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  1. #11
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Ariel

    I repubblicani sono contro ogni forma di dittatura (comunista, fascista, nazista o religiosa).


    P.S.
    Complimenti per l'avatar, mi ricorda i bei tempi in cui andavo alla sala giochi a sperperare denaro tra videogiochi e carambola

  2. #12
    anticomunista
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    Predefinito

    Originally posted by nuvolarossa
    ariel, ti ripropongo alcuni passi dei "DOVERI DELL'UOMO" di Giuseppe Mazzini ... da dove si evince chiaramente cosa pensi del "comunismo" il "Padre Spirituale" del Partito Repubblicano Italiano.

    .... (omissis) ... L'abolizione della proprietà individuale nondimeno è il rimedio proposto da parecchi tra i sistemi socialisti dei quali vi parlo, e segnatamente del comunismo. Altri vanno oltre; e trovando il concetto religioso, il concetto governativo, il concetto di patria falsati dagli errori religiosi, dagli uomini del privilegio e dall'egoismo delle dinastie, chiedono l'abolizione d'ogni religione, d'ogni governo, d'ogni nazionalità. Questo è procedere di fanciulli o di barbari. Perché, in nome delle malattie generate da un'aria corrotta, non tenterebbero la soppressione d'ogni gas respirabile ?
    L' idea di chi vorrebbe, in nome della libertà, fondare l'anarchia e cancellare la società per non lasciare che l’individuo con i suoi diritti, non ha bisogno, con voi, di confutazioni da me; tutto il mio lavoro combatte quel sogno colpevole che rinnega progresso, doveri, fratellanza umana, solidarietà di nazioni, ogni cosa che voi ed io veneriamo. Ma il disegno di quei che, limitandosi alla questione economica, chiedono l'abolizione della proprietà individuale e l'ordinamento del comunismo, tocca l'estremo opposto, nega l’individuo, nega la libertà, chiude la via al progresso e "impietra", per così dire, la società.

    La formula generale del comunismo è la seguente: la proprietà d'ogni cosa che produce, terre, capitali, mobili, strumenti di lavoro, sia concentrata nello Stato; lo Stato assegni la sua parte di lavoro a ciascuno; lo Stato assegni a ciascuno una retribuzione, secondo alcuni, con assoluta eguaglianza, secondo altri, a seconda dei suoi bisogni.
    Questa, se mai fosse possibile, sarebbe vita di castori, non di uomini.

    La libertà, la dignità, la coscienza dell' individuo spariscono in un ordinamento di macchine produttrici. La vita fisica può esservi soddisfatta: la vita morale, la vita intellettuale sono cancellate, e con esse l'emulazione, la libera scelta del lavoro, la libera associazione, gli stimoli a produrre, le gioie della proprietà, che sono tutte ragioni che inducono a progredire. La famiglia umana è, in quel sistema, un armento al quale basta essere condotto ad una sufficiente pastura. Chi tra voi vorrebbe rassegnarsi a programma siffatto?

    L'eguaglianza è conquistata, dicono. Quale ? L'eguaglianza nella distribuzione del lavoro? E' impossibile. I lavori sono di natura diversa, non calcolabili sulla durata o sulla natura di lavoro compiuto in un'ora, ma sulla difficoltà, sulla minore o maggiore sgradevolezza del lavoro, per il dispendio di vitalità che trascina con sé, sull'utile conferito da esso alla società. Come calcolare l'eguaglianza di un'ora di lavoro passata in una miniera, o nel purificare l'acqua corrotta di una palude con un'ora passata in un filatoio? La impossibilità di siffatto calcolo è tale che ha suggerito a taluno tra i fondatori di sistemi l’idea di far che ciascuno debba compiere un certo ammontare di lavoro in ogni ramo di utile attività: rimedio assurdo che renderebbe impossibile la bontà dei prodotti senza giungere a sopprimere l' ineguaglianza tra il debole ed il robusto, tra il capace e il lento, nell' intelletto, tra l'uomo di temperamento linfatico e l'uomo di temperamento nervoso. Il lavoro può essere facile e gradito all'uno è grave e difficile all'altro.

    L'eguaglianza nel riparto dei prodotti ? È impossibile.
    O l'eguaglianza sarebbe assoluta e costituirebbe una immensa ingiustizia, non distinguendo tra i bisogni diversi, risultato dell'organismo, né tra le forze e le capacità acquistate per un senso di dovere e le forze e le capacità ricevute, senza merito alcuno, dalla natura. O la eguaglianza sarebbe relativa e calcolata sui bisogni diversi; e non tenendo conto della produzione individuale, violerebbe i diritti di proprietà che il lavorante deve avere per i frutti del suo lavoro.

    Poi, chi sarebbe arbitro di decidere intorno ai bisogni d'ogni individuo? Lo Stato?

    Operai, fratelli miei, siete voi disposti ad accettare una gerarchia di capi padroni della proprietà comune, padroni dello spirito per mezzo di una educazione esclusiva, padroni dei corpi per mezzo della determinazione dell'opera, delle capacità, dei bisogni? Non è questo il rinnovamento dell'antica schiavitù ? Non sarebbero quei capi trascinati dalla teoria d'interesse che rappresenterebbero, e sedotti dall'immenso potere concentrato nelle loro mani, fondatori della dittatura ereditaria delle antiche caste ?

    No; il Comunismo non conquista l'eguaglianza fra gli uomini del lavoro: non aumenta la produzione - che è la grande necessità dell'oggi - perché fatta sicura la vita, la natura umana, come s'incontra nei più, è soddisfatta, e l’incentivo a un accrescimento di produzione da diffondersi su tutti i membri della società diventa sì piccolo che non basta a scuotere la facoltà; non migliora i prodotti; non conforta al progresso nelle invenzioni, non sarà mai aiutata dalla incerta, ignara direzione collettiva dell'ordinamento. Ai mali che affaticano i figli del popolo, il Comunismo non ha che un rimedio per proteggerli dalla fame. Ora non può farsi questo, non può assicurarsi il diritto alla vita ed al lavoro dell'operaio, senza sovvertire tutto quanto l'ordine sociale, senza isterilire la produzione, senza inceppare il progresso, senza cancellare la libertà dell' individuo, e incatenarlo in un ordinamento soldatesco, tirannico?

    Il rimedio alle vostre condizioni non può trovarsi in organizzazioni generali, arbitrarie, architettate di sana pianta da uno o altro intelletto, contraddicenti alle basi universali adottate nel vivere civile e impiantate immediatamente per via di decreti. Noi non siamo quaggiù per "creare" l'umanità, ma per "continuarla": possiamo e dobbiamo modificarne, ordinarne meglio gli elementi costitutivi, non possiamo sopprimerli. L'umanità è e sarà sempre ribelle a disegni siffatti. Il tempo che voi spendereste intorno a quelle illusioni, sarebbe dunque tempo perduto ... (omissis) ...


    per una rilettura completa del testo,
    in versione pdf, clicca qua sopra
    ... entra nella Biblioteca e poi, con il cursore,
    scendi fino a trovare I DOVERI DELL'UOMO,
    di Giuseppe Mazzini
    grazie per la citazione. Mazzini è stato chiaro...

  3. #13
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    Predefinito Re: Ariel

    Originally posted by jmimmo82

    P.S.
    Complimenti per l'avatar, mi ricorda i bei tempi in cui andavo alla sala giochi a sperperare denaro tra videogiochi e carambola



  4. #14
    anticomunista
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    Originally posted by Paolo Arsena

    La comune appartenenza alla sinistra del nostro Paese, nonché la comune lotta di liberazione contro il fascismo, però, ha fatto sì che tra comunisti e repubblicani il dialogo non si sia mai interrotto.
    C'è sempre stato un rapporto dialettico, di confronto e di rispetto, pur nella diversità delle scelte e delle concezioni politiche.
    Per questo suona male definire un repubblicano "anticomunista".
    Un repubblicano è semplicemente un democratico, un laico, un erede degli ideali mazziniani di fratellanza e di tolleranza.
    però....

    ezio garibaldi (nipote di Giuseppe) aderì al fascismo.
    Il fascismo diceva di continuare la tradizione risorgimentale.
    Il fascismo aveva radici nella sinistra socialista (vedi biografia di Mussolini).
    Il fascismo era per lo stato laico ed era repubblicano. Il fascio è simbolo della repubblica...
    Mussolini fondò una repubblica sociale nel '43, contro la monarchia sabauda...

  5. #15
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    Predefinito

    ariel, spesso .. quando si apre una bottiglia di barolo ... ci si accorge che dentro c'e l'aceto ... non e' sufficiente quello che si dichiara in etichetta ma occorre un riscontro concreto ... un assaggio che confermi la bonta' del prodotto.
    Il Fascismo e' nato sull'onda della demagogia populista di matrice socialista ... e quindi moltissimi ci sono cascati dentro e si sono invischiati nella sua tela ... edulcorata da tanti richiami alla rivoluzione sociale di matrice anche mazziniana ... ma cio' ha prodotto solo un ventennio di dittatura .. per non parlare poi delle leggi razziali e di una guerra solo ed esclusivamente imperialista ... e la Repubblica di Salo' fu solo un ultimo tentativo demagogico per riacquistare quella credibilita' perduta ormai da tempo.
    Il popolo italiano questa bottiglia l'ha aperta, ha assaggiato il suo contenuto anche per troppo tempo .. ed ancora oggi non riesce a togliersi dalla bocca il disgusto del suo cattivo sapore.

    http://www.nuvolarossa.org

  6. #16
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    Predefinito Bella Citazione

    Originally posted by ariel
    grazie per la citazione. Mazzini è stato chiaro...
    Caro Ariel

    Bella citazione, ma i nuovi rivali della Repubblica oggi non sono più i comunisti, bensì le grandi concentrazioni di potere...

    In Italia si vuole confondere il Comunismo con la Socialdemocrazia, la libertà con la pretesa di arricchimenti illegali, la democrazia con l'alibi delle maggioranze elettorali, le riforme della costituzione repubblicana coi suoi tatuaggi imperiali, l'etica cristiana con l'etica di mercato iperliberale, il liberismo con l'iperliberismo, le regole di mercato con l'anarchia affaristica criminale, il diritto d'impresa col suo abuso, l'azienda con lo Stato, la Legge e il Diritto con l'io penso e dunque voglio del manager generale.

    La Repubblica ed i Repubblicani sono compatibili con "l'arco costituzionale" - dalla socialdemocrazia alla destra democratica - e possono intrattenere relazioni col comunismo o con i nazional-socialisti moderati, ma tutto ciò che tende alla dittatura ed alla concentrazione del potere in poche mani non è per sua natura repubblicano, in quanto il Popolo diventa solo pretesto e non protagonista di governo.

    Naturalmente ogni concentrazione di potere dirà di essere repubblicana finchè non sarà stabile e forte per dichiararsi imperiale e mostrare il suo vero volto plutocratico al popolo, il quale ne avvertirà la presenza per gradi.

    Non è necessario esser comunisti per intravedere tali concentrazioni nella recente riforma costituzionale: basta essere repubblicani!

    La citazione di Mazzini per indicare che il Comunismo (quello marxista radicale della rivoluzione socialista) non è repubblicano non può servire a sua volta per assecondare chi accusa di comunismo chiunque è contro le grandi concentrazioni, i mescolamenti aziendali in seno allo Stato e le immunità dei cittadini più eguali.

    Credo che sia affine al pensiero mazziniano credere che il progresso ed il profitto frutto del vero, legale ed onesto lavoro non sarà mai tal potenza economica da compromettere la libertà repubblicana e l'integrità dello Stato.

    L'irrisolta "questione morale" trova più facile però dare la caccia ai comunisti e presunti tali.

    Non sarà che i comunisti che scrivono nel forum repubblicano siano specialmente e semplicemente repubblicani preoccupati per il destino della Costituzione Repubblicana?

    Saluti

  7. #17
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    Predefinito

    Originally posted by ariel
    però....

    ezio garibaldi (nipote di Giuseppe) aderì al fascismo.
    Il fascismo diceva di continuare la tradizione risorgimentale.
    Il fascismo aveva radici nella sinistra socialista (vedi biografia di Mussolini).
    Il fascismo era per lo stato laico ed era repubblicano. Il fascio è simbolo della repubblica...
    Mussolini fondò una repubblica sociale nel '43, contro la monarchia sabauda...

    Caro Terminator,

    inutile spiegarti la differenza tra un regime democratico (a cui noi repubblicani abbiamo sempre aspirato) ed uno totalitario, cosa che spazza via in un soffio il provocatorio elenco che hai stilato.

    Vorrei piuttosto farti notare un'altra differenza, di non poco conto, tra la nostra coscienza nazionale e quella fascista.

    Mussolini propugnava il nazionalismo. Cioè una visione aulica della patria, che sognava potente ed egemone. Era un sentimento che faceva gioco al consolidamento del suo potere, e che veniva alimentato strumentalizzando simboli ed eroi. Di qui il richiamo all'impero romano, dal saluto all'architettura, di qui l'esaltazione dell'Italia risorgimentale e dei suoi protagonisti. Di qui la propaganda e i proclami altisonanti e visionari. Di qui le sue velleità espansionistiche e l'asse con il nazionalismo tedesco.

    Il nostro attaccamento allo Stato è diverso. Noi siamo patrioti.
    E il nostro amor patrio si traduce in senso dello Stato e delle sue istituzioni, significa osservarne le leggi, operare affinché funzionino, tutelare la democrazia, rispettare gli altri concittadini, agire secondo un'etica e un rigore morale che possano risultare benéfici per il nostro Paese.
    Il nostro è un amore sincero e disinteressato per un Italia che abbiamo costruito e in cui crediamo.
    E non abbiamo bisogno di costruirci un sacrario di riferimento per ostentare la nostra potenza e sentirci belli e forti. Le nostre radici le sentiamo dentro e basta.
    Tutto ciò è ben diverso dal nazionalismo.

    I tuoi parrallelismi sono molto superficiali e del tutto insignificanti.
    Pensaci.

  8. #18
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    Predefinito tratto dal Pensiero Mazziniano n.2 anno 2004

    A.M.I. NEL SECOLO XXI

    Dopo i primi 60 anni di vita, l’A.M.I. si appresta ad affrontare le ‘sfide’ del nuovo secolo, ed è questa Direzione Nazionale –la prima eletta nel XXI secolo- che dovrà stabilirne gli indirizzi.
    E’ quindi certamente necessario che l’azione di essa sia netta e determinata.
    L’assemblea nazionale, che verrà convocata nell’autunno 2004, è chiamata ad individuarne le impostazioni generali.
    E’ anzi necessario che, in questo periodo che la precede, si svolga un dibattito aperto sul nostro periodico, per evitare che la discussione si esaurisca nei sintetici interventi di –pur autorevoli- amici che potranno intervenire in quella sede o derivi soltanto da impostazioni proprie di relatori, senza che l’associazione –in quanto tale- abbia manifestato le opinioni diffuse tra gli iscritti.
    Penso che il metodo preferibile di rinnovarsi sia quello di definirsi, per ritrovare nelle “carte fondative” i significati che rispondono alle esigenze dei tempi moderni.
    Quindi occorre ritrovare nel primo articolo dello statuto dell’AMI le linee di sviluppo dell’azione di “cultura, educazione e propaganda” ch’essa si propone.
    Abbiamo sempre affermato con orgoglio che l’AMI, associazione politica per eccellenza, non può essere o diventare un’associazione di parte (fiancheggiatrice o federazione di partiti).
    E’ anzi necessario che i politicanti di professione (i quali ai fiancheggiatori guardano con ‘interessi di bottega’ di voti a loro favore), si convincano che nessun vero mazziniano –pur militante di partito- potrebbe idealmente e concettualmente accettare di ridurre un ideale tanto vasto, alle diatribe quotidiane di un mercato politico, tra altro del tutto deprimente, perché privo di obbiettivi per la società.
    Dopo che il marxismo ha mostrato - nell’esperienza dell’Urss - le deficienze economiche e concettuali che Mazzini ha individuato fin dal manifesto di Marx; quando i fondamentalismi religiosi hanno mostrato le loro nefande conseguenze per la civile e pacifica convivenza dei Popoli; la politica internazionale deve ricercare schemi di sviluppo morale, politico, giuridico, sociale ed economico e di emancipazione, diversi da quelli derivanti da impostazioni dogmatiche.
    Né la ‘dittatura del proletariato’ –che riduce a ‘società di castori’-, né le ‘verità rivelate’ e trascendenti condizionanti ricerca e progresso dell’Umanità possono impostare o risolvere problemi di oggi e del futuro.
    Nel pensiero di Mazzini esistono principi di politica internazionale ed interna a ciascuna Nazione, che prescindono totalmente da quelle ideologie, perché si fondano soltanto sulla capacità della mente e della ragione umana di elaborazione del progresso, e sulla utilità del patrimonio che ad ogni epoca è derivato da quelle precedenti.
    E’ la religione dell’Umanità, che si traduce in termini politici ed operativi.
    Questa è la novità –universale- di Mazzini, condivisa (con richiami più o meno diretti) dai grandi pensatori politici moderni e negata da coloro che, frantumano l’analisi sociale con politiche corporative ed in funzione di esse, propongono normative, che favorendo taluni, opprimono altri.
    La differenza tra il Mazzini –universale- ed i politicanti -di parte- volendola sintetizzare in uno schema, sta tra l’associazione di Popoli ed il conflitto tra oligarchie.
    Ecco perché non si pone la domanda se una associazione politica com’è l’AMI, possa e debba “andare oltre Mazzini”.
    “ Oltre” – tra quelle conosciute- esistono posizioni ed indirizzi negati dalla storia, condannati dalle esperienze, generatori di conflitti permanenti, dai quali è aspirazione diffusa fuoriuscire e mantenersi lontani.
    Affermiamo –con legittimo orgoglio- che la “formula” sociale di Mazzini è l’unica capace di offrire una prospettiva di progresso, in luogo degli “imbarbarimenti” che (al di là delle rivoluzionarie scoperte scientifiche) hanno contraddistinto il XX secolo.
    Compito nostro è di scorgere -nonostante i rigidi condizionamenti dei mass-media, con gli interessi economici contrapposti che li determinano- forme utili ed idonee per la diffusione di idee e linee guida di azioni politiche capaci di trasformare, nei comportamenti prima e nelle scelte conseguenti poi, gli obiettivi della umana società.
    Quel compito è ‘grande’ ed ‘immane’ a confronto con forze tanto modeste quali quelle dei mazziniani, ma la nostra è un’Idea capace di affermarsi con il rigore, con l’austerità della vita pubblica, con la legge del dovere, con la coerenza dei concetti, con la ‘religione dell’Umanità’ per dirla con Mazzini, con la ‘fede’ di chi si senta –e quindi sia- ‘testimone’ (cioè ‘esempio’) di azioni che possano trovare il consenso di tutti coloro che –non nelle parole, ma nei comportamenti- si annoverino nella milizia di chi voglia libertà, indipendenza, unità dei Popoli.

    Cominciare ad agire in tali direzioni è il miglior modo di ricordare che quasi 200 anni fa è nato un Uomo che ci ha indicato questi DOVERI.

    Renzo Brunetti

    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/NOWOMANNOCRY.mid[/mid]

  9. #19
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    Predefinito Il PRI movimento della democrazia e della tolleranza, di Massimo Bandini

    Il PRI movimento della democrazia e della tolleranza

    Ritengo che il Pri sia il partito della tolleranza per antonomasia.
    Lo dimostra il fatto che, in seno al PRI, ci siano in maggioranza repubblicani che si schierano a favore della CDL, ma anche repubblicani che si collocano in modo dialettico ed alternativo rispetto ai due poli ed altri ancora che vorrebbero ritornare nel centro - sinistra. Reputo fermamente che la diversità di posizioni non si debba interpretare come incertezza sulla linea politica o, peggio,come opportunismo politico, bensì, hegelianamente, come una "Aufhebung", un innalzamento di alto respiro, che porterà a fondere i momenti dialettici della moné, del prodos e della epistrophé, in una sintesi superiore, alla alètheia, che inevitabilmente sgorgherà dal dibattito repubblicano.
    La questione non concerne strettamente la posizione politica del PRI, bensì la fedele custodia dei valori del repubblicanesimo mazziniano, del riformismo illuminista, laico, razionale, logico, consequenziale, tollerante, kantianamente aperto al dialogo, moderato nei toni e nell'atteggiamento, progressista nel senso del sociale, ma pragmatico e realista sulla scia del neolaburismo inglese di Tony Blair.

    Massimo Bandini


    .............................
    tratto dal Gruppo "I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/

  10. #20
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    Predefinito Re: Il PRI movimento della democrazia e della tolleranza, di Massimo Bandini

    Originally posted by nuvolarossa
    Il PRI movimento della democrazia e della tolleranza

    Ritengo che il Pri sia il partito della tolleranza per antonomasia.
    Lo dimostra il fatto che, in seno al PRI, ci siano in maggioranza repubblicani che si schierano a favore della CDL, ma anche repubblicani che si collocano in modo dialettico ed alternativo rispetto ai due poli ed altri ancora che vorrebbero ritornare nel centro - sinistra. Reputo fermamente che la diversità di posizioni non si debba interpretare come incertezza sulla linea politica o, peggio,come opportunismo politico, bensì, hegelianamente, come una "Aufhebung", un innalzamento di alto respiro, che porterà a fondere i momenti dialettici della moné, del prodos e della epistrophé, in una sintesi superiore, alla alètheia, che inevitabilmente sgorgherà dal dibattito repubblicano.
    La questione non concerne strettamente la posizione politica del PRI, bensì la fedele custodia dei valori del repubblicanesimo mazziniano, del riformismo illuminista, laico, razionale, logico, consequenziale, tollerante, kantianamente aperto al dialogo, moderato nei toni e nell'atteggiamento, progressista nel senso del sociale, ma pragmatico e realista sulla scia del neolaburismo inglese di Tony Blair.

    Massimo Bandini


    .............................
    tratto dal Gruppo "I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/
    Naturalmente tutto questo mazzinianesimo consequenziale e realista può funzionare soltanto nell'arco costituzionale e parlamentare veramente repubblicano.

    Quale è il segnale dell'uscita dall'arco?

    1. Il superamento della Costituzione Repubblicana secondo una metamorfosi autarchica.
    2. Una fusione della moné* che lascia democrazia, social welfare ed antitrust alla porta.
    3. La rimozione (Aufhebung) della Legge e dell'indipendenza della Magistratura.
    4. La frattura e non la sintesi tra valori repubblicani e valori universali, così come tra Legislazione e Diritto Naturale.


    *Hegel si riferisce alla triade neoplatonica di cui questo è elemento: moné (Being or 'abiding'), oltre a próodos (the procession from the cause) ed epistrophé (the return to the cause).

 

 
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