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Discussione: Il processo invisibile

  1. #111
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato
    Oggi riprende l'iter del procedimento; ricordiamo qui alcuni "ipse dixit".

    Quando Marcello Dell'Utri di se stesso dice:
    «la mia sfortuna è stata quella di essere nato a Palermo», intende dire che, tante delle accuse contro di lui, andrebbero lette diversamente se i P.M. non fossero prevenuti nei suoi confronti.
    In una Sicilia, dove su tali argomenti, sono sempre fiorite autentiche «scuole di pensiero», c'è un precedente illustre.
    A un giudice che gli contestava conoscenze «pericolose», Vito Ciancimino rispose così:
    «Signor giudice, se io fossi nato in Svizzera, avrei frequentato orologiai di precisione, produttori di cioccolatini, alti banchieri. Purtroppo sono nato a Palermo...».

    Deciderà il tribunale, visto che i P.M, in aula, hanno fatto riascoltare alcune intercettazioni in cui l'imputato parla «con» mafiosi e «di» mafiosi.
    Dicono che l'uomo sia di ottime letture, e noto bibliofilo.
    Cita spesso Socrate, il processo di Socrate.
    Secondo lui, alla Procura di Palermo, spadroneggerebbero i Meleto, gli Anito e i Licone: i grandi accusatori che costrinsero il filosofo a bere la cicuta perché responsabile di «introdurre nuove divinità nella città».
    Se per «nuove divinità», il senatore di Forza Italia intenda i Calderone, i Bontate, i Mangano, questo non è dato sapere.
    Insomma; anche Socrate ebbe la sventura di essere nato ad Atene?

    Sia come sia, Dell'Utri non ha mai ostacolato lo svolgimento e i tempi del processo. Varie, sin qui, le sue dichiarazioni spontanee. Rifiuto secco, invece, alla richiesta della Procura di interrogarlo di fronte al Tribunale.
    Ne è fermamente convinto:
    "Contro di me teoremi, congetture, trame politiche."

  2. #112
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato
    Marcello Dell’Utri nel labirinto di Cosa Nostra
    Saverio Lodato

    Sono processi da buttare; processi «politici» e «politicizzati».
    Processi indegni di uno stato di diritto.
    Processi costruiti in sinistri laboratori da inquisizione, processi cavillosi, processi basati sulle propalazioni prezzolate di ex delinquenti, ex assassini, ex stragisti, agiti a comando, come da una tastiera. Sono i processi dell'era Caselli, alla Procura di Palermo.
    Quando, pur di destabilizzare, pur di «mascariare» avversari politici irreprensibili, invece, come la moglie di Cesare, come già era accaduto durante lo scempio di Tangentopoli, non si andava per il sottile, si stracciavano i codici e le garanzie dell'imputato venivano lasciate fuori dalla porta.
    È stata questa, per anni, la vulgata.

    È stata questa la sacra rappresentazione di ciò che accadeva nei tribunali e nelle corti d'assise di Palermo, da parte della nota orchestrina garantista. E poco importava che quelle certezze si basassero sul nulla, visto che i processi - quelli veri, non quelli televisivi o di carta stampata - erano ancora di là da venire.
    Intanto, gli imputati «eccellenti» venivano dati per «assolti» sotto tutte le latitudini, in qualsiasi grado di giudizio, in maniera assoluta, insomma un liberatorio: «innocenti tutti».
    Magistrati scomodi; era il messaggio velenoso che andava veicolato.
    Questo l'input - autenticamente, effettivamente «politico» - trasmesso per far piazza pulita di magistrati scomodi.
    Quella vulgata ha lasciato tracce indelebili e nefaste nell'immagine che molti italiani hanno ancora oggi della giustizia e della magistratura.

    Con quest'inchiesta, intendiamo tornare sull’argomento.
    Ci torniamo perché - come vedremo - quei processi sono ancora in via di svolgimento; con verdetti contraddittori, di primo e secondo grado. Con pronunce clamorose, in un senso o nell’altro, della Cassazione. Con una mole di materiale probatorio e dibattimentale già acquisito che quantomeno lascia dubitare dell’esistenza di molte irreprensibili mogli di Cesare.
    Il 2004 sarà, infatti, l'anno della chiarezza.
    Entro dicembre, molti «casi» saranno chiusi per sempre.
    Molte posizioni processuali definitivamente scandagliate.

    E la cronaca, finalmente sconfitta, lascerà spazio alla storia e al giudizio degli storici.
    Ci sono voluti oltre dieci anni.
    D'altra parte, la giustizia italiana è segnata da una lentezza proverbiale. La «parola definitiva» tarda sempre ad arrivare, e quando tutti se l'aspettano non arriva mai.
    È colpevole o innocente Marcello Dell'Utri?
    È colpevole o innocente Bruno Contrada?
    È colpevole o innocente Calogero Mannino?
    È colpevole o innocente il senatore Giulio Andreotti?


    Oggi, di fronte alla seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Leonardo Guarnotta, riprende la maratona difensiva dei legali del senatore Dell'Utri, accusato di mafia (i P.M. hanno già chiesto la condanna a undici anni di reclusione). Dei quattro «processi politici», cronologicamente, questo è l'ultimo della fila. La prima sentenza è prevista fra ottobre e novembre, ma ci sarà un secondo grado, e ci sarà il parere della Cassazione. A essere ottimisti, ci vorranno almeno un altro paio di anni.
    Tutti gli altri sono a uno stadio molto più avanzato.
    L'impianto del processo, all'uomo che a inizio anni '90 fu tra i principali fondatori di Forza Italia, è noto.
    Una trentina di pentiti lo tirano in ballo.
    C'è anche un certo numero di riscontri di polizia alle parole di questi che, sino a prova contraria, restano, collaboratori di giustizia.
    Persino, in qualche caso, ammissioni dell'imputato di incontri con presunti mafiosi.


    Il referente.

    Gli ex affiliati a Cosa Nostra lo hanno infatti indicato come il referente che prese il posto della vecchia Dc, quando ormai il partito dello scudo crociato aveva «tradito» o «deluso» le aspettative del popolo di mafia. Per quanto sarebbe andata avanti - posto che tutto ciò sia vero - la saga del «bravo picciotto», vecchio conoscente di personaggi in odor di mafia, sin dalla fine degli anni sessanta, quelli dell’insediamento della prima commissione antimafia e della strage di Ciaculli (forse venne sperimentata in Sicilia la prima autobomba della storia repubblicana)? Sino alla nascita di Forza Italia.

    Il trasferimento di Dell' Utri alla corte di Arcore.
    L'assunzione e il ruolo dello stalliere, palermitano e mafioso, Vittorio Mangano.
    Il tentativo di sequestro di Luigi D'Angerio, all'uscita dalla villa di Arcore; la certezza, di Berlusconi e dello stesso Dell' Utri, che proprio Mangano potesse dare una mano per mettere al riparo i sodali dal rischio sequestri.
    La vicenda dell' installazione dei primi ripetitori Fininvest, a Catania e Palermo, come occasione di patti inconfessabili fra la nuova costola di imprenditoria milanese che si stava facendo miracolosamente largo e Cosa Nostra: racket, attentati intimidatori e dinamitardi, richiesta di pizzo, e «mi manda Picone».

    Ma anche gli incontri con i mafiosi, mediante i quali - sempre secondo l'accusa - Dell'Utri avrebbe sanato tutte le fratture fra Cosa Nostra e il gruppo Fininvest.
    Insomma: la mafia pretendeva (a colpi di bombe), Berlusconi si preoccupava, Dell' Utri si dava da fare.

    Per Antonio Ingroia e Domenico Gozzo, P.M.:
    «Dell Utri era il grande mediatore fra la mafia e Berlusconi, l'ambasciatore di Cosa Nostra in quel di Milano».
    Secondo loro ci sarebbe di più: a conclusione di questo percorso, quando i vecchi referenti politici della mafia sono stati ormai definitivamente accantonati, i boss investono Dell'Utri del gravoso compito di risolvere il «problema politico» di Cosa Nostra. Siamo fra il 1992 e il 1993: Dell’Utri, che mai si era occupato di politica, scende in campo influenzando anche Berlusconi in tal senso.

    Colletti bianchi.

    A Dell'Utri, l'accusa non contesta omicidi. Come non li contesta agli altri «politici» e «colletti bianchi».
    Contesta il concorso esterno in associazione mafiosa.
    Quel reato, introdotto per la prima volta nel nostro codice (1982, legge La Torre) ed esaltato da Giovanni Falcone, per indicare una «fattispecie» altrimenti evanescente, indimostrabile, improcessabile, che però ha permesso alla mafia di essere assai di più che una semplice forma di delinquenza organizzata. Ovvio che, da più parti, ci siano fortissime pressioni per abolirlo.
    Allora? Fatto il reato, trovato l'imputato? È un po' questa la tesi degli avvocati di Dell'Utri. Macché, dicono. Le accuse dei pentiti iniziano nel 1994, quando Berlusconi è già sceso in campo. Insomma: più montatura di così... Anche perché, secondo i legali, i riscontri enfatizzati dalla Procura, sarebbero solo apparenti. L'unico dato certo è che Dell'Utri ha mantenuto negli anni amicizie palermitane. Il resto? Congetture a effetto. Certo che se il reato di concorso esterno venisse cancellato, la posizione di Dell' Utri - secondo i difensori - sarebbe totalmente differente. No, hanno ribattuto in requisitoria i PM: ci sarebbero elementi per condannarlo per associazione mafiosa.
    Naturalmente, anche in questo caso, si è tutti in attesa della parola definitiva della legge per sapere se, ancora una volta, è stata portata alla sbarra una delle tante irreprensibili mogli di Cesare.

  3. #113
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato
    "L'arresto di Marcello Dell'Utri conferma i pesanti coinvolgimenti giudiziari del vertice di Fininvest, degli uomini più vicini a Silvio Berlusconi. Non sono diffamatorie le accuse che la Lega ha rivolto pubblicamente a personaggi che con il loro operato si sono posti fuori dalla politica, fuori dalla morale e fuori dalla legge. L'arresto di Dell'Utri a Torino dimostra l'infondatezza della presunta persecuzione che subirebbe Silvio Berlusconi per colpa di certi giudici che agirebbero senza prove. Mani pulite non è finita, anzi per la Fininvest e per Berlusconi è appena iniziata".
    (Roberto Calderoli, Ansa, 26 maggio 1995).

  4. #114
    Hanno assassinato Calipari
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    Come mai tutti questi rinvii e perdite di tempo? Castelli, non era tuo compito far in modo che i processi fossero certi e in tempi rapidi? Mah...

  5. #115
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    Non sono esattamente quelle le mansioni per le quali e' stato assunto...

  6. #116
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    In Origine Postato da Flora
    Non sono esattamente quelle le mansioni per le quali e' stato assunto...
    Apro una "parente" per sottolineare gli ultimi due post:

    Congresso magistrati: Castelli diserta per incontrare i suoi fan
    di red.

    Sarebbe il terzo sciopero delle toghe da quando il leghista Roberto Castelli, ingegnere di professione catapultato quasi per caso su una delle poltrone che contano, è ministro della Giustizia. Lo sciopero è sintomatico del malessere avvertito nella magistratura, costantemente vilipesa dal capo del governo (ricordate i «giudici antropologicamente deviati»?) e da un po’ tutto il centrodestra. Ma da Napoli, dove è in corso il congresso straordinario dell’Associazione Nazionale Magistrati – il primo della storia, altro dato indicativo, – il presidente dell’Anm, Bruti Liberati, lascia intendere di essere disponibile a revocare lo sciopero. A patto che il governo accolga le richieste riguardanti la riforma dell’ordinamento giudiziario. Una riforma che l’Anm non ha mai digerito. Basta guardare i precedenti: scioperi, come già precisato e sfilate in nero alle aperture dell’anno giudiziario.
    «Il totale dissenso della magistratura per questa riforma – sottolinea Bruti Liberati – è stato espresso con lo sciopero del 25 maggio scorso, seguito a quello del giugno 2002. Si tratta ora di verificare quale posizione sarà adottata sui numerosi emendamenti presentati, alcuni anche da parte di forze della coalizione di governo, come l’Udc». Piuttosto che di revoca dello sciopero, si deve quindi parlare di congelamento. Spetta così al centrodestra il compito di riaprire la partita, emendare il testo della controriforma e riannodare o meglio avviare, visto che non c’è mai stato, il dialogo tra toghe e governo.
    Timidi segnali di apertura alle istanze dell’Anm arrivano da Gaetano Pecorella, parlamentare di Forza Italia, presidente della commissione Giustizia alla Camera e legale del premier Silvio Berlusconi. «Uno sciopero, oggi – sostiene Pecorella – sarebbe contro i fantasmi, visto che il testo di legge è ancora oggetto di possibili e probabili modificazioni».
    Stupisce però il fatto che proprio colui che dovrebbe dare un segno di disgelo, dimostrando la volontà del governo di smussare le proprie posizioni e accantonare la politica del pugno di ferro, diserterà il congresso dei magistrati. Stiamo parlando di Roberto Castelli. La sua assenza si spiega con il fatto che il ministro ha preferito anteporre ai suoi doveri istituzionali la propria fedeltà al partito. Venerdì sera infatti sarà alla Cascina Monluè di Milano, dove si svolge la festa provinciale della Lega Nord. Arringherà la folla leghista, questo è evidente. Ma quali saranno i contenuti del suo intervento? Il senatore dei Comunisti Gianfranco Pagliarulo spiega: il ministro «invece di mostrarsi, a viso aperto, al congresso straordinario che l'Anm tiene a Napoli contro la sua controriforma, andrà a disquisire alla Cascina Monluè su come vietare, dal Trentino alla Sicilia, l’uso del burqa alle donne musulmane». Il riferimento è alla questione di Drezzo, frazione del comasco, dove una donna italiana sposata a un musulmano è stata multata per aver indossato il burqa. Il sindaco di Drezzo, leghista pure lui, è stato inflessibile. E proprio due giorni fa alcuni parlamentari della Lega hanno presentato un’interrogazione parlamentare in cui si chiedeva al governo di spiegare come intendesse fronteggiare l’ostentazione del burqa, definito dai leghisti un simbolo “ideologico”.
    Mentre Castelli parlerà alla pancia dei suoi elettori, a Napoli i magistrati discuteranno dei profili di incostituzionalità della sua (contro)riforma e di tutti gli altri aspetti del decreto, dalla blindatura che impedisce il dialogo ai tagli che rallentano il già lento (e sanzionato dall’Unione europea) iter dei processi. Una critica da Castelli arriva dall’interno della maggioranza parlamentare. «L’atteggiamento del ministro Castelli costituisce un alibi per l'Anm – afferma il senatore Udc Leonzio Borea, – così i magistrati possono dire che non c’è volontà di dialogo, ma solo quella di chiudere». Forse per Castelli le cose stanno davvero così.

  7. #117
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    Predefinito L'ultima spiaggia

    «Rainews24 e Travaglio hanno manipolato mafiosamente notizie»

    PALERMO L'intervista fatta al giudice Paolo Borsellino poco prima di essere ucciso da Cosa Nostra e in cui parlò anche di Vittorio Mangano «fu mafiosamente manipolata da Rai News 24».
    È quanto sostiene l'avvocato Enrico Trantino, uno dei legali del processo a carico del senatore Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, proseguendo oggi la sua arringa difensiva. Secondo il legale - assente Dell'Utri - Rai News 24, mandando in onda l'intervista al magistrato, avrebbe «omesso volutamente una parte del discorso di Borsellino».
    Nel colloquio con il giornalista, Paolo Borsellino aveva detto che da indagini sarebbe emerso che Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, quando doveva parlare di droga, per non farsi scoprire dalle forze dell'ordine, utilizzava la parola chiave cavalli.
    «In realtà - dice oggi Enrico Trantino - nella stessa intervista, Borsellino spiegò anche che in altre occasioni Mangano aveva parlato davvero di cavalli perché era un appassionato di animali. Ma di queste parole, nel video mandato in onda, non c'è alcuna traccia».
    «Così come fu omessa un'intervista al sottoscritto
    - dice - in cui spiego tutto questo, mentre venne sentito il pm Antonio Ingroia».
    «Ecco perché la tv di Stato
    - prosegue Enrico Trantino nella decima udienza dedicata alle arringhe difensiva - è colpevole, perché ha volutamente e mafiosamente manipolato l'intervista al giudice».
    E poi aggiunge:
    «Uso la parola mafia con criterio, perché mafia significa gestione prevaricatrice del potere, e proprio così ha fatto la Rai».

    Trantino junior se la prende, però, anche con il giornalista Marco Travaglio, intervenuto tre anni fa, sempre alla Rai, nel programma di Daniele Luttazzi, in cui accusò Dell'Utri e lo stesso Silvio Berlusconi.
    «In quella trasmissione - spiega Trantino - Travaglio parlò del contenuto delle consulenze sulle holding della Fininvest, ma dandone una traduzione unilaterale di ciò che c'era scritto per fare apparire il patrimonio di Berlusconi contaminato da chissà quali misteriose entità».
    Anche lì, a parere di Trantino, «il giornalista manipolò mafiosamente il contenuto delle consulenze».

    Nel corso dell'udienza di ieri l'avvocato Trantino, ha ribadito che il processo a Marcello Dell'Utri «è un processo alle streghe» perché «di fatto - spiega - si traggono elementi di accusa nei confronti di Dell'Utri su sue stesse ammissioni».
    Il legale si riferisce alle dichiarazioni rese da Dell'Utri su un incontro avvenuto in un ristorante milanese con Vittorio Mangano, Antonino Calderone, oggi pentito, e un altro boss. «Fu lo stesso Dell'Utri - dice Trantino - a parlare di quell'incontro. Non solo. Ha anche parlato di altri incontri con Mangano, che non erano stati citati dal pentito Calderone. E non perché il senatore fosse sprovveduto, ma perché non aveva e non ha nulla da temere».
    E ancora, parlando delle accuse di alcuni pentiti nei confronti di Dell'Utri: «Non ci vuole molta sagacia a imbastire una falsa accusa nei confronti dell'imputato. Quando c'è una notizia che va verificata nel dettaglio, allora arriva la smentita dell'accusa. E poi, arrivano date che non possono essere verificate e soggetti che non possono né confermare né smentire perché ormai morti...».

    Quest'ultima; ferfettamente in linea con la "filosofia processuale" dell'imputato.

    Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato

  8. #118
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    Predefinito Re: L'ultima spiaggia

    In Origine Postato da MrBojangles
    «Rainews24 e Travaglio hanno manipolato mafiosamente notizie»


    Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato
    Peccato; è andata male...

    Morrione: false le accuse del legale di Dell Utri a RaiNews24

    ROMA «L’avvocato Trantino dice il falso».
    Così il direttore di Rai News 24 Roberto Morrione replica alle dichiarazioni rese dal legale di Marcello dell’Utri nel corso della sua arringa al processo a carico del senatore di Forza Italia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
    Morrione, dopo aver espresso «rammarico e sorpresa per il linguaggio diffamatorio adoperato dall'avvocato Trantino» (che ha accusato Rai News 24 di aver manipolato «mafiosamente» un'intervista al giudice Borsellino e di aver quindi omesso alcuni passi di una intervista da lui rilasciata) preannuncia che agirà in tutte le sedi opportune contro il legale.
    Che Trantino dica il falso e che Rai News 24 non manipolò l’intervista a Borsellino, dice Morrione, risulta dalle dichiarazioni rilasciate al processo Dell'Utri da Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo:
    «Dichiarazioni che l'avvocato Trantino dovrebbe conoscere bene. Fiammetta Borsellino su nostra richiesta consegnò la cassetta contenente l'intervista che fu mandata in onda integralmente, come da lei stessa ribadito».
    Ma che l’avvocato di Dell’Utri dica il falso, sottolinea il direttore di Rai News 24 stilando una lunga lista, risulta anche «dalle dichiarazioni degli autori dell'intervista a Borsellino, dalla perizia della procura di Palermo depositata agli atti dello stesso processo Dell'Utri, da un decreto di archiviazione di precedenti, analoghe accuse di manipolazione da parte del giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, da un identico decreto di archiviazione del giudice per le indagini preliminari di Roma, da una identica sentenza della Corte di Cassazione».
    Anche su un altra affermazione fatta durante la sua arringa, sottolinea Morrione, Trantino non dice il vero:
    «L'avvocato Enrico Trantino inoltre mente quando sostiene che Rai News 24 avrebbe omesso di mandare in onda dichiarazioni da lui rilasciate. Infatti, in data 21 settembre 2000, contestualmente all'intervista a Paolo Borsellino, Rai News 24 trasmise anche una lunga intervista all'avvocato Trantino».
    La trascrizione dell'intervista all'avvocato Trantino sulla intercettazione telefonica di una conversazione intercorsa fra Mangano e Dell'Utri in cui si fa cenno alla vendita di un «cavallo», che secondo l'accusa era termine usato anche per parlare di droga, è stata diffusa da Morrione alla stampa.

    In buona sostanza; le solite BALLE...

  9. #119
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato
    Gli avvocati di Dell’Utri sembrano preoccupati.

    Le loro arringhe non appaiono animate dal sacro furore della convinzione.
    Mancano gli argomenti, le prove portate dai pubblici ministeri che accusano il senatore di concorso esterno in associazione mafiosa e permettono una nuova lettura di quel che è accaduto in Sicilia e nel resto del Paese dal 1993 a oggi pesano come macigni difficili da sollevare.
    Tra repliche e controrepliche si prevede che la sentenza possa arrivare prima di Natale.

    Nell’assordante silenzio della stampa.

  10. #120
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    In Origine Postato da yurj
    Come mai tutti questi rinvii e perdite di tempo? Castelli, non era tuo compito far in modo che i processi fossero certi e in tempi rapidi? Mah...
    L'Ing. (cosidetto ministro) Castelli, ha uno ed UN SOLO compito; anestetizzare QUESTO come gli altri processi.

 

 
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