I minatori incrociano le braccia
Botswana - 07.9.2004Dopo undici giorni di braccio di ferro e 444 licenziamenti, la questione è ancora aperta
Minatori
Lontano dalle gioiellerie di New York, Parigi, Roma, Tokyo o Dubai, a una manciata di chilometri dal deserto del Kalahari, alcune centinaia di lavoratori delle miniere diamantifere del Botswana stanno entrando nel loro undicesimo giorno di sciopero. Chiedono un aumento del salario, con il quale - sostengono - non riescono più a mantenere le proprie famiglie. Sono i minatori della Debswana, principale compagnia diamantifera del Paese, nata dall’unione della DeBeers sudafricana con la società nazionale del Botswana.
[B]Lo sciopero ha già avuto conseguenze drastiche per 444 minatori, licenziati in tronco dall’azienda perché "non autorizzati a lasciare il posto di lavoro". E molti altri potrebbero subire lo stesso trattamento, se il braccio di ferro dovesse prolungarsi ulteriormente. Appoggiati dal Botswana Mining Workers Union (Bmwu), il sindacato dei minatori, i lavoratori manovali chiedono di ricevere un aumento del dieci per cento sulla loro paga mensile e reclamano il diritto a un bonus annuale. "La Debswana aveva concordato l’aumento - sostiene il sindacalista Jack Thagale, appena fuori dal tribunale di Gaborone, dove i giudici stanno analizzando le dinamiche della disputa – [B][I]poi si sono tirati indietro. Non possono farlo. Questi minatori guadagnano ancora troppo poco. Non ci lamentiamo delle loro condizioni lavorative, che tutto sommato sono decenti. Ci lamentiamo della miseria che percepiscono. Ne hanno licenziati quasi cinquecento. Ma continueremo la nostra battaglia".
Miniera di Diamanti
Ieri, nella miniera di Jwaneng, 70 chilometri a ovest della capitale Gaborone, più di mille minatori inneggiavano slogan di protesta tra canti e urla. "Ho una famiglia, guadagno 1800 pula (l’equivalente di 300 dollari al mese, ndr)", ha detto Peter, uno di loro. La cifra può sembrare alta, per un paese dell’Africa sub-sahariana. Va tuttavia ricordato che il Botswana è uno dei paesi con il più alto reddito pro capite del continente. "E’ una paga da bestie, qui in Botswana - continua Peter -. E c’è chi prende ancora meno di quello. Sopravvivere con questa paga è una lotta quotidiana. Valiamo di più. Vogliamo di più. E’ un nostro diritto. Nessuno sa quanta fatica e quanta sofferenza ci sono dietro a un singolo diamante".
La Debswana è,con i suoi oltre 6mila impiegati, l’azienda con più dipendenti di tutto il Botswana. Lo sciopero di questi giorni ha rallentato le attività produttive, anche se qualche decina di minatori è tornata a scavare. Tuttavia la compagnia diamantifera non sembra disposta a cedere. "Il sindacato dei minatori fa solo stupida propaganda", commenta furioso da Gaborone Jacob Sesiny, rappresentante della holding. Sono trattati bene e ben pagati. Quelli che abbiamo licenziato non avevano avuto il permesso di scioperare. Sono andati contro il regolamento interno dell’azienda. Ci hanno costretti a cacciarli".
La decisione finale spetterà al tribunale di Gaborone, i cui magistrati conoscono bene la Debswana. Circa un anno fa, infatti, un gruppo di Boscimani ha fatto causa al governo del Botswana, denunciando di essere stati deportati dalle loro terre nella regione occidentale del Kalahari non appena sotto il suo suolo sono stati rinvenuti giacimenti diamantiferi. La popolazione boscimana - circa duemila persone - i cui antenati hanno vissuto in quelle terre dalla notte dei tempi, hanno denunciato torture e spostamenti forzati. "Abbiamo motivo di credere che dietro all’atteggiamento tenuto dal governo ci siano state pressioni della compagnia DeBeers - commenta da Milano Francesca Casella, rappresentante italiana di Survival, l’organizzazione che appoggia i Boscimani – il governo del Botswana ha fornito spiegazioni troppo vaghe per giustificare il loro spostamento. E’ probabile che i brillanti sotterranei siano molto più importanti delle persone che vi abitano sopra".
Pablo Trincia
Link






Rispondi Citando












