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bhe, se ti tiri indietro cercherò qualcun'altroOriginally posted by Felix
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..guarda però che non sai cosa ti perdi![]()
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http://av.rds.yahoo.com/_ylt=Ann7lyb...dBASUpaper.PDF
se avete la pazienza di leggerlo, l'articolo segnala diversi dati importanti per capire i problemi demografici comparativamente tra diversi paesi, in questo caso l'Asia meridionale rispetto al "mondo industrializzato".
In breve, il problema dei paesi industrializzati di cultura occidentale (non il Giappone) è che da un quinto ad un quarto delle donne rimane "senza figli", causando i livelli di fertilità "molto al disotto" del rimpiazzo generazionale (il fatidico 2,1), ovvero 1,4-1,6. Le donne che hanno figli, ne hanno due o più, per cui la media con quelle che non ne hanno fa scendere il dato demografico generale.
Invece in Asia la riduzione della fertilità si ha mediante la discesa ad un figlio solamente per l'intera generazione femminile. Che è il caso del Giappone e, sempre più, della Cina (ma non ancora dell'India).
Andando sul pratico, se vogliamo uscire dalla debacle demografica, dobbiamo puntare soprattuto su quel quinto o quarto delle donne che rimangono senza figli, spingendole ad averne almeno due. Spinte economiche, certo, ma soprattutto culturali.
Un cambiamento di rotta è possibilissimo, basta impegnarsi a fondo per ottenerlo.
saluti


L'Europa cancella il futuro
di Riccardo Cascioli
Gérard-François Dumont (Sorbona): "La forte denatalità porta al declino
della civiltà, passando dalla crisi economica e sociale. L'immigrazione non
risolve il problema, anzi peggiora quello dei Paesi in via di sviluppo".
Nel 1991 scrisse un libro per mettere in guardia dal suicidio demografico
dell'Europa. Gérard-François Dumont, economista e demografo, è professore
all'Università La Sorbona di Parigi e fondatore nonché direttore della
rivista Population et Avenir. Al suo attivo ha circa 150 pubblicazioni, tra
cui il libro Il festino di Crono. Il riferimento è al dio greco Crono che
giunse a divorare i propri figli pur di restare dominatore assoluto del
mondo. Fatto è che, dati alla mano, chi divora i propri figli ha già segnato
anche il proprio destino.
Professor Dumont, in che modo la denatalità porta al suicidio?
«Possiamo certamente imparare dalla storia una lezione crudele: Atene, Roma,
Venezia, grandi civiltà scomparse la cui eredità ha potuto essere ritrovata
con difficoltà, a volte dopo secoli. Lo schema è sempre lo stesso:
denatalità, invecchiamento, declino e infine decadenza. Ciò che accade in
Europa oggi, quindi, non è una novità. Ciò che è nuovo è l'intensità e la
durata del fenomeno della caduta di fertilità, iniziato negli anni Sessanta.
Dapprima, in modo graduale e costante nell'Europa del Nord, più tardi ma in
modo molto brusco nell'Europa mediterranea. L'invecchiamento della
popolazione, in ogni caso, porta a una difficoltà nella trasmissione dei
valori culturali e a problemi di dinamismo economico».
Lei sostiene che l'attuale difficoltà economica dell'Europa ha una
componente demografica?
«Prima ho fatto riferimento a grandi civiltà del passato, però basta
guardare all'Europa del XX secolo; i periodi d'oro del nostro continente,
dal punto di vista economico e politico, sono quelli precedenti alla Prima
Guerra mondiale e successivi alla Seconda Guerra mondiale, ovvero periodi
segnati da una primavera demografica, con indici di fecondità che negli anni
'50 risalgono ad un livello compreso tra i 2,5 e i 3,5 figli per donna. Tra
le due guerre invece l'Europa è in crisi, ma è anche il periodo in cui si
afferma il pensiero neomalthusiano e vale la pena notare come Hitler salga
al potere nel 1933 in una Germania dove la fecondità (1,6 figli per donna)
era di tre volte inferiore a quella di 30 anni prima. Ma guardando più
vicino a noi possiamo notare l'evoluzione della Germania nell'ultimo
ventennio: negli anni '80 ha avuto un'importante perdita di popolazione e l'
economia è entrata in crisi. Poi negli anni '90 ha ritrovato il dinamismo
economico, ma soprattutto grazie all'immigrazione dall'Est europeo. Caso
strano, quando nel 2000 la Germania ritorna in deficit demografico, l'
economia si ammala di nuovo».
Eppure dalle battaglie politiche di questo periodo siamo portati a pensare
che da un punto di vista economico il problema riguardi soltanto le
pensioni.
«Le pensioni costituiscono forse l'aspetto più appariscente, ma il problema
riguarda l'economia nel suo complesso. Se pensiamo all'Italia ad esempio
potremmo facilmente dimostrare come l'invecchiamento della popolazione
incide significativamente sulla crisi della Fiat. Il mercato dell'auto,
infatti, ha bisogno dei giovani, la fascia sociale più propensa all'
acquisto. Ma questa fetta di consumatori si è molto ridotta e solo le
persone agiate possono permettersi il cambiamento dell'auto, così che il
mercato è molto meno dinamico. In realtà, l'invecchiamento della popolazione
cambia l'intera struttura del consumo, non incoraggia di certo l'economia, e
soprattutto non incoraggia la ricerca e gli investimenti in prodotti nuovi.
Non è un caso che l'Europa investe pochissimo nelle nuove tecnologie, ad
esempio l'e-commerce e i prodotti hi-tech. In questo settore importiamo
praticamente tutto dagli Stati Uniti, che invece hanno una grande economia
anche grazie al loro dinamismo demografico».
Lei ha fatto cenno anche ad un problema culturale.
«Anche questo è molto attuale perché in una società che non fa più figli
tende a crearsi uno squilibrio nel rapporto tra il numero di bambini
autoctoni e quelli immigrati, rendendo più difficile l'assimilazione dei
valori e quindi l'integrazione».
Quindi lei non crede che l'immigrazione, come alcuni sostengono, possa
essere un rimedio alla denatalità dei nostri Paesi?
«Assolutamente no. Anzitutto per il motivo appena detto: per bilanciare la
perdita di popolazione avremmo bisogno di attirare rapidamente decine di
milioni di immigrati, cosa che creerebbe problemi culturali inimmaginabili.
Ma c'è un secondo motivo molto importante: se l'Europa attira forza lavoro
dai Paesi in via di sviluppo, questo significa anche che da quei Paesi
attira anche le forze migliori, impedendo di fatto lo sviluppo di quei
Paesi. Pensare perciò di risolvere i nostri problemi con l'immigrazione è un
metodo molto egoista: se si vuole davvero aiutare lo sviluppo del Terzo
Mondo, si deve anche trovare il modo di non danneggiarlo».
E allora qual è la strada che deve intraprendere l'Europa?
«L'unica soluzione è quella di ritrovare in fretta un dinamismo demografico
in grado di abbassare l'età media della popolazione. E in questa prospettiva
sono allora importanti misure che aiutino la famiglia e i giovani».
Di politiche per la famiglia si parla già da molto.
«Si parla, appunto. La questione è quello che si fa. Tra l'altro non
condivido la tendenza di alcuni Paesi a confondere tra politica sociale e
politica familiare. La prima è una politica di solidarietà momentanea per
aiutare un soggetto a vedere soddisfatto un suo bisogno. La politica
familiare è invece una politica di solidarietà fra le generazioni, un'
affermazione di durata in una società dominata dal consumo immediato.
Considerare la famiglia un semplice oggetto di una politica sociale
significa fare della famiglia un oggetto di pietà e trasmettere un'immagine
molto triste. La politica familiare invece deve permettere alla famiglia di
assumersi liberamente le proprie responsabilità. E ogni potere pubblico che
influenzi la vita delle famiglie deve tendere a questo, dalla pubblicità al
mondo del lavoro».
Ricorda
"Senza figli non c'è futuro. Se i figli sono pochi, in una società di adulti
e anziani, il futuro svanisce. A chi consegniamo ciò che siamo, ciò che a
loro volta ci hanno consegnato i nostri genitori? È vero anche il contrario:
senza futuro non ci sono figli. Quando l'orizzonte si fa incerto o
rischioso, si avverte sempre meno il desiderio di donare la vita, il
coraggio di generare dei figli. Senza figli non c'è futuro. Ma anche senza
genitori non c'è futuro. Un'intera cultura dominante ha scordato il valore
della paternità e della maternità, anche spirituali. Mancano i figli e
mancano i genitori. Ma mancano anche gli educatori e i maestri." (Conferenza
Episcopale Italiana, Senza figli non c'è futuro, messaggio in occasione
della XXVI Giornata per la vita, febbraio 2004)
Bibliografia
Gérard-François Dumont, Il festino di Crono, Ares 1994.
Michael Schooyans, Il nuovo disordine mondiale, Edizioni San Paolo 2000.
Riccardo Cascioli, Il complotto demografico, Piemme 1996.
(c) il Timone n. 30, Febbraio 2004


ANSA) - MOSCA, 17 GIU - Il declino demografico della Russia sembra avere trovato una spiegazione concreta: il 20% delle coppie e' sterile. Il decremento della popolazione russa e' stato piu' volte denunciato dalle autorita'. Il censimento del 2002 ha stabilito che gli abitanti sono 145,2 milioni (-1,8 mln sul 1989).Il tasso di crescita demografica e' fermo a 1,5 bambini per donna, mentre per mantenere l'attuale livello della popolazione sarebbe necessario che ogni donna avesse 5 figli.
<p><center>Europa Dei Popoli!
http://www.slowplayers.org/SBSP/images/Animated_Scots_Flag.gif<p><center>


i russi sono proprio deficienti. Con una tale emergenza, dovrebbero imporre misure draconiane: abolire subito l'aborto e castigare severamente quello clandestino, togliere dalla circolazione e proibire i contraccettivi, indurre a matrimoni giovanissimi (16 anni), togliere le ragazze dalle scuole, togliere il lavoro alle donne, impedire il celibato, rendere difficile il divorzio, accettare la poligamia, assistere le ragazze madri, fecondare a forza le donne senza partner, curare l'infertilità, ecc...
Stalin nel 1936 abolì l'aborto e lanció una vigorosa campagna demografica, una delle poche cose buone che fece durante la sua feroce dittatura...
È mia convinzione che a mali estremi, estremi rimedi. Scordiamoci il buonismo, l'umanitarismo, l'egalitarismo e il consumismo. Ci aspettano tempi duri...


... e causando così una bella rivolta generale di tutta ma proprio tutta la popolazione femminile russa che rovescerebbe nel giro di una settimana questo ipotetico regime stile simil-talebano.Originally posted by Felix
i russi sono proprio deficienti. Con una tale emergenza, dovrebbero imporre misure draconiane: togliere le ragazze dalle scuole, togliere il lavoro alle donne, impedire il celibato, rendere difficile il divorzio, accettare la poligamia, assistere le ragazze madri, fecondare a forza le donne senza partner, curare l'infertilità, ecc...
Perchè qualcosa di simile appunto c'era già, erano i talebani, e di somiglianti comunque ci sono tutti i musulmani. No, grazie!


L'abolizione dell'aborto è sicuramente un bene, ma non certo per motivi demografici, semplicemente perchè l'aborto è omicidio, e l'omicidio di un innocente è sempre e oggettivamente male.Originally posted by Felix
i russi sono proprio deficienti. Con una tale emergenza, dovrebbero imporre misure draconiane: abolire subito l'aborto e castigare severamente quello clandestino, togliere dalla circolazione e proibire i contraccettivi, indurre a matrimoni giovanissimi (16 anni), togliere le ragazze dalle scuole, togliere il lavoro alle donne, impedire il celibato, rendere difficile il divorzio, accettare la poligamia, assistere le ragazze madri, fecondare a forza le donne senza partner, curare l'infertilità, ecc...
Stalin nel 1936 abolì l'aborto e lanció una vigorosa campagna demografica, una delle poche cose buone che fece durante la sua feroce dittatura...
È mia convinzione che a mali estremi, estremi rimedi. Scordiamoci il buonismo, l'umanitarismo, l'egalitarismo e il consumismo. Ci aspettano tempi duri...
Il "fecondare a forza senza partner" lo trovo assurdo: il bambino deve nascere ed essere educato in una vera famiglia, ma prima ancora deve essere voluto ed amato dai genitori, che collaborano alla carità creatrice di Dio, altrimenti non c'è nessun senso.
La poligamia poi è strutturalmente inaccettabile in quanto muove contro il diritto naturale.
I mezzi coercitivi sono anch'essi sbagliati: non si può obbligare una persona ad avere figli. Essere genitore è una responsabilità, e questa responsabilità è il prodotto di una scelta libera. Se togli la scelta libera togli anche la responsabilità parentale.
Il resto penso che sia passabile.
Penso quindi di essere favorevole alle campagne che incentivano l'aumento di popolazione con mezzi leciti, alle campagne di ripopolamento forzato sono invece contrario.
cordialmente
Thomas Aquinas


i talebani, per quanto cruda possa apparire la loro "cura preventiva" contro gli effetti corrosivi della modernizzazione, avevano sostanzialmente ragione. Spiace anche a me riconoscerlo, perchè, onestamente, la condizione femminile in Afghanistan era arrivata a livelli spaventosi. Comunque c'è da rapportare il sacrificio di una generazione femminile, con la prospettiva della distruzione completa di un'intero popolo...Originally posted by halexandra
... e causando così una bella rivolta generale di tutta ma proprio tutta la popolazione femminile russa che rovescerebbe nel giro di una settimana questo ipotetico regime stile simil-talebano.
Perchè qualcosa di simile appunto c'era già, erano i talebani, e di somiglianti comunque ci sono tutti i musulmani. No, grazie!
Ma non pensiamo ai talebani, eccezione eccessiva anche per il mondo islamico. Pensiamo invece alle politiche drastiche introdotte in Germania nella seconda metà degli anni '30, che furono purtroppo interrotte dalla guerra e dalla disfatta militare del paese.
Quanto alle ipotetiche resistenze femminili, sono del tutto teoriche, dal momento che una riforma culturale profonda inciderebbe anche sul femminismo narcisista e sulle condotte individual-nichiliste che comprimono oggi la natalità. Inoltre se si riesce ad rafforzare lo stato, si deve usare senza scrupoli tutto il potere autoritario e persuasivo delle istituzioni pubbliche. Per quanto siano antipatici per altri versi, Stalin negli anni '30 e Ceausescu negli anni '80 avevano visto giusto, ed agirono nel senso corretto...
saluti


la situazione di crisi oggi è straordinaria, e richiede mezzi straordinari per essere superata.Originally posted by Thomas Aquinas
L'abolizione dell'aborto è sicuramente un bene, ma non certo per motivi demografici, semplicemente perchè l'aborto è omicidio, e l'omicidio di un innocente è sempre e oggettivamente male.
Il "fecondare a forza senza partner" lo trovo assurdo: il bambino deve nascere ed essere educato in una vera famiglia, ma prima ancora deve essere voluto ed amato dai genitori, che collaborano alla carità creatrice di Dio, altrimenti non c'è nessun senso.
La poligamia poi è strutturalmente inaccettabile in quanto muove contro il diritto naturale.
I mezzi coercitivi sono anch'essi sbagliati: non si può obbligare una persona ad avere figli. Essere genitore è una responsabilità, e questa responsabilità è il prodotto di una scelta libera. Se togli la scelta libera togli anche la responsabilità parentale.
Il resto penso che sia passabile.
Penso quindi di essere favorevole alle campagne che incentivano l'aumento di popolazione con mezzi leciti, alle campagne di ripopolamento forzato sono invece contrario.
cordialmente
Thomas Aquinas
Certe regole valide in tempi "normali" vanno sospese. Non ci possiamo più permettere il lusso di stare a calcolare il "miglior" sviluppo possibile per ogni infante, dobbiamo far si che i bambini vengano al mondo in abbondanza. Che sia da ragazze madri, che sia da coppie monogame, che sia da coppie poligame, o famiglie di altro genere non importa....
Quanto a Dio, mi auguro che si faccia presente al più presto per salvarci, altrimenti dovremo assumere che non ci ama, o che non esiste....
saluti