MASSACRO IN CAMPO PROFUGHI, ALMENO 40 MORTI
5 Febbraio 2004
Almeno 40 morti. E' questo l'ennesimo tragico computo della guerra che prosegue implacabile nei distretti settentrionali dell'Uganda. E a farne le spese sono come al solito i più indifesi profughi dei numerosi campi che ospitano il milione e passa di sfollati dalle proprie case.
Secondo testimoni oculari almeno un centinaio di uomini della LRA (Armata di resistenza del signore) hanno assaltato il campo di Abia, ad una trentina di chilometri dalla città di Lira distruggendo ed incendiando le baracche e massacrando i profughi a colpi di machete e mazze. Sembra che vi sia stato, quindi, uno scambio di colpi a fuoco con l'esercito di Kampala. Sul terreno, secondo l'inviato della BBC a Kampala, 47 morti di cui due militari dell'esercito. I feriti sono decine, ricoverati nell'ospedale di Lira.
L'esercito ugandese, che in questi giorni deve rispondere di pesanti accuse di violazioni dei diritti umani proprio nei confronti dei profughi che dovrebbe proteggere, ha dimostrato così ancora una volta la propria inefficienza.
Nel tentativo di dare una spallata ad un conflitto che dura ormai da 18 anni (stessa età della durata in carica del Presidente dell'Uganda Museveni), Kampala ha dichiarato che la prossima settimana invierà nuovamente l'esercito nel sud del Sudan, ove gli uomini della LRA, guidata dal fanatico leader Joseph Kony, ha le proprie basi.
Carro armato ugandese in azione contro la LRA (Foto BBC)
L'ingerenza militare in quel Paese è possibile grazie ad un accordo stipulato tra Uganda e Sudan nel gennaio del 2002 e rinnovato per l'ottava volta quest'autunno, che ha messo, almeno formalmente, fine ad una guerra per procura che i due Paesi si sono fatti per lungo tempo: l'Uganda finanziando i ribelli dello SPLA (Sudan People's Liberation Army) che per 20 anni ha lottato nel sud del Sudan contro il Governo musulmano di Khartoum, ed il Sudan ospitando e foraggiando i ribelli di Kony.
Analoghe incursioni nei mesi scorsi, compresa la grande campagna Iron fist, condotta con 15.000 uomini e gli elicotteri l'anno scorso, hanno dato risultati piuttosto scarsi se non nulli, alimentando sfiducia e disperazione.
Fulvio Poglio





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