Oggi mi sono fatto compagnia in questo forum e riordino i pensieri in pubblico.
Non so come partire, probabilmente non so che dire.
Ci sono troppe parole.
La via diretta è quella meno traumatica.
E' morta una bella persona.
Avevamo preso da poco ad approfondire la conoscenza.
Mercoledì litigavamo per offrirci a vicenda l'aperitivo.
Progettavamo piccoli piaceri quotidiani.
Quel vino d'eccellenza da andare a prendere da un piccolo produttore a Rovereto.
Una gallinella all'acqua pazza commissionata al nostro cuoco di fiducia.
"Ma grande, bella grande Totò, mi raccomando" diceva lui.
Sabato sera sarebbe forse venuto giù al mare, per trovare la sua donna e passare una serata simpatica.
Sabato ho pianto, ne avevo proprio voglia.
L'avevo visto per anni, senza rivolgergli parola.
Anzi, considerandolo con sufficienza.
Mi era sembrato un milanese un po' bauscia.
Però di Milano non era.
E i bauscia, se non sono amici miei, non li ho mai sopportati.
Poi il caso, il luogo frequentato e una conoscenza comune hanno fatto il resto.
Ci saremmo scambiati appena diecimila parole.
Eppure non lo scordo, vedo davanti il suo viso chiaro come una fotografia.
La voce no, quella non riesco a sentirla.
Ognuna delle poche scene è qui, si ripete.
Sto ascoltando l'ultimo di Gianna Nannini; la musica acustica è la mia preferita.
I cd li ascolto quasi sempre in macchina.
Giacomo, si chiamava Giacomo, è morto in un incidente stradale.
Quante cose voleva fare.
Quante mani stava dando a chi è amico mio.
Quanta vita nei suoi progetti.
Aveva sessantanove anni. Non ho mai saputo la sua età e ha provveduto un quotidiano a comunicarmelo.
L'ultima volta, al mio arrivo, mi è venuto incontro e mi ha abbracciato per una dedica con cui avevo accompagnato un dono consegnatogli quasi un mese prima.
Per Giacomo, fuoco!