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Discussione: navigando ......

  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito navigando ......



    - Buona sera.

    - Buona sera.

    - La sua rosa. Rossa.

    - Grazie. Ecco quanto le devo.

    - Grazie a lei. Arrivederci e buona giornata.

    Come ogni giorno era passato dal fioraio per comprarle una rosa rossa, il suo fiore preferito. E, come ogni giorno, glielo avrebbe portato dopo il lavoro.

    Alex amava stupirla. Fin da quando l’aveva conosciuta in discoteca, riuscendo a far passare un lento, nel bel mezzo di una serata all’insegna della musica commerciale. Si era insolentemente recato da lei per chiederle di ballare.

    - Ho corrotto il DJ per far mettere questo lento. L’ho fatto per te, per invitarti a ballare. Dì di si!

    Non le diede che il tempo per accennare un sorriso e poi la strinse dolcemente a se. Le abbassò le palpebre con il palmo della mano mentre, avvicinandosi al suo orecchio, disse:

    - Il mio nome è Alex. Ora sogna pure!

    Non aveva mai trovato il coraggio per chiederle cosa aveva pensato di lui mentre tutto ciò accadeva. Ma, se l’avesse fatto, lei non avrebbe potuto rispondergli perché era successo tutto così in fretta da non lasciarle il tempo di pensare.

    Finito il lento le prese la mano e gliela baciò con un gesto antico.

    - Vuoi venire a bere qualcosa? Non dire di no, forse stai ancora sognando.

    Si sedettero a bere e a parlare e la serata trascorse veloce. E, come quella, tante altre.

    Alex e Lisa avevano molte cose in comune e la capacità di star bene in discoteca come davanti alla tv, insieme come tra mille persone.

    C’era un filo comune che continuava a legarli in ogni circostanza. Alex e Lisa erano iscritti all’università ed entrambi lontani da casa. Fu facile decidere di andare a vivere insieme. Facile quanto bello.

    Lei studiava medicina e lui era iscritto all’accademia delle belle arti. Amavano stare abbracciati mentre accarezzavano l’enorme gatto bianco che lui le aveva regalato. Ogni giorno tornava a casa con un pensiero per lei. Poteva essere un fiore, una poesia, un piccolo oggetto o anche semplicemente il racconto di una nuova emozione che scopriva di provare rivedendo Lisa.

    Tutto sembrava scorrere nel migliore dei modi, soprattutto da quando Alex aveva trovato anche un lavoro part-time come grafico.

    La sera della prima paga volle spenderla tutta per una cena in uno dei ristoranti più lussuosi della città. Peccato che, proprio sul più bello, Lisa si sentì male. Si allontanò per andare in bagno dove qualche minuto dopo Alex la trovò svenuta.

    Chiamarono un’ambulanza perché Lisa continuava a sentirsi inspiegabilmente debole. Una corsa in ospedale,i controlli di rito ed il consiglio del medico a ricoverarsi, per un'indagine più accurata. Passarono i giorni e si succedettero le analisi, sino a che i medici non scoprirono un tumore al cervello in fase avanzata. Il sogno sembrava finito.

    Era finito.

    Quello che stava succedendo non era un incubo ma la realtà.

    –Perché ? – Questo continuava a chiedersi Alex.

    Restarono un giorno intero abbracciati a piangere e a baciarsi. Il dolore di entrambi era così forte da non poter essere contenuto né descritto. Come se una forza avesse voluto farli esplodere!

    Passarono i mesi e Lisa, come un fiore reciso, stava cominciando ad appassire. Solo gli occhi testimoniavano la sua bellezza, la sua forza e il suo dolore al pensiero di dover lasciare Alex da solo.

    Il nostro Alex, che non si dava pace. Non riusciva ad accettare l’idea di perderla. Di perdere il suo Amore. Nonostante tutto Alex non era incazzato con il mondo né con Dio. Lui voleva solo stare con Lisa, era il suo amore, la sua anima. Perché? Perché doveva separarsene? Provava ad opporsi a questo pensiero combattuto tra il desiderio di fare qualcosa e la sua impotenza di fronte a quello che stava succedendo.

    Alex non si allontanava un minuto dal letto di Lisa. Le accarezzava lentamente il volto, cercava di scaldarle le mani, sempre maledettamente fredde.

    Guardava il volto di Lisa che quasi non riusciva a parlare, provava a sorridere, ma gli occhi le tradivano i pensieri e il dolore.

    Con il filo di voce che le restava ripeteva sempre:

    - Alex non lasciarmi, ti prego. Ho paura. Ho freddo.

    Ad Alex sanguinava il cuore sentendola. Avrebbe dato la sua vita per lei. Ma a Lisa non importava di vivere o di morire. Lei voleva Alex, Alex e basta.

    Ben presto non fu più in grado di muoversi né di parlare. Ma lui capiva dallo sguardo ciò che voleva comunicarle, e lei lo pregava di non andar via. Di non allontanarsi dalla sua vista.

    Alex aveva gli occhi di un animale ferito che guarda il cacciatore aspettando che lo finisca, le baciava dolcemente le palpebre e le guance. Le accarezzava i capelli.

    Lisa avrebbe voluto sorridergli, ma non riusciva nemmeno a sentire il calore delle labbra che la baciavano.

    Si stava spegnendo. Solo una lacrima scese a rigarle il volto e Alex capì che non riusciva più a vederlo. Aveva perso anche la vista.

    Lisa non poteva più sapere se Alex era con lei, non aveva più la forza nemmeno per immaginarlo. Il dolore più forte era iniziato in quel momento, solo allora Alex cominciò a pregare che un Dio qualunque potesse afferrarla per mano. E, se un Dio c’è stato, ha dimostrato il suo cuore dando ascolto ad Alex ed al suo animo privo d’odio.

    Lisa cessò di soffrire, ma non il nostro Alex che ogni mattina continuava a portarle sulla tomba una rosa rossa.

    Anche Alex era morto dentro. Non avrebbe più potuto stupirla. Continuava a chiedersi che fare. Aveva bisogno di un ultimo gesto per dimostrarle il suo amore.

    Quella mattina Alex passò in farmacia a comprare un flacone di Valium. Andò al cimitero e restò a parlare sulla tomba di Lisa fino a sera. Quando fu tardi e nel cimitero non c’era più nessuno aprì il flacone di Valium e mandò giù tutto. Si sdraiò sulla tomba e mormorò una frase che diceva più o meno così:

    - Lisa, il tuo Alex ti sta portando l’ultima rosa!

    Era riuscito a stupirla ancora una volta.



  2. #2
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    Perchè le donne, così vitali, hanno spesso questi pensieri di morte ?
    Perchè indugiare morbosamente sul racconto di uno splendido amore che finisce tragicamente per una malattia letale, come se fosse una punizione divina ? Forse per il superstizioso senso di colpa che ci assale quando la vita ci dà troppa gioia, come se fosse una colpa che vada punita con altrettanto dolore ? Nella vita questo non succede. Si può avere solo gioia o solo dolore; neppure in tutta una vita la media è nulla, c'è a chi capitano qualsi solo fregature o a chi vanno tutte bene. Credo che dipenda anche da noi, dal nostro atteggiamento verso la vita; aspettarci dei mali forse li fa avvenire davvero. E allora siamo un po' ottimisti, aspettiamoci il meglio, forse accadrà davvero. E se questo non succede, abituiamoci a vedere il lato buono della vita, il bicchiere mezzo pieno. C'è sempre chi sta peggio di noi.

  3. #3
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    Predefinito Re: navigando ......

    a me le storie col finale triste non piacciono... e allora lo cambio

    Originally posted by pensiero


    - Buona sera.

    - Buona sera.

    - La sua rosa. Rossa.

    - Grazie. Ecco quanto le devo.

    - Grazie a lei. Arrivederci e buona giornata.

    Come ogni giorno era passato dal fioraio per comprarle una rosa rossa, il suo fiore preferito. E, come ogni giorno, glielo avrebbe portato dopo il lavoro.

    Alex amava stupirla. Fin da quando l’aveva conosciuta in discoteca, riuscendo a far passare un lento, nel bel mezzo di una serata all’insegna della musica commerciale. Si era insolentemente recato da lei per chiederle di ballare.

    - Ho corrotto il DJ per far mettere questo lento. L’ho fatto per te, per invitarti a ballare. Dì di si!

    Non le diede che il tempo per accennare un sorriso e poi la strinse dolcemente a se. Le abbassò le palpebre con il palmo della mano mentre, avvicinandosi al suo orecchio, disse:

    - Il mio nome è Alex. Ora sogna pure!

    Non aveva mai trovato il coraggio per chiederle cosa aveva pensato di lui mentre tutto ciò accadeva. Ma, se l’avesse fatto, lei non avrebbe potuto rispondergli perché era successo tutto così in fretta da non lasciarle il tempo di pensare.

    Finito il lento le prese la mano e gliela baciò con un gesto antico.

    - Vuoi venire a bere qualcosa? Non dire di no, forse stai ancora sognando.

    Si sedettero a bere e a parlare e la serata trascorse veloce. E, come quella, tante altre.

    Alex e Lisa avevano molte cose in comune e la capacità di star bene in discoteca come davanti alla tv, insieme come tra mille persone.

    C’era un filo comune che continuava a legarli in ogni circostanza. Alex e Lisa erano iscritti all’università ed entrambi lontani da casa. Fu facile decidere di andare a vivere insieme. Facile quanto bello.

    Lei studiava medicina e lui era iscritto all’accademia delle belle arti. Amavano stare abbracciati mentre accarezzavano l’enorme gatto bianco che lui le aveva regalato. Ogni giorno tornava a casa con un pensiero per lei. Poteva essere un fiore, una poesia, un piccolo oggetto o anche semplicemente il racconto di una nuova emozione che scopriva di provare rivedendo Lisa.

    Tutto sembrava scorrere nel migliore dei modi, soprattutto da quando Alex aveva trovato anche un lavoro part-time come grafico.

    La sera della prima paga volle spenderla tutta per una cena in uno dei ristoranti più lussuosi della città. Peccato che, proprio sul più bello, Lisa si sentì male. Si allontanò per andare in bagno dove qualche minuto dopo Alex la trovò svenuta.

    Chiamarono un’ambulanza perché Lisa continuava a sentirsi inspiegabilmente debole. Una corsa in ospedale,i controlli di rito ed il consiglio del medico a ricoverarsi, per un'indagine più accurata. Passarono i giorni e si succedettero le analisi, sino a che i medici non scoprirono un tumore al cervello in fase avanzata. Il sogno sembrava finito.

    Era finito.

    Quello che stava succedendo non era un incubo ma la realtà.

    –Perché ? – Questo continuava a chiedersi Alex.

    Restarono un giorno intero abbracciati a piangere e a baciarsi. Il dolore di entrambi era così forte da non poter essere contenuto né descritto. Come se una forza avesse voluto farli esplodere!

    QUI LA STORIA CAMBIA....



    L'ultima rosa, rosa...

    Alex, era davvero un artista.
    Sapeva disegnare come nessuno; e tante volte Lisa lo aveva incoraggiato e ne aveva ammirati gli splendidi disegni.
    Come tutti i veri artisti sapeva parlare all'Amore, alla Vita e alla Morte.
    Vide la tetra figura della Morte chinata sul capezzale di Lisa, poi guardare lui, quasi presentendo che lo avrebbe avuto poco dopo; allora la fermò con un gesto e le disse:
    - Morte, fermati: ti propongo un patto...
    La Morte non guarda in faccia a nessuno, ma essendo vanitosa, ha un debole per gli Artisti che spesso le sopravvivono e grazie a lei diventano ancor più famosi.
    - Dimmi, Alex, sentiamo questo patto...
    -Io dipingerò uno splendido quadro: e tu - se ti piacerà - lo renderai immortale; se non ti piacerà potrai prendere anche la mia vita...
    - Ah ah ah... - sogghignò malignamente la Morte - è un vecchio trucco: tu vuoi dipingere l'immagine di Lisa e io, rendendola immortale, la salverei dalla fatale malattia che la sta portando via... : no, no... se proprio vuoi fare questo patto, il quadro deve rappresentare una "natura morta"... ah ah ah... anch'io amo i giochi di parole...
    - Va bene, vada per la natura morta... torna all'alba e avrai il tuo quadro - disse allora Alex. E si mise al lavoro.
    Disegnò sulla bianca parete della stanza d'ospedale per tutta la notte.
    Poco prima dell'alba, la Morte riapparve e ammirò lo splendido disegno che campeggiava sulla parete.
    Era una natura morta che raffigurava una grande rosa.
    Non era una rosa rossa, ma rosa: come il finale di questa storia.
    Alla Morte la rosa piacque.
    - Bravo! è una splendida rosa: ecco... la rendo immortale, come promesso...; ma ora devo prendermi Lisa!
    - Aspetta! - gridò Alex - guarda meglio il disegno...


  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    Piacere, Marina.

    Piacere Claudio.

    Ti stai divertendo?

    Ma, non troppo, non conosco quasi nessuno qui!

    Se vuoi ti presento a tutti gli altri.

    No, non importa sto bene qui.

    Tu ce l’hai un Amore?

    Un Amore?! Un Amore l’ho avuto tanto tempo fa!

    E adesso, non ce l’hai più?

    Adesso… adesso no!

    E tu?

    Io non voglio più innamorarmi, ho sofferto troppo e continuo a soffrire.

    Vuoi raccontarmi la tua storia?

    Il mio Amore, mi ha fatto star male per molto tempo, e poi tra noi due è finita, ma non sono stato io a lasciarla, o lei. Semplicemente è finita. E’ passato un sacco di tempo ma continuo a stare male, ed ora comincio ad avere anche paura che il suo ricordo inizi ad essere meno chiaro. Le parti brutte, ciò che è stato fonte di rancore, è già rimosso, ma ora, ora cominciano ad essere meno nitidi anche i momenti belli. Restano le sensazioni, ma non mi bastano, molti dettagli, numerosi particolari, tendono ad essere offuscati.

    Non è più sufficiente rileggere le sue lettere, ma non so cosa potrebbe aiutarmi a non dimenticare. Vado indietro con i pensieri e d’un tratto le lacrime mi avvinghiano gli occhi, dense come glassa. Non faccio in tempo a trattenerle che scendono giù.

    Oggi ho provato a ricordare il suo corpo. La prima volta che le tolsi il reggiseno trapuntato, il cuore sembrava voler schizzare via, voleva uscirmi dal petto ma già spappolato! Il suo profumo aveva invaso l’abitacolo della macchina.

    Ogni cosa in quei momenti era o sembrava al suo posto, ma non sono riuscito a ricordare il suo seno, amavo farle poggiare la schiena sul mio petto e abbracciarla stringendoglielo dolcemente nelle mani.

    Portava dietro la testa adagiandola sulla mia spalla. I capelli le scendevano giù accanto ai miei e potevo sussurrarle nell’orecchio quanto la amavo.

    Ho ricordato tutto questo ma non il suo seno. Non riesco ad immaginarlo nuovamente. Ricordo che mi piaceva per il candido e delicato colore della sua pelle, per le sue dimensioni, esattamente quanto poteva contenere la mia mano, e tanti altri dettagli. Ma è il ricordo dei miei pensieri e non l’immagine di lei nuda davanti a me.

    Questo non sono riuscito a ricordarlo, e perciò ho pianto come un bambino.

    Ho tirato fuori dal cassetto il maglione che avevo addosso quella sera, con il quale l’avevo coperta quando, nuda, aveva cominciato a sentire freddo.

    E poi la sorpresa di scoprire, tornato a casa, che avevo ancora il suo profumo su di me.

    Era come dormirle accanto.

    Adesso che non provo più dolore semplicemente pensando a lei e alla nostra storia ormai finita, mi chiedo se ne sono ancora innamorato e, rispondere a questa domanda, mi fa paura.

    Non solo perché lei non è più con me, anche se probabilmente è stato il vero amore della mia vita, quello che arriva quando è troppo tardi per essere una cotta, in un momento inaspettato, quello che ti travolge man mano che matura e non arriva come un fulmine a ciel sereno e poi comincia a scemare come un fuoco di paglia; no, non solo per questo (e già sarebbe sufficiente) ma anche perché, se così fosse, come potrò innamorarmi di nuovo. E, quando accadrà, non sarà forse meno intenso e coinvolgente di quanto sia stato, o sarebbe potuto essere, con lei? E il sentimento che proverò, non sarà forse un surrogato dell’amore? Quando si raggiunge la perfezione, in qualunque ambito, come si può andare oltre? Mi credevo forte e invincibile perché, prima che sentirmi individuo, mi sentivo suo. Avevo deciso di appartenerle e, l’amore che provavo per lei era tanto che avrei difeso ogni sua cosa, e me stesso solo di riflesso, per amor suo. E’ difficile da spiegare.

    E’ stato sufficiente sognarla qualche notte fa per stare male. E’ passato tanto tempo, pensavo che non avrei più sofferto per lei. E’ stato un sogno molto reale, nel quale ho disperatamente cercato di comunicarle che la vedevo soffrire.

    Ho aspettato una sua risposta mentre le ripetevo mille raccomandazioni, come se fossi stato cosciente che era solo un sogno, quasi sapessi che il tempo che mi restava era poco ed era importante metterla in guardia. Io non credo in Dio ma, se ne esiste uno, vorrei chiedergli di lei, domandargli come sta.

    Se ci fosse un dio, sapendo quanto ho sofferto e quanto continuo a soffrire mi risponderebbe e, forse, piangerebbe con me. Se ci fosse un Dio, le avrebbe fatto fare il mio stesso sogno per farle sentire le mie raccomandazioni, per farle sapere che la penso ancora e ancora la amo. Se ci fosse un Dio forse mi farebbe morire, ma non prima averci fatto rincontrare


  5. #5
    Veneta sempre itagliana mai
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    MARILYN

    E’ l’alba ed ho ripreso il mio viaggio. Sulla spiaggia che mi ha cullato questa notte lascio un po’ del mio sangue, rappreso fra i granelli di sabbia. Cerco cosa mi ha ferito durante il sonno, ma non trovo niente e, anche la ferita, sembra rimarginata.
    Sono per la prima volta ansioso di tornare, ma dovrà ancora trascorrere molto tempo prima di arrivare a casa.
    Il cielo grigio piombo appare come un mantello pesante e basso, sembra voglia schiacciarmi.
    Un nodo alla gola attanaglia l’anima mia, accade ogni volta che devo ripartire. Non mi abituerò mai all’idea di non poter portare con me le persone che incontro lungo i miei viaggi. Eppure ogni volta mi lego fortemente a loro e, il ricordo, mi accompagna per lungo tempo.
    In questo viaggio ho incontrato una persona speciale: Marylin.
    Sono stato suo ospite nelle gelide notti che hanno accompagnato il mio cuore viaggiatore. Ed ho per la prima volta messo a nudo ogni lato di me, sentivo di crescere parlandole.
    Ho viaggiato dentro di lei ed ho incontrato me stesso.
    E’ il viaggio più bello che si possa fare quello all’interno di qualcuno, ed è il dono più grande quello di permettere il viaggio dentro di noi.





    fine I parte

  6. #6
    Desaparecido
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    Originally posted by pensiero
    Piacere, Marina.

    Piacere Claudio.

    Ti stai divertendo?

    Ma, non troppo, non conosco quasi nessuno qui!

    Se vuoi ti presento a tutti gli altri.

    No, non importa sto bene qui.

    Tu ce l’hai un Amore?

    Un Amore?! Un Amore l’ho avuto tanto tempo fa!

    E adesso, non ce l’hai più?

    Adesso… adesso no!

    Ma questa è una vecchia canzone di Baglioni!
    Spira il vento.

  7. #7
    Veneta sempre itagliana mai
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    Originally posted by Creso
    Ma questa è una vecchia canzone di Baglioni!

    su, è per quello che l'ho postata con un colore diverso....bravo, complimenti

  8. #8
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    Originally posted by pensiero
    MARILYN

    E’ l’alba ed ho ripreso il mio viaggio. Sulla spiaggia che mi ha cullato questa notte lascio un po’ del mio sangue, rappreso fra i granelli di sabbia. Cerco cosa mi ha ferito durante il sonno, ma non trovo niente e, anche la ferita, sembra rimarginata.
    Sono per la prima volta ansioso di tornare, ma dovrà ancora trascorrere molto tempo prima di arrivare a casa.
    Il cielo grigio piombo appare come un mantello pesante e basso, sembra voglia schiacciarmi.
    Un nodo alla gola attanaglia l’anima mia, accade ogni volta che devo ripartire. Non mi abituerò mai all’idea di non poter portare con me le persone che incontro lungo i miei viaggi. Eppure ogni volta mi lego fortemente a loro e, il ricordo, mi accompagna per lungo tempo.
    In questo viaggio ho incontrato una persona speciale: Marylin.
    Sono stato suo ospite nelle gelide notti che hanno accompagnato il mio cuore viaggiatore. Ed ho per la prima volta messo a nudo ogni lato di me, sentivo di crescere parlandole.
    Ho viaggiato dentro di lei ed ho incontrato me stesso.
    E’ il viaggio più bello che si possa fare quello all’interno di qualcuno, ed è il dono più grande quello di permettere il viaggio dentro di noi.





    fine I parte


    Mi sono sentito terribilmente attratto, tanto da temere di rovinare quel rapporto magico. Ed ho dovuto confessarglielo per non avere segreti. Per essere pulito. No, niente a che vedere con l’amore ed ancor meno con la banale fisicità. Un’attrazione più grande, speciale. La sublimazione di un sentimento e di un rapporto non convenzionale. Sentivo il desiderio di stabilire un contatto fisico, di abbracciarla, di toccarle il volto e le mani, per sentire le sue vibrazioni. Per aumentare l’intensità della nostra conoscenza.
    Sono stato contento che lei abbia capito, meglio di quanto non sia stato capace di spiegarle e di spiegarmi. Perché alcune sensazioni possono essere comprese solo da chi le ha provate. E bisogna essere completamente liberi per poterlo fare. Liberi da ogni schema, da ogni tentativo di incasellare eventi, situazioni e sentimenti.
    Molte emozioni non hanno bisogno di un nome, perché darglielo significherebbe limitarle, circoscriverle. Non c’è bisogno di sapere come si chiamano per provarle, poiché il mio bicchiere riesce a contenere l’acqua che ci verso anche se non lo chiamo o se decido di chiamarlo tavolo o coperta.
    E’ stata una scoperta entusiasmante, una delle poche che ho compiuto in questo mio viaggio. Diviene sempre più difficile continuare a costruire il muro della mia sicurezza, perché i mattoni che trovo sono sempre meno ed è sempre più costoso farli miei.
    Osservo strabiliato quello che il destino riesce a prepararmi, ed in quali momenti decide di farlo. Allora penso che forse non è già tutto scritto, ma tutto si scrive prima di avere il tempo di modificare gli eventi.
    E mi scopro compiaciuto e sereno, e guardo Marilyn che sembra aver capito tutto ma m’interroga. Provo a risponderle e a mia volta le chiedo la soluzione a quest’enigma, le domando la via per venir fuori dal labirinto, ma anche se sia giusto farlo, e se ne valga la pena. Non sa rispondermi ma riesce ugualmente ad indicarmi la strada senza tuttavia invitarmi a percorrerla.
    Continuo a non capire e ad esserle grato. Mi sento in un vortice, ma non provo a divincolarmi per venirne fuori.
    Sono confuso e stanco, ma per una volta tranquillo. Peccato dover ripartire, ma sento il tempo scorrere piano, più lento del mio sangue nelle vene. Al contrario di ciò che accade quando si avvicina il momento di andar via.
    Spero solo che tutto ciò permanga in me ed in lei.



    II parte

  9. #9
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    Originally posted by pensiero
    Mi sono sentito terribilmente attratto, tanto da temere di rovinare quel rapporto magico. Ed ho dovuto confessarglielo per non avere segreti. Per essere pulito. No, niente a che vedere con l’amore ed ancor meno con la banale fisicità. Un’attrazione più grande, speciale. La sublimazione di un sentimento e di un rapporto non convenzionale. Sentivo il desiderio di stabilire un contatto fisico, di abbracciarla, di toccarle il volto e le mani, per sentire le sue vibrazioni. Per aumentare l’intensità della nostra conoscenza.
    Sono stato contento che lei abbia capito, meglio di quanto non sia stato capace di spiegarle e di spiegarmi. Perché alcune sensazioni possono essere comprese solo da chi le ha provate. E bisogna essere completamente liberi per poterlo fare. Liberi da ogni schema, da ogni tentativo di incasellare eventi, situazioni e sentimenti.
    Molte emozioni non hanno bisogno di un nome, perché darglielo significherebbe limitarle, circoscriverle. Non c’è bisogno di sapere come si chiamano per provarle, poiché il mio bicchiere riesce a contenere l’acqua che ci verso anche se non lo chiamo o se decido di chiamarlo tavolo o coperta.
    E’ stata una scoperta entusiasmante, una delle poche che ho compiuto in questo mio viaggio. Diviene sempre più difficile continuare a costruire il muro della mia sicurezza, perché i mattoni che trovo sono sempre meno ed è sempre più costoso farli miei.
    Osservo strabiliato quello che il destino riesce a prepararmi, ed in quali momenti decide di farlo. Allora penso che forse non è già tutto scritto, ma tutto si scrive prima di avere il tempo di modificare gli eventi.
    E mi scopro compiaciuto e sereno, e guardo Marilyn che sembra aver capito tutto ma m’interroga. Provo a risponderle e a mia volta le chiedo la soluzione a quest’enigma, le domando la via per venir fuori dal labirinto, ma anche se sia giusto farlo, e se ne valga la pena. Non sa rispondermi ma riesce ugualmente ad indicarmi la strada senza tuttavia invitarmi a percorrerla.
    Continuo a non capire e ad esserle grato. Mi sento in un vortice, ma non provo a divincolarmi per venirne fuori.
    Sono confuso e stanco, ma per una volta tranquillo. Peccato dover ripartire, ma sento il tempo scorrere piano, più lento del mio sangue nelle vene. Al contrario di ciò che accade quando si avvicina il momento di andar via.
    Spero solo che tutto ciò permanga in me ed in lei.



    II parte

    Mi tornano alla memoria i giorni trascorsi insieme, i dialoghi, i sorrisi, lo stupore e la gioia di scoprirsi simili, gli occhi e le labbra che sorridono, la sua casa e la sua camera che parla di lei, ma non riesce a smascherarla.
    Le sue idee e le contraddizioni che non vede ma manifesta, gli aspetti del suo carattere che ignora.
    Sono contento, e lo sono stato per averla conosciuta in maniera privilegiata, senza maschere e senza che filtrasse i pensieri ma, soprattutto, senza che sentisse la necessità di farlo.
    Percorro la strada che mi riporterà a casa e con essa i momenti vissuti. Ho ancora il freddo del posto nelle ossa, spero che conserverà meglio i ricordi o che, magari, gli aiuti a non diventarlo.
    Ma, al contempo, conosco bene i miei limiti, anche se non è mai stato un pretesto per accettarli. Le sfide con se stessi sono le più difficili da vincere, ma anche quelle che danno più soddisfazione.
    - Come descriveresti la persona della quale sei attualmente innamorato? –Mi chiese una sera quasi a bruciapelo, mentre seduti al tavolino di un bar sorseggiavamo una birra.
    - Non saprei esattamente descrivertela. Ma è vero che ci sono tante cose sulle quali il nostro modo di pensare è totalmente divergente. Molti aspetti del suo carattere mi mandano in bestia, ma continuo ad esserne follemente innamorato. E’ questo l’amore. Ti fa trovare assurde giustificazioni ad un modo di fare che riteniamo sbagliato, se a commettere questi errori è la persona che ami. Sembra strano ma è così. Conosco bene l’amore! O almeno quello che provoca.
    - Allora forse non è niente di speciale… cioè tutte le persone che conosco sono alla ricerca di quello eterno, sperano che arrivi presto, ma se poi può farti star male così tanto…
    - E’ vero, ma questo non so spiegartelo. Del resto è da quando esiste l’uomo che si parla dell’amore, senza riuscire a svalutarlo come argomento. Pensa a quante canzoni ruotano attorno all’amore! E si continua a scriverne. Non riusciranno mai a spiegarlo. E’ questo il bello.
    Che diavolo stavo dicendo? C’ero cascato anch’io. Stavo provando a definire il sentimento indefinibile per antonomasia. E poi perché quei discorsi? D’un tratto sentì le palpebre pesanti.
    Non riuscivo più a restare sveglio e mi addormentai, la testa pesante cadde sul boccale di birra sul mio tavolo. Cominciò ad uscir sangue dal naso, ma né questo né il dolore mi svegliarono.
    Non so quante ore ho dormito. Ma, al risveglio, mi ritrovai su una spiaggia. La sabbia vicino a me sporca di sangue, ma nessun taglio sul mio volto. Dove mi trovavo? E Marilyn dov’era?




    III parte

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    Originally posted by pensiero
    Mi tornano alla memoria i giorni trascorsi insieme, i dialoghi, i sorrisi, lo stupore e la gioia di scoprirsi simili, gli occhi e le labbra che sorridono, la sua casa e la sua camera che parla di lei, ma non riesce a smascherarla.
    Le sue idee e le contraddizioni che non vede ma manifesta, gli aspetti del suo carattere che ignora.
    Sono contento, e lo sono stato per averla conosciuta in maniera privilegiata, senza maschere e senza che filtrasse i pensieri ma, soprattutto, senza che sentisse la necessità di farlo.
    Percorro la strada che mi riporterà a casa e con essa i momenti vissuti. Ho ancora il freddo del posto nelle ossa, spero che conserverà meglio i ricordi o che, magari, gli aiuti a non diventarlo.
    Ma, al contempo, conosco bene i miei limiti, anche se non è mai stato un pretesto per accettarli. Le sfide con se stessi sono le più difficili da vincere, ma anche quelle che danno più soddisfazione.
    - Come descriveresti la persona della quale sei attualmente innamorato? –Mi chiese una sera quasi a bruciapelo, mentre seduti al tavolino di un bar sorseggiavamo una birra.
    - Non saprei esattamente descrivertela. Ma è vero che ci sono tante cose sulle quali il nostro modo di pensare è totalmente divergente. Molti aspetti del suo carattere mi mandano in bestia, ma continuo ad esserne follemente innamorato. E’ questo l’amore. Ti fa trovare assurde giustificazioni ad un modo di fare che riteniamo sbagliato, se a commettere questi errori è la persona che ami. Sembra strano ma è così. Conosco bene l’amore! O almeno quello che provoca.
    - Allora forse non è niente di speciale… cioè tutte le persone che conosco sono alla ricerca di quello eterno, sperano che arrivi presto, ma se poi può farti star male così tanto…
    - E’ vero, ma questo non so spiegartelo. Del resto è da quando esiste l’uomo che si parla dell’amore, senza riuscire a svalutarlo come argomento. Pensa a quante canzoni ruotano attorno all’amore! E si continua a scriverne. Non riusciranno mai a spiegarlo. E’ questo il bello.
    Che diavolo stavo dicendo? C’ero cascato anch’io. Stavo provando a definire il sentimento indefinibile per antonomasia. E poi perché quei discorsi? D’un tratto sentì le palpebre pesanti.
    Non riuscivo più a restare sveglio e mi addormentai, la testa pesante cadde sul boccale di birra sul mio tavolo. Cominciò ad uscir sangue dal naso, ma né questo né il dolore mi svegliarono.
    Non so quante ore ho dormito. Ma, al risveglio, mi ritrovai su una spiaggia. La sabbia vicino a me sporca di sangue, ma nessun taglio sul mio volto. Dove mi trovavo? E Marilyn dov’era?




    III parte


    Ero confuso, forse avevo solo sognato, ma così forte da farmi male! Del resto se è possibile vivere così intensamente da trasformare la realtà in sogno, non è altrettanto vero che si può sognare così forte da materializzare i pensieri? O, forse, vivere in eterno un sogno, ci porta a non distinguere ciò che è reale da ciò che è immaginazione, ed io non riuscivo più a capire dove fossi e cos’era realmente accaduto e cosa avevo solo sognato.
    Mi guardai intorno. Per terra c’era un diario che il vento stava sfogliando. Lo raccolsi. Era coloratissimo. Molto ben curato. Era il diario di Marilyn.
    Ero curioso di leggerlo. Ma non per conoscere eventi che non mi riguardavano, piuttosto per conoscere meglio Marilyn, il suo modo di vedere le cose, le sensazioni e le riflessioni che la inducevano a scrivere. Il modo di considerare le situazioni e di attribuirgli un peso.
    Se l’aveva lasciato accanto a me forse era il suo modo di salutarmi, per invitarmi a conoscere ogni lato di lei. Si, sicuramente la sua fiducia nei mie confronti era tale da spingerla a farmi leggere i sui pensieri più nascosti. Non mi ero sbagliato su di lei, né sul rapporto che era sorto tra di noi.
    Cominciai a sfogliarlo, rapito dalla cura che aveva messo non solo nello scriverlo, ma nell’arricchirlo con foto e disegni. Addirittura scrivendolo con colori diversi, in funzione dello stato d’animo o dell’argomento del quale parlava.
    Ero strabiliato. Mi sedetti e cominciai a leggerlo.
    Un sorriso rimase sul mio volto per tutto il tempo. Ero compiaciuto dal suo modo di raccontare e di considerare gli eventi.
    D’un tratto mi sentii chiamare. Era lei.
    - Ti sei svegliato finalmente!
    - Si, ma…cos’è successo?
    - Cos’è successo? Non te lo ricordi? Ieri sera, quando siamo andati via dal bar, siamo venuti qui. Abbiamo cominciato a parlare e ad un tratto ti sei addormentato. Così mi sono messa a dormire anch’io.
    - E ora da dove stai venendo?
    - Da nessuna parte, mi sono svegliata cinque minuti fa, e sono andata a fare una passeggiata aspettando che ti svegliassi anche tu.
    - Ma… e il bicchiere di birra che ho rotto?
    - Quale bicchiere? Te lo sarai sognato!
    - Ma come se c’è ancora del sangue sulla sabbia.
    - Dove?!
    Mi voltai per indicarglielo ma il sangue non c’era più.
    - Ma…non c’è più, avrò sognato.
    - Sicuramente! Piuttosto che ci fai con il mio diario fra le mani?
    - Oh, niente. L’avevo solo raccolto, il vento lo stava riempiendo di sabbia?
    Mi avvicinai all’improvviso e le diedi un bacio sulla guancia.
    - E questo che significa? Cos’ho fatto di speciale per meritarlo?
    - Niente! E’ solo perché ti voglio bene.
    - Anch’io te ne voglio.
    Ci guardammo un istante. Un sorriso, e andammo via.





    IV e ultima parte

 

 
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