quanto riguarda la stampa. E "le stanze della diplomazia" citate nel richiamo in prima pagina? Sono stanze irrimediabilmente anonime. Nel lungo servizio del Corriere si parla di "alcuni ambienti diplomatici "europeisti"", di "fonti diplomatiche a Berlino", di "una fonte diplomatica francese a Bruxelles". Si arriva addirittura a scrivere "dicono a Bruxelles", formula che rappresenta la massima sintesi del generico. Un po' poco, come si vede, per dare conto di una sollevazione politica dell'Europa contro quello che da domani sarà per sei mesi il presidente dell'Unione europea.
Di nomi, a dire il vero, se ne fanno. Due. Il primo è quello del viceministro degli Esteri belga, Annemarie Neyts, la quale dichiara: "Finchè non è condannato dai tribunali italiani, può fare quello che vuole e poi non è l'unico politico con problemi giudiziari". Che non è precisamente, a ben vedere, una dichiarazione di guerra. L'altro nome è quello di Graham Watson, presidente dei liberaldemocratici all'Europarlamento, che la scorsa settimana a un convegno della "Margherita" ebbe effettivamente delle uscite pesanti. Uscite che stupirono il Cavaliere, per il quale l'intervento dello stesso Watson durante l'incontro a Palazzo Chigi era stato " il più caloroso e gentile". Inutile rilevare, poi, che entrambi questi nomi non appartengono a personaggi di primissimo piano del firmamento politico europeo.
Quanto sopra non significa ovviamente che gli attacchi della stampa non ci siano stati, anche se non della virulenza attribuita loro dai due giornali italiani. Nè è da ritenere che siano il frutto di una entente tra i corrispondenti esteri in Italia. Molto più probabile, invece, che le centrali di questa Strafexpedition si trovino in certe capitali europee, pronte a lanciare a Roma l'accusa di anti-europeismo (quando a Palazzo Chigi siede un governo di centrodestra, ovviamente). Qualcosa del genere avvenne nel gennaio dello scorso anno, dopo le dimissioni del ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, sostituito alla Farnesina dallo stesso Berlusconi. L'uscita di scena dell'ex presidente del Wto fu considerata, da certa stampa e da certe cancellerie, la dimostrazione che il governo Berlusconi si apprestava a fare strame degli istituti e degli ideali europei. Poi, dopo meno di una settimana, queste accuse caddero da sole. "
Saluti liberali




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