Piuttosto che doverti leggere in un 3D su cui ho faticato tanto e vederlo distrutto da te siIn Origine Postato da GEORGE
NO CAZZO NO NON FARLOOOOOOOOOOOO


Piuttosto che doverti leggere in un 3D su cui ho faticato tanto e vederlo distrutto da te siIn Origine Postato da GEORGE
NO CAZZO NO NON FARLOOOOOOOOOOOO


MA PERKE' LA METTI COSI'In Origine Postato da yota71
Tu vuoi farmi a pezzi il 3d vero ?
IN FONDO MI SEMBRA DI ESSERE IL TUO UNICO INTERLOKUTORE A PARTE DAMPS KE CI SCRIVE PERKE' CI HO SCRITTO IO
VOGLIO SOLO RENDERMI UTILE ANZI VOLEVO AVVISARTI KE A WARNEWS HANNO MESSO UN LINK DOVE INVITANO GLI UTENTI A LEGGERLI SU POL
FACCIAMO PACE DAI


OK,ME NE VADO,NON SVEGLIARE POL KE GLI VIENE UN INFARTOIn Origine Postato da yota71
Piuttosto che doverti leggere in un 3D su cui ho faticato tanto e vederlo distrutto da te si
PERO' COMPLETA TU IL BURUNDI SE NO LA GENTE NON VEDE KOME VA A FINIRE E CI RESTA MALE


SCONTRI, MANIFESTAZIONI E RIVELAZIONI SULL'URANIO
25 Maggio 2003
Dopo l'incidente occorso pochi giorni fa nei pressi dell'ambasciata statunitense a Kabul, quando le forze Usa hanno aperto il fuoco contro truppe dell'esercito afghano, una manifestazione anti-Usa ha avuto luogo nella capitale afghana. Intanto nel paese "pacificato" si continua a combattere e morire, mentre recenti studi medici hanno rilevato un alto livello di uranio nelle urine di civili di zone diverse del paese.
La cronaca di guerra fa registrare un nuovo scontro a fuoco tra truppe statunitensi e un gruppo di non meglio identificati ribelli nell'Afghanistan orientale, avvenuto giovedì. Secondo quanto riferito da fonti americane lo scontro sarebbe avvenuto a sud della città di Gardez quando il contingente Usa è venuto in contatto con un gruppo di ribelli composto da circa 30 unità. Il combattimento ha causato la morte di almeno 3 ribelli, forse anche di più, mentre non si registrano vittime tra gli americani. In soccorso delle truppe di terra sono stati anche chiamati tre aerei da combattimento, due A-10 ed un AC-130, che però non hanno sparato.
Martedì un soldato americano è rimasto ferito al collo dall'esplosione di una bomba rudimentale, esplosa vicino ad un veicolo militare americano. Anche questo incidente, è avvenuto nella città di Gardez.
Ieri invece una manifestazione anti-americana nella capitale. I dimostranti si sono raccolti fuori dell'ambasciata americana a Kabul, luogo dove pochi giorni fa soldati americani hanno ucciso per errore 4 soldati afgani.
La rabbia era evidente: alcuni cartelli portavano la scritta "Morte all'America, morte a Garzai", mentre ci sono stati lanci di sassi all'indirizzo di veicoli delle forze di peacekeeping che pattugliano la città. La sassaiola ha causato un ferito lieve tra le forze delle coalizione[/B]. Un ragazzo di 20 anni ha dichiarato all'AP "Perchè gli americani ci ammazzano dentro casa nostra, in Afghanistan? Che dire dei diritti umani? Vogliamo che gli assassini siano consegnati alla giustizia."
Ci sono stati lanci di pietre anche contro il cancello dell'ambasciata, ma a questo punto la polizia afghana è intervenuta disperdendo la folla.
Dubbi sul numero dei partecipanti che variano a seconda delle fonti; circa 80 persone secondo alcune, oltre 200 secondo altre.
Un paese contaminato
Intanto la BBC Online rende noti i risultati di uno studio condotto su un gruppo di civili afghani condotti da uno scienziato indipendente, il dottor Asaf Durakovic.
Il dottor Durakovic, dell'UMRC (Uranium Medical Research Center), ha definito "stupefacente" il livello riscontrato nelle urine delle persone esaminate. Sebbene i ministeri della difesa americani e britannici abbiano sempre negato l'uso di armi all'uranio in qualunque sua forma in Afghanistan, il campione di civili esaminati manifestano gli stessi sintomi dei veterani della guerra del Golfo afflitti dalla sindrome del Golfo.
Durakovic ha condotto un primo studio tra il 1999 ed il 2000 su alcuni veterani della guerra del Golfo ed ha rilevato livelli definiti "significativi" di uranio impoverito sui 17 casi presi in esame.
Nel maggio del 2002 sono iniziati gli studi in Afghanistan. Il team dell'UMRC ha condotto alcune ricerche sulla popolazione della provincia orientale di Nangarhar, dove sembra sia stata testata una nuova generazione di armi ad alta penetrazione. Alcune centinaia di persone hanno manifestato gli stessi sintomi e malattie dei veterani che hanno contratto la sindrome del golfo, probabilmente a causa delle inalazioni di polvere di uranio.
All'UMRC non hanno dubbi "Se le scoperte dell'UMRC a Nangarhar dovessero essere confermate in altre comunità dell'Afghanistan il paese si troverebbe di fronte ad un disastro sanitario... Tutte le generazioni future sarebbero a rischio."
L'UMRC ha inviato le urine di 17 persone che manifestavano i sintomi di contaminazione ad un laboratorio analisi britannico indipendente. I risultati lasciano senza parole: tutte le persone esaminate sono risultate contaminate ed il livello di tossicità e radioattività riscontrata è tra le 100 e le 400 volte più alta di quella riscontrata nei veterani della guerra del Golfo rilevati nel 1999.
Inoltre - rivela la BBC Online – i medici dell'UMRC hanno rilevato una media di 9,4 nanogrammi di uranio per litro di urina in persone che non presentavano segni di contaminazione. Questa media è salita a 315,5 nelle 17 persone risultate esaminate; in un bambino di 12 anni è stato riscontrato un valore di 2.031 nanogrammi di uranio.
Durakovic ha inoltre detto all BBC che in Afghanistan non vi sono nè pozzi petroliferi dati alle fiamme nè pesticidi, nè sono state eseguite vaccinazioni su qualcuno, tutte spiegazioni addotte per spiegare le condizioni dei veterani della guerra del Golfo; tuttavia le persone hanno esattamente gli stessi sintomi.
I risultati di una nuova indagine dell'UMRC condotta nel settembre del 2002 saranno pubblicati in tempi brevi.
M. Losciale


INCHIESTA SUGLI SCHIAVI BAMBINI AFGHANI
25 Settembre 2003
Le autorità afghane affermano di aver salvato 85 bambini, alcuni anche dell'età di 4 anni, che erano stati rapiti, probabilmente per essere portati all'estero.
Circa 50 bambini dalla provincia settentrionale del Badakhshan sono stati intercettati dalla polizia mentre mentre erano in viaggio per le strade nella vicina provincia di Takhar.
Le autorità sospettano che i ragazzi fossero destinati alle scuole religiose in Pakistan e Iran, anche se non è esclusa la possibilità che i piccoli sarebbero stati venduti come schiavi sessuali.
Fonti officiali afghane hanno riferito che 8 persone erano state arrestate con il sospetto di essere trafficanti di ragazzi.
L'UNICEF, l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Infanzia, ha messo in guardia sul serio problema del rapimento di bambini in Afghanistan, paese che ha risorse limitate per affrontare questo problema.
"Lavaggio del cervello"
L'UNICEF ha invitato urgentemente il ministro degli interni afghano, Ali Ahmad Jalali, ad intervenire.
Fin dalla caduta dei talebani, il governo di transizione dell'Afghanistan ha tentato di ricostituire la forza di polizia e l'esercito nazionale, che si erano disintegrati durante due decenni di guerra civile.
"Sospettiamo che potrebbero esserci altri ragazzi rapiti", ha detto il portavoce dell'UNICEF, Edward Carwardine.
"Sappiamo inoltre, da rapporti non confermati dal sud, che sono scomparsi bambini nella zona".
Stando a quanto riferito dall'agenzia, molti bambini rapiti nella regione sono venduti come schiavi sessuali o baby lavoratori.
Un ufficiale responsabile dei servizi segreti afghani, Amrullah Saleh, a riferito all'Associated Press, che persone provenienti dall'Afghanistan "con le tasche piene di soldi" spesso hanno viaggiato attraverso remote aree dell'Afghanistan. Hanno promesso a povera gente "una buona educazione religiosa e una illuminazione per i loro bambini", ha detto.
I ragazzini vengono poi portati clandestinamente oltre confine alla volta di scuole religiose nelle regioni tribali del Pakistan, dove subiscono "il lavaggio del cervello e abusi fisici, mentali e sessuali... Fino a diventare armi dei servizi segreti pakistani e dei partiti religiosi", ha proseguito.
Il potere del presidente afghano Hamid Karzai non si estende molto oltre Kabul e le province sono governate da signori della guerra che mantengono piccoli eserciti privati.
Articolo Originale Apparso su BBC News


In Origine Postato da yota71
chiedo a politica on line se è possibile di togliere la roba di George, grazie
Collaboro con tutti MA NON con lui
Invece di piangere da checchetta perche' non rispondi al suo post: ovvero perche' non almeno tenti di offrire soluzioni invece che continuare con il tuo patetico "vergogniamoci tutti"
Mr. Hyde


Se uno si leggesse tutti i post che faccio potrebbe anche leggere che le telecamere dovrebbero puntare di più il loro obbiettivo su queste "Guerre dimenticate" perche finche le telecamere NON puntano il loro obbettivo, NESSUNO saprà di queste cose, ricorda, i media attirano attenzione, ma al momento sono puntate solo sull'iraq.In Origine Postato da Mr. Hyde
Invece di piangere da checchetta perche' non rispondi al suo post: ovvero perche' non almeno tenti di offrire soluzioni invece che continuare con il tuo patetico "vergogniamoci tutti"
Per la questione cecena invece dovrebbe essere la comunità internazionale a prendere provvedimenti, invece da quelle parti sterminano con il bene placido di tutto il mondo


In Origine Postato da yota71
Per la questione cecena invece dovrebbe essere la comunità internazionale a prendere provvedimenti, invece da quelle parti sterminano con il bene placido di tutto il mondo![]()


AFGHANISTAN, IL RITORNO DEI TALIBAN
Un pugno di dollari e una moto. Così i taliban arruolano combattenti in Pakistan per combattere la nuova jihad anti-Usa. Il racconto di Zahir, da recluta a reclutatore
Quetta (Pakistan)
3 dicembre 2003 - Abdul Zahir è un pachistano di trentatré anni, con un gran turbante arrotolato sulla testa e un occhio che non vede più. Dopo aver combattuto in Afghanistan nel 2001 contro gli americani nelle fila dei taliban, alla caduta di Kabul. Zahir ha fatto ritorno al suo villaggio natale di Qila Abdullah, nel Balucistan pachistano a pochi chilometri dal confine con l’Afghanistan. E’ tornato a curare il suo frutteto e a crescere i suoi sei figli. Ma non ha mai smesso di pensare alla jihad.
“Da allora ho tentato molte volte di tornare in Afghanistan a combattere, ma mi veniva detto che non era ancora il momento. Poi un giorno, lo scorso maggio, mentre potavo i miei alberi di mele, mi ha fatto visita un mio ex compagno d’armi, portandomi la notizia che aspettavo da tempo. ‘Adesso puoi venire con noi: la jihad è ricominciata!’ Dal mio villaggio siamo partiti in quindici. A ognuno di noi sono stati dati i soldi per pagare il biglietto della corriera che ci avrebbe portati in Afghanistan: 259 rupie, circa quattro dollari e mezzo. Alla frontiera di Chaman i soldati afgani e americani ci hanno fermati. Gli abbiamo raccontato una balla. Io ho detto che avevo venduto un bufalo e che dovevo andare a riscuotere il pagamento. Ci hanno lasciati passare senza problemi”.
“Superato il confine - continua Zahir – siamo arrivati a Qalat, nella provincia di Zabul. Da lì, a piedi, siamo saliti sulle montagne, fino a raggiungere un accampamento di taliban dove ci siamo uniti ad altri centoventi combattenti. A ogni nuovo arrivato è stato consegnato un kalashnikov, un po’ di munizioni e alcune bombe a mano. Ad alcuni è stato dato perfino un lanciarazzi. Purtroppo non abbiamo combattuto un granché: giusto qualche imboscata alle pattuglie dell’esercito afgano per procurarci armi, munizioni e mezzi. Un giorno, dopo una di queste azioni, sono intervenuti gli elicotteri americani. Ci siamo nascosti nei tunnel scavati nelle montagne. Siamo rimasti lì per vari giorni, senza viveri, mentre gli americani continuavano a pattugliare la zona. Alla fine, stanco e affamato, ho deciso di tornare a casa. Il comandante mi ha dato i soldi per il viaggio di ritorno dicendomi di fare reclutamento nel mio villaggio”.
Zahir spiega che gli sono state date istruzioni ben precise: frequentare le scuole coraniche, le moschee, i matrimoni e fare opera di proselitismo. “Sono diventato un reclutatore: mi hanno detto di arruolare combattenti per periodi che vanno da due settimane fino a tre mesi, pagandoli in dollari e fornendogli una moto. Quando sono tornato quest’estate sono andato in giro dicendo semplicemente: ‘Le porte della jihad sono aperte, andiamo a combattere gli americani!’. In pochi giorni ho raccolto sei persone: quattro studenti coranici, un contadino e un informatico che parla inglese, tutti tra i 22 e i 30 anni. Qui odiamo tutti gli americani. Loro ci hanno tolto il diritto di vivere, ma noi abbiamo ancora il diritto di morire e di scegliere come farlo”.
L’emblematica storia di Zahir, raccolta e recentemente pubblicata dal Washington Post, spiega meglio di ogni altra cosa il modo in cui la resistenza dei taliban si sta riorganizzando e rafforzando. Migliaia di giovani pashtun stanno affluendo nell’Afghanistan meridionale dal vicino Pakistan per combattere la nuova jihad contro gli americani. Grazie al sostegno dei servizi segreti di Islamabad (l’Isi, Inter-Service Intelligence) e ai partiti integralisti islamici che governano le regioni pachistane di confine abitate dalle tribù pashtun (raggruppati nell’alleanza Muttahida Majlis-i-Amal), i taliban stanno svolgendo una massiccia opera di arruolamento. La città pachistana di Quetta è la base di questa operazione. Una moto e qualche decina di dollari a testa è l’irresistibile soldo offerto alle nuove reclute. Nessuno sa quale sia la consistenza attuale delle loro forze. C’è chi dice non più di diecimila effettivi. L’unica cosa certa è che sono sempre di più, sempre meglio organizzati e meglio armati (vedi "La Spada dei Musulmani"), che la frequenza e la violenza delle loro azioni di guerriglia sta progressivamente aumentando e che alcune località sono ormai tornate sotto il loro pieno controllo.
Enrico Piovesana


AFGHANISTAN, È TEMPO DI CRISI POLITICA
L’Afghanistan non sembra più essere al centro dell’attenzione dei media internazionali . L’impressione generale è che la situazione si stia deteriorando, che il paese stia vivendo una fase di tumulto politico e militare ma le informazioni sono molto scarse. Peace Reporter ha cercato di capirne di più andando a intervistare i protagonisti. Incominciamo con Mohayuddin Mehdy, ex consigliere politico di Ahmad Shah Massoud ed ex ambasciatore afgano in Tajikistan, ora coordinatore della nuova formazione politica chiamata Afghanistan National Movement (Nawzat-i-Milli Afghanistan). Il tutto alla viglia della Loya Jirga, la tradizionale riunione dei leader tribali locali che il 10 dicembre (55° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo) saranno chiamati a discutere e approvare la nuova Costituzione afgana che farà da quadro legale alle prime elezioni libere nella storia di questo Paese, previste per il giugno del 2004.
Dottor Mehdy, quali sono i suoi commenti sulla crisi politica che l'Afghanistan sta attraversando in questo cruciale momento della sua storia?
Sì, stiamo vivendo una crisi politica e un duro scontro in Afghanistan. Un mese fa, un rapporto dell’Osservatorio sui diritti umani (Human Rights Watch) ha accusato i principali leader dei mujaheddin , Marshall Fahim, Ministro della Difesa, e Younus Qanouni, Ministro dell’Istruzione tra gli altri, di violazione dei diritti umani. Poco tempo dopo, Sima Samar, leader del Comitato Nazionale per i Diritti delle Donne in Afghanistan, se ne uscita con l’accusa infondata che Marshall Fahim aveva distribuito illegalmente la terra ai propri amici e ai membri del suo partito. Ciò è completamente falso. (si veda replica di Human Rights Watch) L’obiettivo di questa campagna era politico e la crisi è ulteriormente peggiorata quando anche il Presidente Karzaj ha limitato l’autorità e il potere del Vice Presidente Fahim.
Qual è la strategia di Karzaj in Afghanistan?
Vuole il potere, un potere illimitato e lo sta usando contro i mujaheddin. Un esempio? Stiamo discutendo la nuova Costituizione, Karzaj non vuole che il Parlamento vi abbia alcun ruolo, vuole semplicemente governare l’Afghanistan, come un monarca. Noi siamo in totale disaccordo con tutto questo!
Dr. Mehdy, cosa intende esattamente con "noi"?
Stiamo organizzando un nuovo partito, per presentarci alle prossime elezioni. Si chiama Afghanistan National Movement (Movimento Nazionale Afgano) e sarà un partito multietnico, in cui tutte le componenti della società afgana verranno rappresentate. Molti leader come lo stesso Marshall Fahim , Younus Qanouni, e il Ministro per i Rifugiati Inaiatullah Nazari sono già attivamente impegnati nelle fasi preparatorie di questo nuovo partito.
Dopo quasi 25 anni, in Afghanistan sono ancora presenti degli stranieri armati. Ritiene possibile che l’Afghanistan raggiunga una vera indipendenza? E attraverso quali passaggi?
La battaglia per il potere è in corso in Afghanistan. Karzaj e i suoi seguaci stanno cercando di espandere il loro potere tramite la negoziazione con i Talebani. Una delegazione di 30 rappresentanti talebani ha recentemente visitato Karzaj qui a Kabul ed egli ha promesso loro due ministeri nel prossimo gabinetto. Si tratta ovviamente di una "nuova generazione" di talebani, rasati, ben vestiti, educati, in modo da essere esternamente "presentabili", ma rimangono dei talbani. La nostra priorità ora è quella di sconfiggere Karzaj e dar vita a un vero governo afgano. Nello stesso tempo, siamo consapevoli del fatto che per il momento la presenza straniera è ancora necessaria in Afghanistan, per prevenire lo scoppio di una guerra civile provocata dalle fazioni più estremiste dei Talebani e di Al Qaeda.
Non crede, invece, che la presenza di truppe straniere in Afghanistan possa essere essa stessa causa di una continua guerriglia nel paese?
Sì, anche questo è vero, ed è una delle ragioni per cui la situazione politica è così tesa e difficile.
Di fatto, se guardiamo la situazione dal punto di vista del normale cittadino afgano che vive a Kabul, la sicurezza non è migliorata rispetto al regime talebano.
Sono d’accordo, la sicurezza a Kabul oggi è peggiore rispetto a tre anni fa. La città è più pericolosa, non solo più inquinata e più cara. Vi spiego il perché. Innanzitutto, non c’è alcuna cooperazione da parte di Karzaj. Invece di collaborare con i mujaheddin per migliorare la sicurezza della capitale, egli cerca di creare degli ostacoli, ponendo i suoi uomini nelle posizioni chiave. Karzaj sta utilizzando il proprio potere contro i mujaheddin negando loro ogni collaborazione presentandoli come nemici dei diritti umani. Vi è però anche una seconda ragione per la scarsa sicurezza a Kabul e in Afghanistan. Ancora una volta, è legata alla politica del Pakistan. Come in precedenza, il Pakistan sta cercando di assumere il controllo dell’Afghanistan. Da un lato, il Governo pakistano è un alleato degli USA nella "guerra al terrorismo", dall’altro, tramite ai loro servizi segreti, l’ISI, stanno aiutando la riorganizzazione dei Talebani, fornendo loro mano d’opera, armi e logistica, cercando così di destabilizzare la situazione.
Prima lei ha affermato che vi sono dei negoziati in corso tra il Governo di Karzaj e Talebani. Questo significa che anche tra i leader talebani vi sono delle posizioni contrastanti?
Le trattative non sono tra il Governo e i Talebani ma tra Karzaj e una parte dei Talebani. In altre parole, Karzaj sta cercando di consolidare la propria leadership tra i gruppi dell’etnia pastun. Egli sa di avere bisogno del loro supporto per le prossime elezioni e cerca di instaurare dei legami politici in questa direzione.
Quindi Karzaj, portato al potere dagli Stati Uniti, sta ora trattando con i rappresentanti di quel regime che gli americani volevano abbattere?
Esatto, Karzaj e molti altri della sua squadra sono ancora al servizio delle società petrolifere americane. Nello stesso tempo, egli ha anche una "agenda pastun", i suoi obblighi, derivanti dal fatto di essere un afgano, uniti alla necessità di creare un proprio partito lo portano a cercare di guadagnarsi un forte appoggio dalle potenti e influenti famiglie pastun.
La situazione sembra molto complessa. Intravede una via d’uscita?
Come ho detto in precedenza, credo che abbiamo bisogno dell’aiuto straniero. Di fatto, noi viviamo e lottiamo fra di noi, senza la possibilità di dar voce a bisogni, problemi e opinioni. Per l’Afghanistan, sarebbe veramente utile restare a stretto contatto con il resto del mondo. Abbiamo bisogno di trovare interlocutori che vogliano aiutarci nel processo democratico, a partire dall’Unione Europea.
a cura di Enrico Piovesana