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  1. #11
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    In origine postato da wilhem
    hai ragione, sti padani etnoetilici non si potrebbero clonare nei loro forum?
    Beh, in fondo "grazie a loro" adesso leggiamo questo bellissimo post di Orazio... Che, pur talvolta animato da una certa vis polemica da lui stesso riconosciuta , si conferma un brillante cultore di storia e Tradizione italica e uno dei nostri migliori forumisti... A lui i miei più sinceri complimenti...

  2. #12
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    Sicuramente l'intervento di orazio (che non ho ancora letto tutto perchè è un pòlungo) è ottimo e smaschera le assurdità dei padanisti che continuano ostinatamente a menarla con le differenze etniche.

  3. #13
    Orazio Coclite
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    In origine postato da wilhem
    Sicuramente l'intervento di orazio (che non ho ancora letto tutto perchè è un po' lungo) è ottimo e smaschera le assurdità dei padanisti che continuano ostinatamente a menarla con le differenze etniche.
    Beh, differenze etniche esistono, anche in Italia, e questo, grazie al cielo, è un bene.
    Bisogna però comprendere bene che cosa si va ad intendere o ad avvalorare quando si parla di queste differenze etniche. Perché di differenze in Italia ne esistono non meno che in altre nazioni europee, di certo ben più eterogenee della nostra. Ho viaggiato molto per il bel paese, e francamente non ho mai notato queste profonde differenze razziali rimarcate dai soliti quattro/cinque padanisti in preda al trip nazionalsocialista. Difatti, e ribadisco il concetto, trovo in Italia maggiore omogeneità che in altre regioni dell'Europa. E scrivendo ciò non voglio assolutamente aderire ad alcuna visione orizzontale, buonista e patriottarda dell'Italia, come quella che potrebbe uscire, ad esempio, dalla bocca di un Ciampi. Nient'affatto, credo anzi di parlare con un sentimento profondo ma viscerale, con la voce stessa del sangue. Quella voce che senti provenire imperiosa e prorompente dal cantone più recondito della tua anima. Quella voce che ti spinge ad abbraciare un ideale e a combattere per tenerlo vivo.

    Il mio è in primis un discorso relativo all'idea di Italia quale sacra patria ancestrale e patrimonio identitario precipuo dei discendenti degli italici originali, e questo contro la vulgata di leghisti e secessionisti vari che tentano disperatamente di intaccarla e svilirla. E, in secundis, una difesa degli italiani moderni dai soliti 'riportatori' di assurdità pseudo-culturali di provenienza straniera, solitamente anglofona (guardacaso nordicismo e afrocentrismo hanno praticamente la stessa provenienza culturale...). Quattro avvinazzati che si bevono le panzane più aberranti, e si credono i discendenti in linea diretta di sangue di Brenno e degli iperborei tutti, vedendo già in Toscana e Romagna segni inconfutabili dell'avanzare di una terribile denerazione razziale di stampo semito-negroide... ()
    E sia chiaro che in egual misura difenderei i miei compatrioti del settentrione da ogni strumentalizzazione e attacco proditorio proveniente da chicchessia. D'altronde un pezzetto del mio cuore è rimasto a riposare ai piedi del massiccio del Brenta, e non potrei di certo comportarmi diversamente, visto l'amore che nutro per l'Italia tutta.

    Quindi ben venga la diversità! Ma di certo le differenze fra i popoli europei sono minime e facilmente arginabili se paragonate a quelle di altre genti e popoli che la sfacciata propaganda mondialista sta facendo riversare sempre più numerosi all'interno dei confini patrii. Il mio è quindi anche un richiamo politico urgente, impellente, al riconoscimento della nostra particolarità nazionale e, in secondo ordine, regionale e locale, a quel radicalismo etnico assopito da risvegliare bruscamente. Al conservamento delle proprie tradizioni e specificità contro la montante onda spersonalizzatrice ed annichilente che rischia di sommergerci tutti entro pochi anni. L'incudine e il martello del mondialismo: la spersonalizzazione culturale (americanismo, pensiero unico, democratismo, mtv-generation), e quella etnico-razziale (invasione allogena, meticciato, rinnegamento della voce del sangue).

    Da qui nascono le mie considerazione e la profonda antipatia per gli sfascisti ed i secessionisti della domenica. Questo giusto per fare chiarezza.

    E comunque erano stati avvisati anzitempo:

    Occhio alla lama. Raccomandati a Dio!
    Ecco: tiro di quarta, paro, sei mio!
    Entro t’affondo. Ehilà!
    Pavido allocco!
    Ecco, è finita la ballata, io tocco.


    A bientot.

  4. #14
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    Predefinito Ma ne siete sicuri?

    Scusate tanto, ma a me (ne ho letto solo alcuni estratti), il De gobineau mi sembra soltanto un polpettone razzista animato dal solito pregiudizio gallico antiromano, cosa dice infatti il vostro aristocratico amico (che si vantava di discendere dal pirata norvegese Ottar Jarl preteso figlio del dio Odino) sulla tarda romanità "Cos'era fisicamente e moralmente un romano del III e del IV secolo? Un uomo di taglia media, debole di costituzione e di apperenza, generalmente di colorito bruno, avendo nelle vene un poco del sangue di tutte le razze immaginabili; si crede il primo uomo dell'universo e, per dimostrarlo è ladro, insolente, ignorante, depravato, pronto a vendere sua moglie e sua figlia, il suo paese e il suo maestro..." e invece com'era il barbaro "..un uomo dalla bionda capigliatura, dal colorito bianco e roseo, alto di statura, vigoroso..." ecc ecc.
    E dunque come può risolversi il confronto tra i due? "quando il romano vanitoso e miserabile opponeva la sua furbizia all'astuzia avversaria del barbaro cosa decideva della vittoria? il pugno del secondo".
    L'idea della romanità come una massa di gente, come un insieme eterogeneo (ed in ultima analisi come una sorta di globalizzazione antelitteram) viene da considerazioni del genere (ma chi ha studiato la storia e conosce il concetto di romanitas sa che le cose sono state un pò diverse).
    A cosa portano questi ragionamenti propri in parte anche di Evola e compagnia cantando? Alla svalutazione del mondo romano e della romanità (non soltando di quella tarda) a favore di una fumosa "arianità" che si sarebbe manenuta piu' pura tra i germani (il discorso sarebbe troppo lungo ma anche questa è una panzana germanista).
    Ciao

  5. #15
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    Allora dimmi tu, Orazio, come si potrebbe, nel concreto, "salvare il salvabile" in questa povera italia a 60 anni esatti dalla sua "uccisione" e dalla sua occupazione culturale americana, e soprattutto dopo 57 anni di malarepubblica che ha generato gli scempi attuali: invecchiamento della popolazione, sradicamento delle masse meridionali verso il nord e loro "proletarizzazione", immigrazione, mafia, corruzione, assistenzialismo nel sud ecc ecc ecc...

  6. #16
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    Esatto, nessuno nega le differenze etniche che ci sono, ma ci sono differenze notevoli anche tra un altoatesino e un piemontese o uno della bassa Lombardia, e allora che facciamo? E poi può capitare, chessò, un napoletano che è + simile a un austriaco che al suo vicino di casa napoletano. Situazioni che contestualmente sono state determinate da mescolamenti, unioni, invasioni, etc. non esiste certo un gruppo etnico omogeneo, né in Italia, né all'interno della stessa Lombardia, e la genetica dà un ulteriore prova di tutto ciò.
    E poi questa continua ossessione del "nordicismo" che mi sa tanto di qualche "fissazione" per non so bene cosa...

  7. #17
    Orazio Coclite
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    In origine postato da Padanik
    Allora dimmi tu, Orazio, come si potrebbe, nel concreto, "salvare il salvabile" in questa povera italia a 60 anni esatti dalla sua "uccisione" e dalla sua occupazione culturale americana, e soprattutto dopo 57 anni di malarepubblica che ha generato gli scempi attuali: invecchiamento della popolazione, sradicamento delle masse meridionali verso il nord e loro "proletarizzazione", immigrazione, mafia, corruzione, assistenzialismo nel sud ecc ecc ecc...
    Una domandina semplice semplice insomma... Come risposta a questo tuo quesito ti dico solamente di tenere entrambi gli occhi aperti, una nuova forza è pronta per scendere nell'agone della politica italiana... forse...

    A la fin de l'envoi je touche!

  8. #18
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    Ecco un altro clone

    Cmq credo proprio che tu abbia centrato il problema, ma qui c'hanno tutti la fissa del nordicismo, con sti gunther e gobinau e chamberlain, se si fanno l'esame del dna poi magari sono più simili a un arabo, boh valli a capire.

    E poi vorrei capire che cacchio hanno fatto sti nordici, per la scienza, la cultura, l'arte, etc.

    E poi con sto mito del sangue puro e della razza pura, ma se volete tenervi il sangue puro riproducetevi direttamente coi parenti, no?

  9. #19
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito per i miei amichetti leghisti



    aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh!!!

  10. #20
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    Non volevo aprire un altro thred ma rispondere a quello di Otto che cercava il libro di De Gobineau, comunque tant'è.
    Per concludere il mio ragionamento dico che il caro conte non soltanto critico' la trada romanità (ma sarebbe bastato volgere gli sguardi verso il colle Vaticano per capire le cause della crisi)
    ma scrisse anche "Egli (si parla di Cesare) avendo come punto d'appoggio la Provenza, completamente romanizzata, intrapese e condusse a termine la conquista delle Gallie superiori.Egli e i suoi successori continuarono a tenere i Celti
    sotto i piedi della civiltà del Sud, tutte le colonie si trasformarono in autentiche guenigioni, agendo vigorosamente per la diffusione del sangue e della cultura asiatici".
    Cosa dice invece lo storico Ammiano Marcellino dei barbari sconfitti a Strasburgo dall'Imperatore Flavio Claudio Giuliano (descritto "di media statura, di barba ispida e scura" e probabilmente
    indicato da De Gobinau come tipico romano della decadenza)?
    I barbari, dice lo storico romano "sono vili nelle avversità e ben diversi quando la fortuna è loro favorevole", il tutto confermato dal comportamento
    del re degli Alamanni (desritti come celsories, di più alta statura) Conodomario che di fronte a Giuliano "stette a capo chino, si prostrò in atteggiamente supplichevole e chiese venia nella sua lingua natia".
    Giuliano,imperatore filosofo, si dimostrò magnanimo verso il re barbaro, gli fu risposto di stare di "buon animo.
    Chi ama ROMA in definitiva dovrebbe sapere (al di là di tutto l'animus antiromano del libro) che la Virtus dei romani che ebbe ragione del furor barbaro (anche ben prima degli ultimi secoli dell'impero!!) non era un valore che si misurava
    in cm o dal colore degli occhi,
    ma da ben altre "misure" .
    P.S. Non sono il clone di nessuno...........

 

 
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