Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 39

Discussione: Black Out

  1. #1
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Black Out

    da www.ansa.it

    " BLACK OUT: ITALIA AL BUIO
    ROMA - L' Italia e' piombata nel buio e nel caos alle 30 della notte, quando improvvisamente e senza alcun preavviso l' energia elettrica e' mancata ovunque, dalle Alpi all' estrema punta della Sicilia.

    Il black out si e' propagato in pochi minuti in tutta la penisola ed i centralini dei vigili del fuoco, delle Questure e dei Comandi dei vigili del fuoco sono stati intasati di telefonate. Lungo le linee ferroviarie si sono fermati oltre 110 treni, con a bordo circa 30 mila persone, comunque tutti i treni sono arrivati nelle stazioni.

    Momenti di particolare tensione si sono vissuti a Roma dove, proprio la notte appena trascorsa, avrebbe dovuto essere un' occasione di festa, di spettacolo e di allegria per la manifestazione della 'notte bianca' organizzata dal Campidoglio e dalla Camera di commercio.

    LA SITUAZIONE - La situazione si sta lentamente normalizzando sosprattutto nel Nord Italia. Torna la luce in Valle d'Aosta, Piemonte e Lombardia: Normale la situazione in Friuli. Torna l'energia elettrica ad Agrigento, Catanzaro, Cosenza e Trapani.

    Immediato pero' e' stato l' intervento della Protezione civile, di agenti e carabinieri: i treni fermi sono stati evacuati e, a parte una persona rimasta ferita accidentalmente in una caduta, tutto si e' regolarizzato. Alcun persone sono poi risalite a bordo dei convogli fermi nelle stazioni ed hanno trascorso li' la notte.

    Intorno alle 5 l' energia elettrica e' tornata in alcune aree, ma gran parte del Paese e' ancora al buio. Restano da capire con precisione le cause esatte del black out che ha fatto pensare a quanto avvenuto solo qualche settimana fa, il 14 agosto, nel Nord America. Per ora, stando alla versione fornita dai responsabili dell' Ufficio del Gestore della Rete nazionale, la rapida propagazione del guasto che ha determinato il black out sarebbe dovuta ad un altrettanto inatteso e improvviso disservizio sulle linee attraverso le quali giunge in Italia il 'contingente' di energia importato dall' estero. Ma, a questo proposito, qualcosa di piu', se ne dovrebbe sapere gia' nelle prossime ore. Il 'guasto' a catena ha determinato la sospensione dell' energia in tutte le Regioni del Paese.

    In mattinata, tra circa un' ora, si riunira' il Comitato operativo della Protezione civile ed in particolare la struttura che comprende le forze addette alle emergenze nazionali. E' tuttavia gia' arrivata l' indicazione generale per i cittadini di limitare a casi di effettiva necessita' l' uso dei telefoni e delle auto private.

    BERTOLASO,SITUAZIONE VERSO NORMALITA' - Dopo il black out la situazione ''si sta avviando alla normalita' e, nel pomeriggio, dovrebbe tornare l'energia elettrica su quasi tutto il territorio italiano''. Lo ha detto il capo del dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

    RIPRISTINATE LINEE ELETTRICHE FRANCIA-ITALIA - Le linee elettriche tra la Francia e l' Italia, che sono state causa del black out su tutto il territorio italiano, sono state ripristinate. Lo si e' appreso dal GRTN, il gestore della rete elettrica.

    BLACK OUT: NUOVO PRE-ALLARME INTERRUZIONI - Il gestore della rete avrebbe allertato le societa' di distribuzione - secondo quanto si apprende da prime fonti - per un possibile nuovo distacco programmato delle forniture di elettricita' anche laddove l'energia e' stata ripristinata.
    28/10/2003 115
    "


    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.adnkronos.com

    " Lo aveva dichiarato nei giorni scorsi all'Adnkronos l'ad del Grtn
    Black out, Italia a rischio per tutto il 2004
    Tra le misure allo studio, anche un provvedimento per aumentare il numero dei cosiddetti clienti 'interrompibili' .

    Roma, 28 set. (Adnkronos) - Il 2004 sara' ancora un anno difficile sul fronte dell'emergenza black out. Lo aveva dichiarato all'ADNKRONOS nei giorni scorsi il Gestore della Rete di Trasmissione, annunciando un pacchetto di interventi anti-emergenza per scongiurare la crisi. Il Gestore, pero', aveva posto l'accento soprattutto sui rischi legati alla prossima estate, quando, secondo l'amministratore delegato del Grtn, Luca D'Agnese, all'appello potrebbero mancare circa 1.500 MW, la differenza fra i 1000 MW di nuovi impianti operativi a quella data e i 2.500 MW di maggiore richiesta per effetto del clima. Ma i problemi, a giudicare dal black out che ha colpito oggi tutto il paese, con la sola eccezione della Sardegna, sono cominciati prima del previsto.
    ''Se va bene, con il caldo normale, siamo a rischio. Speriamo di cavarcela'', aveva aggiunto D'Agnese. E per ''cavarsela'' la strategia indicata dal Gestore consiste nello ''sfruttare meglio l'esistente'', attraverso un ventaglio di misure. A cominciare da una 'rimodulazione' della scaletta di manutenzione delle centrali, nei periodi di minore richiesta.
    Tra le misure allo studio del Grtn anche un provvedimento per aumentare il numero dei cosiddetti clienti 'interrompibili' che godono di 'sconti' in cambio di possibili distacchi con preavviso breve o nullo. Il Gestore inoltre ha chiesto all'Authority e al ministero delle Attivita' produttive un intervento su aste Cip 6 e import da riservare ai potenziali nuovi interrompibili e un tempo piu' lungo di preavviso, mettendo cosi' insieme circa 1.000 MW di potenza aggiuntiva.
    Una boccata d'ossigeno dovrebbe arrivare, nelle stime del Grtn, dalla rimodulazione dell'utilizzo delle centrali idroelettriche, dal decreto 'anti-crisi' appena varato dai ministri dell'Ambiente e delle Attivita' produttive e dalla decisione dell'Enel di riavviare alcune vecchie centrali, per circa 1.500 MW aggiuntivi.
    La partenza della borsa elettrica e il completamento di alcune linee come la San Fiorano-Robbia, con un incremento dell'import, dovrebbero contribuire ad allentare la tensione fra domanda e offerta.
    "

    Cordiali saluti

  3. #3
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.lastampa.it


    " ALLE 3,30 DELLA NOTTE LA PENISOLA E' RIMASTA SENZA LUCE
    L'Italia al buio, black out totale nella notte
    La situazione sta lentamente tornando alla normalità.
    Piano di emergenza per gli ospedali, treni e voli nel caos


    28 settembre 2003

    ROMA. Alle 3,30 della notte un improvviso black out generale ha messo nel buio totale l' intera penisola. L' interruzione dell' energia elettrica ha provocato chiamate da ogni parte d' Italia ai centralini dei vigili del fuoco, della polizia e dei carabinieri. Particolarmente allarmante la situazione che si è creata a Roma dove era in corso la kermesse della 'notte biancà organizzata dal Campidoglio e dalla Camera di commercio. Per alcune ore migliaia di persone sono rimaste bloccate all' interno dei convogli della metropolitana. Progressivamente la situazione è tornata sotto controllo anche perchè l' energia elettrica, a partire dalle 5 del mattino, è stata ripristinata in diverse regioni.


    LA SITUAZIONE. La situazione si sta lentamente normalizzando sosprattutto nel Nord Italia. Torna la luce in Valle d'Aosta, Piemonte e Lombardia: Normale la situazione in Friuli. Torna l'energia elettrica ad Agrigento, Catanzaro, Cosenza e Trapani. «Nel pomeriggio, dovrebbe tornare l'energia elettrica su quasi tutto il territorio italiano». Lo ha detto il capo del dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

    L'ORIGINE DEL PROBLEMA. l guasto, secondo le prime informazioni raccolte dagli uffici del Gestore della rete nazionale, è stato causato da un disservizio delle linee attraverso le quali giunge dall' estero l' energia importata dal nostro Paese. «Smentiamo formalmente che l'origine del black-out sia francese», ha aggiunto il portavoce, il quale ha puntualizzato che l'incidente è avvenuto perchè la rete italiana non è stata riconnessa dopo un incidente avvenuto alla linea. «Sarebbe stato possibile -ha aggiunto il portavoce- ristabilire subito la corrente se, da parte italiana, fosse stata ristabilita la linea. La tensione era a disposizione dell'Italia». «Ho parlato al telefono con Francois Roussely, il presidente dell'Edf, che mi ha detto che secondo i loro dati tecnici il problema dovrebbe essere nato in Svizzera». Così Andrea Bollino, presidente del Grtn, commenta con l'Ansa la possibile origine del black out nazionale che questa notte ha coinvolto l'Italia.

    TRASPORTI. Tutti i treni che, a causa del black out, erano rimasti bloccati lungo la linea ferroviaria sono stati ricoverati nelle stazioni più vicine. Lo ha riferito Trenitalia, precisando che è ora in corso l' assistenza ai circa 30 mila viaggiatori che erano a bordo dei 110 treni fermi nelle stazioni o in circolazione al momento dell' interruzione dell' erogazione di energia elettrica.
    Alitalia annuncia che l'operativo dei voli sta subendo alcuni ritardi e cancellazioni come conseguenza del black out elettrico che ha colpito l'Italia. Per la compagnia area inoltre il permanere di tale black out potrà aggravare la situazione. Per avere informazioni sui singoli voli la compagnia invita i passeggeri a contattare il numero verde 800650054. La compagnia area informa inoltre che fornirà ulteriori comunicazioni in funzione del ripristino dell'energia elettrica; nel frattempo sta lavorando
    per limitare i disagi.
    La Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa, non segnala particolari problemi nei due scali in conseguenza del black out. Quando è mancata l'energia elettrica, a Malpensa è entrato immediatamente in funzione l'impianto di cogenerazione. È stato registrato solo qualche ritardo nelle partenze di alcuni voli intercontinentali in quanto gli equipaggi erano attesi da Roma.
    Anche a Linate la situazione è tranquilla. Nelle ore di black out infatti all'aeroporto Forlanini non sono previsti nè arrivi nè partenze, come peraltro a Malpensa, dove però, secondo quanto riferito dalla Sea, alle 3.30 è atterrato, in ritardo rispetto all'orario previsto, un charter proveniente da Sharm El Sheik.


    EMERGENZA OSPEDALI. Attualmente «la priorità è garantire il gasolio alle strutture strategiche: ospedali, questure, prefetture, vigili del fuoco, palazzi istituzionali, settore industriale». Lo ha detto il capo del dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso. «Una delle emergenze - ha precisato - riguarda proprio gli ospedali: bisogna assicurare loro del gasolio, che è vero che sono dotati di gruppi elettrogeni autonomi, ma la nafta tra qualche ora potrebbe finire». Sempre sul fronte ospedaliero, Bertolaso ha detto che stanno ricevendo delle chiamate per trasferire dei pazienti dalle cliniche private negli ospedali. Per tre ospedali romani - S. Andrea, Fatebenefratelli e Cto - la situazione è diventata critica perchè le scorte di gasolio che alimentano il gruppo elettrogeno si stanno esaurendo e garantiscono un' autonomia di meno di un' ora. La Prefettura ha chiesto l' intervento della raffineria di Roma ma la mancanza di energia non consente il pompaggio del gasolio. Sono stati quindi precettati tutti i responsabili dei distributori di gasolio (che di domenica sono chiusi) per rifornire i tre ospedali.

    CONSIGLI. A Milano la Aem prevede interruzioni a macchia di leopardo e viene raccomandato perciò ai cittadini di non utilizzare gli ascensori. Gli stop di erogazione di energia elettrica stanno partendo per i le zone intorno a Porta Venezia, Lambrate, Corvetto e la parte esterna di viale Certosa. Seguiranno poi, a intervalli di un'ora e mezza, altre zone della città mentre l'erogazione riprenderà dopo gli stop programmati.
    "

    Saluti liberali

  4. #4
    "Il Ventennio"
    Ospite

    Predefinito

    Pieffebi, è anni che discutiamo su questi forum, e mi stupisco che tu non veda il pericolo, la deriva, in cui stiamo a grandi passi procedendo.
    é possibile non sapere che cosa sta succedendo?
    e se anche non è colpa della cdl, quando era all'opposizione, perchè non si è fatta carico di questi problemi?
    Io inizio a non credere piu' a nulla.
    In un epoca dove tutto è certo, è possible che nessuno sappia cosa è successo?
    questo governo è responsabile, perchè in carica di cose mai accadute in Italia.
    sfiga o non, bisogna prendere gravi e veloci provvedimenti.
    Ad esempio sepgnere le discoteche , i concerti , lo stadio, i parchi giochi, le illuminazioni superflue delle vetrine, i treni che viaggiano scarichi in linee secondarie, l'aria condizionata a ottobre ecc.
    Misure eccezionali subito..e subito la verità.
    NON è STATA UNA COSA NORMALE.
    CHIARO?

  5. #5
    "Il Ventennio"
    Ospite

    Predefinito

    perchè per te è normale che in una nazione avvenga un black out di ore, senza che nessuno sappia esattamente cosa è successo?
    e poi voglio ricordarti, che in inghilterra è durato 30 minuti, qui ci stiamo avvicinando alle 14 ore per alcune zone.
    Forse ingenuamente non ti rendi conto della portatat dell'evento?

    senza corrente:
    no cellulari, no acqua, no gas, non pompe di benzina, non macchine nell'agricoltura, non macchine negli allevamenti, no macchine negli ospedali, non sale radio, non frigoriferi......

    se abbiamo problemi se manca la luce mezz'ora, figurati per tutte queste ore!!!

    e poi se fosse bastato un fulmine, sarebbe ancora piu' grave...60 milioni di persone , con il culo per terra per un fulmine.
    prima era colpa della Francia, poi della svizzera (i soliti italiani) alla fine il rpoblema era nel nostro terriotorio...male bolete le paghiamo?

    e questo governo con Marzano in testa che fa?

  6. #6
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da "Il Ventennio"
    Pieffebi, è anni che discutiamo su questi forum, e mi stupisco che tu non veda il pericolo, la deriva, in cui stiamo a grandi passi procedendo.
    é possibile non sapere che cosa sta succedendo?
    e se anche non è colpa della cdl, quando era all'opposizione, perchè non si è fatta carico di questi problemi?
    Io inizio a non credere piu' a nulla.
    In un epoca dove tutto è certo, è possible che nessuno sappia cosa è successo?
    questo governo è responsabile, perchè in carica di cose mai accadute in Italia.
    sfiga o non, bisogna prendere gravi e veloci provvedimenti.
    Ad esempio sepgnere le discoteche , i concerti , lo stadio, i parchi giochi, le illuminazioni superflue delle vetrine, i treni che viaggiano scarichi in linee secondarie, l'aria condizionata a ottobre ecc.
    Misure eccezionali subito..e subito la verità.
    NON è STATA UNA COSA NORMALE.
    CHIARO?

    Io sono sempre stato dalla parte del prof. Felice Ippolito, seppure tale padre del "nucleare italiano" sia finito fra i filo-comunisti (in polemica con la politica energetica blanda e disordinata dei diccì) prima che i rossi.... si mettessero a rimorchio dei verdi, sull'onda emotiva di Cernobyl. Le reponsabilità della debolezza energetica italiana e delle sciagurate scelte fatte in più tempi e da più governi (dalla nazionalizzazione dell'energia elettrica alla sua parziale e falsa privatizzazione, alla falsa e insufficiente liberalizzazione del mercato) implicano...........responsabilità molto diffuse. Nesssuno se ne può chiamare fuori. Ma è ovvio che qualcuno (rosso-verdi) ha più responsabilità degli altri, di gran lunga. I rosso-verdi misero il capo di lega-ambiente alla presidenza ENEL con il mandato dello status quo.

    Saluti liberali

  7. #7
    "Il Ventennio"
    Ospite

    Predefinito

    che si fa?
    chi è stato?
    puo' succedere di nuovo?
    domani con la riapertura delle scuole dell fabbriche che sarà?
    o pensano che è tutto normale?
    non ho visto nessun poltico parlare..forse perchè è domenica?

    che tu mi dici hce i comunisti hanno colpe, mi puo' stare bene.
    solo che adesso c'e' la cdl al governo( ancora per quanto non si sa), e devono risolvere le cose.

  8. #8
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Vero.

    Shalom!!!

  9. #9
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal sito di IDEAZIONE

    " Il nucleare non era l’Apocalisse
    di Stefano Mensurati

    Molti ricorderanno il disastroso black-out elettrico che nel gennaio del 2001 mise in ginocchio la California. Colpa della sfrenata liberalizzazione del sistema, si sottolineò allora in Italia con malcelata soddisfazione; da noi tutto questo non potrà mai accadere – si disse – perché l’Enel e le varie municipalizzate che distribuiscono l’elettricità a livello locale saranno sempre in grado di garantire il fabbisogno nazionale di corrente elettrica. Sta di fatto che l’11 dicembre di quello stesso anno, con un inverno che si era annunciato con largo anticipo e che ci avrebbe fatto patire alcune delle settimane più fredde a memoria d’uomo, il rischio di rimanere al buio e senza riscaldamento lo abbiamo corso anche noi. E non certo, come sulla West Coast, per colpa di una guerra delle tariffe che aveva ridotto alcuni distributori di energia elettrica sul lastrico e altri a lesinare le forniture per sostenere i prezzi.

    Il motivo, a ben guardare, era ancora più grave. Quel giorno, attorno alle 17, la domanda di elettricità aveva toccato i 51.980 megawatt, superando di slancio la capacità produttiva del sistema energetico italiano, che è di 49 mila megawatt. Il caos è stato scongiurato solo grazie al tempestivo ricorso all’importazione dalla Francia dell’energia mancante. Un episodio, questo, del quale si è parlato molto poco ma che la dice lunga sull’inadeguatezza del nostro sistema. Da un lato, l’aspetto dei costi, con le imprese italiane che pagano le tariffe elettriche più care d’Europa (e ai vertici della classifica ci sono anche le utenze domestiche); dall’altro, siamo al limite della capacità produttiva e il deficit di offerta è come una bomba a orologeria innescata e con il timer appannato: non sappiamo quando, ma prima o poi è destinata ad esplodere .

    La domanda di energia è infatti in continuo aumento, più 2,6 per cento nel 2001, più 3 per cento nel 2002 – e stiamo parlando di due anni di quasi stagnazione per la nostra economia e dunque anche di risparmio energetico – mentre se guardiamo al medio periodo, dal 1980 ad oggi il fabbisogno di elettricità è cresciuto del 40 per cento a fronte di un’offerta aumentata solo del 30 .
    Ne consegue che la nostra incapacità di soddisfare la domanda ci obbliga ogni anno ad aumentare le importazioni, con un sensibile aggravio della nostra bolletta energetica e soprattutto con un aumento della nostra dipendenza dall’estero , tanto che da qualche anno siamo saldamente in testa anche alla classifica dei maggiori importatori di elettricità sia nell’Unione europea sia nella più vasta famiglia dei paesi dell’Ocse.

    Non basta. Il sistema energetico italiano oltre ad essere il più costoso e il meno autosufficiente, è anche il più inquinante dell’intero mondo industrializzato . Le ragioni, come sempre, sono molteplici, ma l’errore più grave – e prima o poi bisognerà avere il coraggio di ammetterlo – risale al 1987 , quando sull’onda emotiva della tragedia di Chernobyl dell’anno precedente l’Italia decise frettolosamente di abbandonare il nucleare. Su richiesta del governo, nell’88 venne calcolato il danno per la rinuncia all’energia derivante dall’atomo: 120 mila miliardi di lire dell’epoca, quando fra l’altro il prezzo del petrolio oscillava attorno ai 15 dollari al barile e non in prossimità di quota 25 come risulta dalla media di tutti gli anni successivi.

    Sarebbe quindi interessante ricalcolare questa cifra al giorno d’oggi, tenendo sì conto di quanto avremmo risparmiato facendo funzionare le quattro centrali di Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano anziché importare idrocarburi, ma anche di numerose altre variabili non meno importanti: tutti i soldi che abbiamo speso e stiamo tuttora spendendo per smantellare le nostre quattro centrali nucleari, che invece di rendere costano (la spesa per la dismissione, che lievita ogni anno, attualmente è stimata in 2,6 miliardi di euro); il grave ritardo di competitività accumulato dal sistema Italia e la mancata crescita economica derivanti da un prezzo dell’energia molto più elevato rispetto ai concorrenti (un kilowatt di origine nucleare costa meno della metà di un kw generato dalle centrali alimentate da idrocarburi e un quarto di un kw di origine eolica); i costi economici e sociali della cosiddetta inflazione importata (effetto combinato del prezzo delle materie prime e del decennale strapotere del dollaro), la cui incidenza è la più alta rispetto a qualunque altro paese dell’Unione europea; la ricaduta in termini di potenziale occupazione andata perduta e la fuga di cervelli ; il costo diretto (mancata costruzione di nuove centrali, sempre più sicure) e indiretto (rinuncia alla possibilità di partecipare con pari dignità a progetti internazionali) derivante dal contestuale abbandono della ricerca, in un settore estremamente promettente nel quale l’Italia aveva accumulato un’esperienza di tutto rispetto a livello mondiale ; il maggior prestigio e peso politico che corrisponde in maniera naturale a un Paese proteso verso l’indipendenza energetica rispetto a un altro in affannosa e perenne ricerca del soddisfacimento del suo fabbisogno.

    Il tabù italiano sulla scelta nucleare

    E così, mentre dopo la crisi petrolifera del ’73 tutti i maggiori paesi industrializzati si sono attrezzati a ridurre sensibilmente la loro dipendenza dall’estero – grazie anche o soprattutto al nucleare, come nel caso della Francia – l’Italia, unico esempio controcorrente, questa sua dipendenza l’ha accresciuta, tanto che ora l’energia di cui fa uso l’acquista per oltre l’80 per cento oltreconfine: petrolio, gas, carbone e anche energia elettrica, prodotta – ironia del destino – dalle centrali nucleari dei cugini francesi (attualmente ci forniscono il 15 per cento del nostro fabbisogno complessivo). Insomma, dipendiamo dai reattori nucleari transalpini che hanno gli stessi livelli di sicurezza dei nostri, che invece abbiamo preferito spegnere. Senza con questo metterci al riparo da nuove Chernobyl nell’Est europeo, dove quello della sicurezza è invece un problema serio. A sedici anni dal referendum italiano, il nucleare contribuisce per circa il 18 per cento alla produzione elettrica mondiale, per il 25 per cento a quella dei paesi Ocse e per il 35 per cento nell’Unione europea, dove l’atomo è addirittura la prima fonte di produzione di elettricità . Anzi, secondo l’Ocse nei prossimi cinquant’anni il peso del nucleare è destinato a crescere fino al 25 per cento nel Nordamerica e dal 40 al 60 per cento nell’Europa occidentale e in Giappone .

    Eppure in Italia il nucleare è ancora un argomento tabù. Per mantenere alta la guardia, c’è poi anche chi periodicamente rivendica la giustezza di quella scelta referendaria isolata, anche in termini ambientali. Facendo finta di ignorare che il nucleare, oltre a garantire la stabilità dei prezzi e delle forniture, non produce inquinamento atmosferico. In altre parole, come ha recentemente ricordato il commissario europeo ai Trasporti e all’Energia, Loyola de Palacio, se oggi l’Europa decidesse di sostituire le centrali nucleari con impianti a gas o a carbone si ritroverebbe a fare i conti con 300 milioni di tonnellate l’anno in più di emissioni di gas a effetto serra. E sarebbe quindi nell’impossibilità di rispettare gli impegni di Kyoto sull’emissione di gas nell’atmosfera . Non a caso i catastrofisti del nucleare degli anni Ottanta sono gli stessi che oggi gridano al mostro quando si parla di organismi geneticamente modificati in agricoltura, tema sul quale in Italia ci troviamo nella stessa situazione del nucleare, con la ricerca ridotta al lumicino . In attesa della fusione nucleare, che pare ancora lontana, con la fissione dell’atomo attualmente disponibile si può ottenere energia pulita e a basso costo, così come con gli Ogm potremmo risparmiare tonnellate di pesticidi e sfamare milioni di persone, ma la paura del nuovo – nel nome di un non meglio precisato ritorno alla natura – ci rattrappisce i neuroni. E ci svuota il portafoglio: per rimborsare l’Enel e i suoi fornitori dei costi degli inutili investimenti nel nucleare, finora abbiamo speso 7,7 miliardi di euro, 15 mila miliardi di vecchie lire, e questo senza contare le spese dello smantellamento vero e proprio delle centrali, che è incominciato solo ora e che durerà fino al 2020 .

    Altra tesi ricorrente di chi ha orrore del nucleare, quella del ripensamento generalizzato: in tutto il mondo, dopo Chernobyl, tutti i maggiori Paesi industrializzati si sarebbero progressivamente allontanati dall’atomo. E' vero esattamente il contrario. Da allora la potenza nucleare in funzione nel mondo è cresciuta del 40 per cento, ci sono circa una quarantina di nuove centrali in costruzione in sedici diversi Paesi, centrali che una volta in produzione apporteranno una potenza aggiuntiva del 10 per cento ai circa 440 impianti attualmente attivi. Risultato, limitandoci alla dipendenza dagli idrocarburi, dalla guerra del Kippur ad oggi la Francia l’ha ridotta dal 45 al 2 per cento, la Germania dal 23 all’1,5 per cento, mentre in Italia il consumo di petrolio e gas naturale è cresciuto dal 64 al 69 per cento .

    Ma torniamo al nucleare e vediamo più in dettaglio come si comportano i nostri principali partner europei, incominciando dalla Francia . I suoi 58 reattori garantiscono oggi il 78 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Prima di Chernobyl la situazione era capovolta: i francesi importavano l’80 per cento della loro energia dall’estero (e in più, all’epoca, il fabbisogno era nettamente inferiore) . Il ragionamento del ministro dell’Industria Nicole Fontaine, ribadito in una recente intervista a un settimanale italiano, non fa una grinza: “I cittadini sono poco informati sulle diverse fonti di energia... Se ci venisse dimostrato che si può fare a meno del nucleare pur assicurando l’indipendenza energetica della Francia e la sicurezza dell’approvvigionamento, accogliendo così le preoccupazioni ambientaliste ed ecologiste, perché dovremmo dire di no? La verità è che si tratta di un’ipotesi irrealistica”. Oggi la Francia ha il costo del kilowatt più basso d’Europa e quello che oscilla meno di prezzo, visto che dipende solo in minima parte dagli sbalzi delle quotazioni del greggio. In più esporta ogni anno energia nucleare per 30 miliardi di euro e la sua industria nucleare fattura, anche con la vendita all’estero di tecnologia modernissima, oltre 20 miliardi di euro l’anno. La chiusura del reattore Superphénix, dovuta secondo gli ecologisti al timore di fughe radioattive, in realtà fu decisa perché data l’abbondanza di uranio sul mercato internazionale non si riteneva più vantaggioso proseguire le ricerche su sistemi autofertilizzanti, studiati appunto per risparmiare combustibile .

    In Gran Bretagna , dove le 16 centrali e i 33 reattori producono il 23 per cento dell’energia consumata, la ricerca è all’avanguardia, tanto che gli impianti esistenti sono continuamente aggiornati da un punto di vista tecnologico. Tony Blair ha inoltre proposto la costruzione di 10 nuove centrali entro il 2012 e infine, al pari della Francia, esiste un impianto adibito al trattamento dei rifiuti delle centrali nucleari dismesse, impianto verso il quale partono anche le nostre scorie radioattive. In Italia, infatti, a sedici anni dalla decisione di chiudere tutto, non siamo ancora riusciti a scegliere un sito dove costruire il deposito, non solo delle scorie delle centrali atomiche ma anche dei rifiuti radioattivi dell’industria e degli ospedali, che rappresentano i tre quarti del totale. Quanto alla Germania ha in funzione 20 centrali nucleari con le quali copre un terzo delle sue necessità di energia elettrica. Per evitare l’uscita dei Grunen dalla maggioranza, il cancelliere Schroeder ha deciso di limitare a 35 anni la vita media di un reattore contro i 40-50 effettivi, suscitando le ferme proteste degli scienziati, degli industriali e persino delle associazioni dei consumatori . Nessun reattore è stato comunque fermato e l’opposizione di centro-destra ha già reso noto che quando tornerà al potere ribalterà tale decisione.

    Ma è troppo tardi per “tornare al nucleare”?

    Ma la sorpresa arriva dai paesi scandinavi, da sempre particolarmente sensibili alla salvaguardia dell’ambiente.
    Nel 1980, con un referendum, la Svezia decise che a partire dal ’90 il Paese avrebbe dovuto progressivamente uscire dal nucleare, decisione che però è rimasta lettera morta: attualmente le 5 centrali nucleari e i loro 11 reattori coprono il 77 per cento del fabbisogno di energia. Non basta. Nel 2000 il progetto di chiusura è stato definitivamente abbandonato dal governo “per mancanza di valide alternative sul piano economico e ambientale” .
    In Finlandia , dove le due centrali nucleari esistenti già forniscono il 31 per cento dell’elettricità consumata, il Parlamento ha recentemente stabilito di costruire un nuovo impianto per fronteggiare la crescente domanda di energia da parte delle imprese senza però appesantire la bolletta petrolifera .
    Gli Stati Uniti , il paese con il maggior numero di centrali nucleari in funzione ( 104, che producono il 21 per cento dell’elettricità consumata), hanno dal canto loro varato nel 2001 un nuovo Piano energetico che prevede la costruzione di altri 100 reattori . Scatenando le proteste degli ambientalisti, anche se in tal modo l’emissione di gas serra potrebbe essere ridotta del 25 per cento, ben oltre quanto richiesto dagli accordi di Kyoto che gli Stati Uniti, peraltro, non hanno firmato .

    E oltre al Giappone , che con le sue 53 centrali copre il 36 per cento del fabbisogno elettrico , sul nucleare hanno puntato anche la Corea del Sud, la Spagna, il Canada e ora pure la Cina. Persino la Russia, come confermato il 26 aprile scorso in occasione dell’anniversario di Chernobyl, intende rilanciare questa opzione energetica. Al G8 per l’Ambiente il ministro per le Risorse naturali Irina Osokina ha infatti ribadito che “il nucleare resta il sistema più pulito per produrre energia senza alterare il clima”. Sullo sfondo resta ovviamente la questione, già accennata, della pericolosità delle centrali dell’Europa orientale, centrali costruite con tecniche obsolete e che difettano dell’adeguata manutenzione. Ma non è mettendo la testa sotto la sabbia, come abbiamo fatto noi per sedici anni, che si risolvono i problemi . Anzi, la necessità di mettere questi impianti in sicurezza – necessità peraltro riconosciuta dagli stessi Paesi interessati, molti dei quali in procinto di aderire all’Unione europea – costituisce un’ottima opportunità anche per le nostre imprese. Ha infatti calcolato il ministero per le Attività produttive che per adeguare le centrali nucleari dell’Est agli standard occidentali o per chiudere e smantellare le più pericolose (Ignalina in Lituania, Bohunice in Slovacchia e Kozlodui in Bulgaria) occorreranno almeno 8 miliardi di euro, e altrettanti saranno necessari, data la fame di energia, per costruirne di nuove.

    Dopo anni di torpore qualcosa, per fortuna, incomincia a muoversi e i segnali importanti sono al momento due. Ad aprile Ansaldo Energia, alla presenza del viceministro Adolfo Urso, ha firmato a Bucarest un importante contratto per la costruzione del secondo reattore della centrale romena di Cernavoda, segno che anche in questo settore possiamo dire la nostra. L’Enel, dal canto suo, potrebbe presto entrare sul mercato elettrico francese acquistando centrali nucleari per 6 mila megawatt, con le quali produrre elettricità sottocosto da esportare e distribuire in Italia . Electricité de France punta, in cambio, ad ottenere l’abolizione da parte italiana della norma che limita al 2 per cento il diritto di voto in Italenergia bis, la holding che controlla Edison. Insomma, le occasioni per tentare di recuperare almeno in parte il terreno stupidamente perduto in questi ultimi quindici anni non mancano. “Generation IV”, ad esempio, consorzio internazionale di primissimo piano del quale fanno parte nove Paesi (Argentina, Brasile, Canada, Corea del Sud, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Sudafrica e Stati Uniti), si ripropone entro il 2020 una sensibile riduzione dei costi dell’energia nucleare, la soluzione definitiva al problema delle scorie e la produzione di derivati come l’idrogeno, da utilizzare come carburante per i mezzi di trasporto . Perché non cercare di aggregarsi e di fornire il nostro contributo di idee e di genialità? Forse è troppo tardi per tornare al nucleare, forse non è affatto così, basterebbe volerlo. Quel che è certo, è che l’Italia merita qualcosa di più del lento declino al quale la condanna il pauperismo invocato da taluni o il catastrofismo paventato da altri .

    26 settembre 2003

    (da Ideazione 4-2003, luglio-agosto)
    "


    Saluti liberali

  10. #10
    Vox
    Data Registrazione
    08 Mar 2003
    Località
    Terra del sole e del mare
    Messaggi
    7,406
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da "Il Ventennio"


    e questo governo con Marzano in testa che fa?
    Ecco cosa sa fare il grande Marzano...

    Erice, 23 agosto 2003.

    L'Italia non rischia un black out catastrofico come quello che ha messo in ginocchio meta' degli Stati Uniti. Parola di Antonio Marzano ministro delle Attivita' Produttive che dal seminario di Erice sulle emergenze planetarie esclude un allarme di questa portata. ''L'Italia non corre il rischio di un black out...

    (ANSA) - ROMA, 28 SET - L'Italia e' al buio, ma i riflettori sono accesi su Antonio Marzano e Carlo Andrea Bollino, chiamati in causa da sindacati, consumatori e opposizioni. Il ministro delle Attivita' produttive e il presidente del Grtn vengono indicati come responsabili dei disagi. ma la maggioranza rispedisce le critiche al mittente e ai governi precedenti, chiedendo la realizzazione di nuove centrali. Marzano e Bollino, si difendono descrivendo una situazione di debolezza energetica da affrontare al piu' presto.
    2003-09-28 - 1700

    ... prima assicura che non c'è problema (23/08/03) ... dopo il black out... dichiara che c'è il problema (data odierna) ... e... incolpa gli altri... ma...
    in questi due anni (ben retribuiti...) che provvedimenti ha preso? Già... non c'era il problema...

    ... ma che vada a vendere frutta e verdura alle bancarelle del mercatino...

    B.

 

 
Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Black Out
    Di Nirvana nel forum Fondoscala
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 05-11-06, 16:26
  2. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 27-03-06, 09:06
  3. black out
    Di ilariamaria nel forum Padania!
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 29-09-03, 01:18
  4. Black out......
    Di pensiero nel forum Fondoscala
    Risposte: 27
    Ultimo Messaggio: 27-06-03, 02:41
  5. Reverend Black Grape - Black Grape
    Di L'Uomo Tigre nel forum Musica
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 08-10-02, 10:08

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito