Caro Augustinus,
ti ringrazio di aver preso le difese del vecchio rito.... per intenderci, quello dei santi Ignazio di Loyola, De Liguori, Francesco di Sales........... Pio da Pietralcina et altri. E anche di san Francesco d'Assisi, di san Domenico ew di sant'Antonio di Padova, che dicevano messa col Messale della Curia Romana (poi ratificato circa trecento anni dopo da san Pio V).
Ti ringrazio di aver fatto sapere, che lo stesso Romano Pontefice ha messo in guardia dal RIFORMISMO, ed aggiungo io che, secondo il cardinale Ruini (forse un imbroglione.....??......) lo stesso Giovanni paolo II celebra, nella propria cappella, secondo il rito di San Pio V (detto erroneamente: PIO V si limitò a mettere l'imprimatur, una specie di marchio D.O.C., al messale della curia Romana, usato dai francescani e dai domenicani). Tutti controrivoluzionari? Tutti contro l'umiltà della liturgia (tra l'altro, il Signore era Umile, ma non straccione!)????
Aggiungo, che il Concilio Vaticano II voleva riformare il rito, non annientarlo: basta leggere i documenti, per accorgersi che le riforme erano limitate a:
* più spazio per la lingua nazionale (più spazio, attenzione......) soprattutto alle parti di competenza dei fedeli (fedeli, attenzione!)
* Maggior elasticità nella concelebrazione
*Una riforma dei canti polifonici (bisognava ritornare alla GREGORIANO, e fare attenzione col barocco, che magari non sempre si presta - e questo è vero - a luoghi angusti come talune chiese).
* Introduzione della preghiera dei fedeli (forse l'unico aspetto più debole : i padri Conciliari citano solo un passo di san Paolo a Timoteo).
Questo, per limitarci alla lettera del Concilio. Ma possiamo ancora dire:
* Nelle bozze giovannee non C'E' ALCUN RIFERIMENTO ALLA LITURGIA.
* Quando il cardinale moderatore fece notare che la liturgia NON ERA MATERIA DI CONCILIO, ma del SOGLIO PONTIFICIO (essendo la liturgia IL MOMENTO DI UNITA' PIU' ESPLICITO NELLA CHIESA), SFORTUNATAMENTE il microfono si spense.
* Non fu una commissione CONCILIARE a riformare il rito, ma una post-conciliare, il cui metodo di votazione è stato più volte criticato da alcuni (oggi) cardinali, allora periti.
Ti ringrazio Augustinus per averni ascoltato: c'è chi ha fatto orecchie da mercante già al mio primo post. E questo, fuor di polemica: i tradizionalisti indultisti (grazie per aver chiarito una cosa che, in fin dei conti, tutti sanno: tra sedevacantisti e indultisti c'è, forse, più distanza di quanta se ne veda) non vanno in cerca di piazzare proprie idee. Il padre domenicano che ora mi sta seguendo, mi dice sempre : "Quello che Dio vuole: se non vuole, ci fermi quando lo riterrà opportuno". Tutto va fatto in buona fede: se riguardando allo splendore dei Santi e della Gloria Millenaria della Santa Madre Chiesa, dovessimo frenare l'Evengelizzazione e la Santità di questa, Dio ci spezzi le gambe prima ancora di muovere un passo.
In finb dei conti, vecchi e nuovi vogliamo la stessa cosa: GLORIFICARE il Signore Gesù Cristo.




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