Dell’Utri e le pressioni sui programmi Fininvest
Marco Travaglio
(da: L'Unità di oggi, 01/06/2004)
PALERMO
In senso buono, ma nemmeno poi tanto, questo Dell'Utri era proprio una piovra.
Almeno secondo i pm di Palermo, che ieri hanno dedicato la terz'ultima di requisitoria ai multiformi, presunti interventi del braccio destro di Berlusconi nelle varie società Fininvest: da Publitalia al Milan alle tv Mediaset, per favorire se stesso e gli amici degli amici.
Oggi e lunedì si parlerà delle stragi del '92 e del '93 e della nascita di Forza Italia.
Poi, martedì prossimo, le conclusioni dell'accusa, che dovrebbe chiedere una condanna a una decina d'anni di reclusione.
La richiesta cadrà a pochi giorni dalle elezioni: se Dell'Utri fosse stato ricandidato, il processo sarebbe stato sospeso da metà maggio a metà giugno.
Invece prosegue.
Spot & racket.
Il pm Domenico Gozzo parte da un inquietante episodio di una dozzina di anni fa:
«Nel 1990 il presidente della società Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, si accorda con Publitalia per una sponsorizzazione da 1 miliardo e mezzo di lire. Ma gli chiedono indietro metà della somma, 750 milioni, senza fatture, in nero e in contanti. Garraffa non paga. Gli dicono di parlarne con Dell'Utri. Lo incontra. E questi lo minaccia: “I siciliani - gli dice - prima pagano e poi discutono”.
E ancora:
“Ci pensi, perché abbiamo uomini e mezzo per convincerla a pagare”…».
Garraffa, intimidito, ne parla con alcuni amici, che poi testimonieranno al processo.
Ma tiene duro. Così - prosegue il pm - «all'inizio del 1992, un mattino, si presentano da lui all'alba due mafiosi di Trapani: il capomandamento Vincenzo Virga, che resterà latitante dal '94 al 2002 e sarà condannato per mafia e omicidio, e il suo guardaspalle Michele Buffa. Parla solo Virga: “Mi mandano degli amici…”. “Si chiamano per caso Dell'Utri?”, domanda Garraffa. E il boss: “Sì. Vorrebbero risolvere quella questione di Publitalia…”. “Dica che, senza fatture, non posso pagare”. “Riferirò”».
Racket allo stato puro: per questo episodio Dell'Utri e Virga sono stati appena condannati dal tribunale di Milano a 2 anni per estorsione.
«Sentenza che grida vendetta», ha commentato ieri il senatore condannato.
Costanzo-Dell'Utri Show.
Lo scontro con Dell'Utri costa caro a Garraffa, che non riesce più a trovare un solo sponsor, nemmeno quando il Trapani Basket sale in A1. Un'altra agenzia gli consiglia allora di «bucare il video» con una sponsorizzazione inventata: il marchio antimafia «L'Altra Sicilia». E gli procura una comparsata a «Pressing» per il 7 novembre '91 e al «Maurizio Costanzo Show» per l'indomani. Ma all'ultimo momento l'invito di Costanzo viene ritirato. Garraffa incontra Dell'Utri dopo Pressing, negli studi di Italia1 e racconta il seguente colloquio:
«È stato lei a farmi revocare l'invito?».
Dell'Utri:
«Certo, lei non poteva mica pretendere di andare sulle nostre reti finchè questo problema (i 750 milioni in nero, ndr) non si fosse risolto!».
Garraffa:
«E come mai m'ha fatto partecipare a Pressing?».
Dell'Utri:
«Perché me ne sono accorto tardi».
Sentiti al processo, sia Dell'Utri sia Costanzo negano che le cose siano andate così: autonome scelte editoriali.
Resta il fatto che Garraffa scrive a Costanzo una lettera di fuoco:
«Avete fatto come nella ritualità mafiosa, che mette il sasso in bocca a chi viene ucciso per avere osato parlare. Tutto il mondo è paese: Trapani, Roma o Milano, la Sicilia o la Lombardia sono afflitte dalla stessa patologia. Lei ci ha deluso! Lo stato d'animo che ci pervade è lo stesso di chi depose un cartello dove fu ucciso Dalla Chiesa: “Qui è morta la speranza degli onesti”».
Fuori Santoro.
«Le pressioni sui giornalisti Fininvest c'erano eccome», accusa il pm.
E cita la testimonianza di Michele Santoro, silurato da Italia 1 dopo una puntata di «Moby Dick» dedicata all'inchiesta Dell'Utri.
Quella sera il senatore citò Liggio («Se esiste l'antimafia, esisterà anche la mafia…»), poi incappò in un lapsus leggendario («Siccome sono mafioso… cioè, volevo dire, non sono mafioso…»).
«Da quella sera - racconta Santoro - sui rapporti estremamente cordiali che avevo con i dirigenti Confalonieri e Brugola, calò il gelo. Non fui più invitato alle riunioni del Comitato editoriale Mediaset. Le trattative per il rinnovo del contratto si bloccarono, senza spiegazioni. Ma tutti sapevano che era per quella trasmissione. Il che mi indusse a cercare un contatto con la Rai».
Milan, nuove promesse.
Parlando dei presunti rapporti di Dell'Utri con i fratelli Graviano (boss di Brancaccio, autori delle stragi del '93), il pm racconta un episodio che coinvolge un presunto mafioso arrestato con loro.
Questi ha un figlio calciatore: nel '92, quando aveva 10 anni, voleva a tutti i costi sistemarlo al Milan. Ne parlò a un amico degli amici, Carmelo Barone, che intervenne presso Dell'Utri.
Il quale prova a negare di aver mai sentito quei nomi.
Ma il responsabile delle giovanili del Milan, Francesco Zagatti, conferma:
«D'Agostino venne a Milano per il provino con un invito che diceva: “caldeggiato da Dell'Utri”…».




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